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Samael - Blood Ritual
18/07/2020
( 697 letture )
Blood Ritual è uno di quei dischi che pur essendo stati anche ampiamente apprezzati dal pubblico, hanno, con gli anni, pagato lo scotto di essere venuti prima ad altri lavori considerati in qualche modo l'apice di un'intera carriera, forti di aver mostrato in pieno tutto il potenziale degli artisti che li hanno generati. Si sa, Ceremony of Opposites e Passage sono album imprescindibili nella discografia dei Samael e il loro posto in vetrina se lo sono meritati pienamente grazie allo sfoggio di uno stile immediatamente riconoscibile e originale. Nonostante ciò, Blood Ritual si ritaglia un posto di tutto rispetto per qualità e importanza nella storia dei Samael, seppure non si rivolga necessariamente allo stesso pubblico dei due sopracitati capisaldi. Mentre essi infatti erano in qualche modo rivolti verso il futuro, come concept e come sound, tanto da essere associati alle prime forme di avant-garde, il secondo lavoro dei Nostri è ancora fortemente legato alla tradizione black/death/thrash anni '80/inizio '90, pur cominciando a mostrare in maniera più marcata segni di maturazione ed evoluzione.

Worship Him, appena un anno prima, non era stato esattamente un debutto col botto: le idee non erano cattive ma un po' stantie, il songwriting discreto, il suono poco curato ma tutto sommato accettabile; insomma, non era un cattivo disco, ma sicuramente non “ground-breaking” o memorabile. Blood Ritual prende il meglio del suo predecessore, in particolare la tendenza a tempi medio-bassi che si era scorta già, ad esempio nella title track, e fa una decisa pulizia del sound pur mantenendo quella vena marcatamente black/thrash; ci si trova infatti davanti a riff spesso semplici, granitici che si stampano facilmente in testa, il suono delle chitarre brullo, secco e ben distorto, la sezione ritmica precisa e inesorabile e una generale atmosfera occulta e un po' opprimente, certamente molto d'effetto.
Dal punto di vista strettamente stilistico, considerato l'approccio generale a musica e testi, si può sicuramente dire che Blood Ritual, pur classificandosi come black metal, è molto più vicino a quello primigenio dei Venom, come dimostra anche una cover di Manitou registrata più o meno nello stesso periodo, dei connazionali Hellhammer / Celtic Frost e, volendo ad alcune soluzioni war metal più lente e doom-oriented che ai coevi primi vagiti del black scandinavo. In particolare è il groove irresistibile che caratterizza gioielli come Beyond the Nothingness, il riff indimenticabile di After the Sepulture o la tetra ...until the Chaos, elemento mai troppo in risalto nella storia di questo genere, a rendere l'esperienza immediatamente interessante e le canzoni catchy quel tanto che basta senza che perdano la loro essenza fondamentalmente old-school. Le tastiere non svolgono ancora un ruolo di primaria importanza come nelle successive produzioni della band, limitandosi al classico fugace intro ambient e ad un paio di solenni intermezzi di pianoforte e orchestre elettroniche comunque ottimamente integrati a livello di atmosfera con il resto del disco. Atmosfera che non manca affatto in Macabre Operetta, introdotta da chitarre acustiche ingannevolmente sognanti e chiusa dal languire triste del basso, si dipana per quasi sette minuti una serie di riff malevoli, monolitici e inesorabili che ne fanno una delle canzoni più azzeccate, insieme alla bella title-track, sapientemente posta nel mezzo, che quasi sfoga tutta la velocità che sembra accumularsi nel susseguirsi di tempi pachidermici, in un brano sporco e diretto, dai tratti tipicamente thrasheggianti.

Insomma, in un anno, il 1992, in cui interi sottogeneri e scene in tutto il mondo venivano alla luce e raggiungevano splendori inarrivabili, un disco come Blood Ritual si può sicuramente definire un album troppo spesso dimenticato e sottovalutato, ma che non solo di per sé mostra uno stile e un sound ormai in fase avanzata di maturazione, ma getta anche solide basi per ciò che il combo svizzero sarebbe diventato di lì a poco. In definitiva, disco più che degno di una rispolverata e di una riscoperta di chi, amante di certo metal estremo vecchia scuola, se lo fosse lasciato sfuggire in questi anni. Primo gran disco di una grande carriera.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
85.6 su 5 voti [ VOTA]
LUCIO 77
Domenica 25 Ottobre 2020, 22.32.04
4
Ascoltato più volte per dargli una possibilità... Non mi ha mai scaldato il cuore.. Aspettative deluse...
ignis
Venerdì 24 Luglio 2020, 8.17.38
3
Per me, fu una rivelazione! Il loro album migliore.
Zess
Giovedì 23 Luglio 2020, 17.12.28
2
Fondamentale.
Aceshigh
Martedì 21 Luglio 2020, 12.02.52
1
Album bellissimo, quello con cui li ho conosciuti. Già dal successivo Ceremony of Opposites (per me apice della loro carriera) cominciarono a distaccarsi dal black dei primi due album, sicché questo e il debut mi viene sempre istintivo considerarli a parte. Tra i due Blood Ritual secondo me è superiore, per quanto Worship Him mantenga comunque una certa affascinante aura primigenia. Sempre un piacere riascoltare il trittico After the Sepulture / Macabre Operetta / title-track, oppure la splendida Until The Chaos che conclude alla grande l’album. Voto 85
INFORMAZIONI
1992
Century Media Records
Black
Tracklist
1. Epilogue
2. Beyond the Nothingness
3. Poison Infiltration
4. After the Sepulture
5. Macabre Operetta
6. Blood Ritual
7. Since the Creation
8. With the Gleam of the Torches
9. Total Consecration
10. Bestial Devotion
11. ...Until the Chaos
Line Up
Vorphalack (Voce, Chitarra)
Xy (Tastiera, Batteria)
Masmisein (Basso)
 
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