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Stone Temple Pilots - Perdida
31/08/2020
( 717 letture )
Storia grottesca quella degli Stone Temple Pilots, sempre considerati un gradino sotto i padri del grunge anni ’90 e mai arrivati alla fama dei più illustri colleghi di Seattle, sebbene le vendite e il successo derivato dall’ancora godibilissimo Core nel 1992 facessero presupporre ben altro. Ma la band di San Diego verrà ricordata anche e – in questi tempi meschini – soprattutto per aver avuto tra le proprie fila ben due frontman passati a miglior vita nel giro di due anni: il primo, Scott Weiland, carismatico mattatore e animale da palco, artefice di buona parte del sound e della notorietà del gruppo dalla sua fondazione fino al 2013, morto per overdose nel 2015 e il secondo, Chester Bennington, già voce inconfondibile dei Linkin Park, che prese il posto di Weiland per soli due anni e in seguito si tolse la vita nel 2017. Chissà cosa avrà pensato a questo punto Jeff Gutt quando venne contattato dai fratelli DeLeo per diventare il nuovo cantante degli Stone Temple Pilots? Nel 2016 infatti, lontani dal pensare di porre fine alla propria creatività i tre membri fondatori della band, rimasti gli stessi in tutti questi anni, lanciarono un’audizione online per trovare un nuovo frontman e alla fine delle selezioni il già televisivamente noto Jeff Gutt, reduce da due stagioni del talent show americano The X Factor, prese definitivamente il posto lasciato vacante da Bennington. Nel 2018 quindi ecco uscire il primo album con Gutt alla voce, intitolato semplicemente Stone Temple Pilots (il secondo album omonimo, dopo quello del 2010 con ancora Weiland dietro il microfono) ed oggi il nuovissimo Perdida, primo album acustico per la band, che decide di affrontare una sfida quasi completamente nuova, se escludiamo il classico live Unplugged su MTV del 1993, tappa obbligata per qualunque band rock abbastanza mainstream negli anni ‘90.

Un po’ come Jerry Cantrell per gli Alice In Chains, Robert e Dean DeLeo sono sempre stati il cuore pulsante degli Stone Temple Pilots e la loro mano in fase di composizione si sente oggi come si sentiva nel ’92, con le dovute differenze, ma sempre con uno spiccato tocco personale. Su Perdida però compare in modo piuttosto ingente anche la firma dello stesso Jeff Gutt, che dopo un iniziale ed inevitabile primo momento di assestamento con il gruppo, durante il quale ha cercato di ricalcare i fasti di Scott Weiland, ha per fortuna smesso di cercare di imitare il suo predecessore per prendere una strada più originale, sebbene sempre e comunque rispettosa del passato della band. La voce di Gutt non è graffiante né come quella di Weiland né come quella di Bennington, ma può contare su un buon timbro e un eccellente controllo, forse maggiormente adatto ad un cantante pop piuttosto che ad uno rock; probabilmente questo lo sanno pure i fratelli DeLeo che infatti per l’occasione giocano una carta tanto pericolosa quanto vincente: quella della semplicità. Perdida è infatti un disco fatto di canzoni da suonare davanti ad un falò, oppure da ascoltare mentre si svolge una qualunque attività domestica, proprio perché la facilità con cui scorrono i dieci brani dell’album, che dura esattamente quarantacinque minuti, è adatta ad un qualunque genere di ascoltatore e soprattutto è più che appetibile per le numerose radio rock americane alla ricerca di sonorità che siano abbastanza soft per essere trasmesse a ripetizione mentre si è alla guida lungo le highways degli Stati Uniti. Se poi dietro un brano come Fare Thee Well si cela il nome Stone Temple Pilots, con tutta la storia che si porta sulle spalle, il ragionamento trova il suo naturale esito.
