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Giant - Time to Burn
15/08/2020
( 602 letture )
Reduci dal capolavoro d’esordio Last of the Runaways (1989), i Giant, tornano in pista. Fondati nel 1987 a Nashville dagli ispiratissimi fratelli Huff, il loro debutto diventa una cometa fluorescente nei cieli americani, trovando un immediato riscontro di gradimento e vendite all'interno degli ambienti AOR planetari. Il grande singolo I'll See You in My Dreams raggiunge la top 20 della Billboard Hot 100 e fa esplodere il monicker e la mistura musicale della band che con il secondo estratto, I’m A Believer, si ritaglia altre soddisfazioni. Un primo passo con i fiocchi e qualcosa di più. Per il secondo approccio discografico, il quartetto cambia etichetta, passa alla Epic e registra ancora sotto la direzione-produzione di Terry Thomas, già in sala sul primo full length. Ma i veri problemi all’orizzonte divengono realtà, la scena è mutata radicalmente, il grunge sta scaldando i motori e bruciando interamente l’hard rock degli eighties. In seno alla formazione, poi, si avverte qualche scricchiolio: l’importantissimo keyboard-man Alan Pasqua, fondamentale per la composizione e la definizione di un sound setoso e cromato, abbandona la formazione perché contrario ad intraprendere un tour per via di non precisati impegni familiari. Nonostante la perdita assai pesante del tastierista, i Giant coniano la loro seconda opera, sfruttando maggiormente riff di chitarra e indurendo la loro musica.

Il qui presente Time To Burn, infatti, presenta sonorità più granitiche e marcate rispetto alla loro recente storia. Nel processo di scrittura di due canzoni l’ensemble viene affiancato da Jim Vallance (al lavoro con miriadi di entità tra cui Bryan Adams, Kiss, Aerosmith) e per quattro brani da Van Stephenson, ospite anche nei cori in studio e in stretta collaborazione con il bandmaster Dann Huff. L’album viene salutato positivamente dalla critica che ne incensa le caratteristiche, ma il successo commerciale non arriverà. Dodici brani di ottimo livello, per oltre 58 minuti di durata, che conquisteranno chi ammirava già il gruppo, ma le chart non recepiranno granché, tanto che il singolo di maggior successo risulta Chained, che raggiungerà il numero 16 nella classifica Billboard Mainstream Rock Tracks. Ugualmente il secondo singolo, Stay, non inciderà particolarmente, nonostante un buon airplay. Copertina sgargiante e altamente arroventata dalle fiamme, poi via alle danze con la fantastica Thunder and Lightning, song dove traspirano tutte le peculiarità del combo: ariosità melodiche, cori, costruzione tosta e strumenti calibratissimi attorno ad una voce di esemplare livello e un ritornello paradisiaco nella sua durezza hard. Assolo di chitarra breve ma anfetaminico. Voto 10 alla prima stilettata. Chained, elaborata dal gruppo al completo, parte lenta come alcune tracce del primo disco: ottimi arrangiamenti, rullante scuotente e melodie portanti da applausi, atmosfere gravide di cose positive per le nostre orecchie come il solo centrale delle tastiere in battaglia con la sei corde fumigante. Lay It On The Line è una vangata hard rock in up tempo e un flavour a stelle a strisce netto e imperturbabile. Il singolo Stay avrebbe fatto sfracelli se pubblicato 6 anni prima, scampolo con ogni dettaglio lucidato a specchio: chitarre potenti, voce suadente e bellissima, scintille di rock duro ovunque e una forza trainante da classifiche americane, davvero un gran bel pezzo dosato tra cori e un chorus cantabile sin dalla prima volta, un vero peccato la sua mancata esplosione. Lost In Paradise è un lento di classe, molto simile al gusto dei Winger, con la voce del frontman su picchi altissimi e goduriosi. Smoulder è uno strumentale western con tanto di slide guitar e paesaggi accaldati e desertici di soli 29 secondi, poi la title track deflagra tra chitarre bollenti in pennata e ritmi tirati, ennesimo ritaglio molto ben confezionato e attraentemente hard. I'll Be There (When It's Over) si apre con un bel riff grattato, ritmo cantilenante e freschezza compositiva. Rullante a sparo, hammond e guitar in evidenza su Save Me Tonight, con tanto di basso muscoloso che sostiene una struttura soffusa ma tremendamente convincente, pronta a sfociare in un ritornello sfumato e di lignaggio regale, con i cori a sostenere la strofa. In Without You si sente la mano di Vallance, che ha composto molti pezzi di Bryan Adams e le atmosfere ricalcano quello stile, mentre Now Until Forever appare come un lentone acustico, dove le corde vocali del singer vengono esaltate. Get Used To It chiude il sipario grazie ad una stilettata con le stigmate proprie del gruppo.

