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Orgoene - Mos/fet
09/08/2020
( 562 letture )
Alla fine degli anni 30, lo psichiatra e psicanalista Wilhelm Reich formulò la teoria dell’energia detta "orgone". Seguendo i suoi studi in tema di malattie psichiche e sessuali, egli arrivò alla piuttosto fantasiosa ipotesi che queste derivassero da uno squilibro fisico e in particolare da una alterazione nel dualismo materia/energia che permea il corpo umano, a causa del quale l’energia cosmica (orgone) non riesce più a fluire liberamente nel corpo, provocando quindi gli stati di malattia. La correlazione tra l’energia di cui è permeato l’intero cosmo e il suo fluire attraverso l’orgasmo nel corpo umano sarebbero alla base della vita stessa e dell’equilibrio individuale. Inutile dire che le teorie di Reich sono prive di qualunque base scientifica e sperimentale e che possono essere classificate nel filone pseudo-scienza, alla quale numerose teorie New Age fanno riferimento: parliamo delle teorie sull’aura, sullo slancio vitale, la kundalini, il prana, l’energia ki, il corpo eterico, la forza odica, la radionica, il magnetismo animale e via discorrendo. Un bel coacervo di fantasie, che hanno però avuto e hanno tutt’oggi una grande risonanza e attenzione, come disgraziatamente avviene fin troppo spesso. Magari un bel giorno scopriremo che Reich era un visionario che aveva capito tutto, chissà. Per adesso, le sue teorie sono state usate spesso da numerose sette con scopi tutt’altro che scientifici.

Fortunatamente, dalla teoria dell’energia orgonica non nascono solo pseudo-santoni capaci di equilibrare il corpo e lo spirito attraverso particolari "rituali" di loro unica conoscenza, ma anche una nuova band, gli Orgöne, appunto. Formati in Francia nel 2015 da veterani della scena locale, il bassista Nick Le Cave e il chitarrista Marlen Stahl, assieme al batterista Mat La Rossa, i nostri trovano presto nella cantante/performer franco/polacca Olga Rostropovich l’elemento ideale per costituire una band che unisse la comune passione per la psichedelia, il kraut rock, il free rock, l’avantgarde, il noise, l’improvvisazione e chi più ne ha, più ne metta. La formazione attuale deriva dall’uscita di La Rossa nel 2018, contrario alle contaminazioni prog e alla costruzione di lunghe maratone musicali divise in più atti, che invece interessavano gli altri. Ecco che quindi il trio rimasto compie la svolta definitiva e con l’arrivo di Tom Angelo alla tastiera/organo e di Allan Barbarian alla batteria (provenienti dagli Djiin), gli Orgöne sono finalmente al completo. Messi sotto contratto dalla sempre più attenta e importante Heavy Psych Sounds Records, i francesi arrivano oggi al debutto col presente Mos/Fet, un gigantesco e multicolorato affresco che presenta una lunghezza piuttosto sostenuta, di quasi ottanta minuti e una splendida quanto gioiosa e inquietante proposta musicale.

