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Kansas - The Absence of Presence
06/08/2020
( 1341 letture )
Qualcosa di vecchio, qualcosa di nuovo, qualcosa di prestato, qualcosa di blu. No, non si sta sposando nessuno, ma questo vecchio adagio dell’epoca vittoriana riassume perfettamente quello che sono i Kansas odierni. Qualcosa di vecchio perché troviamo nuovamente gli inossidabili membri fondatori Rich Williams e Phil Ehart. Qualcosa di (relativamente) nuovo nel contributo compositivo preziosissimo offerto da Ronnie Platt, chiamato a sostituire l’ugola dello storico Steve Walsh. Qualcosa di prestato perché i Kansas, come da tradizione prog rock, hanno sempre preso il meglio dai singoli generi spaziando tranquillamente dall’AOR, all’hard-rock, al folk e così via creando però uno stile personale e riconoscibile immediatamente. Inoltre i nostri possono anche vantare l’entrata di forze fresche puntando molto sulla personalità del tastierista Tommy Brislin, già in forze con Meat Loaf e Yes. E infine qualcosa di blu in tutte le sue sfumature più o meno scure, come visibile nella splendida copertina dell’artwork di The Abscence of Presence.

Con questo album i Kansas giungono al sedicesimo tassello di una carriera lunga più di quarant’anni. I nostri giocano senz’altro sul sicuro senza osare più di tanto, confezionando un gradevole disco di check-up a conferma di meccanismi interni alla band che dovrebbero essere ormai rodati e, come ci si poteva immaginare, rimanendo in tutto e per tutto fedeli al proprio stile fornendone l’ennesima gradevolissima rilettura. Il marchio di fabbrica targato Kansas c’è e si sente: gli elementi che hanno reso celebri gli statunitensi vengono ampiamente sfruttati e riproposti senza grosse variazioni sul tema, anche se confezionati con una classe da consumati veterani. È un disco classico in tutto e per tutto, aggiornato ai tempi moderni con suoni caldi e ben definiti, decisamente naturali. La partenza è di buon livello con le tracce da The Abscence of the Presence fino alla strumentale Propulsion 1 dal taglio abbastanza dinamico e vario, con canzoni che spaziano agilmente tra riff hard rock, divertenti fughe strumentali, svisate d’organo e indovinati quanto fugaci inserti di violino. Qui Ragsdale rimane in secondo piano, un filo sacrificato in tutto l’album e più a sostegno delle composizioni che in un’esibizione di virtuosismo fine a se stesso. Immancabili, come da format Kansas, le ballad Memories Down the Line, finalmente graziata da un violino in grande spolvero e, ovviamente, piazzata praticamente a metà disco a spezzare l’andamento fino ad ora energico. La seconda frazione invece riprende il filo del discorso, con un prog raffinato e curato, persino un po’ paraculo, ma che comunque funziona alla grande. Di nuovo, il giochino delle influenze più disparate regge bene pur senza far gridare al miracolo e si spazia così tra momenti schiettamente AOR (Never), fino all’hard rock settantiano ma aggiornato al 2020 che ricorda vagamente sonorità alla Deep Purple presente in Animals on the Roof, per giungere al prog di gran classe per gusto e tecnica strumentale corale di Circus of Illusion.

