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Acid Reign - The Fear
01/08/2020
( 356 letture )
Il thrash è nato negli U.S.A., in Californa, ad essere più precisi. Poi, al pari delle pandemie più virali, si è diffuso nel mondo. Le mode hanno provato a fermarlo, senza mai riuscirci.
La febbre del thrash raggiunse anche i luoghi in cui lo zoccolo duro musicalmente più tradizionalista regnava senza rivali. Ed il Regno Unito, dove il metal era nato, non ne venne risparmiato.
Era difficile che la (tentata) invasione thrash in terra d’Albione potesse spodestare ritmi e tonalità che negli Iron Maiden e nei Judas Priest avevano trovato, unitamente ai Saxon, dei paladini puri.
Ed infatti, le band britanniche restarono solidamente legate al sound storico, ad eccezione di alcune che, incuriosite ed allettate dagli scambi dei demo tape che circolavano, dirazzarono verso suoni nuovi, più aggressivi e feroci.
Tra questi gli Acid Reign che, dopo un EP divenuto un boccone deliziosissimo per i collezionisti (Moshkinstein), nel 1989, registrarono The Fear, il primo lavoro sulla lunga distanza.
Ancora oggi il disco in questione è osannato e sospettiamo che fondamentalmente lo sia per due motivi: in primo luogo per la curiosità che nacque intorno a una delle migliori thrash metal band britanniche (unitamente ai Sabbat e ai Bolt Thrower sui quali però non voglio dire nulla, perché ne sono profondamente innamorato e rischierei di essere di parte, a dir poco).
L’altro evidente motivo di interesse mediatico fu per quella copertina, mediocremente disegnata, che aveva il chiaro intento di lanciare un segnale si novità: basta con borchie e catene, il metal è spasso, divertimento e skateboard. La leggerezza del punk, mai completamente celebrata dalla storia, trovava la sua rivincita nel nuovo sound americano che, proprio fondendo l’aggressività dell'heavy e la prontezza dell’hardcore, generava il thrash. Insomma gli Anthrax avevano colpito e affondato con quella commistione di thrash, cappellini con la visiera, skateboard e rullate di batteria esagerate.

E dunque, ecco l’ascolto. You Never Know (W.T.N.W.S.) è la intro con la quale i ragazzi si presentano: qualche frase blaterata e ridacchiata, cui fa eco un sonoro ruttino. Insomma, noi suoniamo metal e ce ne freghiamo di tutto il resto, per essere pragmatici.
Reflection of Truths è impastata e veloce. Il rullante regge un tempo folle per poi dare tregua ad un rallentamento di grande effetto.
Sarà questa una caratteristica costante dell’intero lavoro in studio, ritmi serratissimi alternati a sprazzi in cui viene lasciato spazio al riff più corposo.
Insane Ecstasy è una traccia monumentale, così "sporca" eppure così precisa nella ricerca di tempo e contro-tempo da farti sentire la necessità di battere la penna sulla scrivania, quasi a scimmiottare il (capo)lavoro dietro le pelli di Mark Ramsey, vera colonna spinale della band.
Non c’è da aspettarsi alcuna variazione sul tema con Humanoia (che nel 1989 venne dato alle stampe come singolo ed accompagnato da un video, cosa rara per l’epoca). Il pezzo poteva essere buono per lanciare la band e farla conoscere meglio agli addetti ai lavori per la presenza di un cantato centrale vicinissimo alle cose note dei Suicidal Tendencies.
La title track entra con un giro di dissonanze che oggi sono il pane quotidiano per le band di razza, ma gli Acid Reign lo facevano già nel 1989. Avanguardia pura!
The Fear è un brano complesso, quasi ipnotico perché quegli accordi in minore ti restano dentro anche grazie al tappeto sonoro delle tastiere che compaiono nel mezzo. Sempre lui, il batterista Mark Ramsey, è anche il tastierista della band e, a dispetto del naso storto di molti quando sentono un suono campionato inserito nel contesto di un pezzo thrash, assicuro che il risultato è pienamente confortante.
Un arpeggio graziato da fuoco alle polveri di Blind Aggression. Ancora una volta siamo di fronte a ritmi folli, interrotti da pochi attimi di tregua, come solo gli Slayer degli esordi sapevano fare.
È pesantissima la seguente Life in Forms. La furia cieca va in vacanza ed il suono diventa ancora più corposo. La pecca -ma lo sarà per l’intera incisione- è la voce di H, sempre monocorde, sempre invariata. Poco teatrale, mai modulata. Un vero peccato a fronte di tutto il resto dell’impianto che regge perfettamente il confronto con nomi di calibro più alto.
La sensazione è confermata dall’ascolto di All I see, pezzo spinto al pari degli altri in cui, ahinoi, la timbrica vocale non riesce a sganciarsi da un cliché monolitico che alla lunga stanca.
Si chiude con Lost in Solitude, brano diverso da quanto ascoltato fino ad ora. Un inizio doom, quasi alla Black Sabbath (giusto per non dimenticare da dove veniamo) e frequenze più ragionate e meno furiose. La cadenza è funebre, il timbro dimesso. Un brano da ascoltare decine di volte per coglierne appieno il valore.
Gotico, ma tecnico, poi a tratti brutale ed infine noisy. Un finale col botto!

The Fear resta nella nostra discografia un must che vale la pena preservare. Senza troppi ghirigori, gli Acid Reign, nel 1989, fecero qualcosa di rivoluzionario. Lo fecero in maniera diretta e semplice con la leggerezza dei loro pochi anni e con la inconsapevolezza che The Fear non sarebbe stato replicabile.



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
46 su 1 voti [ VOTA]
jeffwaters
Lunedì 3 Agosto 2020, 9.28.32
2
Anche obnoxious è un gran disco. I send more paramedics li avete mai sentiti?
Tino
Sabato 1 Agosto 2020, 12.15.36
1
Lo ascoltavo all'epoca quando il thrash era per me una ragione di vita. Disco e gruppo ottimo da riscoprire
INFORMAZIONI
1989
Under One Flag
Thrash
Tracklist
1. You Never Know (W.T.N.W.S.)
2. Reflection of Truths
3. Insane Ecstasy
4. Humanoia
5. The Fear
6. Blind Aggression
7. Life in Forms
8. All I see
9. Lost in Solitude
Line Up
H (Voce)
Kev (Chitarra)
Adam Lehan (Chitarra)
Mac (Basso)
Mark Ramsey (Batteria, Tastiera)
 
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