Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Long Distance Calling
How Do We Want to Live?
Demo

Mordred
Volition
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

22/09/20
OSSUARY ANEX
Obscurantism Apogee

23/09/20
MYSTHICON
Silva-Oculis-Corvi

25/09/20
SKALMOLD
10 Year Anniversary - Live in Reykjavik

25/09/20
NASTY
Menace

25/09/20
HATEFUL
Set Forever on Me

25/09/20
THE OCEAN
Phanerozoic II: Mesozoic | Cenozoic

25/09/20
MORTA SKULD
Suffer for Nothing

25/09/20
BLOODRED
The Raven/s Shadow

25/09/20
SCORGED
Scorged

25/09/20
KATAKLYSM
Unconquered

CONCERTI

20/09/20
HARDCORE THE SUNDAY FEST
CIRCOLO ARCI MU - PARMA

23/09/20
STEVEN WILSON (ANNULLATO)
MEDIOLANUM FORUM - ASSAGO (MI)

26/09/20
STAY STEEL FEST
SKULLS CLUB - SERRAVALLE (SAN MARINO)

27/09/20
VISIONS OF ATLANTIS + YE BANISHED PRIVATEERS + AD INFINITUM
LEGEND CLUB - MILANO

29/09/20
WITHIN TEMPTATION + EVANESCENCE
MEDIOLANUM FORUM - ASSAGO (MI)

03/10/20
PAGAN FEST
LAGHI MARGONARA - GONZAGA (MN)

03/10/20
SKELETOON
LEGEND CLUB - MILANO

08/10/20
HOUR OF PENANCE + GUEST TBA
TRAFFIC CLUB - ROMA

08/10/20
VAN DER GRAAF GENERATOR
TEATRO CELEBRAZIONI - BOLOGNA

09/10/20
VAN DER GRAAF GENERATOR
GRAN TEATRO GEOX - PADOVA

Johnny Cash - Out Among the Stars
06/09/2020
( 570 letture )
Tracciare una storia della vita e della carriera di una leggenda come Johnny Cash, anche a grandi linee, è un’impresa improba. Eppure, se vogliamo cercare di inquadrare un disco come Out Among the Stars, pubblicato postumo nel 2014, ma registrato quasi trent’anni prima e mai pubblicato, dobbiamo necessariamente provarci. Una carriera lunga quasi cinquanta anni, oltre mille canzoni composte, decine di album pubblicati, Johnny Cash inizia da professionista subito dopo aver finito il servizio militare in Europa, spostandosi con la prima moglie a Memphis e diventando l’artista di maggiori vendite della mitica Sun Records di Sam Phillips, l’etichetta che ha lanciato Elvis Presley, Jerry Lee Lewis e altri leggendari protagonisti del rock’n’roll. Per tutti gli anni Cinquanta, Cash resta con Phillips, ma quando si rende conto che nonostante le vendite, l’attenzione della Sun è maggiormente indirizzata verso altri artisti e che Phillips non gli permette di registrare album di gospel, senza rimpianti si sposta alla Columbia, lasciando comunque tanto materiale che la Sun continuerà a pubblicare suoi dischi per altri cinque anni. Cash sarà cantante, compositore, musicista, attore, presentatore televisivo, forse unico ad entrare nelle Hall of Fame del Rock’n’Roll, della Country Music e della Gospel Music, a maggior conferma del fatto che si tratti di uno dei musicisti che più profondamente si è ancorato all’anima musicale statunitense. Il cantante lascerà anche la Columbia alla fine degli anni Ottanta, sempre perché convinto di non ricevere più la giusta considerazione, per approdare all’American Recordings di Rick Rubin e trovare, con lui, una nuova giovinezza e nuovi grandi successi, fino alla morte arrivata a settembre 2003 per una forma degenerativa muscolare e neurale causata dal diabete. Persona e personaggio controverso e amatissimo, ribelle alle convenzioni, innamorato della gente umile, come lui stesso era stato e mai dimenticherà di essere, attivista formidabile per i diritti dei Nativi Americani, capace di fare una cosa del tutto sovversiva come tenere tour e concerti nelle carceri del Paese, da cui trarrà due dei suoi più leggendari album dal vivo e numerose canzoni; a sua volta denunciato e ospite delle prigioni a più riprese (ma mai per più di una notte), “The Man in Black” è stato uno dei ribelli del Rock, uno di quelli pericolosi, un fuorilegge, come l’amico Waylon Jennings e Willie Nelson, assieme ai quali, con l’aggiunta di Kris Kristofferson, fonderà negli anni Ottanta gli HighwayMen, coi quali registrerà tre album di successo, dal 1985 al 1995. Più volte ricoverato per abuso di sostanze stupefacenti, in particolare anfetamine e barbiturici, ha lottato contro la sua dipendenza riuscendo spesso a rimanere pulito per anni, anche grazie all’amore sincero e profondo della seconda moglie, la cantante country June Carter, che lo accompagnerà per tutta la vita, morendo qualche mese prima di lui, nel maggio del 2003.