Ciò però non vuole necessariamente dire che i brani di Perdida siano solo ruffiane ballate acustiche dai ritmi pacati e dalle atmosfere romantiche e facilone, tutt’altro. Giocare sulla semplicità è rischiosissimo e talvolta i fratelli DeLeo confezionano brani un po’ troppo simili tra loro e di poco interesse, ma altre volte indovinano ottime perle folk rock come I Didn’t Know The Time e She’s My Queen, entrambe firmate da Robert DeLeo e Jeff Gutt, nelle quali ad impreziosire lo svolgimento ci pensa il flauto traverso suonato da Adrienne “Aeb” Byrne. Nel primo caso ci si avvicina addirittura vicino a lidi prog rock che sanno di King Crimson in era Greg Lake e nel secondo invece, sfruttando la ritmica più accentuata e quasi tribale intessuta dalle chitarre, si è dalle parti dei T. Rex più bucolici. Il tutto però, pur rivelando le influenze appena citate, riporta sempre a quell’urgenza e a quella malinconia agrodolce propria degli anni ’90; è un marchio e gli Stone Temple Pilots lo hanno impresso a fuoco nelle proprie composizioni. Altro brano interessante, che si pone tra i due già menzionati, è Years, tutto ad opera di Robert DeLeo, che lo canta anche: l’arrangiamento fa pensare ancora una volta a Greg Lake, ma il ritornello porta pericolosamente dalle parti di quella arcinota Retrovertigo ad opera dei Mr. Bungle, con un sassofono sul finale che porta verso la conclusione un pezzo tanto strano quanto intrigante.
È questa la parte più interessante del disco, che presenta anche le sperimentazioni più tangibili, mentre il resto della scaletta si muove su coordinate più prevedibili; rimangono godibili episodi come la titletrack con il suo afflato western, You Found Yourself While Losing Your Heart, con le sue belle aperture melodiche e la finale Sunburst, più lunga ma non più articolata, semmai più sognante e dilatata rispetto ai brani precedenti. Unico vero passo falso risulta essere Miles Away, un valzer mariachi che si serve di una bella sezione di archi, ma ha uno svolgimento anonimo e quasi parodistico rispetto al genere che vorrebbe trattare.

Perdida è un album relativamente difficile da valutare: da una parte propone dieci brani che forse se fossero firmati da una band diversa dagli Stone Temple Pilots non godrebbero di uguale attenzione, sono pezzi semplici da ascoltare e metabolizzare, che in certi casi non godono di grande longevità e che in ogni caso non offrono alcuno spunto di estrema originalità, limitandosi tutt’al più a riproporre o rielaborare leggermente spunti e idee provenienti dai grandi album del passato con un’ottica filtrata dal grunge dei bei tempi andati. Dall’altra parte però i dieci brani sono praticamente inattaccabili dal punto di vista formale e compositivo: la produzione è cristallina e abbastanza calda, anche se manca in più di un’occasione la sensazione di stare ascoltando un album acustico e musicalmente tutti i componenti del gruppo offrono una prova eccellente, senza sorprendere e al contempo senza alcuna sbavatura. Le canzoni sono tutte ben composte e ancora meglio arrangiate, me è indubbio che esse non offrano niente più che un buon ascolto disimpegnato, senza troppi orpelli di sorta che impegnino l’ascoltatore più del dovuto. Dunque complessivamente l’album è ben più che discreto, con alcuni picchi pregevoli ed altri invece meno a fuoco, ma nella discografia degli Stone Temple Pilots si situa ad un crocevia poco chiaro, dal momento che non ha quasi nulla da spartire con i precedenti lavori del gruppo e perciò non è chiaro se i fratelli DeLeo continueranno a seguire la strada della musica acustica o se Perdida è solo frutto di un divertissement durato un momento e poi accantonato. Solo il tempo potrà dircelo. Intanto possiamo salvare almeno tre ottimi brani da questo disco e continuare ad ascoltare Perdida in tutti quei momenti in cui la nostra voglia di relax e tranquillità lo richiede. Sarà sicuramente un ascolto sempre piacevole.



VOTO RECENSORE
72
VOTO LETTORI
57.75 su 4 voti [ VOTA]
P2K!
Giovedì 3 Settembre 2020, 15.49.45
6
A me l'omonimo precedente con Gutt alla voce ha annoiato un bel po', a parte un paio di pezzi, l'ho trovato moscio e noioso (ascoltato diverse volte...). Questo non so se ascoltarlo... le aspettative sono abbastanza basse...
