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Kiko Loureiro - Open Source
18/07/2020
( 1405 letture )
Open Source per definizione indica un software che non è protetto da alcuna legge di copyright, perciò ogni utente può avere accesso ad esso, visualizzarne il codice sorgente e addirittura ottenere i permessi per modificarlo. Vi chiederete, cosa avrà mai a che fare questo concetto con il nuovo disco in studio di Kiko Loureiro? Ebbene, il chitarrista brasiliano ha deciso di rilasciare l’album in una modalità del tutto inedita. Intanto si è avvalso del crowdfunding, perciò i fan e gli utenti hanno contribuito alla realizzazione di Open Source in maniera attiva, ma non è tutto: il polistrumentista ha deciso di condividere ogni parte della sua creazione con gli utenti che hanno interagito, dai tabs di chitarra alle basi complete di ogni strumento, scaricabili da chi ha preso parte al processo di raccolta fondi. Ecco che il titolo scelto è perfettamente esplicativo della filosofia scelta da Kiko Loureiro con questa modalità per lui inedita di fare musica. La lineup vede il contributo dei conterranei Felipe Andreoli e Bruno Valverde, rispettivamente al basso e alla batteria, oltre ad un graditissimo nome che risponde all’ex chitarrista dei Megadeth Marty Friedman. La band, ricordiamo, che ora vede quella posizione occupata proprio da Kiko Loureiro, il quale ha saputo ridare linfa vitale ad un gruppo che non aveva vissuto i propri momenti migliori con Super Collider e TH1RT3EN. Ascoltare la titletrack di Dystopia, con l’eccezionale assolo del chitarrista brasiliano, diventa quindi consigliato per capire di cosa stiamo parlando.

Veniamo all’ascolto del qui recensito quinto disco in studio da solista del chitarrista nativo di Rio De Janeiro, impegnato nella parte non solo di virtuoso della sei corde ma anche di tastierista. Il progressive metal strumentale scorre potente nelle vene di questo Open Source già dall’opener Overflow, il brano alterna il classico shredding, un marchio di fabbrica, a connotati più dolci e melodici, esattamente come nel disco d’esordio No Gravity, un capolavoro che proprio quest’anno ha compiuto il quindicesimo anno d’età. Non lasciatevi ingannare dalla successiva EDM, che fortunatamente non è l’acronimo di Electronic Dance Music, bensì di e-Dependent Mind, singolo che ha dato il lancio commerciale dell’album. La netta innovazione qui presente è un tono più grave che tende al djent strumentale degli Animals As Leaders con qualche soluzione stilistica presa in prestito da Handmade Cities dell'australiano Plini. Il risultato è un pezzo clamoroso, da riascoltare innumerevoli volte e che difficilmente arriverà ad annoiare. Imminent Threat invece, come intuibile già dal titolo cioè “minaccia imminente”, spinge forte sull’acceleratore, la traccia è rapida e con un ritmo molto più serrato delle precedenti, il ricorso all’utilizzo del wah wah-pedal condisce il tutto con uno stile perfettamente riconoscibile. C’è un notevole spazio anche per il basso che poco oltre la metà si ritaglia una sezione importante per portare la traccia su toni più oscuri. Per la quarta Liquid Dreams si può fare un copia-incolla di quanto detto su EDM, in quanto i territori su cui si muovono questi due brani sconfinano indubbiamente nel djent. Il tocco brasiliano di Kiko Loureiro, proprio com’era già avvenuto con il già citato No Gravity, ci viene anticipato dal titolo nella sua lingua nativa, è il caso di Sertão, con l’inserimento di piccoli intermezzi di musica etnica che ci portano alla mente il continente sudamericano. Siamo alla metà esatta del disco e troviamo Vital Signs, più briosa e acuta nei toni, una specie di Escaping che potremmo definire 2.0, più melodica e rivisitata dopo 3 lustri ma con la stessa voglia di stupire. Si continua con il tocco dolce e delicato di Dreamlike, con inserti acustici, perfetta da ascoltare in questa calda stagione estiva, in riva al mare e magari al tramonto. Il djent si riaffaccia greve e potente in Black Ice, accompagnato dalle tastiere e da uno shredding a tratti frenetico. Sul finale di In Motion troviamo un delizioso intermezzo di tastiera, batteria e chitarra che racchiude l’essenza del prog metal più tecnico ed esasperato, dove i tempi dispari dettano legge. Il rischio in questi dischi strumentali a volte è rappresentato dalla ripetitività e sul finale spesso ci accade di perdere interesse per l’ascolto. Non è il caso di Open Source, arrivati alla decima Running With The Bulls è impossibile annoiarsi, la traccia scorre rapida in un genere difficile da classificare con soluzioni tanto inedite quanto efficaci. Kiko Loureiro dà dimostrazione di poter attingere tra un vasto numero di frecce da scoccare, mai banale fino agli ultimi istanti di Du Monde, degna conclusione di un disco magistrale.

