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Mordred - Volition
29/08/2020
( 845 letture )
Chi conosce i Mordred sa quanto questa band abbia seminato e quanto poco abbia raccolto nel corso della sua tutto sommato breve carriera: formatisi nel 1984 nella Bay Area di Frisco, negli stessi anni in cui i Big Four vivevano la loro fase aurea furono tra i primi a contaminare la purezza del thrash originario con le ritmiche e la solarità del funk, un tentativo coraggioso di sperimentazione/evoluzione raffrontabile a quanto fatto in contemporanea ad esempio dai Suicidal Tendencies. A differenza però del gruppo capitanato da Mike Muir, i nostri osarono ancora di più e, da autentici pionieri, accolsero in pianta stabile la figura di un DJ addetto agli scratch e ai campionamenti, anticipando di parecchi anni quella che sarà poi un’autentica moda del nu metal. Dopo un esordio col botto in cui il funk faceva capolino solo in due tracce (il singolone Every Day’s A Holyday e Super Freak), il seguito In This Life infranse le ormai pericolanti barriere tra generi frullando magistralmente technical thrash, funk e rap, mix che venne ulteriormente approfondito nell’EP Vision del ’92. Purtroppo, alcuni conflitti interni portarono alla dipartita del cantante Scott Holderby (sostituito da Paul Kimball) e dopo il travagliato The Next Room del ’94, con l’elemento funk ridotto all’osso e l’ombra del grunge dietro l’angolo, il gruppo si sciolse senza aver mai davvero goduto di una vasta notorietà e senza aver mai ricevuto degne attenzioni. Inaspettatamente e non con poco stupore, nel 2013 la band annuncia un’insperata reunion e finalmente in questo 2020 dà alle stampe l’EP Volition, prima raccolta di inediti dopo ventisei anni con la stessa formazione del secondo album ad eccezione di Gannon Hall, il cui posto dietro le pelli viene preso da Jeff Gomes (Fungo Mungo).

Il sospirato ritorno si concretizza nell’iniziale Not For You e si, sono proprio loro: riff thrash potenti di buona fattura, il basso ronzante di Liboon ben udibile seppur non in primissimo piano, batteria che picchia il giusto e gli immancabili scratch di DJ Pause ad impreziosire lo spettro sonoro. Su tale base entra la voce del redivivo Holderby, con delle strofe rap “old style” un po’ annacquate bersaglianti l’American Dream e dei ritornelli con poco mordente che neppure i più vivaci cori riescono a rinvigorire. Se l’opener è tutto sommato una buona traccia, quello che segue è quasi da censura e ai fan che hanno amato in special modo Fool’s Game consiglio di skippare senza alcuna pietà. What Are We Coming To infatti defenestra in un colpo solo metal e funk e si butta completamente…nella trap!! Sopra un tappeto di beats arroganti, si assiste inermi ad un inconcepibile rappato pseudo gangsta ultra-effettato/filtrato sepolto sotto strati di autotune e altre diavolerie che rendono completamente fuori luogo le liriche criticanti i numerosi problemi socio-economici degli States odierni. Che (brutta) sorpresa! Per fortuna The Love Of Money torna a percorrere la retta via del crossover thrash riproponendo i classici ingredienti del Mordred sound fatto di riff energici made in Bay Area, assoli tecnici, drumming incalzante, le sempreverdi tessiture funk del basso e i deliziosi tocchi del giradischi; buona anche la prova del vocalist che lascia da parte il rap in favore di un cantato alternato a parti più lente simil spoken word dove è la cieca bramosia per il denaro a finire sotto accusa. L’ultima traccia The Baroness, sebbene pubblicata come singolo già nel 2015, è comunque la più fresca e si configura come un buon ponte tra il metal degli esordi e l’esuberanza del secondo disco. Holderby offre qui la sua miglior prestazione snocciolando strofe rap stavolta davvero ispirate con un flow pimpante e divertente intervallato da classici cori in salsa thrash, mentre le chitarre si sfidano giocosamente macinando riff e il surplus degli scratch non fa che abbellire l’intera composizione.

