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AYR - The Dark
31/07/2020
( 495 letture )
Gli AYR furono fondati da ex-membri degli Young and in the Way, sciolti nel 2018 dopo aver subito una vicenda giudiziara che si è esaurita nel tempo. Nato come un side project che pubblicò tre EP prima di fermarsi temporaneamente fino a due anni fa, The Darkè il debutto autoprodotto e pubblicato quest’anno. Il materiale è frutto di varie session tenute tra il 2013 e il 2018. Le informazioni sul gruppo sono ancora carenti, complici sia un monicker composto da tre lettere che la voglia di restare lontani da interviste o altre uscite che possano attirare attenzioni. Il genere proposto dal gruppo ricalca in filone più psichedelico e leggero del black metal con tinture gothic e doom, anche se i risultati appaiono molto generici.

Le tracce più brevi (Origins in Descent, Worship the Dark e Return to the Void) sono interludi minimali a base di tastiere calme e suoni campionati con aggiunta di riverbero: in tutti i casi composti da una manciata di note sostenute per tutta la loro durata, e la differenza di volume con le altre sono fin troppo evidenti. Where All Light Dies consiste in blast-beat soffocati da doppie armonie di chitarre in Sol minore, che ricordano fin troppo proposte come Horna, Sargeist e, in alcuni casi, dei Gorgoroth, con un breve calo di dinamiche intorno al settimo minuto per poi riprendere con piena strumentazione fino alla fine. Swallowed è ancora più scarna e noiosa, consistente di un ritmo più lento e riff altrettanto ripetitivi e funerei: quando gli arrangiamenti diventano più completi intorno al terzo minuto, essi rendono le armonie indiscernibili e caotiche. Sever the Golden Chain non contiene sezioni più calme, ma risulta ripetitiva ed indigesta come quella citata precedentemente. The Dark sembra poco più di un EP registrato di fretta che un vero e proprio album in studio da poter presentare dal vivo, e la sua durata di trentasette minuti, già corta di suo, appare ancora più corta se si considera la mancanza di sostanza che ne costituisce la durata. Il fatto che nessuna delle tre canzoni abbia una personalità o qualcosa di memorabile non aiuta di certo, mentre la produzione nasconde volutamente i pochi elementi del sound delle canzoni nel tentativo di attrarre l’ascoltatore con il suono, piuttosto che con eventuali melodie.

L’album è indicabile per un ascolto leggero, poco impegnato e quasi distratto, il che cozza con il genere di riferimento e con l’immagine naturalistica e melanconica mostrata dalla promozione. Con un mercato di metal estremo sempre più saturo e di release del genere, al punto che prodotti così semplici ed essenziali non impressionano più come avrebbero potuto fare una decina di anni fa circa, i nostri rischiano di passare inosservati.



VOTO RECENSORE
58
VOTO LETTORI
50 su 1 voti [ VOTA]
Jan Hus
Sabato 1 Agosto 2020, 9.44.03
3
Ah, era finito per errore tra le Ultime Uscite.
Jan Hus
Venerdì 31 Luglio 2020, 22.00.06
2
Perché la recensione stroncante di questo Autoprodotto? Con tutto il bel sottobosco black a disposizione da promuovere!
Black Me Out
Venerdì 31 Luglio 2020, 20.58.05
1
Hai sottolineato esattamente lo stesso, irritantissimo, difetto che ho riscontrato io durante l'ascolto: i brani ambient, oltre ad essere poco originali ed assolutamente poco espressivi, hanno uno sbilanciamento di volume vertiginoso rispetto agli altri brani e il fatto di dover continuamente alzare e abbassare il volume durante l'ascolto è qualcosa che mi urta terribilmente. I brani "canonici" non sono male, non hanno neppure dei suoni brutti, però nel contesto generale tutto tende irrimediabilmente alla noia e all'irritazione.
INFORMAZIONI
2020
Autoprodotto
Black
Tracklist
1. Origins in Descent
2. Where All Light Dies
3. Worship the Dark
4. Swallowed
5. Return to the Void
6. Sever the Golden Chain
Line Up
Rick Contes (Voce, Chitarra, Tastiere)
Ben Gascho (Tastiere)
Randall Flagg (Batteria)
 
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