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Traveler - Termination Shock
05/08/2020
( 747 letture )
Provenienti da quella splendida fucina di talenti che è il Canada e, più precisamente, da Calgary, i Traveler sono una band che ha avuto di farsi notare fin da subito tra le nuove leve. Nonostante la giovane età e la recente formazione, che risale appena al 2017, tutti i membri del gruppo provengono o sono attualmente impegnati anche con altre band di discreta fama: Dave Arnold ha suonato negli Striker, Chad Vallier con Riot City e Pear Reckless, Toryin Schadlich negli Hazzerd e via elencando. Giovani ma esperti e con una gran voglia di emergere e vivere il proprio futuro tra palchi e studi di registrazione. Che non abbiano intenzione di perdere tempo lo si capisce anche dalla velocità con la quale stanno procedendo: dal primo demo del 2018, si passa direttamente al primo album Traveler del 2019 e, oggi, al secondo album Termination Shock, uscito ormai ad aprile di quest’anno. Un disco importante, che tra i nuovi arrivati in ambito heavy/speed li pone tra i primi a tornare a farsi vivi, in attesa di Riot City e Midnight Priest, che ben avevano impressionato nel 2019.

Termination Shock ha un obbiettivo ben preciso e lo raggiunge senz’altro. Dopo aver sollevato l’attenzione generale con un album d’esordio che richiamava apertamente sonorità ottantiane incontaminate e quindi andando a giocare quella doppia carta che è l’effetto nostalgia, calmierato però dall’esuberanza e dalla sfrontatezza della gioventù, occorreva rilanciare in maniera forte, dimostrando non solo di non essere un fuoco di paglia, ma di avere la forza e la qualità di fare anche di meglio. L’heavy/speed metal dei canadesi, fin dal nome apertamente debitore di band quali Agent Steel e, poi, Iron Maiden, Judas Priest, Vicious Rumors e Crimson Glory, ai quali si devono non solo le influenze palesi in termini musicali, ma anche per quanto riguarda le tematiche futuristiche e spaziali, si gioca tutto attorno ad assiomi conosciuti e chiari a chiunque ami il genere. In primis, una sezione ritmica saltellante e votata alla velocità: qua sia Riot che Agent Steel e Vicious Rumors insegnano. In secondo, una coppia di chitarre gemelle di precisione millimetrica, pronte al riffing incrociato e armonizzato quanto alla sfida continua dei doppi assoli. In ultimo, ma non per importanza, una voce capace di raggiungere le stelle, per estensione e potenza. Brani agili, scattanti, strapieni di parti strumentali e melodie taglienti ma accattivanti, alle quali donare un’aura aggiuntiva grazie alle tematiche sci-fi. Tutto facilissimo messo per iscritto e, in effetti, tanto il debutto quanto questo Termination Shock sono dischi che si ascoltano tutti d’un fiato, come un bicchiere d’acqua fresca e vanno via esattamente nello stesso modo, con piacere e lasciando soddisfatti. Naturalmente, è una semplicità tutta d’apparenza, perché è proprio la ricetta meno impegnativa quella che fa davvero il discrimine. Su basi del genere non si può barare e non si può bleffare: se non hai nulla da dire o non hai le qualità indispensabili si sente subito e non c’è modo di rimediare. I Traveler queste qualità le hanno, sotto ogni punto di vista e lo hanno già dimostrato col debutto. Termination Shock, dicevamo, deve portare oltre le ambizioni dei cinque e ci riesce. Si segnala subito infatti una crescita di consapevolezza nella band, partendo proprio dall’esuberante Jean-Pierre Abboud, il quale in questo secondo album tira fuori una grande prestazione vocale che non rinuncia affatto a metterne in mostra l’ugola infinita, ma cerca di sfruttare a meglio tutto il range a disposizione. Un salto di qualità che si apprezza sin dalle prime tracce. Per quanto riguarda gli altri, dato che la formula di base non cambia di una virgola, è forse più la qualità generale del maggiore amalgama ad emergere, così come una più ampia gamma di riferimenti, che non disdegnano anche qualche passaggio più melodico e arpeggiato (come nella prima parte di Dairy of a Maiden e After the Future) o qualche breve rallentamento, giusto per far vedere che anche da queste parti si ragiona, oltre a buttare giù scale armonizzate a bpm elevati, senza per questo volersi negare le pure sfuriate senza freni come in Deepspace. Insomma, volendo tracciare un parallelo, potremmo dire che Termination Shock potrebbe somigliare ad Unstoppable Force come approccio. Non arriva e non arriverà mai a quei livelli e neanche contiene delle gemme melodiche del valore di Still Searchin’ e appunto di Traveler, ma segue quella stessa scia, di crescita della formula compositiva, con ampliamento delle scelte ritmiche e melodiche e un maggior senso dato all’intero apparato di strutturazione dei brani che non a caso sono anche mediamente più lunghi e ragionati. Il risultato è apprezzabile e brani come la titletrack, i>Foreverman e, soprattutto, Diary of a Maiden si segnalano senza dubbio tra le cose migliori fatte dalla band, mentre un brano “complesso” come la conclusiva Terra Exodus sembra appunto voler mostrare ulteriore volontà di crescita, anche se qui forse la costruzione risulta poco convincente nel complesso e il finale aperto lascia un po’ di amaro in bocca, come qualcosa di inconcluso.