Mi riservo ancora uno spazio sui due relativamente nuovi arrivati. Tommy Brislin si è caricato un peso enorme per questo disco, risultando spesso decisivo nella riuscita dei pezzi con il suo stile barocco e talvolta pomposo ereditato probabilmente dai suoi trascorsi con gli Yes, ma in definitiva si destreggia egregiamente nel tripudio di organi, tastiere e piani che rimpolpano e arricchiscono un muro di suono già carico di dettagli e minuzie. Ronnie Platt, pur non essendo Steve Walsh, è riuscito a calarsi più che degnamente nei panni del frontman, mantenendo immutato lo stile arioso delle linee vocali alle quali i Kansas ci hanno abituato negli anni. C’è però da lavorare ancora sul carisma, perché per quanto tecnicamente ineccepibili, le parti cantate peccano un po’ di leziosità e fanno fatica in alcuni momenti a imprimersi nella mente. Per il resto, in soldoni, siamo di fronte all’ennesimo disco classico, che nulla toglie e nulla aggiunge in termini di stravolgimento del sound in casa Kansas, ma ne riconferma invece nuovamente le grandi qualità e doti artistiche.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
87 su 6 voti [ VOTA]
Tito
Venerdì 21 Agosto 2020, 17.29.21
12
Album stupendo
Luka2112
Domenica 16 Agosto 2020, 22.37.54
11
E perché mai stata sarebbe dovuto stravolgere il sound classico dei Kansas? Non credo proprio che rientrasse nei piani di una band storica che ha già dato e detto tutto e di più.Da questi signori mi aspetto qualità nel song writing e buona musica, cose che qui abbondano. Magari avessimo ancora dischi così fra qualche anno.
Salvo
Sabato 15 Agosto 2020, 20.16.11
10
L'album merita davvero. Per me almeno è un 80. Grande lavoro strumentale. Servono un pò di ascolti per iniziare ad aprrezzarlo secondo me.
The Cowboy
Mercoledì 12 Agosto 2020, 18.38.03
9
Album tra i migliori quest anno. Per me 90. Poco metallico? Ma i Kansas non hanno mai fatto heavy metal, ma hanno ed esempio influenzato i Dream Theater. Cantante ottimo a meta' proprio tra i due precedenti Walsh ed Elefante, cantanti a dir poco clamorosi
tito78
Venerdì 7 Agosto 2020, 10.14.07
8
dico solo una parola classe ,ottimo album
Aceshigh
Venerdì 7 Agosto 2020, 9.41.30
7
Complessivamente un buon album! Alcuni pezzi come la conclusiva The Song the River Sang o come la ballad Memories Down the Line mi sono piaciuti parecchio, altri mi hanno preso un po’ meno, anche se la classe di questi musicisti spunta fuori spesso e un po’ ovunque dall’inizio alla fine dell’album. Voto 80
InvictuSteele
Giovedì 6 Agosto 2020, 21.59.09
6
Un buon album per una band dalla classe assoluta. Purtroppo è poco metallico, si abbandona troppo spesso alla ballata. Sicuramente il precedente The Prelude Implicit è più riuscito, ma anche qui siamo a buoni livelli.
Samoan
Giovedì 6 Agosto 2020, 19.45.12
5
Considerando che il loro ultimo album ascoltato è Monolith, potrei anche provare a dargli un ascolto... chissà come sono diventati nel frattempo...
Zess
Giovedì 6 Agosto 2020, 17.10.59
4
I singoli erano piatti e noiosi, non mi invogliano a recuperare tutto l'album.
progster78
Giovedì 6 Agosto 2020, 16.11.58
3
Disco ottimo dove tutte le tracce si lasciano ben ascoltare. C'e' il classico Kansas style con il violino di Ragsdale sempre ben presente,certo se alla voce ci fosse Walsh sarebbe ancora meglio,ma sia chiaro Platt fa un bel lavoro.Concordo con il voto.
JC
Giovedì 6 Agosto 2020, 8.02.00
2
Molto molto bello da ascoltare, su sonorità che non stancano mai. Riuscitissimo, 85 pieno e meritato. Consiglio di cercare i Pinnacle Point, che hanno fatto uscire il secondo disco proprio ora, sui medesimi binari espressivi.
McCallon
Giovedì 6 Agosto 2020, 1.34.51
1
Ah è uscito finalmente! Devo recuperarlo appena possibile.
INFORMAZIONI
2020
Inside Out Music
Prog Rock
Tracklist
1. The Absence of Presence
2. Throwing Mountains
3. Jets Overhead
4. Propulsion 1
5. Memories Down the Line
6. Circus of Illusion
7. Animals on the Roof
8. Never
9. The Song the River Sang
Line Up
Ronnie Platt (Voce)
Rich Williams (Chitarra)
Zak Rizvi (Chitarra, Voce)
Tom Brislin (Tastiere, Voce)
David Ragsdale (Violino, Voce)
Billy Greer (Basso, Voce)
Phil Ehart (Batteria, Percussioni)
 
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