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Buddy Guy - Stone Crazy!
02/09/2020
( 325 letture )
È difficile, molto difficile parlare di Buddy Guy senza barcamenarsi tra improprie affermazioni eufemistiche e idolatrie sproporzionate. Ciò che davvero conta, a dirla tutta, è il valore propriamente storico più che tecnico del musicista. Ad essere più precisi sono la sua tecnica e il suo colpo di genio che prima erano stupefacenti ed oggi invece sono denominabili anche e soprattutto storia. Stone Crazy! fu il quarto album pubblicato dal musicista americano, uno dei suoi dischi più scardinati e per certi versi visionari, considerando quanto tangibilmente influenzò la musica da lì in avanti e quanto esso stesso incarnava per certi versi i pilastri del tempo. Il tutto confezionato in quell’electro blues pazzesco del buon Buddy che non sapeva mai passare di moda tra i veri appassionati di musica. Nel ’79 fu pubblicato sotto l’etichetta francese Isabel (rinominata come la madre di Buddy proprio nel periodo in cui egli si trovava in Francia) con il nome The Blues Giant, per poi diventare il celeberrimo Stone Crazy! con il transito su territorio americano nel ’81 sotto Alligator Records.

Quasi 43 minuti di musica leggendaria ma anche rischiosa considerando l’intento di portare in questo platter sia la componente più “plasticosa” della produzione da studio che quella più grezza del live blues. Eppure chi ama Buddy lo sa, definirlo prettamente blues è quasi offensivo, lo priverebbe delle centinaia di influenze rock, derive jazz e note più soul di cui si bagna quasi ogni suo pezzo. Lo spettacolo inizia con l’incipit di I Smell a Rat, un attacco gestito proprio da Buddy al microfono e che si sciorina nelle ritmiche maniacali di Ray Allison. Le note soul di certi passaggi accompagnati dal continuo virtuosismo di Guy sono la punta dell’iceberg di un primo passo all’interno di labirinti imbizzarriti ma, al contempo, capaci di essere eleganti come pochi altri musicisti di generi che meglio si prestano all’eleganza sonora. Questo feeling che si dondola come un bambino su un’altalena in cui gli estremi risultano l’irrazionale improvvisazione e il ponderato romanticismo melodico continuerà anche nella successiva Are You Losing Your Mind, altro esempio dell’abilità chitarristica maniacale del musicista, espressa in legati isterici e bending di tradizione rock. Volete un'altra dimostrazione di come il rock sia un elemento imprescindibile in questo Stone Crazy!? Bene, vi basterà abbandonare le strofe più sentimentaliste del pezzo appena citato e gettarvi in You’ve Been Gone Too Long: il riff in apertura sarà da subito riconoscibile per chi abbia avviato anche solo una volta nella propria vita Purple Haze di Hendrix, è d’altronde un mistero che questi due pilastri del tempo collaborassero con immenso piacere? Senza considerare che egli stesso influenzò musicisti come Plant o Page, per citarne alcuni insomma, e denota come moltissima della musica che oggi ci troviamo ad amare… viene proprio da lì. Il sound funky che si respira durante la composizione è impreziosito dai lavori della chitarra ritmica di Phil Guy e dall’immenso basso di Williams, anche se quest’ultimo sarà capace di rievocare davvero la tradizione del Chicago Blues con le sue terzine nell’impianto armonico della breve She’s Out There Somewhere. Un pezzo più tradizionale ma non per questo poco entusiasmante e che, infatti, viene reso maestoso dai solismi così incredibilmente calzanti di Buddy in ogni singolo e immaginabile sviluppo o variazione del brano.

Il bello è che questo disco non finisce qui, ma continua nella sua rilassante furia a graziare le orecchie di chi, ancora oggi, vuole godersi un blues meno incardinato in strutture anacronistiche, ricercando insomma la quintessenza del genere jazz: la sregolatezza razionale. Ecco perché con le ultime Outskirts of Town e When I Left Home sarà facile perdersi negli arrangiamenti decisamente meno aggressivi, più soavi ma anche e soprattutto più studiati, supportati quest’ultimi poi da linee vocali ben poco graffianti nelle quali si darà spazio conseguentemente alle affascinanti scelte al microfono del protagonista -accompagnate da quelle virtuose alle corde. Ciliegina sulla torta, in un certo senso contraddittoria con l’anima dei due brani sopracitati, è poi l’incredibile esplosione che conclude il disco, un uragano annichilente di plettrate alternate in cui ogni pulizia viene sacrificata per far emergere le ultime dolci, poi stridenti, poi goliardiche note dell’intero album.

Non si può decretare con assoluta certezza la posizione di questa opera nella discografia di un tale musicista, l’unica obiettività è che nel ’79 la musica blu trovò un’ennesima manifestazione delle sue infinite possibilità e lo fece con uno stile insindacabile. Riascoltarlo sarà un piacere per chiunque ami la musica tout court, dal metallaro più incallito sino all’amante delle sinfonie più sofisticate, chi si approccerà a Stone Crazy! sarà letteralmente graziato dai canoni imposti da Buddy Guy. Per tutti coloro che invece hanno spolpato questo diamante sino al midollo, dopo ben 39 anni -alla quasi impensabile età di 82 anni- questa creatura che sfiora il mitologico ha ben deciso di ricordarci che “The Blues Is Alive and Well”… e che dire? Il merito non può che essere suo.

You know it snowed in Chicago
'Till I could hardly see myself
(Buddy Guy, "Are You Losing Your Mind")



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
78 su 2 voti [ VOTA]
duke
Giovedì 3 Settembre 2020, 18.46.51
2
...leggenda del blues....
Galilee
Mercoledì 2 Settembre 2020, 23.37.30
1
Questo album non lo conosco, ne ho però altri. Lui è comunque un grande. Visto live al Pistoia blues anni fa. Superlativo.
INFORMAZIONI
1981
Alligator Records
Blues
Tracklist
1. I Smell a Rat
2. Are You Losing Your Mind
3. You’ve Been Gone Too Long
4. She Is Out There
5. Outskirts of Town
6. When I Left Home
Line Up
Buddy Guy (Voce, Chitarra)
Phil Guy (Chitarra)
J. W. Williams (Basso)
Ray Allison (Batteria)
 
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