Una carriera incredibile quella di Johnny Cash, uno dei più grandi. Uno di quelli a cui tutti hanno sempre tributato il massimo rispetto. Eppure, non aveva torto quando, all’inizio degli anni Ottanta, cominciò a percepire che la Columbia non lo seguiva più con la stessa attenzione di un tempo. D’altra parte, sarebbe ingiusto negare che già da qualche anno la sua stella, parlando di vendite di album, fosse in declino. A differenza dei concerti, per i quali continuerà sempre ad avere un successo strepitoso, infatti, già dalla metà degli anni Settanta, la sua musica comincerà a perdere contatto col grande pubblico e forse anche di mordente e, vista l’inesausta ed enorme prolificità, forse questo non fu neanche un caso. Il tempo passa per tutti, si dice e quando una formula resta più o meno la stessa, oltretutto con un numero esagerato di uscite, diventa quasi naturale che vado incontro ad una certa obsolescenza. Sia quel che sia, mettiamoci anche una nuova ricaduta nel mondo della dipendenza, l’inizio degli anni Ottanta fu senza dubbio il momento più duro e difficile per il musicista, nonostante appunto l’ingresso nella Hall of Fame del Country nel 1980, come più giovane musicista (48 anni all’epoca) a cui veniva tributato questo onore. E’ in questa cornice che nasce Out Among the Stars o, per meglio dire, nascono delle registrazioni che Johnny Cash farà con il produttore Billy Sherrill. Questi, assieme a George Sutton, socio e collaboratore, è stato definito “il più grande hitmaker di Nashville”, dato che fin dagli anni Sessanta e per tutti gli anni Settanta, elaborerà quello che negli States è famoso come countrypolitan, ovverosia una versione addomesticata e ripulita del country, miscelato con severe porzioni di pop music, al fine di renderlo commestibile anche per il grande pubblico, non avvezzo alle nostalgiche e se vogliamo conservatrici sonorità country pure. La versione ripulita ed elegante di Sherrill, invece, piace e molto alle classifiche e la sua lista di collaborazioni è infinita ed è probabilmente in questa ottica che un Cash in cerca di un rilancio e di nuova ispirazione si rivolge al produttore. I due si frequenteranno a più riprese, tra il 1981 e il 1984, registrando l’album The Baron che però non darà gli esiti commerciali sperati e numerosi altri brani che non saranno mai pubblicati, perché rifiutati dalla Columbia. Uno dei tanti attriti che porteranno Cash ad abbandonare come solista la casa discografica di lì a poco. Rimasti nel cassetto per trent’anni, i nastri saranno riesumati nel 2013 dal figlio di Cash, John Carter, che lavorerà per completare la produzione rimasta non finita e saranno pubblicati dalla sussidiaria della Columbia, la Legacy Recordings, nel 2014. L’intento di John Carter, a sua volta musicista, oltre al rendere merito e giustizia al lavoro del padre fu quello di rendere omaggio anche alla madre June, che duetta col marito in due dei brani presenti, così come a Minnie Pearl e Waylon Jennings, a loro volta ospiti in altre due composizioni.

