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Austere - To Lay Like Old Ashes
08/08/2020
( 424 letture )
A volte ci si ritrova a parlare di album che sembrano esistere in un universo a sé: quegli album che ci si ritrova ad apprezzare col tempo, dalla durata abbastanza contenuta che ci invitano a riascoltarli con piacere, come degli amici che si conoscono da una vita. E poco importa se il monicker del progetto risulta essere stato attivo per pochi anni prima di sciogliersi definitivamente. Un album pubblicato la decade scorsa da un altro gruppo dimostra che la scena black metal australiana è tutt'altro che isolata a sé, e spesso membri di vari progetti collaborano come session man a vicenda e a più riprese. Il duo Austere, ufficialmente formato da due musicisti, Desolate (vero nome Mitchell Keeping, fondatore dei progetti Ill Omen, Temple Nightside e membro temporaneo dei Pestilential Shadows e Sorrow (vero nome Timothy Yatras, batterista di alcuni gruppi power metal locali e fondatore dei progetti Autumn's Dawn e Germ), è stato affiancato da altri collaboratori, ad indicare quanto la scena australiana si basi su collaborazioni e amicizie fra musicisti di diverso genere: in questo album, per esempio, troviamo come produttore e tastierista anche Tim Grose (noto anche come Lord Tim perché fondatore del suo progetto solista Lord e dei Blackened Angel, in cui guarda caso suona anche Tim Yatras) e D., l'ignoto fondatore di Woods of Desolation e Forest Mysticism, nonché collaboratore di Tim Yatras nel progetto Grey Waters, anch'esso sciolto.

Attivo per cinque anni, il progetto ha all'attivo due album in studio e diverse tracce pubblicate in due split con Isolation e Lyrinx. Questo duo, sebbene non longevo, causò uno scossone nell'ambiente black (particolarmente nella frangia atmospheric/depressive) per il loro secondo lavoro, To Lay Like Old Ashes, che grazie alla propria durata sbilanciata e leggera e al suo sound totalmente estraneo al metal tradizionale, che avrebbe lanciato il fenomeno "post-black" esploso nella decade successiva, creò una fanbase devota, per quanto autoreferenziale, e spinse anche vari ascoltatori ad approfondire la scena australiana. In seguito, i due musicisti si sarebbero ritrovati insieme come membri degli storici Nazxul, registrando anche un album in studio con membri di altri act australiani, ma è un'altra storia. Partiamo con le tracce meno eccezionali: Down è un piccolo interludio a base di arpeggi di chitarra in clean, mentre la conclusiva Coma II è un'immensa strumentale di 20 minuti che consiste di una progressione di accordi molto semplici con chitarra singola, un contributo di tastiera e nient'altro (prendiamolo come un riferimento a Filosofem di Burzum): a parte un calo di dinamiche a metà traccia, non c'è variazione. Entrambe sono collegate fra loro da una registrazione di fulmini in lontananza. Le altre quattro tracce, invece, mostrano gli aspetti più convincenti del disco: To Fade with the Dusk segue un andamento squadrato in 4/4 e doppia cassa prominente e linee di chitarra tanto semplici quanto efficaci supportate da linee multiple di tastiera, ricordando l'approccio degli statunitensi Daylight Dies. Ancora più coinvolgente è This Dreadful Emptiness, che iniziando con una progressione di accordi molto cara al gruppo, attraversa blast-beat tipicamente black per poi lasciarsi andare ad un finale malinconico e cullato .
Se si pensa che la precedente coppia di canzoni era fantastica, l'apice del disco non è ancora arrivato: la title track si innalza oltre tutto il resto con le proprie due sezioni, che con la loro ostinata ripetitività, l'assenza di un climax vero e proprio e l'uso di giri modali, riflettono pienamente il tono melodrammatico del testo:

Death, with no redemption
We're all heading towards the end
It is with us, from the dawn
The dawn of our miserable lives