Lizard
Mercoledì 2 Settembre 2020, 11.03.59
5
L'ho ascoltato, una sola volta per adesso. Se non avessi saputo che erano gli Stone Temple Pilots non lo avrei capito, se non per qualche accenno qua e là, in particolare Three Wishes e soprattutto Sunburst. Disco malinconico, ben fatto, con una buona prestazione di Gutt. Capisco benissimo la difficoltà di collocarlo nella discografia del gruppo, è un'uscita davvero particolare e francamente faccio fatica a capirne il senso... Forse loro stessi avevano bisogno di questo tipo di reazione, più che di tirar fuori un disco elettrico e arrabbiato... Chissà. Bravi, ma per adesso non mi lascia grandi emozioni.
Indigo
Martedì 1 Settembre 2020, 16.30.29
4
@BlackMeOut, eh si mi hai beccato allora disconnected è un album "nella media" di quell'epoca post grunge, nulla di trascendentale ma un discreto disco quello si (la mia preferita ovviamente body crumbles). Se ti va di riascoltarli, ti consiglio il demo del 2003 con l'eccellente grape jelly. In più, i dry cell avevano anche coverizzato heaven&hotrods proprio degli STP, un segno del destino? Tornando sul gruppo in esame, hai detto bene che loro sono sempre stati considerati inferiori ai big (nirvana, aic, soundgarden) , forse anche a ragione, ma per me hanno sempre avuto poco da invidiare. Interstate Love Song è una perla di rara bellezza, ogni volta che la ascolto ho i brividi! Mi suscita sempre sensazioni particolari, come una sorta di grande nostalgia per qualcosa che si è ormai perso (gli anni'90?). Comunque che recensione, si vede che (a differenza mia) non sei un semplice appassionato ma di musica ne sai davvero e hai una cultura notevole a riguardo.
Black Me Out
Martedì 1 Settembre 2020, 15.27.57
3
Ti aspettavo @Indigo! ;D Sapevo che qualcuno avrebbe tirato fuori i Dry Cell e tu eri tra i primi indiziati. Personalmente mi sono andato a riascoltare qualcosa di quel gruppo dopo che ho scoperto da dove proveniva Gutt, ormai un paio di anni fa, ma non mi ha mai colpito granché, anche se la sua voce la apprezzo anche in quel contesto.
Indigo
Lunedì 31 Agosto 2020, 23.34.43
2
Una grande band davvero sfortunata. L'icona weiland e uno dei miei cantanti del cuore come chester... comunque jeff gutt è un onesto vocalist ai più noto per X Factor, ma chi ama il nu metal e il post grunge se lo ricorda non per un "talent" bensì per l'album disconnected fatto con il suo primo gruppo, i dry cell nel 2002. Questo perdida mi manca ma dal voto sembra meritare un ascolto, certo gli stp senza weiland sono un'altra cosa, forse avrebbero dovuto cambiare nome (con chester avevano messo stp with chester bennington).
InvictuSteele
Lunedì 31 Agosto 2020, 22.45.35
1
Due o tre pezzi sono stupendi, il resto mi è sembrato un po' piatto, ma sono contento che siano tornati, una band che amo molto.
INFORMAZIONI
2020
Rhino Entertainment
Folk Rock
Tracklist
1. Fare Thee Well
2. Three Wishes
3. Perdida
4. I Didn't Know the Time
5. Years
6. She's My Queen
7. Miles Away
8. You Found Yourself While Losing Your Heart
9. I Once Sat at Your Table
10. Sunburst
Line Up
Jeff Gutt (Voce)
Dean DeLeo (Chitarra, Percussioni)
Robert DeLeo (Basso, Tastiera, Chitarra, Marxofono, Cori, Voce su traccia 5)
Eric Kretz (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Tiffany Brown (Cori)
Joy Simpson (Cori)
Bill Appleberry (Tastiera)
Adrienne “Aeb” Byrne (Flauto)
Chris Speed (Sassofono)
Erin Breene (Violoncello)
Julle Staudhamaer (Viola)
Yutong Sharpe (Violino)
 
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