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Vicious Rumors - Celebration Decay
21/08/2020
( 1003 letture )
Tanti i gruppi che si sono affermati durante l’epoca d’oro dell’U.S. power, pochi quelli che sono rimasti nella memoria di tutti. Tra questi vanno annoverati certamente i Vicious Rumors. Giunta con Celebration Decay al traguardo dell’album numero tredici, la band di Geoff Thorpe e Larry Howe tenta di ritornare sui livelli degli anni Ottanta e in parte di superare definitivamente il periodo. Nuova formazione, canzoni che in parte puntano a ricordare ciò che è stato e in parte minore a indicare il futuro del gruppo, produzione di ottimo livello. Queste le carte principali che i Vicious hanno da giocare a questo giro.

Nato durante un tour che avrebbe dovuto essere semplicemente la celebrazione del capolavoro Digital Dictators tramite venti esibizioni, poi esteso a 108 date vista la reazione dei fan, Celebration Decay suona mediamente abbastanza dinamico. Probabilmente proprio a causa della coesione ottenuta durante quel tour (de force), del tempo a disposizione per inciderlo e dell’età media del gruppo. Ora più bassa in questa nuova configurazione che, ovviamente, continua comunque a ruotare attorno ai due membri storici. Come già accennato, il CD in analisi è contraddistinto da canzoni un po’ più classicamente "viziose" e altre meno riferibili alla loro produzione classica. Dopo l’opener Celebration Decay, un buon pezzo quadrato, pesante e melodico allo stesso tempo, assistiamo all’avvicendarsi di brani in un certo senso attesi come Pulse Of The Dead, Arrival Of Desolation, Death Eternal e Collision Course Disaster e prendiamo atto della presenza di uno poco riferibile alla storia del gruppo e più indicativo degli sviluppi futuri come Darkness Devine. Abbastanza oscuro e quasi dal sapore blues. Senza certo infamia e senza troppe lodi il resto, con qualche guizzo discretamente appagante qua e là (Any Last Words), qualche brano che scivola via piacevolmente, ma senza colpire fino in fondo (Asylum of Blood, Cold Blooded e Masquerade Of Good Intentions), qualcosa sotto tono e/o un po’ più ammiccante (Long Way Home). La sensazione finale, però, è quella di avere a che fare con un album onesto, ben fatto, ma senza le tre o quattro killer-song che gli sarebbero necessarie per decollare veramente. Da annotare la presenza come ospiti di Greg Christian (Testament, Trauma) e di Cody Green, con i suoi assolo in Long Way Home e Any Last Words.

Celebration Decay è al tirar delle somme un disco ben prodotto (Geoff Thorpe e Juan Urteaga), altrettanto ben suonato e cantato, con qualche canzone in grado di far battere il cuore ai fan di vecchia data, ma che all’interno di una carriera altalenante non contribuisce più di tanto a spostare l’ago della qualità verso destra. Quel che davvero latita nel quadro di un album inciso con competenza e padronanza del mestiere, è una scrittura di qualità superiore. Anche solo a tratti. Eppure, questa nuova line-up è promettente e se lasciata lavorare agli sviluppi più adatti a esaltarne le qualità, potrebbe riservare delle piacevoli novità in futuro. Per ora, però, quello che abbiamo davanti è l’ennesimo discreto CD che tra sei mesi passerà nella categoria "dimenticabili", o sarà celebrato solo tra i die hard fan.



