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Ulver - Flowers of Evil
04/09/2020
( 2262 letture )
Sur l'oreiller du mal c'est Satan Trismégiste
Qui berce longuement notre esprit enchanté,
Et le riche métal de notre volonté
Est tout vaporisé par ce sevant chimiste.

Satana Trismegisto lungamente ci culla
sul cuscino del male lo spirito stregato,
e dei nostri propositi ogni ricco carato
fa con esperte alchimie svaporare nel nulla.

[I Fiori del Male, Charles Baudelaire]

Flowers of Evil non è il classico disco degli Ulver. E non lo è in virtù del fatto che le sue basi musicali poggiano su idee condivise con il loro ultimo lp, per così dire, ”studiato”, The Assassination or Julius Caesar, album che già alla sua uscita divenne pietra miliare della carriera dei Lupi norvegesi. Nonostante che tra quest'ultima fatica ed il summenzionato album datato 2017 -accompagnato l'anno successivo dall'altrettanto eccellente EP Sic Transeat Gloria Mundi- vi sia stata la parentesi di pura improvvisazione drone/dark ambient del 2019, Drone Activity, invero troppo spesso ignorata o -il che è pure peggio- dimenticata, Flowers of Evil si discosta dal sentiero di quest'ultimo lavoro per proseguire su quello della musica synth/electro/funk/pop ottantiana.

Poca reale novità, dunque. Evento più unico che raro, in una discografia schizofrenica ed in perenne evoluzione nella quale è pressoché impossibile trovare due dischi consecutivi che possano essere accostati per sonorità e genere. Da taluni questa reiterazione è stata vissuta male, come una mancanza di idee, una stanchezza artistica, una sguazzante stagnazione in sonorità che si son rivelate azzeccate. Insomma, non di rado Flowers of Evil viene descritto come album passivo e svogliato. Ma è effettivamente così?
I nostri sagaci lettori avranno già intuito che, per chi scrive, la risposta è ovviamente negativa. Pur vero ed innegabile che il nuovo disco segua i medesimi passi di The Assassination, è altrettanto vero ed innegabile che tali passi vengano deformati attraverso la costruzione di atmosfere assai diverse. Meno mistiche, meno astratte; più minacciose, più aggressive, nel loro blando incedere pop. In fondo, un fiore (elemento ricorrente, non solo nel titolo baudelairiano ma anche nei testi di diverse canzoni) può essere bello e profumato ma dietro tale sembianza appagante può celarsi una natura velenosa: è esattamente questo il caso. Flowers of Evil è un album in continuità sonora con il predecessore ma, insieme, speculare. L'evanescenza di The Assassination of Julius Caesar, anche e soprattutto lirica, è abbandonata a favore di un'immediatezza e di una schiettezza che a quello mancavano: nessuna fluida dissolvenza dalla dea Diana a Lady D. (Nemoralia), per intenderci. Ciò si traduce in lyrics meno complesse, il che non necessariamente si traduce in più banali o meno “poetiche”. Nel guscio di questa forma semplificata trova dimora un contenuto tagliente fatto, come accennato poco sopra, di atmosfere minacciose, non di rado anche inquietanti. Se l'opera di cui Flowers of Evil è figlio mirava ad una trascendenza tematica e musicale, questo si muove nella direzione esattamente opposta. Anche laddove l'orecchiabilità della melodia prende lo scettro, come nel ritornello di Machine Guns and Peacock Feathers, il contorno che la circonda si insinua, sinistro ed ammaliante - come lo è, in fondo, la poesia di Charles Baudelaire -, nelle orecchie dell'ascoltatore. La canzone che, forse più di ogni altra, rende palese la silente violenza - o, per usare un ossimoro, la violenza pacata - della nuova fatica degli Ulver è Hour of the Wolf: ispirata da uno dei più famosi e più cupi film di Ingmar Bergman, Vargtimmen (L'Ora del Lupo), si caratterizza per un andamento ipnotico, reso angosciante dalla voce calda del mastermind Kristoffer Rygg, le cui parole si fondono e si mischiano, come le immagini un incubo sudato e senza via di fuga. Il pop proposto dalla compagine norvegese, sebbene figlio di sonorità retrò che appartengono agli anni '80, per questa sua natura serpentina, può facilmente essere affiancato a quello, assai differente nello stile ma altrettanto simile nell'atmosfera claustrofobica, del primo lp di Billie Eilish, When We All Fall Asleep Where Do We Go (son piuttosto certo di aver suscitato le ire di qualcuno, azzardando un siffatto paragone): entrambi gli album, infatti, pur rifacendosi a stilemi familiari per l'ascoltatore, riescono a inserirli in strutture nuove e destabilizzanti che disorientano il pubblico, illudendolo, però, di star ascoltando un semplice album pop.

