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Vega - Grit your Teeth
12/07/2020
( 822 letture )
Basta farsi un giro sui profili social dei Vega e dare un'occhiata al balletto che i nostri, vestiti in modo sgargiante e quasi glam, hanno eseguito in concomitanza della festa del papà anglosassone per capire che ci troviamo di fronte a sei buontemponi incapaci di prendersi sul serio.
La pretesa della band di Stratford-upon-Avon, cittadina conosciuta ai più per aver dato i natali a nientepopodimeno che William Shakespeare, è sempre stata abbastanza chiara ai suoi (ancora troppo pochi...sigh!) sostenitori: divertire.
E se per rifarsi alla vena più leggera del ben più noto e illustre concittadino significa, manco si sentissero in dovere di riuscire a intrattenere come gli irresistibili fools tratteggiati dal Bardo, somministrare un hard rock estremamente melodico a tinte pop da ormai undici anni, ben venga!
Non occorrono troppi giri di parole, viste anche le dichiarazioni dei membri alla vigilia dell'uscita dell'album che lo hanno definito il miglior lavoro della discografia, per attestare con certezza che la sesta release, targata Frontiers, Grit Your Teeth, intende affermarsi come la definitiva consacrazione dei britannici sul palcoscenico internazionale dell'AOR contemporaneo.
Ci preme sottolineare sin da subito che le aspettative risultano pienamente appagate.

A distinguere Grit Your Teeth dai precedenti lavori, sarà l'apporto dei Graves Brothers, già noti per aver collaborato con band più rocciose come gli Asking Alexandria e i Funeral For a Friend, sarà l'agognata maturità raggiunta che sprizza da tutti i pori, vi è sicuramente la modulazione di un sound più incisivo e accattivante. Blind è letteralmente la traccia d'apertura per la quale qualsiasi amante del genere anticiperebbe in vita gli oboli da pagare a Caronte poiché, servendosi di un riff deciso ed una spruzzatina di keyboards che non guasta mai, riesce a iniettare la giusta dose di adrenalina affinché sia inevitabile annuire e portare il ritmo col piede fino all'intermezzo in rallenty pronto a confluire in un assolo veloce che divora tempi ristrettissimi perché si possa tornare subito a picchiare e a mettere in risalto la voce di Nick Workman in gran spolvero. Meno d'impatto l'intro della successiva (I Don't Need) Perfection, eletta a singolo, che in apparenza preferirebbe dosare l'energia scaturita dall'opener, ragionare, abbindolare l'ascoltatore, metterlo a guinzaglio con la promessa di concedergli la libertà una volta raggiunta la meta e il traguardo, in questo caso, è un ritornello talmente catchy con i vari ''Yay Yay Yay'' del frontman da stamparsi a lungo e in maniera piuttosto inevitabile nel cervello, costringendo a canticchiarlo già dopo il primo ascolto. Prosegue la title track e in effetti più che far digrignare i denti, con la scelta della resa sonora morbida ma intrigante delle pelli di Hutchinson e il lavoro moderato delle chitarre, potrebbe benissimo fare da sottofondo ad un aperitivo in tutto relax al tramonto su una spiaggia caraibica. Man on a Mission è forse l'episodio più heavy dopo il tris multigusto delle precedenti tracce: scelta azzeccata quella di farsi aiutare dalla tecnologia nell'ovattare la voce di Workman all'inizio del pezzo e riportarla nuovamente al suo timbro originale per permetterle di allacciarsi mirabilmente ai cori del ritornello e all'accompagnamento ronzante e per nulla invasivo delle tastiere di James Martin.
È con Don't Fool Yourself, summa di quanto apprezzato finora con un ritornello power pop di tradizione ottantiana, che possiamo già trarre un primo bilancio e riconoscere la bontà degli arrangiamenti, mai affrettati, mai dediti a solismi quanto piuttosto interessati alla coralità e al pieno protagonismo di tutti i musicisti, genuini come non mai nel disegno complessivo di un progetto che intende dilettare senza artifici affannati.
Sono due i momenti lontani dal mood generale di spensieratezza che si ritaglia la band britannica: Consequence of Having a Heart, il miglior brano dell'album per chi scrive, capace com'è di connettersi ai battiti del cuore grazie alla dolce progressione delle quattro corde di Tom Martin e all'ancora più sapiente mix di cori e pathos, e Battles Ain't a War, soave quanto basta per permettere a Nick Workman di dimostrare a tutti, se ce ne fosse bisogno, quanto sia stata benigna la natura nel mettergli a disposizione nelle corde vocali la capacità, non di tutti, di saper carezzare le note quando serve.
Non meno trascurabili le restanti tracce This One's For You, altamente melodica e dosata, Save Me from Myself, depositaria di un'eleganza fuori dal comune, How We Live, nella quale apprezziamo la compiutezza della band nel saper variare le soluzioni in corso d'opera, e la conclusiva Done With Me, costruita ad hoc su una manciata di accordi che ci congedano con un più che degno arrivederci.