Va detto che la prima parte del disco appare più scoppiettante e bombastica, ma questo Time To Burn, anche a tanti anni di distanza, appare come un robustissimo e pregevole lavoro da riascoltare molte volte, anche se sicuramente un gradino sotto il favoloso esordio. La band poco dopo si scioglierà visti i tempi grami dell’epoca per i combo di hard rock tradizionale, tornando in auge nel duemila con un nuovo album e poi con una formazione completamente rinnovata senza il magico Dann Huff e con il solo batterista originale. I Giant, con le loro prime due pubblicazioni ufficiali in studio, hanno fatto gongolare tutti gli aficionados del genere. Una sapiente, luccicante, sfolgorante, miscela di hard/AOR che ancora oggi crea miasmi di sommo godimento all’ascolto. Grande band nata in un periodo ostico, pervaso di rivoluzioni repentine a sette note, una durata troppo breve per mostrare altre melodie preziose e perlacee, mentre la voce di Huff riecheggia per l’ennesima volta tra le casse dello stereo. Due opere da possedere a tutti i costi.



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
87.8 su 5 voti [ VOTA]
Aceshigh
Sabato 29 Agosto 2020, 9.42.36
11
Preso all’epoca dopo aver beccato il video di Stay su Videomusic. Un minimo di visibilità l’avevano avuta, ma in quegli anni era musica troppo “ottantiana” per poter sopravvivere. Dopo due album di così alto livello però, il non aver potuto fare il tris (a breve distanza) è stato veramente un peccato. Comunque, per me è eccezionale per quasi tutta la durata, ma ho sempre sentito una leggera flessione con le ultime tracce. Fosse durato dieci minuti meno... Nel complesso ad ogni modo sicuramente un grandissimo album. Sono d’accordo con il voto della recensione.
Duke
Martedì 18 Agosto 2020, 21.31.49
10
Disco fantastico......band stellare...
Diego75
Martedì 18 Agosto 2020, 10.49.59
9
Super band...ottimo lavoro.
The Cowboy
Lunedì 17 Agosto 2020, 22.31.07
8
Hearts in trouble
The Cowboy
Lunedì 17 Agosto 2020, 22.29.27
7
Si sono d'accordo anche il 3 e' bello ed, ad avallare che forse il primo ha qualcosa in più di questo, riprende l'eruption di i m a Believer. Andrew sei sicuro che sia su Days? A me non risulta, ho quel disco, la mia preferita è Heats in trouble dei Chicago
JC
Lunedì 17 Agosto 2020, 20.31.33
6
È un classico. Bello anche III
Andrew Lloyd
Lunedì 17 Agosto 2020, 12.17.19
5
Bella recensione, sempre stati tra i miei beniamini fin dal debutto. Recensii pure io il disco nel 2006, in un'altra webzine Uno dei migliori dischi di Hard Rock/Melodic/Aor del periodo, uscito in un momento pessimo per il genere a livello mediatico ma le uscite di qualità non mancavano, ricordiamolo. Solo Thunder and Lightning vale l'acquisto del disco. E poi la hit "Stay" e la super ballad "Save Me Tonight " una delle colonne sonore di Days of Thunder con Tom Cruise.
The Cowboy
Sabato 15 Agosto 2020, 18.08.32
4
Il debutto secondo me resta migliore come canzoni, qui la produzione e' a livelli stratosferici. Si puo' dire per i cultori che c'e' la differenza che passa tra i Signal di 'Loud &Clear' e il primo Unruly Child, anche come cronologia. Voto? boh 90, 91, forse 92
DP
Sabato 15 Agosto 2020, 17.57.44
3
Mooooolto bello....io personalmente lo preferisco al debutto. Io personalmente manterri l'87 a questo e darei un 82 al debutto.
DP
Sabato 15 Agosto 2020, 17.57.42
2
Mooooolto bello....io personalmente lo preferisco al debutto. Io personalmente manterri l'87 a questo e darei un 82 al debutto.
Shock
Sabato 15 Agosto 2020, 14.33.36
1
A proposito di A.O.R. (almeno per chi lo conosce....) questo è uno dei tanti ottimi gruppi che purtroppo hanno avuto poca pur avendo sfornato due ottimi dischi. Questo lavoro è un po' più orientato all'hard rock, grazie ai notevoli riff di chitarra di Dann, ottimo anche alla voce, ma seppur di lungo minutaggio scorre che è un piacere. Purtroppo visto il periodo d'uscita non raggiungerà il successo dovuto ed il gruppo si scioglierà. Resta comunque una delle tante perle del periodo.
INFORMAZIONI
1992
Epic
Hard Rock
Tracklist
1. Thunder and Lightning
2. Chained
3. Lay It on the Line
4. Stay
5. Lost in Paradise
6. Smoulder
7. Time to Burn
8. I'll Be There
9. Save Me Tonight
10. Without You
11. Now Until Forever
12. Get Used to It
Line Up
Dann Huff (Voce, Chitarre)
Mike Brignardello (Basso, Cori)
Alan Pasqua (Tastiere, Cori)
David Huff (Batteria, Percussioni, Cori)
 
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