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Turtle Skull - Monoliths
08/09/2020
( 365 letture )
Monoliths, il secondo album della band australiana Turtle Skull, è finalmente uscito il 28 agosto di questo anno, continuando a migliorare la miscela personale di questa band composta da rock psichedelico ed alternativo, plasmando così il loro peculiare sound "flower doom". Con questo nuovo album, però, i Turtle Skull hanno oltrepassato tutti gli elementi sonori che hanno adoperato nel loro primo disco, riportando delle interessanti novità. Infatti, l'album è composto da otto tracce, mentre il precedente era articolato solo da quattro canzoni, le quali potevano risultare abbastanza monotone, poiché seguivano in gran parte la medesima struttura. Questo poteva essere un approccio vincente per un’opera simile, ma non poteva essere di certo adoperato nuovamente in Monoliths.

Difatti è possibile percepire dei cambiamenti già dall’inizio con il brano di apertura Leaves , nel quale i Turtle Skull si distaccano dal sound ottimista del loro debutto con suoni decisivi di percussioni, canti ipnotici e con l’uso della chitarra e dei sintetizzatori che creano un tono più cupo, molto in linea con il tema principale dell'album. Anche il singolo principale Rabbit, con il suo canto imponente alla fine e il suono possente e consolidato, è una canzone che non può lasciare indifferenti e il video che lo accompagna fornisce un’interessante visione per quanto riguarda il processo di registrazione. In questa circostanza compaiono alcune similitudini con i Porcupine Tree, anche se le linee di chitarra distorte emettono dei suoni in maniera meno aspra. La terza traccia, Heartless Machine, merita sicuramente una certa attenzione, poiché ciò che colpisce particolarmente è anche il contenuto del testo, nel quale viene effettuata una profonda critica riguardante l'ossessione delle persone per la tecnologia, con livelli di synth frenetici e il potenziale rallentamento della batteria e del fuzz. Why Do You Ask? rammenta tanto il sound originario dei Turtle Skull, ma dopo i primi minuti, la musica si rompe in maniera molto più decisiva rispetto al loro disco precedente, incanalando più rock e più stoner all’interno della canzone, trovando esattamente il giusto mix tra i generi. Who Cares What You Think?, intanto, con le linee di chitarra che suonano come se provenissero dagli anni Settanta, risulta essere una traccia abbastanza accessibile per gli ascoltatori di altri generi, ma non delude assolutamente i loro fan più accaniti. Infatti per chi si cimenta nell’ascolto di un simile genere, la prima volta potrebbe risultare tediosa, dato che vi sono riff ripetuti e voci simili a canti; però, gli ascolti successivi possono regalare all’uditore dei toni caldi e affascinanti. Dunque la qualità di Monoliths dipende anche dalla propria preparazione e da come ci si sente per quanto riguarda l'atmosfera e la reiterazione: è ripetitivo e nauseante, o ammaliante ed avvincente?

I Turtle Skull hanno pensato a tutto, anche al mix: con Monoliths, si ha l’impressione di trovarsi all’interno di un auditorium dal soffitto alto o in una serra ricca di flora e fauna, con venticelli che si increspano tramite il mix e la grandezza del loro lavoro può essere avvertita nella traccia ambient Halcyon. Alla fine ci sono le due canzoni Apple Of Your Eye e The Clock Strikes Forever. La prima è caratterizzata da notevoli lavori del sintetizzatore, con il gruppo al completo che partecipa nel corso del processo di registrazione per produrre alcuni dei pezzi più impetuosi. The Clock Strikes Forever è invece una traccia molto lunga, anche per questa band, che riesce in ogni caso ad offrire un lavoro coerente e completo grazie all'eccellente utilizzo della chitarra, che riesce a combinare semplici riff con straordinari assoli sfocati.

È possibile dunque affermare che questi musicisti australiani abbiano sicuramente ideato un’opera brillante ma anche eccessivamente aperta che include un percorso psichedelico con voci indie rock armoniose, una base di riff da stoner rock e percussioni clamorose. Lo scopo della band è infatti quello di "accompagnare il tuo viaggio, in qualsiasi forma tu scelga" in una meditazione sulla "connessione intima che condividiamo con la Terra". Un disco indubbiamente da ascoltare, in quanto la loro filosofia di vita, il loro atteggiamento nello sviluppo del suono, possono risultare un ottimo spunto di riflessione.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
42.5 su 4 voti [ VOTA]
Black Me Out
Mercoledì 9 Settembre 2020, 0.43.27
1
Bella recensione, che condivido in buona parte. Avevo apprezzato moltissimo il primo coloratissimo disco e con Monoliths invece la band ha deciso di ispessire ed incupire il sound con un risultato per me sorprendente. Tutto, fin dal missaggio (come ben notato da Eliana), funziona e opprime l'ascoltatore dentro i propri fumi meno colorati di prima, ma decisamente più densi. Per me almeno 80.
INFORMAZIONI
2020
Art As Catharsis / FALSExIDOL Records
Psychedelic Rock
Tracklist
1. Leaves
2. Rabbit
3. Heartless Machine
4. Why Do You Ask?
5. Who Cares What You Think?
6. Halcyon
7. Apple Of Your Eye
8. The Clock Strikes Forever
Line Up
Dean McLeod (Chitarra, voce)
Julian Frese (Basso, pianoforte, voce)
Charlie Gradon (Batteria, voce)
Tobia Blefari (Percussioni)
Dan Frizza (Sintetizzatori)
 
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