Per molti Grit Your Teeth, se escludiamo l'ottimo disco d'esordio, potrà considerarsi il lavoro meglio riuscito di una band che ha ormai cementificato la propria identità in un AOR strizzante l'occhio sì al passato ma anche consapevole delle potenzialità modernissime di un genere tornato in auge col revival degli ultimi anni.
Era oggettivamente impossibile chiedere di più al sestetto inglese, padrone come non mai dei mezzi a sua disposizione e, in virtù degli sforzi profusi, meritevole di un riconoscimento internazionale che ancora e diremmo ingiustamente tarda ad arrivare.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
70 su 3 voti [ VOTA]
InvictuSteele
Martedì 14 Luglio 2020, 14.04.07
9
Purtroppo Vega si sono rivelati molto limitati. E pensare che il loro esordio, Kiss of life, è stato uno dei migliori album Aor del decennio scorso, l'ho amato e consumato. Poi si sono afflosciati via via, che peccato. Questo non l'ho ascoltato, ma già i precedenti non mi avevano entusiasmato.
DP
Martedì 14 Luglio 2020, 11.05.27
8
Io senza ombra di dubbio lo definisco il peggiore della loro discografia.....è l'unico che non ho avuto l'esigenza di comprare, spero solo sia un passo falso. Anche io ho letto varie recensioni positive ma è troppo piatto in molti brani....Stero Messiah, WHo We Are ed il primo sono mooooolto più belli....a voler essere buono gli do un 70.
HeroOfSand_14
Lunedì 13 Luglio 2020, 16.14.45
7
@Altered: Ciao Alessandro, figurati il mio commento non era riferito alla tua recensione ma alle varie review lette in giro che lodavano in maniera forse esagerata il disco. Fino a due annetti fa scrivevo anche per Metallized, quindi so bene che non ci sono influenze/pressioni, assolutamente
Altered
Lunedì 13 Luglio 2020, 14.34.25
6
@HeroOfSand_14 Ciao e intanto grazie per l'intervento! Fa sempre piacere leggere le interazioni sotto le recensioni, specie se si tratta di commenti ben modulati e approfonditi come il tuo. Ci tengo giusto a fare una piccolissima precisazione per dissipare qualsiasi dubbio sull'eventuale allineamento dei giudizi delle webzine nello spingere o meno una band. Premetto che ad ogni disco assegnatomi, proprio per evitare qualsiasi influenza esterna, non leggo mai cosa viene detto altrove. Noi recensori, inoltre, non subiamo alcun tipo di "pressione" né in redazione né da parte di terzi, per cui il voto che assegniamo è assolutamente dettato da un parere personale ed imparziale. Sui Vega, al di là se l'attuale sound della band convinca o meno (si entra nel legittimo campo della soggettività), mi sembrava doveroso, come hai notato anche tu, sottolineare quanto meritino maggiore appeal in virtù delle indubbie doti che li contraddistinguono ma ciò non ha influito nella votazione finale, come a dire: "vendete poco, vi aiuto nel pomparvi". Ecco, mi sembrava opportuno precisarlo perché la trasparenza è tutto tanto per chi scrive quanto per chi legge. Buona giornata e stay rock! \m/
HeroOfSand_14
Lunedì 13 Luglio 2020, 12.56.05
5
Mi viene il dubbio che molte webzine abbiano un debole per questa band, che sia dovuto o meno, perchè ho letto di quei voti pazzeschi (più di 80/100 in molti casi). Non so se si ha interesse di far esplodere definitivamente la band (che meriterebbe sicuramente più attenzione), ma forse solo nel caso degli Heat ho visto cosi tanto entusiasmo negli ultimi mesi, tra i nomi "grossi" del rock melodico. Per me questo disco è buono, scorre abbastanza piacevolmente ma senza alcuna impennata (forse la sola Don't Fool Yourself spicca un pò di più). Sono quasi tutte buone canzoni, ma Perfection e Save Me From Myself mi dicono ben poco. Consequences sarebbe un bel pezzo senza quella melodia nota (puzzava di Tears For Fears da 1 km), Blind e How We Live hanno un bel tiro. In generale quindi darei un 6,5 o 7 a questo album, ma lo trovo sinceramente nella norma e forse sulla stessa lunghezza d'onda del precedente. Si trovano anche qui guizzi interessanti a livello vocale di Nick, ma meno che nei dischi precedenti. Secondo me le lodi si sono un pò sprecate, ma di sicuro è un disco che merita degli ascolti. Il debut, Stereo Messiah o Who We Are però sono di un altro livello: quelli erano i Vega che veramente mi piacevano, ora come ora sono finiti (per me) un pò in un limbo. Ci sta avvicinarsi al pop, però mi mancano i guizzi del passato
roberto
Lunedì 13 Luglio 2020, 12.26.00
4
d'accordo col recensore è un bel passo in avanti per il gruppo. voto 75
EvilRocker
Lunedì 13 Luglio 2020, 10.59.38
3
Qualche guizzo qua e la ma per i miei gusti un po' troppo soft come approccio, 65.
Shock
Domenica 12 Luglio 2020, 20.12.54
2
Incensato da tanti ma questo disco mi ha detto ben poco, pure il gruppo. Nel genere, quest'anno c'e' molto di meglio.
dariomet
Domenica 12 Luglio 2020, 20.04.15
1
consequence of having a heart è anche il mio brano preferito dell'album, con il ritornello che ricorda molto quello di wild world
INFORMAZIONI
2020
Frontiers Records
Hard Rock
Tracklist
1. Blind
2. (I Don’t Need) Perfection
3. Grit Your Teeth
4. Man On A Mission
5. Don’t Fool Yourself
6. Consequence Of Having A Heart
7. This One’s For You
8. Battle Ain’t A War
9. Save Me From Myself
10. How We Live
11. Done With Me
Line Up
Nick Workman (Voce)
Marcus Thurston (Chitarra)
Mikey Kew (Chitarra, Cori)
James Martin (Tastiere)
Tom Martin (Basso)
Martin “Hutch” Hutchinson (Batteria)
 
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