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Anubis Gate - Covered In Colours
15/07/2020
( 464 letture )
Gli Anubis Gate tornano a farsi sentire a tre anni di distanza dal precedente Covered in Black e lo fanno riprendendo ironicamente il titolo del loro settimo nonché penultimo disco, giocando con le parole e colori, rielaborando un titolo alquanto esplicativo e profetico di quanto andremo ad ascoltare. Covered in Colours è chiarissimo: da un lato il gruppo danese scherza con l’ascoltatore rimandandolo al doppio significato di covered, che qui va inteso sia come coperto -con allusione al variopinto mandala in copertina- sia, in modo più sottile, come coverizzato. Questo perché il disco qui recensito non è un album di inediti, bensì una raccolta di cover, ben quattordici, che hanno il compito di illustrare brevemente l’ampio spettro d’influenze che hanno ispirato gli Anubis Gate nel corso degli anni.

Per quanto un disco di cover vada preso più come un divertissment ed un sincero tributo musicale nei confronti degli artisti che hanno formato il proprio percorso, gusto e visione artistica, c’è da dire che fin da subito gli Anubis Gate sembrano serissimi. I danesi infatti hanno strutturato il disco e l’ordine dei brani in maniera tutt’altro che casuale, delineando un percorso sonoro in quattro sezioni, o se preferite la metafora culinaria, un menù degustazione in quattro portate, intitolate rispettivamente Starters, The Beautiful Ones, The Eighties Corner, No They Didn’t. L’approccio degli Anubis Gate è il più rischioso, ma anche il più stimolante e vede la rivisitazione dei classici scelti, ora stravolgendo completamente lo spirito iniziale delle versioni originali, ora rimanendo più rispettosi e vincolati alle tracce di partenza che però vengono ritoccate qui e lì esaltandone le dinamiche e rendendo i brani più metal o più prog a seconda dei casi . Vedasi rispettivamente Chromazone di Mike Stern o Strawberry Fields Forever dei Beatles. In soldoni così ci ritroviamo a fare i conti con una Highway to Hell, sotto acidi e riconoscibile a stento per via della linea vocale inconfondibile del ritornello. Stesso discorso per Aggressive Perfector qui in una reinterpretazione in veste acustica/elettronica, tra synth d’atmosfera e la citazione a South of Heaven nell’arpeggio iniziale. Per gli hardcore fan degli Slayer potrebbe sembrare una bestemmia colossale (e probabilmente lo è), ma per assurdo, superato lo shock iniziale, il pezzo funziona ed è divertente purchè non si cada nella trappola del confronto diretto e si abbia un gusto dell’orrido personale piuttosto grande. La veste metallica viene esaltata specialmente nelle cover di Red(King Crimson), in Glamour Profession (Steely Dan), mentre Experiment dei Voivod è praticamente identica nella sua struttura originale, anche se graziata da buoni arrangiamenti di piano. Se il giochino dello stravolgimento a tutti i costi pare funzionare su questi brani, in altri frangenti si sarebbe potuto fare decisamente meglio: mi riferisco alla moscia versione di Entangled o della francamente evitabile Atlas degli insopportabili Coldplay, con riffino stoppato un tanto al kilo. Sorprende invece la presenza di brani di artisti lontani dal metal e persino dal rock classico che allargano non di poco la già variegata lista di influenze degli Anubis Gate come i Japan, omaggiati con la cover di Still Life in Mobile House , Under Byen e anche i Visage.


L’impressione generale suscitata da Covered in Colours è quella di un disco divertente, ma che sa ritagliarsi una propria personalità pur tributando il doveroso rispetto ai nomi coinvolti. Nonostante si possa prendere tranquillamente come una simpatica uscita estemporanea però gli Anubis Gate hanno fatto le cose tremendamente sul serio, prendendosi parecchie licenze e rischi nel rimodellare la musica altrui secondo il proprio stile e visione artistica, ma uscendone abbastanza agilmente da un potenziale e conclamato flop grazie ad una vena creativa inaspettata, salvando così capra e cavoli e dando comunque prova di avere ancora parecchie frecce al proprio arco in termini di ispirazione. Pur non essendo un’operazione particolarmente originale, il gruppo danese ha affrontato la lavorazione dell’album con lo spirito giusto gingillandosi con gli strumenti e le proprie capacità di scrittura e talvolta scherzando con l’ascoltatore senza porsi troppi limiti. Insomma, Colored in Colours è il tipico disco d’intrattenimento, sicuramente non trascendentale né tantomeno rivoluzionario, ma adatto per chi volesse qualcosa di scanzonato da mettere nel lettore per staccare con il solito prog iperintelletuale.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
63 su 3 voti [ VOTA]
JC
Mercoledì 15 Luglio 2020, 16.44.31
1
Mi incuriosiva molto ma non abbastanza da acquistarlo, e purtroppo non lo hanno ancora caricato su Spotify, a differenza del resto della loro discografia. Una band che stimo.
INFORMAZIONI
2020
Nightmare Records
Prog Metal
Tracklist
1. Still Life in Mobile Homes (Japan cover)
2. Red (King Crimson cover)
3. Plantage (Under Byen cover)
4. Experiment (Voivod cover)
5. Chromazone (Mike Stern cover)
6. Glamour Profession (Steeley Dan cover)
The beautiful ones
7. Entangled (Genesis Cover)
8. Atlas (Coldplay cover)
9. To France (Mike Oldfield cover)
10. Fade to Grey (Visage cover)
11. S.A.T.O (Ozzy Osbourne cover)
12. Aggressive Perfector (Slayer cover)
13.Back in Black (AC/DC cover)
14. Strawberry Fields Forever (The Beatles cover)
Line Up
Henrik Fevre (Basso, Voce)
Kim Olesen (Chitarra, Tastiere)
Michael Bodin (Chitarra)
Morten Gade Sorensen (Batteria)
 
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