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Defeated Sanity - The Sanguinary Impetus
01/08/2020
( 856 letture )
Non stupisce che il nuovo album dei Defeated Sanity sia tra i più attesi dell'anno, e questo possiamo dirlo perché nel corso degli anni, i tedeschi si sono guadagnati una posizione di enorme rispetto. Ma l'attesa non è dovuta solo a questo fattore; dopo l'uscita dello “split con sé stessi” (Disposal of the Dead // Dharmata, 2016) in cui da un lato avevamo uno stile più classico e dall'altro tracce che omaggiavano Cynic, Atheist e il prog death in generale, non tutti erano rimasti positivamente colpiti. Non tanto per il lato sperimentale fatto di voci pulite e arpeggi, ma proprio perché il livello d'ispirazione sembrava essersi leggermente abbassato rispetto a Passages Into Deformity.

Ecco quindi The Sanguinary Impetus, quinto album di una serie che di volta in volta ha sempre mostrato di avere tante idee per la testa. Idee che hanno sempre trasformato in qualcosa di concreto e che li ha portati a fare un album sempre diverso dal precedente, e non è un fattore da poco se si tiene a mente che parliamo di brutal death. Ma ormai si sa, parlare di semplice brutal death per i Defeated Sanity è a dir poco riduttivo, e non lo si dice per esagerare; intendiamoci, lo stile è sempre il medesimo e non abbiamo a che fare con stravolgimenti assurdi, ma ciò che questo lavoro mostra più di altri e in qualche modo conferma, è la pazza idea di voler mischiare il brutal all'approccio free-jazz. Molto spesso, a volte anche in modo errato, si tende a parlare di “influenze jazz” in tantissimi gruppi estremi, e se poi, in concreto, il risultato era generalmente vago, in questo caso possiamo davvero dire che il gruppo è riuscito a tirare in un genere come questo le “influenze jazz”. Si potrà dire che ci sono sempre state, è vero, ma questa volta siamo davvero oltre. Attenzione però, non pensate di avere a che fare con i Sun Ra Arkestra e gli Steve Coleman and Five Elements che suonano su blast beat e voci gutturali. Non siamo ancora a quei livelli, per ora.

I tedeschi hanno preso dal jazz più incontrollato il modo di comporre, più precisamente il modo di “scomporre” un brano, aggiungendo riff e altre soluzioni tecniche vicine a quello stile. Il tutto mantenendo una coerenza di fondo, anche in termini di suoni e produzione, veramente da manuale; il gruppo è riconoscibile dalle prime battute, con quei pattern di batteria ormai marchio di fabbrica ed un crescendo in linea con quanto ascoltato nelle prime tracce dei lavori precedenti. Una sorta di “overture”, ecco. Con Imposed Corporeal Inhabitation si entra pienamente in contatto con il nuovo lavoro, e come detto prima, ci sono tutti gli elementi che hanno reso il gruppo un punto di riferimento; le chitarre si muovono con disinvoltura tra riff cari al brutal d'annata a soluzioni esagerate, con scale che si inseguono, dissonanze e sweep picking. Il tutto senza mai rinunciare all'aspetto più violento; non mancano assolutamente blast beat e momenti più diretti, così come è sempre in prima linea il basso di Jacob Schmidt, semplicemente fenomenale. A tal proposito, è proprio l'accoppiata batteria/basso a mettere più in evidenza quell'approccio jazz tanto caro ai tre: Drivelling Putrefaction è uno dei tanti esempi in cui viene confermato quanto detto. Il modo in cui Schmidt e Gruber danno l'impressione d'andare uno per i fatti propri per poi ritrovarsi non è solo una dimostrazione tecnica, ma anche concettuale di come i tedeschi intendano il genere. A caratterizzare i brani è quindi la forma libera, non tanto la struttura, che in questo caso funge solo da punto di partenza o come punto verso cui orientarsi; i brani sembrano infatti avere uno schema “inizio-momento libero-fine”, e a rafforzare questa visione, se così vogliamo chiamarla, ci sono sempre i repentini cambi di tempo dettati da Gruber, che in questo lavoro si è semplicemente superato andando a proporre blast beat particolari (fate caso a come suonino “diversi”dal solito) e suonando come se stesse improvvisando (a tratti potrebbe richiamare The Black Page di Frank Zappa). La sensazione è proprio questa, quella di assistere ad un'improvvisazione di alto livello e che non si perde mai su sé stessa. La qualità di brani come Imposed Corporeal Inhabitation, il più vecchia scuola Entity Dissolving Entity, Insecta Incendium per cui vale il discorso fatto per Drivelling Putrefaction, e Propelled into Sacrilege (attenzione ai ritmi di Gruber) è sintomo che l'asticella è stata alzata, e superarla sarà tutt'altro che facile.

Non possiamo parlare di un album “diverso”, poiché tutto qello che rende i Defeated Sanity unici è presente, dallo stile ai suoi passando per il growl di Josh Welshman, impeccabile e da brivido nei momenti in cui raggiunge note basse. C'è tutto, anche la partecipazione di tre musicisti (presi non a caso) come Colin Marston, Dan Thornton e Justin Sakogawa alle chitarre. C'è però dell'altro oltre il “tutto”; mai come questa volta i nostri hanno rotto gli schemi e realizzato un lavoro che stupirà anche chi li segue dagli esordi. Stupisce anche il fatto che il tutto suoni liscio, non forzato e soprattutto in appena trentatré minuti; mentre il precedente Passages Into Deformity andava a complicare un po' di più la proposta arrivando a durare circa quaranta minuti, per quanto paradossale sia, questa volta i nostri rendono più immediato il tutto puntando su soluzioni che in linea teorica dovrebbero rendere più difficoltoso l'ascolto. Che si possa parlare di capolavoro, di disco fondamentale o no è qualcosa che lasciamo al tempo, ma che i tre abbiano registrato il loro miglior album è indubbio. Resta da capire se con questo disco i Defeated Sanity abbiano dato forma a quello a cui puntavano da tempo o se è solo l'inizio.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
81.18 su 11 voti [ VOTA]
God of Emptiness
Sabato 1 Agosto 2020, 19.28.41
2
Inarrivabili, il loro capolavoro, 90 a mani basse direi, Insecta Incedium è da urlo
Pacino
Sabato 1 Agosto 2020, 13.35.59
1
Personalmente una delusione dopo il gran bel disco precedente ed in generale una discografia invidiabile. Confusionario ed inconcludente. Voto 55.
INFORMAZIONI
2020
Willowtip Records
Technical Brutal Death
Tracklist
1. Phytodigestion
2. Imposed Corporeal Inhabitation
3. Conceived Through Savagery
4. Entity Dissolving Entity
5. Insecta Incendium
6. Arboreously Transfixed
7. Propelled into Sacrilege
8. Drivelling Putrefaction
9. Dislimbing the Ostracized
Line Up
Josh Welshman (Voce)
Jacob Schmidt (Basso)
Lile Gruber (Batteria, Chitarra)

Musicisti ospiti:
Colin Marston (Chitarra)
Dan Thornton (Chitarra)
Justin Sakogawa (Chitarra)
 
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