Il rischio di sedersi sugli allori, per un artista che ha dato tanto al mondo della musica sia da solista, che con gli Angra e negli ultimi anni anche con i Megadeth, è alto, ma il chitarrista brasiliano riesce a stupirci ancora una volta con una produzione eccellente, un mix melodico di djent e progressive metal che vuole dichiaratamente contendere lo scettro di miglior disco strumentale del 2020, in attesa di sua maestà John Petrucci. La sfida è lanciata e lo statunitense dovrà tirare fuori dal cilindro un disco di assoluta qualità per eguagliare o ancor meglio superare questo ottimo Open Source. E voi volete cimentarvi nella competizione? Come detto in apertura, Kiko Loureiro ha dato libero accesso ai contribuenti di poter modificare a piacimento le tracce, chissà che qualche utente non riesca a superare la magia e l’estro del polistrumentista brasiliano…



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
80.85 su 7 voti [ VOTA]
Jimi the Ghost
Martedì 11 Agosto 2020, 18.05.24
4
Versatilità. Questo è la sintesi estrema di uno dei maggiori chitarristi che il mondo del metal difficilmente rimpiazzerà con la sua disarmante stilistica. Open Source presenta arrangiamenti intensi, fortemente sentiti nei colpi di plettro, elaborati, ma che fanno riferimento a tutte quelle solide radici tecniche di un passato importante del chitarrismo nella sua massima espressione. in ogni composizione ci sono moltiplici e camaleontici riferimenti compositivi, ma qui sviluppati in un modo molto peculiare prendendo genesi dalla sua primordiale tecnica hybrid picking che ci regalano momenti travolgenti anche dal punto di vista melodico e passionale. Un tratto peculiare del suo stile è senza ombra di dubbio l’utilizzo del tapping a otto dita che sembra sia un assolo plettrato, ma che Kiko non contento lo ibrida in un chord-melody alla Stanley Jordan. Non mi dilungo quando già detto dal recensore, per me questo disco autoprodotto merita un bel 9 assoluto e che va ad eclissare in poco più di 52 minuti tutte le prossime uscite soliste gettandole nell'ombra più cupa dell'oblio. Un saluto da Jimi TG
Antonio
Martedì 21 Luglio 2020, 19.07.19
3
Fatico a trovare un brano di questo album che mi annoi. Neppure uno! Ogni traccia ha qualche particolarità e idea diversa dai suoi precedenti lavori. Uno dei pochi virtuosi che non crea delle basi banali su cui smitragliare assoli veloci, lick e scale per far vedere quanto è bravo...Kiko parte dal comporre la struttura armonica e lo fa con altri strumentisti di livello stratosferico, dopodiché, ma solo dopo, pensa agli abbellimenti solistici per completare la musica. Spero che anche Petrucci si avvalga di strumentisti per il suo nuovo album solista. Voto 85 perfetto, potrebbe essere anche un 88..
IronClaw
Martedì 21 Luglio 2020, 10.53.04
2
Un mostro di classe e tecnica.
Micologo
Lunedì 20 Luglio 2020, 10.03.25
1
Chitarrista di raro gusto
INFORMAZIONI
2020
Autoprodotto
Prog Metal
Tracklist
1. Overflow
2. EDM (e-Dependent Mind)
3. Imminent Threat
4. Liquid Times
5. Sertão
6. Vital Signs
7. Dreamlike
8. Black Ice
9. In Motion
10. Running With The Bulls
11. Du Monde
Line Up
Kiko Loureiro (Chitarra, Tastiere)

Musicisti ospiti

Marty Friedman (Chitarra)
Felipe Andreoli (Basso)
Bruno Valverde (Batteria)
 
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