Flowers of Evil non è dunque un semplice clone di The Assassination of Julius Caesar ma la sua naturale evoluzione. Non è, come già detto, un pigro adagiarsi sugli allori - che sarebbe coinciso con una riproduzione in scala 1:1 del disco datato 2017 e non con una sua evoluzione - ma il tentativo, sicuramente non riuscito alla perfezione, di costruire su quanto già fatto. Oltre al sound, infatti, anche il gusto lyotardianamente postmoderno della stesura dei testi di Flowers è vicina a The Assassination. Citazioni a opere di differente natura - prima, ad esempio, a Rosemary's Baby (1969), adesso L'Ora del Lupo nell'omonima canzone e a Do Androids Dream of Electric Sheeps?, il romanzo di Philip K. Dick che ha ispirato il capolavoro di Ridley Scott Blade Runner, in Machine Guns and Peacock Feathers (meritevole di menzione è anche la copertina che riproduce lo struggente volto di Renée Falconetti, protagonista del capolavoro di Carl Theodor Dreyer La Passione di Giovanna d'Arco) - o a famose stragi - sempre in 1969 si faceva riferimento al cosiddetto eccidio di Cielo Drive, nel quale, tra gli altri, morì Sharon Tate, moglie del regista Polanski, per mano di alcuni esponenti della Family di Charles Manson, mentre in Apocalypse 1993 si parla del famoso assedio di Waco, nel quale per circa 50 giorni l'FBI assediò un ranch nel quale il folle pseudo-profeta David Koresh, che nella canzone compare in un breve estratto vocale delle sue ultime dichiarazioni, aveva creato una setta religiosa, eliminata il 51esimo giorno in seguito all'incendio che divorò il posto ed uccise 76 persone tra uomini, donne e bambini. V'è dunque un ovvio ed innegabile rapporto diretto tra i due dischi ma ciò non è da intendersi necessariamente come malus per quest'ultima fatica: in fondo, la maggior parte delle band prosegue il proprio cammino sul medesimo sentiero per decenni. Ciò che potrebbe altresì penalizzare il risultato finale di Flowers of Evil è piuttosto la stasi interna che caratterizza quasi ogni brano. Poche sono le variazioni nel corso di una singola canzone e, sebbene da un lato ciò aiuta a strutturare quell'atmosfera più minacciosa che eterea di cui abbiamo parlato, dall'altro potrebbe produrre anche accenni di noia nell'ascoltatore sul lungo periodo.

