Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Havok
V
Demo

Northern Crown
In a Pallid Shadow
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

07/08/20
MOONSPELL
The Butterfly Effect (Ristampa)

07/08/20
WOR
Prisoners

07/08/20
MESSIAH
Fatal Grotesque Symbols - Darken Universe

07/08/20
STILLBIRTH
Revive the Throne

07/08/20
LIONVILLE
Magic is Alive

07/08/20
SELBST
Relatos De Angustia

07/08/20
MISERY SIGNALS
Ultraviolet

07/08/20
EMPEROR
Wrath of the Tyrant (ristampa)

07/08/20
BLACK ROSE MAZE
Black Rose Maze

07/08/20
RAMOS
My Many Sides

CONCERTI

07/08/20
KORPIKLAANI
MONTELAGO CELTIC FESTIVAL - SERRAVALLE (MC)

07/08/20
SUMMER METAL 2020
LONCA DI CODROIPO (UD)

08/08/20
SUMMER METAL 2020
LONCA DI CODROIPO (UD)

09/08/20
SUMMER METAL 2020
LONCA DI CODROIPO (UD)

11/08/20
BAD RELIGION
FESTIVAL DI RADIO ONDA D'URTO - BRESCIA

12/08/20
BAD RELIGION (SOSPESO)
FESTIVAL DI MAJANO - MAJANO (UD)

19/08/20
PALAYE ROYALE
CIRCOLO MAGNOLIA - SEGRATE (MI)

26/08/20
GRAHAM BONNET & ALCATRAZZ + GIRLSCHOOL + ASOMVEL
FESTA BIKERS - COLOGNO AL SERIO (BG)

27/08/20
WOLFMOTHER + HARDCORE SUPERSTAR (SOSPESO)
PIAZZA DUOMO - PRATO

04/09/20
VAN DER GRAAF GENERATOR
AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA (SALA SINOPOLI) - ROMA

Death the Leveller - II
17/07/2020
( 504 letture )
Devo ammettere che quando per la prima volta ho letto il nome Death the Leveller, ormai tre anni or sono, una sorta di strana assonanza me li ha fatti collegare immediatamente al metalcore e credevo fossero una band dedita al suddetto genere. Approfondendo un po’ alla volta il gruppo invece, si scopre che il nome deriva da un poema del drammaturgo inglese James Shirley, e che i temi principali sopra cui la band tesse le proprie partiture sono proprio la poesia, con elementi quali la morte, l’amore, annessi e connessi. La legge non ammette ignoranza, ma in questo caso qui viene in un certo senso quasi premiata, dal momento che la band è dedita ad un doom metal di livello molto alto. Poco male quindi. Provengono da Dublino e nascono da una costola dei Mael Mòrdha, gruppo che mescolava le atmosfere doom con influenze della tradizione folk irlandese, creando nel suo modo di comporre un sound alquanto originale. La band decide di prendersi una pausa nel 2015, dopo aver realizzato tre album intitolati Cluain Tarbh, Gealtacht Mael Mòrdha e Manannàn, non proprio semplici alla pronuncia. L’anno seguente però viene formata una nuova band, facendo sorgere il sospetto che dietro la pausa si nasconda in realtà una diaspora vera e propria. Stephen Roche viene sostituito da Denis Downing, ma fondamentalmente lo zoccolo duro della formazione rimane invariato, con il bassista Dave Murphy, Gerry Clince alla chitarra e Shane Cahill alla batteria. Nel 2017 viene pubblicato il primo EP dal titolo I e i Death the Leveller sono pronti a debuttare tre anni dopo con il loro primo full lenght, che dal titolo si annuncia come il successore del precedente EP.