Registrazioni spalmate tra il 1981 e il 1984 e poi rimesse assieme, selezionate e completate trent’anni dopo da una persona diversa, non possono andare a comporre un album coerente. La sensazione, ascoltando Out Among the Stars è un po’ quella che si prova ascoltando un Best Of e cioè una serie di canzoni accostate una all’altra non per necessità o senso logico, ma per compilazione. Questo non significa che il disco non possieda una sua unitarietà e quella è data interamente dal fatto che la collaborazione tra Johnny Cash e Billy Sherrill dona alle canzoni una linea stilistica precisa: ci muoviamo essenzialmente nel tipico repertorio del musicista, con una relativa preponderanza dell’ispirazione country, ma con l’elemento rock pronto a uscire per dare un po’ di verve e ritmo. La mano di Sherrill è pesante nello smorzare, lisciare, arrotondare e rendere plastiche le composizioni di Cash, ma il risultato non è spiacevole e non tradisce la vena del musicista. Semmai, appunto, la rende appena più rotonda e piena, comunque non finta e a beneficiarne sono soprattutto gli strumenti, con un bellissimo suono di basso e batteria, mentre le chitarre risultano appena meno centrali, con la bellissima voce di Johnny Cash a prendere il proscenio. E’ un Cash maturo e forse anche appena un po’ stanco quello che troviamo in Out Among the Stars, un uomo che sta attraversando un momento difficile e ricerca se stesso e la propria miglior vena. Un inesausto lavoratore, che anche in queste composizioni porta sempre qualcosa di proprio (due le canzoni scritte di proprio pugno) e che non si limita a mettere la voce, ma fa proprie le tracce, donandogli un’impronta unica. Canzone simbolo dell’album è inevitabilmente Out Among the Stars, brano country/pop nel quale Cash tenta anche un tipo di interpretazione meno marcata e più “commerciale” specialmente nel refrain aperto, di tipica impronta pop, al quale però dona un testo che non potrebbe essere più suo, narrante la storia di un giovane senza lavoro e senza futuro che tenta una rapina in un negozio del Texas, sapendo benissimo che quello che lo aspetta è essere ucciso dallo Sceriffo. Un atto non di giustizia, ma utile solo a scacciare i demoni di chi porta la stella. Il ritornello poi è tutto dalla parte di chi ha sbagliato, immaginato come un viaggiatore, stanco per il peso e per le cicatrici, che per questo diventa debole e si chiude con una domanda: non pensiamo che anche loro preferirebbero ricominciare tutto da capo e volare come aquile tra le stelle? Dopo questa partenza, molto importante, la quale ci dice che anche in un momento minore della propria carriera Johnny Cash comunque non rinuncia a dire la propria e lasciare un’impronta precisa e profonda, lontana dai cliché di genere, il disco inanella una serie di brani se vogliamo più facili e snelli, a partire dal piacevolissimo duetto, tipicamente country, con la moglie June in Baby Ride Easy. Bella e carica di tensione She Used to Love Me a Lot, dall’approccio country nell’arpeggio di chitarra e banjo e nella voce quasi profetica di Cash; la tensione si stempera però man mano che entrano gli strumenti, perdendo l’iniziale connotazione e aprendosi definitivamente sul refrain, quasi un passaggio dalle tenebre alla luce, con cori in sottofondo e la slide di contorno. After All è quasi un gospel, tutto centrato sull’organo e sulla voce profonda di Cash, ma ancora una volta, sono gli arrangiamenti a cambiare leggermente l’atmosfera, con l’ingresso del basso e del piano e la canzone che prende una intenzione quasi alla Wonderful Tonight di Eric Clapton, con un riff ritornante di chitarra elettrica in sottofondo. E’ tempo del secondo duetto, Waylon Jennings resta uno dei maledetti e riesce a portare l’amico Johnny con sé o forse chissà, è questi che porta Jennings, in un country/rock/boogie saltellante, sul quale Sherrill prosegue nella sua opera di arrotondamento, senza però limitare troppo la necessaria verve del duo e della ottima sezione ritmica, giustamente “scatenata”. If I Told You Who It Was è un divertente country/rock nel quale Cash ci racconta in prima persona la storia di un ragazzo che arriva in città per vedere un festival di musica country, ma trova i biglietti finiti e ciondolando attorno all’arena sconsolato vede la sua artista country favorita uscire dal retro e trovare la ruota dell’auto sgonfia. Il resto, lo potete immaginare: se vi dicessi chi era -ci blandisce Cash-, direste che sto facendo il bullo, ma io manterrò il segreto. Un altro esempio del tremendo humor di Cash lo abbiamo in I Drove Her Out of My Mind, nella quale sempre in prima persona e anzi pronunciando il proprio nome nel testo, il cantante ci racconta di come per togliersi dalla mente la ragazza che lo stava lasciando, abbia comprato una Cadillac e l’abbia invitata ad uscire. L’ultima uscita dice lei e a lui va bene, perché la sua intenzione è quella di buttarsi insieme a lei con la Cadillac giù dal dirupo della montagna cittadina: Yeah, it’s gonna be just gorgeous, ci dice ghignando nell’ultima strofa. Dopo l’inno al Tennesse e alla sana vita di campagna dell’omonima canzone, sul finale si fa notare la ruffianissima Rock and Roll Shoes e il secondo duetto con June Carter sulla dolcissima e bucolica Don’t You Think It’s Come Our Time. Came to Believe è una delle due composizioni originali di Johnny Cash ed è un accorato racconto della propria fede e di come sia arrivato a scoprirne la forza. La chiusura con la versione più moderna di She Used to Love Me a Lot, consistente in un remix del 2013, costituisce una buona versione del Cash della American Recordings, con un contorno musicale quasi interamente affidato ai sintetizzatori e al basso, fredda e oscura, ma graziata dalla caldissima voce e dalla interpretazione vocale. Decisamente interessante, anche se creata in maniera posticcia a posteriori.