La copertina effetto retrò e il titolo dell’album cominciano a darci già una bella panoramica sulle tematiche che attraversano il disco e che danno identità alla band: l’Egitto, anzitutto, poi lo spazio, infine la psichiatria e la tecnologia. Mosfet sono infatti dei transistor (transitor metallo-ossido-semiconduttore ad effetto di campo) utilizzati in elettronica e in moltissime applicazioni. E quindi il dottore/Anubi che esamina con uno strumento tecnologico un astronauta/mummia legato ad apparecchio Tac (o per la simulazione di assenza di gravità?) è un bell’esempio di sincretismo assurdo e appunto inquietante che descrive in maniera abbastanza puntuale quanto ci aspetta all’interno del disco. Mos/Fet è un bellissimo esempio di space rock psichedelico con ampie influenze garage e noise, derive kraut e prog, proto-heavy metal, doom e avantgarde. Le canzoni possono variare in durata dai quattro/cinque minuti, ai diciannove/venti della opener Erstes Ritual e della conclusiva Astral Fancy, vere e proprie esplosioni sonore e incredibili maratone musicali ed esperienziali, che fondono Hawkwind, Magma e kraut rock. A questo liberatorio maelström sonoro, si aggiungono le performance vocali della Rostropovich, la quale effettivamente non canta, ma interpreta i brani recitando versi e alternando urla e stentoree declamazioni in inglese, francese e polacco, ricordando vagamente la grande Nico e rinunciando spesso -ma non sempre- ad un senso melodico, preferendo appunto ricercare una interpretazione. Il tutto, per chi sta già temendo una enorme palla intellettualista dal valore musicale pari allo zero, ma che deve piacere per forza perché appunto sufficientemente snob e insopportabile da essere elevata a capolavoro, è invece estremamente piacevole e riuscito e l’ascolto del singolo Mothership Egypt, appena nove minuti di doom/psych/space rock con un quasi ritornello, dovrebbe convincere tutti. Mos/fet è infatti un gran bel disco, sicuramente non facile, ma stragonfio di idee e suonato alla grande da una band di valore, che scrive della ottima musica. Le intemperanze e stranezze interpretative della Rostropovich si inseriscono perfettamente nel contesto, offrendo altresì più volte una ulteriore chiave di lettura. Quando ad esempio nell’opener Erstes Ritual, la vocalist inizia parlando e libera l’urlo Orgöne iniziando a strillare in contemporanea all’esplosione del riff cosmico/mediorientale dei compagni, è davvero difficile rimanere indifferenti e non venire travolti e lo stesso può dirsi delle lunghe cavalcate musico/sonore che costellano le lunghe suite iniziale e conclusiva, nelle quali davvero la band tira fuori il meglio dalle proprie capacità improvvisative, andando a confezionare un caleidoscopio sonoro che risulta al tempo stesso affascinante e misterioso. Mai come in questo caso tentare di descrivere i singoli brani è del tutto inutile e fuorviante, l’unico approccio possibile è lasciarsi travolgere dal flusso sonoro e librarsi oltre questo mondo, tra riff simil-Monster Magnet e fughe rumoristiche, liquidità astrali e vocalità ruvide e conturbanti.

Mos/Fet è un disco sfidante, sia per la lunghezza, sia per l’approccio avantgarde e free che lo accompagna, ma per gli amanti dello space rock e del kraut rock si rivela uno scrigno prezioso. E’ bello e perfino necessario che album del genere escano tutt’oggi e che esistano band come gli Orgöne, a ricordarci che esiste anche una musica non necessariamente legata alla forma canzone classica e al vincolo radiofonico. Viviamo in un momento particolare, che difficilmente riusciamo a descrivere a parole e che ci sta portando via via verso una dissoluzione di quasi tutti gli assunti e le certezze cementate nel tempo. In questo senso, le teorie di Reich sono un perfetto esempio di combinazione di stravaganze pre-scientifiche assurde, figlie più di un mondo fantasioso e fantastico che di un reale studio e riscontro sperimentale, paragonabili all’idea che l’universo fosse un liquido nel quale i pianeti galleggiano, come alcuni andavano sostenendo in epoca medievale. Eppure, ammantandosi di pseudoscienza e legandosi ad altre teorie similari, si fanno forza del generale stato di malessere indotto dallo stress del Sistema e dall’assenza di risposte definitive in alcuni campi o dalla eccessiva "difficoltà" della loro comprensione, per incunearsi e fare presa in chi cerca qualcosa che "salvi" e dia un senso a tutto, una pace e un percorso interiore. Storie che abbiamo davanti tutti i giorni. Fortunatamente, la musica da sempre costituisce un ottimo approdo per chi è in cerca, un vero e proprio Stargate, per rimanere in tema e, giocando con simili argomenti e con un approccio libero e carico di talento, riesce a donarci una finestra sul cosmo che sarebbe un peccato non sfruttare per lanciare un’occhiata furtiva verso mondi sconosciuti, popolati da Dei ancestrali e astronauti alla deriva.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
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Duke
Martedì 11 Agosto 2020, 10.40.45
2
Interessanti....li ascolterò...
Graziano
Lunedì 10 Agosto 2020, 17.45.32
1
Bella l'intro storico culturale alla recensione che aihmè invoglia all'acquisto. L'ho messo in background al lavoro ed è un disco che va sicuramente approfondito con un ascolto con cuffie degne quando mi arriva il cd. Band sicuramente interessante e con idee pazzesche. Questi francesi quando suonano metallo sono sempre folli e gustosi!!!
INFORMAZIONI
2020
Heavy Psych Sounds Records
Psychedelic Rock
Tracklist
1. Erstes Ritual
2. Requiem for a Dead Cosmonaut
3. Soviet Hot Dog (Le Tombeau de Laika)
4. East Song
5. Ägyptology
6. Mothership Egypt
7. Rhyme of the Ancient Astronaut
8. Astral Fancy
Line Up
Olga Rostropovich (Voce)
Marlen Stahl (Chitarra, Strumenti a corda)
Tom Angelo (Tastiera)
Nick Le Cave (Basso)
Allan Barbarian (Batteria, Percussioni)
 
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