Il giudizio, però, non può che essere positivo, con solo qualche riserva. Sicuramente quest'ultimo lavoro degli Ulver non godrà del medesimo apprezzamento riservato al disco genitore e non segnerà la carriera della band come quello ma, cionondimeno, lascia il palato dell'ascoltatore soddisfatto, grazie anche alla sua durata ridotta, meno di 40 minuti, che agevola una fruizione fluida e senza intoppi.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
79.52 su 61 voti [ VOTA]
tullio
Domenica 22 Novembre 2020, 10.42.16
17
Bello si lascia ascoltare non all'altezza del precedente .. ma quello era un capolavoro album che in una carriera artistica di un gruppo sono irripetibili
David D.
Martedì 3 Novembre 2020, 21.43.21
16
Disco di una bellezza e malinconia strabiliante. Sicuramente fra i miei top di fine anno. 88.
Rob Fleming
Domenica 25 Ottobre 2020, 10.16.06
15
Dopo numerosissimi ascolti sono giunto alla conclusione che siamo innanzi ancora una volta ad un eccellente lavoro. Poco vario nella proposta, ma ricco di fascino. Fascino che, c'è poco da fare, risiede al 90% nella fantastica voce di Garm. 80
Metallycra
Lunedì 21 Settembre 2020, 14.05.07
14
Io vado controtendenza. Per me una mezza delusione. Non è all'altezza di TAOJC e non cambia di molto il registro. Spero non si siano adagiati su queste sonorità che seppur eleganti e con brani composti con una classe che è di pochi, alla fine mi stancherebbero. Non sarà un ascolto assiduo. Preferisco gli Ulver che mi spiazzano di disco in disco e spero sia un momento transitorio, un disco di passaggio. Per me una sufficienza soprattutto perchè per loro fare un disco brutto è veramente difficile.Ma spero non siano gli Ulver del futuro.
EraserHeas
Martedì 8 Settembre 2020, 7.55.39
13
The Assassination of Julius Caesar per me resta un capolavoro, lo ascolto tantissimo ancora oggi, un vero gioiello e quindi difficile da eguagliare. Non ci riesce questo Flowers of Evil che comunque resta un album di classe e qualità superiore, affascinante ed ipnotico. One last dance, Flowers and peacock feathers, a thousand cuts le preferite
martellofilosofo
Lunedì 7 Settembre 2020, 20.15.15
12
echi dei New order dei tempi migliori
No Fun
Domenica 6 Settembre 2020, 11.52.07
11
*nenie ipnotiche
No Fun
Domenica 6 Settembre 2020, 11.50.36
10
L'ho preso una settimana fa anche se quello che avevo sentito in anteprima non mi aveva convinto, però la copertina mi suggeriva che c'era molto di più, e ho fatto bene. La rece spiega bene tutto anche con il paragone con Billie Eilish, infatti è vero che è monoritmico e con poche variazioni ma lo è allo stesso modo con cui la ragazzina sussurra le sue fantastiche nenia ipnotiche, per restare disturbante. Non è un capolavoro ovviamente, leggo nei commenti che tutti esaltano il precedente, me lo andrò ad ascoltare.
Aceshigh
Sabato 5 Settembre 2020, 13.26.55
9
Buon disco, senza dubbio. Anche se per me non al livello di The Assassination, complessivamente più ispirato. Anche qui comunque non mancano episodi riuscitissimi che giustificano l’acquisto, vedi Russian Doll, Nostalgia o Machine Guns, decisamente affascinanti. Per me ci sono anche 2/3 pezzi “solamente” normali, anche la stessa opener non riesce a prendermi più di tanto (ma è sicuramente un mio problema). Voto 79
Kriegsphilosophie
Venerdì 4 Settembre 2020, 17.48.16
8
Mi sta piacendo, lo ascolto con piacere pur preferendo il precedente. Non riesce a colpirmi più di tanto perché a tratti mi sembrano dei "Depeche Mode spompati", ed è una sensazione che credo mi sia data anche da quella "stasi interna" di cui parli e che forse lo rende un po' troppo monoritmico.
Rob Fleming
Venerdì 4 Settembre 2020, 17.16.12
7
Nel suo formato fisico mi è arrivato oggi, ma i primi ascolti "rubati" online mi hanno lasciato un ottimo sapore.
McCallon
Venerdì 4 Settembre 2020, 16.28.03
6
Nostalgia, Russian Doll e One Last Dance sono i pezzi che a mio avviso hanno qualcosa in più. Il resto è comunque molto buono. Per me 75, o qualcosa di più, come voto.
Flavio
Venerdì 4 Settembre 2020, 16.04.25
5
Non all'altezza del -meraviglioso- The Assassination of..., ma comunque un ottimo lavoro. La voce di Rygg è qualcosa di stupendo...
dnl.es
Venerdì 4 Settembre 2020, 14.47.11
4
Un album decisamente interessante, siamo sullo stesso livello del predecessore. Voto 85
Graziano
Venerdì 4 Settembre 2020, 14.16.59
3
Stranamente gli Ulver che fanno un disco "more of the same" invece di cambiare radicalmente pelle di nuovo..... In linea con The assassination anche se per ora mi sta piacendo di più.
livio
Venerdì 4 Settembre 2020, 14.00.25
2
bellissimo, anche più del precedente. Meno danzereccio ma più intimo a malinconico. Grande lavoro
Korgull
Venerdì 4 Settembre 2020, 13.08.47
1
Il precedente rasentava il capolavoro, questo secondo me ė decisamente inferiore. La classe c'ė, le grandi idee meno
INFORMAZIONI
2020
House of Mythology
Elettronica
Tracklist
1. One Last Dance
2. Russian Doll
3. Machine Guns and Peacock Feathers
4. Hour of the Wolf
5. Apocalypse 1993
6. Little Boy
7. Nostalgia
8. A Thousand Cuts
Line Up
Kristoffer 'Garm' Rygg (Voce, Programmazione)
Ole Aleksander Halstengård (Elettronica)
Tore Ylwizaker (Tastiere, Programmazione)
Jørn H. Sværen (Varie)

Musicisti Ospiti
Ivae Thormodsæter (Batteria)
Anders Møller (Percussioni)
Sisi Sumbundu (Voce Aggiuntiva nelle Tracce 3 e 7)
Mimmi Tamba (Voce Aggiuntiva nelle Trace 3 e 7)
Stian Westerhus (Chitarra nelle Tracce 2, 3, 4, 6, 7 e 8)
Christian Fennesz (Chitarra, Elettronica nella traccia 1)
John Stark (Basso nelle Tracce 1 e 8)
Kari Rønnekleiv (Violino nelle Tracce 2 e 8)
Michael J. York (Border Pipes nella Traccia 6)
 
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