VOTO RECENSORE
72
VOTO LETTORI
72 su 5 voti [ VOTA]
Ratto
Martedì 29 Settembre 2020, 11.55.10
7
Ho letto commenti troppo negativi sia sulla band che sul disco. Per me dischi buoni ne hanno fatti anche recentemente, ma appunto sono BUONI, non sicuramente insufficienti. E questo vale per il 90% delle band della vecchia guardia, per cui non capisco chi dice che oggi sono inutili. Per me è sempre un ascolto gradevole da parte di una band che suona ancora da paura.
VICTORY
Venerdì 25 Settembre 2020, 17.37.38
6
Disco che all inizio mi ha lasciato di sasso, praticamente bocciandolo dopo 3 ascolti. Ma lentamente sentivo che qualcosa all'interno si muoveva lentamente, pertanto ascolto dopo ascolto mi sono addentrato in questo disco cercando di capirne le mille sfaccettature e posso affermare che (amio parere, ovviamente), è il miglior disco dellaband da Digital Dictator. Tecnicamente sopraffino, una produzione bestiale e una longevità decisamente elevata fanno di questo disco una vera e propria rinascita per la band. senza soffermarmi sui vari punti per i quali dico ciò il mio voto è 78/80.
Diego75
Venerdì 4 Settembre 2020, 21.24.37
5
Non sara' digital dictator....quello e' sicuro!....ma hanno fatto un buon album di mestiere....che si fa apprezzare in fine dei conti....semplice grezzo e diretto....poi obbiettivamente i membri non credo che alla soglia dei 60 abbiano voglia di stravolgere la loro musica più di tanto...sarebbe come chiedere ai destruction di proporre un disco stile angel rat dei voivod....impensabile....comunque sia gli do un 76 di voto per la grinta e perche' hanno fatto storia con i primi 3 lavori!
Aceshigh
Lunedì 31 Agosto 2020, 19.17.30
4
Niente di che. Ok, i livelli dell’era Albert non li hanno mai più raggiunti dopo la sua morte, però quest’ultimo album è effettivamente inferiore a tutti quelli che l’hanno preceduto, sia quelli più tradizionali che quelli un po’ più modernisti. Ad esclusione di Something Burning (album comunque di difficile gestazione) io li trovo un po’ tutti discreti, alcuni sicuramente buoni, tipo Warball per esempio. Nessun capolavoro, ovvio. Qui nella maggior parte dei pezzi è palese il tentativo di rifarsi alle sonorità degli anni d’oro, ma a parte un paio di pezzi... a mancare è l’ispirazione. Un peccato, viste le capacità strumentali della band (il nuovo singer effettivamente... hanno avuto di meglio eh). Voto 67
David D.
Venerdì 21 Agosto 2020, 22.47.13
3
Concordo con Epic. I Vicious Rumors dopo la morte di Albert sono caduti in un pozzo di album fra il buono e il mediocre, ma che potevano essere tutti alquanto evitabili. Razorback Killers era un buon disco sì, ma niente di che. Dispiace dirlo, anche perchè tutti i dischi con Albert sono nella storia del Power U.S., ma ai giorni d'oggi non sento la necessità di nuova musica dai Vicious Rumors.
Epic
Venerdì 21 Agosto 2020, 21.34.43
2
Per me sono una band inutile ormai. Purtroppo, dopo la morte di Albert non si sono più ripresi, pubblicando una serie di album anonimi. Non sono un nostalgico e accolgo le evoluzioni di ogni band, anche quando perdono membri fondamentali, come Albert appunto, ma i VR hanno perso tutto.
Shock
Venerdì 21 Agosto 2020, 20.30.43
1
Quel voto in calce alla recensione (veloce, disco uscito oggi...) il disco non lo vede neanche col binocolo. Questo prenderebbe un 4 voti in più di Concussion, disco considerevolmente più bello, con un cantante vero non questo che fa veramente pietà, a volte sembra pure stonato, e tra l'altro sarà il ventesimo che cambiano, canzoni noiose a dir poco, ed infatti a metà disco volevo smettere l'ascolto, senza capo né coda? Una delusione totale, un disco che aspettavo con trepidazione, già parzialmente passata coi singoli ascoltati prima, ma che trovo da 50 ad essere buoni. Geoff ripigliati......
INFORMAZIONI
2020
Steamhammer/SPV
Heavy
Tracklist
1. Celebration Decay
2. Pulse of the Dead
3. Arrival of Desolation
4. Any Last Words
5. Asylum of Blood
6. Darkness Divine
7. Long Way Home
8. Cold Blooded
9. Death Eternal
10.Collision Course Disaster
11. Masquerade of Good Intentions
Line Up
Nick Courtney (Voce)
Geoff Thorpe (Chitarre)
Gunnar Dügrey (Chitarre)
Robin Utbult (Basso)
Larry Howe (Batteria)

Musicisti ospiti:
Greg Christian (Basso)
Cody Green (Chitarra nelle tracce 4 e 7)
 
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