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Ivanhoe - Blood and Gold
19/07/2020
( 751 letture )
Gli Ivanhoe sono un gruppo tedesco di progressive metal attivo da diversi decenni. Il loro primo album, Visions and Reality, risale al 1994 ed è preceduto da svariate demo che riportano addirittura alla fine degli anni ’80. Dopo il disco d’esordio la critica pare essere concorde sul fatto che vi sia stato un declino generale. Il gruppo non ha più saputo comporre album che eguagliassero la qualità degli inizi, contribuendo al catalogo con lavori insipidi e non degni di particolari attenzioni. La band è arrivata anche a sciogliersi nel 1997, per poi riformarsi nel 2001 grazie a Giovanni Soulas, bassista e unico membro fondatore sopravvissuto ai vari cambi di formazione fino ad oggi. Quest’anno, però, gli Ivanhoe sono tornati con Blood and Gold, ottava uscita prodotta da Soulas, la quale magari non raggiungerà le vette delle origini, ma forse potrà riscattare degnamente il gruppo. L’album si compone di otto tracce originali e una cover, la prima in assoluto pubblicata da loro. La scelta è caduta su un pezzo imprevedibile a livello di genere, ossia If I Never Sing Another Song, leggera ballata la cui versione più celebre è quella di Matt Monro, resa per l'occasione in tono epico dalla band.

L’opening track Midnight Bite è uno dei pezzi migliori del disco: i riff sono catchy senza scadere nella banalità, e in questo brano compatto e incalzante il prog metal è servito finemente. Le chitarre, tendenzialmente più presenti rispetto agli album passati, alternano un ottimo sostegno ritmico a parti soliste in cui il senso del brano non viene perduto. Le tastiere, invece, richiamano le sonorità anni ’80. La struttura non è particolarmente articolata ma è organica, misurata in modo tale da esaltare ogni parte senza farla dilatare eccessivamente. Un altro pezzo riuscito nella sua brevità è la titletrack Blood And Gold, preceduta dalla breve composizione acustica Fe Infinita che vede partecipe la voce femminile di Yvonne Luithlen e che ricorda il power metal in chiave acustica dalle tinte favoleggianti. La titletrack vuole invece narrare in prima persona il tema storico della guerra santa:

The holy cross is driving me
Straight towards the shore
God paved our way of wisdom
To kill the godless souls


Il brano incarna il profondo senso di contraddizione vissuto da uno degli adepti e l’evoluzione del suo percorso, attraversato dalla costante presenza di “sangue e oro” che sarà ciò che rimarrà anche alla fine, dopo che si sarà consumata tutta la violenza. Momento di climax è l’assolo di chitarra seguito dal bridge in cui la tastiera spicca prima di confluire nel ritornello. Alcuni punti smorzano la carica complessiva del brano, però in generale si ha un buon equilibrio. La variazione finale heavy solleva sulle spalle tutta la canzone, elevandola. Parliamo ora della cover accennata in apertura: la voce sottolinea la drammaticità dell'originale, così come le chitarre elettriche, soprattutto nell’entrata e nelle parti soliste (mentre quando seguono la linea vocale danno un tocco leggermente didascalico al pezzo). Le percussioni elettroniche depotenziano il sound ma al contempo lo riavvicinano ad epoche e stili differenti rispetto a quello dell’album, rimarcandone l’origine. Solace, la settima traccia, è interessante per quanto riguarda l’alternarsi di gradi di tensione. Vi sono infatti delle rotture repentine realizzate molto bene dalle chitarre che contraggono o estendono i riff in base alla parte del brano, insieme alla batteria e al basso. Un vero e proprio gioco di ombre sembra Shadow Play: multiforme e misteriosa, rappresenta una sorta di teatro in cui ogni strumento deve interpretare un preciso ruolo che farà fondere con gli altri nel ritornello. La voce è quasi sussurrata, le tastiere ripetono singole note scandendole chiaramente per poi raggrupparle. Elemento fondamentale è inoltre il sassofono di Andreas Musch, grazie al quale il brano può colorarsi e spezzare la linearità. Il pezzo conclusivo Perfect Tragedy è particolarmente dinamico e reattivo. Le tastiere in più punti evocano atmosfere symphonic e diventano le protagoniste, le chitarre fraseggiano con vigore e pathos, gravemente. Emerge effettivamente il tragico citato dal titolo, la cui resa appare molto limata e composta, tale che anche nella foga mantiene la forma.
Death comes redeeming
Salvation takes its course
:

Blood and Gold si pone come un ascolto che si può svolgere su più livelli, dal momento che non è inaccessibile a chi non è un habitué del genere (vista anche la lunghezza dei singoli brani) ma non pecca neanche di leggerezza. Le idee sono ben sviluppate, seppure non tocchino le vette della genialità. L’esecuzione di ogni musicista è molto buona ma il timbro del cantante potrebbe non convincere in alcuni punti in cui non sembra reggere ciò che gli strumenti suggeriscono. Sicuramente si tratta di un’uscita di valore all’interno della discografia degli Ivanhoe, si vedrà se sarà un nuovo inizio oppure un piacevole punto d’arrivo.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
84.8 su 5 voti [ VOTA]
Distant Skyes
Mercoledì 22 Luglio 2020, 7.09.39
3
Ottimo disco, breve ma intenso. Da 80. Certamente lontano dai primi due capolavori della band di meta’ anni 90 con un prog metal ispiratissimo grazie anche ad un Andy B Frank forse ancora un po’ acerbo ma sincero e a mio avviso migliore rispetto alle esperienze successive con i Brainstorm. Speriamo di vedere presto le recensioni dei primi due su Metallized dunque!
donie
Lunedì 20 Luglio 2020, 21.31.03
2
Disco bellissimo e sorprendente...ascoltato e comprato con grande soddisfazione. La recensione rende benissimo solo che qualche punticino in più l'avrei dato
Aceshigh
Lunedì 20 Luglio 2020, 9.28.22
1
Bel ritorno per gli Ivanhoe. Questo e il precedente 7 Days (forse anche un pelo superiore) sono per me i migliori album dall’epoca (ormai lontana) di Andy B. Franck. È vero, come detto in chiusura il cantante ha un timbro particolare, può piacere come anche no, ma credo che su questo album la differenza la facciano i pezzi, veramente ispirati specialmente nella prima parte dell’album (la title-track forse il pezzo migliore), mentre nella seconda metà trovo ci siano un paio di brani un po’ anonimi, anche se sempre ben fatti. Prestazione degli altri musicisti sempre di alto livello, con il nuovo drummer particolarmente efficace. L’ho ascoltato diverse volte (vista anche la brevità) e non mi ha stancato. Buon segno. Voto 80 netto.
INFORMAZIONI
2020
Blood and Gold
Prog Metal
Tracklist
1. Midnight Bite
2. Broken Mirror
3. Fe Infinita
4. Blood And Gold
5. Martyrium
6. If I Never Sing Another Song
7. Solace
8. Shadow Play
9. Perfect Tragedy
Line Up
Alexander Koch (Voce)
Lars Vögtle (Chitarra)
Richie Seibel (Tastiere)
Giovanni Soulas (Basso)
Bernd Heining (Batteria)

Musicisti Ospiti:

Yvonne Luithlen (Voce nella traccia 3)
Chuck Schuler (Chitarra nelle tracce 1, 2, 4, 5, 7, 8, 9)
Achim Welsch (Chitarra nella traccia 6)
Andreas Musch (Sassofono nella traccia 8)
Mathias Biehl (Batteria)
 
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