Che dire quindi di Out Among the Stars? Se lo si prende unicamente con lo spirito del tributo ai protagonisti e con la volontà di rendere giustizia a registrazioni ingiustamente rifiutate all’epoca, ebbene il risultato merita senz’altro attenzione. Non è il miglior Cash, questo lo abbiamo chiarito, ma è indubbio che costituisca comunque un’uscita di rilievo, con diversi punti di merito e attenzione. Probabilmente l’operazione svecchiamento avviata con Sherrill era comunque troppo timida, ancora troppo vicina al classico repertorio del cantante, seppure attraversata da tentazioni pop e da una produzione calda e piena. Ci vorranno gli anni 90 e ancora di più le ultimissime registrazioni con la American Recordings per darci davvero un Johnny Cash diverso e nuovo, eppure ancora così fortemente caratterizzato dalla sua identità, ormai inscalfibile. Certo in una discografia così sterminata probabilmente non si sentiva la mancanza di Out Among the Stars e pubblicarlo con trent’anni di ritardo non gli ha restituito alcuna importanza ulteriore, ma il mito di Johnny Cash è qualcosa che appartiene così profondamente alla storia della musica del 900 e all’anima degli Stati Uniti, che questo sincero omaggio non ha davvero fatto alcun danno, riportando dopo undici anni dalla sua morte l’attenzione su uno dei più grandi, una delle vere e ultime icone di un’epoca incredibile e uno dei più veri, tormentati e grandiosi interpreti che il rock abbia donato al Mondo, per farne un posto migliore o almeno per consolarlo delle sue miserie.

On a lonely day
When they put me in my grave
Ain't a worry you need to save
Just hang up my rock and roll shoes