I Traveler hanno tenuto fede al proprio monicker e hanno deciso di non perdere tempo, riuscendo contestualmente a crescere in termini di qualità delle composizioni e amalgama complessivo, oltre che di qualità della produzione. Forse al disco manca un pezzo di impatto immediato, come fu Starbreaker sul debutto, ma è difficile rimanere delusi. Termination Shock non è un album che fa gridare al miracolo e sicuramente tutti i gruppi di riferimento hanno saputo a loro tempo comporre dischi di levatura superiore. Eppure, sarebbe ipocrita non riconoscere che il disco è piacevole e fatto con tutti i crismi possibili e con tanto amore per il genere. Si potrà sempre obbiettare che album così sono talmente derivativi da risultare inutili e fuori tempo massimo e avere indubbiamente ragione. D’altra parte, lo scopo di Termination Shock non è quello di riscrivere il genere o portarlo verso nuovi orizzonti, ma di intrattenere, portando ad una generazione nuova l’atmosfera e un modo di fare metal che, forse, non è ancora morto e può ancora dare emozioni, non solo attraverso i solchi dei gruppi storici, ma anche tramite una band giovane, che ha tanta voglia di emergere suonando. A chi basta, è un disco che lascia sensazioni piacevoli e può perfino arrivare a qualcosa di più.



VOTO RECENSORE
76
VOTO LETTORI
93.33 su 3 voti [ VOTA]
Cristiano Elros
Giovedì 10 Settembre 2020, 22.09.10
11
Concordo con il commento qui sotto. Sicuramente questo è più tecnico e ricercato, però bo, gli manca quel guizzo che aveva il debutto secondo me
Immolazione
Mercoledì 19 Agosto 2020, 12.35.54
10
Carino, ma mi è piaciuto meno del debutto
Graziano
Venerdì 7 Agosto 2020, 18.07.04
9
Presi il debutto che mi piacque parecchio, anche se denotava ancora una band acerba. Ho in lista acquisti anche questo, felice della buonissima riconferma!!
Mauro Paietta
Venerdì 7 Agosto 2020, 10.00.19
8
Ottimo lavaro, dello stesso genere, e sempre canadesi da Calgary suggerisco i Ravenous E.H., speed metal con influenze epic
Entropy
Giovedì 6 Agosto 2020, 17.03.45
7
Capisco il punto di vista del recensore, ma ultimamente mi pare così difficile innovare in certi generi classici, che sto cominciando ad apprezzare questo gruppi giovani che portano nuova carica e passione all interno della scena. Mi è piaciuto molto, e sarei orientato anche per un voto un po più alto
Mauroe20
Mercoledì 5 Agosto 2020, 21.27.48
6
Tra le migliori uscite di questo 2020.Tecnicamente davvero preparati.Lo ascolterò ancora per molto tempo .Voto 80
d.r.i.
Mercoledì 5 Agosto 2020, 20.21.38
5
Molto curioso lo ascolterò sicuramente
Shock
Mercoledì 5 Agosto 2020, 19.51.14
4
A volte sembra quasi che mi ascoltate, ma è un caso. Tra i dischi di metal classico con una punta di speed questo è sicuramente tra i migliori dischi dell'anno, ben superiore al debutto. Il voto può essere tranquillamente 80, lo merita. Vorrei sottolineare le ultime frasi di Lizard che ben illustrano il concetto di questi gruppi e questi dischi. Well done!!
David D.
Mercoledì 5 Agosto 2020, 19.34.08
3
Ormai il genere Heavy, come il Power e il Thrash, hanno detto tutto ciò che è possibile. L'unica differenza sta nel suonare con passione e cuore, e cercare di dare una minima personalità alla musica, e fra i tanti cloni dei Maiden, Priest e simili, i Traveler hanno tirato fuori veramente un bel disco, come fecero i Riot City lo scorso anno. Sembra di essere rispediti negli anni 80' a calci nelle chiappe. Bello roccioso e non stanca, bravi. 80.
Gabriele
Mercoledì 5 Agosto 2020, 19.22.57
2
A me basta. Mi basta eccome.
Poss
Mercoledì 5 Agosto 2020, 18.47.55
1
A me e' piaciuto! roccioso e trascinante. Bravi Traveler.
INFORMAZIONI
2020
Gates of Hell Records
Speed Metal
Tracklist
1. Shaded Mirror
2. Termination Shock
3. Foreverman
4. Dairy of a Maiden
5. STK
6. After the Future
7. Deepspace
8. Terra Exodus
Line Up
Jean-Pierre Abboud (Voce)
Matt Ries (Chitarra)
Toryin Schadlich (Chitarra, Cori)
Dave Arnold (Basso)
Chad Vallier (Batteria)
 
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