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Bring Out Your Dead - Bring Out Your Dead
21/08/2020
( 413 letture )
No sonamos como nadie, pero nadie suena como nosotros
M.R. Boyd

Quante volte abbiamo sentito i membri delle band esprimersi in tal modo all’uscita di una nuova pubblicazione, specie al debutto? Tante, troppe. “Non siamo etichettabili in alcun modo”, “Non ci sentiamo a nostro agio con alcuna definizione dataci dai critici” e così via, le solite boriose autoproclamazioni di originalità ed uscita dai rigidi confini affibbiati da recensori pedanti o da appassionati un po’ troppo puntigliosi.
Eppure, a volte, capita che siano loro ad avere ragione e il primo full-length dei Bring Out Your Dead ne costituisce un ottimo esempio: spagnoli di Madrid formatisi dalle ceneri di due gruppi della capitale (i progressive thrashers Unsouled e gli heavy/power Gauntlet), impiegano quattro anni per mettere a punto l’esordio omonimo, il cui obiettivo è quello di andare oltre le strette imposizioni monotematiche di un genere e (con)fondere una serie di stili lasciandosi andare ad una libera ed ispirata sperimentazione. Registrato ai Sadman Studios da Carlos Santos e masterizzato ai Fascination Street Studios (Örebro, Svezia) da Jens Bogren, il disco dispensa una proposta musicale effettivamente ardua da incanalare entro le tranquille coordinate di un sottogenere metal in particolare: se si riconosce una base thrash a tinte prog figlia dei vecchi Unsouled, questa viene continuamente plasmata e rimodellata tramite l’inserzione di elementi alloctoni come tappeti sonori ambient, sfumature electro, percussioni “indigene”, aritmie math, brevi passaggi di heavy classico e persino frammenti estemporanei death. Banalmente potrei cavarmela limitandomi ad inserire nella casella apposita solo una parola -metal-, ma ho voglia anche io di andare fuori dagli schemi e allora eccovi servita la provocazione duale alternative metal/avantgarde metal, intendendo il primo nell’accezione letteraria di “alternativo, diverso” rispetto ai tòpoi abituali, mentre il secondo termine lo uso -impropriamente- nel senso “filosofico” di un sound affascinante e sfuggente che non si fa incatenare e non ha paura di evolversi e progredire.

Sotto la protezione della musa della tragedia Melpomene (raffigurata nello splendido artwork di Jorge Benedito), la liturgia ha inizio con Macedonia e il suo groove forgiato da un corposo drumming su cui officia la voce energica e melodica del reverendo Nibbler, raggiunto dalle backing vocals di Boyd all’altezza del refrain. Al termine di questo, le voci lasciano spazio ad un break strumentale disegnato dagli assoli caldi delle chitarre accompagnate dalle percussioni dei due ospiti, per poi esplodere in riff aggressivi alt. metal e in timbriche più graffianti che chiudono al meglio la traccia. Con In the Blink of a Snake’s Eyes il volume si impenna grazie ai fraseggi corazzati dal sapore thrash e alla perfetta combinazione tra melodia e potenza dei vocalist sia nelle strofe che negli ariosi ritornelli. Anche in questo caso a metà canzone troviamo un break strumentale ma, diversamente dall’opener, decisamente più pesante grazie ad assoli più dinamici che impreziosiscono le liriche incentrate sul Carpe Diem di oraziana memoria. Dopo tale vigore si registra un brusco cambiamento stilistico in Mad Girl’s Love Song, sorta di interludio electro-ambient su cui si innesta uno spoken word con la voce di Vicente Escohotado che declama, in un’atmosfera allucinata ed inquietante, degli excerpta della poesia omonima di Sylvia Plath, scritta nel 1953 poco prima del suo primo tentativo di suicidio e focalizzata su temi delicati come la depressione, la sofferenza amorosa e la schizofrenia. In 90 si palesano le abilità tecniche del gruppo e a rubare la scena ci pensa lo stregone dietro le pelli, autore di una prova davvero superba: dittatoriale nel gestire i tempi, Tim offre un saggio del suo repertorio sciorinando con disinvoltura un vortice di fills e variegati accenti in un sali e scendi dall’anima math che ben si sposa con gli assoli solari ed avvolgenti delle due chitarre.
Ispirata al romanzo Мастер и Маргарита di Mikhail Bulgakov, кот Бегемот (Behemot è il demoniaco gatto nero della cerchia di Woland) cattura in maniera esemplare lo spirito “avantgarde” del gruppo: nella prima parte riff thrash e voci che alternano esuberanza rock ad acuti di scuola heavy classico, nella seconda, dopo il “solito” intermezzo strumentale, durissimi riff e vocals gutturali di matrice death cui seguono assoli prog thrash anticipanti uno spettacolare outro con batteria cadenzata e chitarre arroventate che invitano all’headbanging. Non sfigurerebbe nella colonna sonora di un film di John Carpenter (Halloween, Fog e perché no anche in 1997: Fuga da New York) la strumentale Outrun, minaccioso interludio elettronico scandito dai synth che sembrano anticipare l’arrivo del serial killer o dell’antagonista di turno. A Rain Over Fire, commistione di antitetici elementi primordiali, è affidata la chiusura dove si trova dispiegata la summa stilistica della band: durata prog (12 minuti), voci ruvide alternate a potenti melodie, ritornelli catchy, cambi di tempo continui, riff pesanti, batteria granitica e la soave melodia del piano suonato dall’ospite Aitor Valencia a suggello di una composizione variopinta e stratificata.

Bring Out Your Dead è sicuramente un album spiazzante, coraggioso e di non facile ed immediata assimilazione: la costante sperimentazione “alchemica” insita in ogni traccia e la ferrea volontà di sfuggire alle classificazioni predeterminate donano al disco un’aurea di imprevedibilità e fascino misterico, ma è anche vero che questa radicale eterogeneità alla lunga potrebbe non soddisfare in pieno l’ascoltatore, eccessivamente infastidito dalla difformità delle singole tracce troppo slegate l’una dall’altra. Solo il tempo saprà dirci se l’azzardo sonoro del combo spagnolo verrà ripagato o meno, in ogni caso il loro esordio si configura come una delle novità più interessanti in ambito alternative (in senso lato come abbiamo visto) di questo 2020.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2020
Art Gates Records
Alternative Metal
Tracklist
1. Macedonia
2. In the Blink of a Snake’s Eyes
3. Mad Girl’s Love Song
4. 90
5. кот Бегемот
6. Outrun
7. Rain over Fire
Line Up
Reverend J. Nibbler (voce, chitarra)
M. R. Boyd (voce, chitarra)
Litos & Ti (basso)
Tim The Enchanter (batteria)

Musicisiti ospiti
Manu Reyes (percussioni, traccia 1)
Míriam Baez (percussioni, traccia 1)
Aitor Valencia (piano, traccia 7)
 
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