Togliamoci subito il pensiero: Volition non è all’altezza dei lavori di fine anni’80 ed inizio’90, ma era francamente impossibile aspettarsi che nulla fosse mutato dopo la bellezza di ventisei anni, un’era geologica in ambito musicale. L’EP ritrae una band non più dotata di quella sana follia degli esordi, un po’ arrugginita e quasi priva del sacro spirito del funk che tanto aveva fatto innamorare la piccola ma fedele schiera dei fan. In ogni caso, a parte lo sciagurato tentativo di “ammodernamento” della seconda traccia, le restanti possono essere apprezzate come una positiva testimonianza del come-back del gruppo fermo restando che, se l’intenzione è quella di far uscire un full-length, c’è ancora molto da lavorare per ritrovare l’amalgama ideale e per far rivivere le forti emozioni regalate a cavallo degli ultimi decenni del secolo scorso.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
53.87 su 8 voti [ VOTA]
Indigo
Mercoledì 9 Settembre 2020, 0.28.49
7
Rispetto tutti i vostri commenti e i voti che sono stati dati, dico solo che mi sono sentito di dare una sufficienza, anche larga, in quanto i mordred tornavano a produrre musica dopo ben 26 anni ed è ovvio che "la magia" dei loro primi lavori non fosse replicabile. Ho quindi premiato il loro coraggio e la voglia di provare a rimettersi in gioco in un mondo musicale e non totalmente cambiato rispetto a fine anni '80 e inizio '90. La seconda traccia è vero, è terribile ma le altre tutto sommato ripropongono un crossover thrash sì arrugginito ma che può essere tranquillamente migliorato passando altro tempo in studio. Io considero l'ep un punto di partenza "onesto" e il vero giudizio potremo darlo se e quando uscirà un full lenght.
Voivod
Martedì 8 Settembre 2020, 21.12.03
6
Mi dispiace scriverlo, ma fa semplicemente schifo.
Vitadathrasher
Lunedì 31 Agosto 2020, 13.21.18
5
Da una band crossover come loro c'era da aspettarselo. I primi album contaminati dal thrash/funk, oggi il peso della bilancia vira su ciò che va per la maggiore. Il cantante a differenza dei primi lavori è impostato in maniera diversa e a dirla tutta in un contesto reppato (che aborro) non rende nemmeno.
Aceshigh
Lunedì 31 Agosto 2020, 9.54.49
4
Tornare dopo secoli con un prodotto così... alllora meglio non tornare. A prescindere dal pezzo trap - in tutta bontà (la mia) faccio finta di credere che sia uno scherzo - sono gli altri tre pezzi che sanno di poco. Holderby non è il massimo, ma non credo che con un altro cantante queste tracce sarebbero state chissà quanto meglio. Salvo The Baroness, che ho trovato simpatica (non di più)... Voto 59
Shock
Domenica 30 Agosto 2020, 14.09.13
3
Quando lessi del ritorno dei Mordred feci un salto di gioia, purtroppo spento da questo ep; come detto da Fabryz punto debole del gruppo è, oggi più che in passato, il cantante, che in questo lavoro lo trovo quasi irritante. E pensare quando parte la prima canzone sono tutti presi, poi arriva la voce e mi crolla tutto. La seconda What Are We Coming To non la vorrei neanche commentare, ma è proprio orrenda. Le altre due un po' meglio, ma è troppa la lontananza, in quanto a qualità, rispetto al passato e mi chiedo, primo se avrò voglia di ascoltare il futuro disco, secondo se potevano anche non tornare, almeno se li si poteva ricordare per quanto di bello fatto in passato..
Indigo
Domenica 30 Agosto 2020, 11.11.44
2
@FABRYZ, penso proprio che hai centrato il punto della questione dicendo che il loro tallone d'Achille era ed è il cantante. Holderby non è malvagio ma evidentemente gli manca quel quid per renderlo un top. Forse restando in tema faith no more, lui è meglio di chuck mosley ma come hai detto tu è inferiore a mike Patton. Peccato perché i due album e vision sono davvero dei gioielli del crossover che ancora oggi pochi conoscono
FABRYZ
Sabato 29 Agosto 2020, 11.47.00
1
Concordo sul fatto che l'EP non e' proprio niente di che..In this life e Vision furono 2 capolavori assurdi, x chi masticava nei primi anni 90 il crossover che si andava definendo sono 2 must assoluti..se dovessi trovare un difetto nei Mordred che si portano dietro da sempre e che e' una delle cause della loro mancata esplosione, a parer mio e' la mancanza di un VERO cantante (e si sente anche nel nuovo EP)..se vogliamo fare paragoni eccellenti stando nel crossover, Holderby non e' di sicuro Mike Patton, anche se tenta di rendere la sua voce versatile non ha ne le capacita' vocali ne il talento di Mike...detto questo, erano comunque un gruppo con un'eccellente tecnica e molta inventiva ma che e' stato quasi criminalmente ignorato anche dal pubblico crossover che sarebbe stato ricettivo a questa proposta..il nuovo EP conferma i miei dubbi sul cantante ma allo stesso tempo anche musicalmente lascia a desiderare,vedremo prox il full lenght se ci ridara' ancora un gruppo brillante come 30 anni fa'
INFORMAZIONI
2020
Autoprodotto
Crossover
Tracklist
1. Not For You
2. What Are We Coming To
3. The Love of Money
4. The Baroness
Line Up
Scott Holderby (voce)
James Sanguinetti (chitarra)
Danny White (chitarra)
Art Liboon (basso)
Jeff Gomes (batteria)
DJ Pause (voce, giradischi, tastiere)
 
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