Ad aprire l’album è il prolungatissimo fischio, quasi da dive bomb, all’inizio di The Hunt Eternal, brano che ci mostra fin da subito le caratteristiche dei Death the Leveller, tra cui spiccano un ampio cantato potente e un riff zanzaroso di chitarra. Dopo l’iniziale stop and go roboante viene lasciato spazio a momenti più distesi, dove prende il sopravvento un clima malinconico, con la voce che si fa più struggente e sembra quasi sparire un po’ alla volta sotto l’incedere dei riff. Nella seconda parte irrompe la componente doom in tutta la sua opprimente maestosità. C’è da dire che pur prendendo spunto dalla tradizione del genere, e sebbene il frontman ricalchi molto l’interpretazione ed il pathos diMessiah Marcolin, non ci troviamo di fronte all’ennesima copia sbiadita del doom che fu. In primo luogo, perchè rivestono la loro concezione del genere arricchendola con altri elementi darkwave e stoner, evitando così di rendere troppo monotematica la proposta lungo i quasi quaranta minuti dell’ascolto, ed in secondo luogo perchè la loro modalità di scrittura dei brani ha un’impostazione totalmente moderna, se vogliamo presentando una versione di doom più “leggera” rispetto agli standard convenzionali. L’epicità solenne con cui si chiude The Hunt Eternal sembra solo un lontano ricordo una volta che inizia la successiva The Golden Bough, dove la fragilità di cui è composto l’animo umano si avverte sin da subito, dal momento che pervade un senso di impotenza e insicurezza di fondo. I riff lamentosi contribuiscono a creare l’idea di un’ombra luciferina che lentamente si espande per soffocare ciò che la circonda, come candele all’interno di una stanza fredda che stanno per spegnersi da un momento all’altro prima che il buio si impadronisca di tutto. Esattamente a metà, la traccia subisce una brusca accelerazione, dettata principalmente dai riff frontali e dalle rullate di batteria, quest’ultima padrona della scena soprattutto durante il break. Dopo un mid tempo roccioso di circa un minuto, è il momento del gran finale, nel quale la batteria diventa una sentenza e la tensione raggiunge livelli massimi. Da non far passare in secondo piano la splendida performance vocale di Denis Dowling, in grado di tenere altissima l’intensità in ogni momento del brano. So They May Face the Sun Rising è forse il momento in cui si raggiunge la catarsi e quello dove ci si abbandona completamente all’arte nella sua forma più pura e astratta. In questo caso il cantante raggiunge il suo apice, riuscendo a superare anche la stupenda interpretazione del brano precedente; un ruolo fondamentale nella riuscita del brano lo ha la sei corde, quando sale in cattedra verso la metà del brano per poi accompagnarci al martellamento con la batteria. The Crossing ci porta alla destinazione finale del nostro viaggio intriso di nichilismo e pesantezza interiore. La prima parte prosegue sulle stesse coordinate della precedente, sebbene sin dall’inizio si percepisca la tendenza ad una maggior dissonanza. Allo scoccare dei cinque minuti si entra in una fase di transizione, una sorta di caricamento per il finale. Le urla di Denis Dowling suonano come un monito e ad emergere per l’ultima volta è la sei corde, pronta a trascinarci nell’abisso e sancire la conclusione della nostra corsa.

Per chi è avvezzo alle sonorità doom la proposta dei Death the Leveller potrebbe non essere semplice da accettare ad un primo impatto, proprio per il fatto che si allontana parzialmente dalle coordinate tipiche del genere, ma se ci si discosta dalla sua concezione standard, limitandosi ad ascoltare l’album valutando la bravura dei componenti, si riuscirà tranquillamente ad apprezzarlo sino in fondo. Non solo, ma sebbene i quattro irlandesi vadano oltre i consueti paletti stilistici, con il progredire degli ascolti ci si accorge alla fine che lungo tutto il lavoro riescono a ripercorrere molte sfumature del genere, arrivando fino al confine con il funeral. Alla luce (perdonate l’ossimoro) dell’ottimo lavoro con cui si presentano i nostri, non resta quindi che attendere come proseguirà la carriera dei Death the Leveller e cosa ci riserverà il successore di II.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
91 su 2 voti [ VOTA]
Malleus
Domenica 19 Luglio 2020, 11.36.35
3
Splendido, uno degli acquisti migliori fatti quest'anno, spero che la gente si accorga del loro valore perchè non meritano proprio di cadere nel dimenticatoio
No Fun
Venerdì 17 Luglio 2020, 22.19.59
2
Pensavo che dopo le prime due righe il Fabio scrivesse: Totò 😂 ( ...A morte 'o ssaje ched"e? è una livella...)
Gabriele
Venerdì 17 Luglio 2020, 19.47.48
1
Ennesimo grande colpo della Cruz, band fantastica e disco da pelle d'oca. Probabile debutto (anche se non lo è) dell'anno.
INFORMAZIONI
2020
Cruz Del Sur Music
Doom
Tracklist
1. The Hunt Eternal
2. The Golden Bough
3. So They May Face the Rising Sun
4. The Crossing
Line Up
Denis Dowling (Voce)
Gerry Clince (Chitarra)
Dave Murphy (Basso)
Shane Chaill (Batteria)
 
RECENSIONI
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]