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(həd) P.E. - Class of 2020
02/09/2020
( 512 letture )
Straight Outta Huntington Beach (California), gli (həd) P.E. sono una delle band più longeve del calderone crossover/nu metal degli anni ’90 e senza dubbio una tra le più produttive. Dal ’97 infatti -escludendo demo, EP e compilation varie- hanno realizzato ben undici album in studio aventi come trait d’union una formula musicale ben precisa autoproclamata G-Punk, ossia un sostrato punk/hc combinato in diversa misura con rap West Coast, rock, nu metal e, nei lavori più recenti, reggae e persino scampoli di dance-hall giamaicana. Dopo un’apprezzabile tripletta, a partire dalla metà degli anni ’00 il gruppo si è un po’ perso per strada ma ha continuato a sfornare a getto continuo numerosi dischi, di qualità molto discutibile, facendosi notare più che per la proposta sonora per i testi controversi incentrati sul 9/11 Truth Movement, sulla politica estera americana, sul nazionalismo e, tanto per non farsi mancare nulla, sui complotti riguardanti l’esistenza degli alieni. A poco più di un anno di distanza dall’ultima (pessima) fatica Stampede, i nostri tornano sul mercato per festeggiare la ricorrenza dei vent’anni di Broke, loro miglior album sia in termini di qualità sia in termini di vendite. Prospettando un ritorno alle origini, Class of 2020 è stato pubblicato il 21 agosto (Broke era uscito il 22), si fregia di un artwork che omaggia palesemente il suo predecessore e vede il gradito ritorno, anche se solo in veste di ospiti, dello storico DJ Product e del primo chitarrista Chad Benekos.

Con simili credenziali, era lecito attendersi la riproposizione di quel sound fresco di inizio millennio fatto di baraonda crossover, riff e scratch nu metal e l’impertinente flow del leader M.C.U.D. ma, lo dico con una punta di delusione mista ad amarezza, nulla di tutto ciò si riscontra nel nuovo platter. I singoli First Blood e Death Awaits infatti, pur risultando i migliori episodi qui offerti, sono “solo” due tracce punk rock nude e crude, la prima (infastidita tra l’altro da parentesi reggae) ricollegante le storture del mondo odierno al passato coloniale, mentre la seconda si ispira al nichilismo del punk per tratteggiare l’inquietante figura della Morte di fronte alla quale nessuna religione può garantire riparo o salvezza. Watch It Burn rispolvera inizialmente il buon vecchio rapcore degli esordi e nelle liriche tornano le tematiche “Down and Dirty” di Jared, purtroppo subito stemperate da un negativo ritornello a tinte reggae dimenticabile grazie alla seguente No Days Off, dove finalmente si spinge un po’ sull’acceleratore con il vocalist sugli scudi grazie ad un flow strozzato ed incattivito a dovere dal gusto “gangsta-punk”. Se questo inizio è tutto sommato positivo, dalla quinta traccia in poi si sprofonda direttamente nel baratro. La discesa parte con Last Call, dominata da soporiferi ritmi reggae su cui si alternano le voci di Jared e di DJ Product (il testo racconta della loro voglia di far festa nonostante il virus Covid-19), e prosegue sbiadita con Ole Time Sake, pallida copia ska-punk di Tienanman Squared dell’album Insomnia del 2007. Neppure il ritorno del chitarrista Chad Benekos riesce a rianimare Greedy Girl e le sue strofe rap cazzare sfocianti in refrain che definire orrendi è solo un gentile eufemismo, senza dimenticare la durata monstre di sei minuti atta solo a tediare ulteriormente l’ascoltatore. La situazione non migliora neanche provando la carta “scopiazzatura”: i Dropkick Murphys e il celtic-punk in Nothing Lasts 4ever (The Ballad of C19) e l’attitudine politicamente impegnata alla Rage Against The Machine (We Ready to Take the Power Back vi ricorda qualcosa?) in We The People, quest’ultima contenente anche dei campionamenti del discorso d’insediamento di John F. Kennedy del 20 gennaio 1961. Va meglio con l’outro Overdue e il suo mood ombroso ideale per le strofe di Jared, in questo caso autore di una buona prestazione melodica e malinconica allo stesso tempo macchiata però dall’uso invasivo dell’autotune nei ritornelli.

Riassumendo, The Class of 2020 lascia parecchio insoddisfatti per diverse ragioni, in primis il flirt sbandierato pre-pubblicazione con il celebre Broke totalmente disatteso da ognuna delle dieci tracce. In secondo luogo, anche provando a non fare paragoni con le precedenti uscite, l’album si presenta del tutto privo di un sound minimamente avvicinabile al metal e anzi appesantito dall’onnipresente ed urticante presenza di sonorità reggae fiacche e prive di mordente. Non dico che mi aspettavo le nuove Bartender, Killing Time, Crazy Legs o Feel Good, però se la cosa più vicina al ricordo/celebrazione della loro pietra miliare è la copertina…be’ ho detto tutto.



VOTO RECENSORE
50
VOTO LETTORI
83.44 su 9 voti [ VOTA]
Nu Metal Head
Venerdì 4 Settembre 2020, 15.04.58
3
secondo me sono dei troll al contrario...
Indigo
Venerdì 4 Settembre 2020, 0.52.18
2
Ehilà! Ah ah nu metal hed p.e. non è male sai guarda, ti confermo la classificazione di crossover perché se ascolti i vari album senti che hanno sempre mischiato vari generi (come scritto nel testo). Il debutto è molto grezzo e duro e definibile al massimo come rapcore, poi da broke in poi sono pienamente crossover anche se loro si autochiamano g punk , sai fa figo... la loro base strumentale però non è l'hip hop bensì il punk o addirittura l'hardcore specie nel demo album del '95 e nell'esordio del '97, poi si sono rammollito. A questo disco ho dato un'insufficienza perché mi aspettavo un ritorno a broke, loro miglior lavoro crossover con qui si riff nu metal e scratch del Dj, invece le aspettative sono state totalmente disattese. Strano il voto lettori, mi piacerebbe sapere chi ha votato cosa ne pensa e quali sono le motivazioni
Nu Metal Head
Venerdì 4 Settembre 2020, 0.38.27
1
madooooo, questi non li ho mai sopportati, nonostante qualcuno (senza fare nomi) in passato qui su questo sito mi chiamasse "Nu Metal Hed P.E."... da quel pochissimo che avevo ascoltato, non mi sembra né un gruppo crossover, né nu metal, ma un gruppo hip hop accompagnato da chitarre metal... ma ripeto, non conoscendoli bene non posso esprimermi, forse Indigo saprà dirmi di più di quello che ha già detto in recensione...
INFORMAZIONI
2020
Suburban Noize Records
Crossover
Tracklist
1. First Blood
2. Watch It Burn
3. No Days Off
4. Death Awaits
5. Last Call
6. Ole Time Sake
7. Greedy Girl
8. Nothing Lasts 4ever (The Ballad of C19)
9. We The People
10. Overdue
Line Up
Jared Gomes (Voce)
D.J. Blackard (Chitarra)
Kid Bass (Basso)
Major Trauma (Batteria)

Musicisti ospiti
DJ Product (Voce, Turntablism, traccia 5)
Chad Benekos (Chitarra, traccia 7)
 
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