VOTO RECENSORE
71
VOTO LETTORI
73.5 su 2 voti [ VOTA]
Lizard
Lunedì 7 Settembre 2020, 17.36.34
8
Se hai dubbi non vedo come potrei fugarli, se non ribadendo quanto detto e dicendo che per fortuna "padroni" non ce ne sono. Sulla lunghezza, ti ringrazio per lo spunto. Dico che a me interessa che lo scritto sia "denso" e possibilmente significativo, comunque è un rilievo che accetto senz'altro. Sul fatto che non ci sia bisogno di cambiare nick a ogni commento, non tornerò, perché lo trovo bambinesco da parte tua.
Starr
Lunedì 7 Settembre 2020, 13.59.58
7
Mah! Cioè, tu sei il "padrone" e ti vengono assegnati? Ho i miei dubbi... Cash merita sicuramente, è un monumento. Però sarebbe stato meglio scorciarla e fare un articolo, no? Così uno è più invogliato. Mentre da una recensione ci si aspetta una cosa più concisa. Non si racconta troppo e ce lo si risparmia per gli altri dischi o per una retrospettiva dedicata.
Lizard
Lunedì 7 Settembre 2020, 7.50.28
6
@Rob: molto prosaicamente, le recensioni vengono assegnate e a me è stata assegnata questa. In effetti, la sua particolarità mi ha consentito di lavorare su più piani temporali e quindi di parlare praticamente di tutta la carriera di questo gigante. Una bella opportunità, in effetti
Rob Fleming
Domenica 6 Settembre 2020, 23.34.53
5
Recensione apprezzabile su un personaggio fondamentale. Ma la (mia) domanda è: perché partire da questo album? Questa volta non ti ho capito @Lizard. Anche volendo avere la scusa del "Lost album" per sintetizzare la carriera e la figura di Johnny Cash, mi sarei aspettato che la scelta cadesse sul primo American Recordings (del resto il produttore è Rick Rubin) o sui Live At Folsom o San Quentin. Ma questo? Oh, per carità, c'è She used to...e I'm moving on che sono brani capolavoro o quasi, ma...boh? Voto 75 al disco. I calibri da 90 li riservo per i prossimi album
No Fun
Domenica 6 Settembre 2020, 22.50.44
4
Quoto @Jan Hus. Gran recensione necessaria per introdurre Johnny Cash sul sito dove non poteva mancare.
Jan Hus
Domenica 6 Settembre 2020, 22.34.52
3
🤣 Ma Cash lo merita e il sito lo esigeva.
Erik il Rosso
Domenica 6 Settembre 2020, 19.19.09
2
Tempo di lettura: 88 minuti
McCallon
Domenica 6 Settembre 2020, 16.33.11
1
Entrambe le versioni di "She Used to Love Me a Lot" contenute in quest'album mi piacciono tantissimo. Buona anche la traccia di apertura che - come peraltro si dice nella recensione - all'inizio mi lasciò un po' stranito per la forte venatura pop data alla musica e alla linea vocale del ritornello, ma che nel testo è inconfondibilmente un pezzo dello stesso uomo che ha scritto "Man in Black". Artista immenso Cash, spero di trovare altre recensioni sue in futuro sul sito!
INFORMAZIONI
2014
Legacy Recordings
Folk
Tracklist
1. Out Among the Stars
2. Baby Ride Easy
3. She Used to Love Me a Lot
4. After All
5. I'm Moving On
6. If I Told You Who It Was
7. Call Your Mother
8. I Drove Her Out of My Mind
9. Tennessee
10. Rock and Roll Shoes
11. Don’t You Think It's Come Our Time
12. I Came to Believe
13. She Used to Love Me a Lot (Remix 2013)
Line Up
Johnny Cash (Voce, Chitarra)
June Carter Cash (Voce su tracce 2, 11)
Waylon Jennings (Voce su traccia 5)
Minnie Pearl (Voce su traccia 6)
Pete Bordonali (Chitarra)
Jerry Carrigan (Chitarra)
Billy Sanford (Chitarra)
Dale Sellers (Chitarra)
Jerry Kennedy (Chitarra)
Robert Wray (Chitarra)
Pete Drake (Steel Guitar)
Weldon Myrick (Steel guitar)
Marty Stuart (Chitarra, Mandolino)
Bobby Wood (Piano)
Hargus "Pig" Robbins (Piano)
Terry McMillan (Armonica)
Henry Strzelecki (Basso)
John C. Williams (Basso)
Niko Bolas (Percussioni)
Kenny Malone (Batteria)

Musicisti aggiuntivi 2013
Carlene Carter (Cori su traccia 2)
Buddy Miller (Chitarra)
Pat McLaughlin (Chitarra)
Marty Stuart (Chitarra, Mandolino)
Bryan Sutton (Chitarra acustica, Banjo su traccia 11)
Tony Harrell (Tastiera)
Sam Bush (Mandolino su traccia 11)
Laura Cash (Flauto)
Jerry Douglas (Dobro)
Mark Fain (Basso su traccia 11)
Rick Lonow (Percussioni)
T. Blade (Percussioni)
The "Cash Cabin Vocal Group" e il Corpo Studentesco della Sumner Academy di Gallatin, Tennessee (Cori)
 
RECENSIONI
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]