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Neil Young - Time Fades Away
11/08/2020
( 465 letture )
Nella moderna discografia un’operazione tale non sarebbe mai stata concepita e avallata. Cose da anni settanta insomma. La storia di questo disco dal vivo di Neil Young,è tutta da raccontare: un album live, composto esclusivamente di inediti e registrato sul palco durante il 1973, nel North American Tour. Con una qualità del suono catturata sul palco, non proprio eccelsa, diciamo così. 8 brani messi su nastro in città diverse, una formazione composta dai mitici Young, Crosby e Nash, accompagnati dagli The Stray Gators. La copertina del disco racchiude il completo senso dell’operazione, tutto in faccia al pubblico, e via di strumenti e canzoni dal vivo, in arene zeppe di fans. All’epoca le vendite furono assai scarse, ma questo vinile è entrato nella leggenda del cantautore canadese, la prova? Dopo tanti ripensamenti e dubbi amletici, è stato ristampato su CD solo poco tempo fa, grazie alla pressione dei fans scontenti, ma torneremo sull’argomento. L’insistenza di Young per far uscire questo documento discografico (un 33 giri di brani inediti e per di più dal vivo) andava in senso contrario alle volontà dell’etichetta, che avrebbe preferito un progetto più adatto a confermare il grande successo di Harvest, la sua opera più famosa. I discografici ritenevano la pubblicazione un vero suicidio commerciale e non avevano certo tutti i torti. Insomma, una vicenda durevole e tormentata quella di Time Fades Away, album voluto, ma da sempre ripudiato, dal veterano rocker nordamericano che lo descrisse testualmente come:

"Il peggior disco che abbia mai realizzato. Problemi finanziari hanno rovinato questo tour e - per quello che mi riguarda - anche questo disco. Tuttavia ho deciso di stamparlo lo stesso, in modo che abbiate l'opportunità di sapere cosa succede quando si perde il controllo della situazione. Di fatto, è più interessante se ascoltato come documentario sonoro che non come seguito di Harvest".

Le parole dell’autore non fanno una piega e analizzano, con amarezza, lo status quo di quel periodo, ma i fans si sono affezionati, nelle decadi, a questo documento, rendendolo un ellepì da vero culto e oggetto per collezionisti. Dopo poco il platter sparirà dalla circolazione e andrà fuori catalogo, tornando in commercio molti anni dopo, non in formato compact disc, ma sempre sotto forma di vinile. Young decise di rendere la vita durissima anche ai collezionisti: la ristampa, infatti, un 33 giri da 180 grammi, verrà tirata in sole 3500 copie, e venduta come parte di un box set che includerà anche i successori. Il CD, poi, merita un discorso a parte, quasi farsesco. Negli anni, il nostro, non cambia idea e nemmeno nel 1995, quando, con le prove di stampa della versione in CD già in mano al suo entourage, il cantautore decide di far naufragare il progetto all'ultimo minuto. Seguirono innumerevoli proteste e pressioni, da parte dei fans, compresa una petizione online, alla quale hanno aderito oltre 16.000 persone, che chiedeva al governo americano di obbligare l'etichetta dell'artista a immettere sul mercato una versione in CD del disco. Insomma, un piccolo sommovimento popolare che vedrà premiato l’impegno e l’ostinazione anni dopo. Improvvisamente ecco giungere il lieto fine, il CD viene divulgato il 18 agosto 2017, così il “Santo Graal” della carriera di Neil Young diventa disponibile su dischetto ottico per la gioia dei suoi seguaci, grazie alla pubblicazione della Official Release Series. Dal punto di vista prettamente musicale i brani meritano una segnalazione, in primis la bellissima Don’t be Denied, la title track molto ritmata e dai sapori country, la ballad melanconica e pianistica Journey Through The Past, il rock and roll di Yonder Stands The Sinner, non sempre contraddistinto da un’intonazione brillante, e ancora la suadente L.A., lo slow di Love in Mind. E sul finire ecco l’armonica di The Bridge incastonata in una struttura lenta, velata di tristezza, con Last Dance a scuotere con le sue chitarre energiche e a chiudere il lavoro.

Un documento che ci ricorda che il Rock era una bestia difficile da domare negli anni settanta, quando di cose scontate non ce n’erano molte in giro. Bei tempi quelli, quando si poteva venir sorpresi da scelte e decisioni, magari astruse, ma frutto della testa di un artista e non da imposizioni del business.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
87.5 su 2 voti [ VOTA]
DEEP BLUE
Mercoledì 19 Agosto 2020, 8.41.51
4
di Neil Young anni 70 va conservato tutto senza buttare nulla. Anche questo disco è una gemma al pari degli altri
cujo
Venerdì 14 Agosto 2020, 13.35.12
3
uno dei pochi che non si e' mai piegato a compromessi con le case discografiiche e cose simili
Riccardo
Venerdì 14 Agosto 2020, 13.13.23
2
Avevo comprato il vinile ad inizio anni ‘80. Per me è un gran disco. Se avessi qui Neil Young gli direi di riascoltarselo bene, dimenticandosi se nel tour ci ha perso dei soldi, se ha litigato con i roadies o se la roba di cui si faceva non era della qualità desiderata. Solo la musica. Ho votato 85 perchè per me, quasi 40 anni dopo, è sempre un bell’ascolto.
cujo
Mercoledì 12 Agosto 2020, 19.11.16
1
un mito,nientaltro
INFORMAZIONI
1973
Reprise Records
Rock
Tracklist
Neil Young (Voce, chitarra, piano, armonica, basso))
David Crosby (Chitarre, voce su Yonder Stands the Sinner e Last Dance)
Graham Nash (Chitarra e voce su Last Dance)
Ben Keith (Pedal steel, voce e slide guitar)
Jack Nitzsche (Piano e voce)
Tim Drummond (Basso)
Johnny Barbata (Batteria)
Line Up
1. Time Fades Away
2. Journey Through The Past
3. Yonder Stands The Sinner
4. L.A.
5. Love In Mind
6. Don't Be Denied
7. The Bridge
8. Last Dance
 
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