L'ultima traccia cantata, Just for a Moment…, è scuramente la meno impegnata del disco, essendo costruita da una serie di arpeggi elementari ma in cui spicca la performance canora di Tim Yatras, davvero notevole ,e ad eccezione di uno scream vomitato dopo la prima strofa giusto per smorzare la tensione, a prevalere è il suo particolare cantato pulito. La produzione merita un'ultima parola di merito: il già citato Tim Grose è riuscito a creare un bilanciamento di strumenti anomalo senza ricorrere ad eccessive compressioni o tagli di frequenze. Al contrario, i riff di chitarra, privi di bassi, conservano gran parte delle loro tonalità acustiche, come se la distorsione fosse stata usata solo moderatamente, in un approccio molto più vicino al rock psichedelico e allo shoegaze che al metal estremo. Fra le linee di batteria prevale l'uso di ride e hi-hat, e la cassa non colpisce mai eccessivamente, mentre i rullanti, oltre ad aver conservato il loro caratteristico rimbombo parzialmente acustico, sembrano incostanti, il che significa che non c'è stato alcun uso di editing o di drum machine durante la registrazione.

Di To Lay Like Old Ash si può dire tutto tranne che sia un album monotematico: è uno di quegli album che tendono a crescere col tempo, dove l'eccesso è concentrato sull'espressione piuttosto che sulla "potenza" o sulle dinamiche e dove la sottrazione di frasi musicali o di arrangiamenti arricchisce paradossalmente le canzoni. A voler essere pignoli, ci sarebbero due difetti che potrebbero non incontrare da subito i gusti degli ascoltatori: prima di tutto, gran parte della prova vocale è costituita da urla in falsetto estremamente acute, un approccio "datato" per chi si è avvicinato a proposte simili partendo dal debutto degli Alcest, in cui le voci erano di tutt'altro tipo. Secondo, il disco è decisamente sbilanciato a favore delle parti strumentali, tanto che nella sua durata complessiva, il cantato sembra quasi un'aggiunta più che parte veramente integrante. Nonostante tutto, sono osservazioni che indicano perfettamente cos'è l'album e qual era lo scopo degli Austere: un ascolto imperfetto che mostra allo stesso tempo immaturità e senilità sia nelle composizioni che nei temi, un disco che non si riesce ad etichettare con una sola parola e che, in fin dei conti, sembra superare il confine del semplice "black metal".



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
87.5 su 2 voti [ VOTA]
enry
Lunedì 10 Agosto 2020, 17.53.19
3
Ammetto che mi ci sono voluti diversi ascolti, dopo i primi due ascolti non ero particolarmente entusiasta dell'acquisto, poi il disco è sbocciato in tutta la sua bellezza...In numeri 85-90, che rendono bene l'idea.
Cerberus
Lunedì 10 Agosto 2020, 12.01.09
2
Io questa affinità col post black dei tempi recenti non ce la sento sinceramente e non sono d'accordo sul fatto che la prevalenza di parti strumentali sia un difetto. Comunque ottimo disco, forse non avrei messo una traccia come Coma II in chiusura, non ce n'era bisogno. 95
Jan Hus
Domenica 9 Agosto 2020, 10.03.41
1
Recensione ottima sotto ogni punto di vista, capacità di analisi e documentazione eccellenti. Sono scappate giusto un paio di virgole precedute da uno spazio (dopo “cullato” e dopo “notevole”).
INFORMAZIONI
2009
Eisenwald
Black
Tracklist
1. Down
2. To Fade with the Dusk
3. This Dreadful Emptiness
4. To Lay Like Old Ashes
5. Just for a Moment…
6. Coma II
Line Up
Desolate (Voce, Chitarra, Tastiere)
Sorrow (Voce, Chitarra, Tastiere)
Musicisti ospiti
Tim Grose (Tastiere, Produzione)
D. (Basso)
 
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