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Kiko Loureiro - Universo Inverso
12/09/2020
( 533 letture )
In un momento nel quale tutti i fan dello shredder nativo di Rio De Janeiro si sarebbero aspettati il bis di No Gravity, ecco che Kiko Loureiro decide di spiazzare completamente le aspettative sul suo secondo disco da solista. A pochi mesi di distanza da quel metal elegante che ci aveva accompagnato lungo il suo primo lavoro in studio, con quell’opener frenetica e indimenticabile quale era stata Enfermo, qui lo stile è completamente opposto. Insomma, prendete per un momento il Kiko Loureiro del suo album d’esordio e lasciatelo da parte, dimenticatevelo. Il metal non entra minimamente a far parte di questo Universo Inverso ma anzi, lo sfiora appena senza lasciare alcuna traccia. Come potete vedere la lineup è profondamente mutata dalla precedente uscita, questo per rimarcare che, nonostante il poco tempo trascorso, era necessario cambiare interpreti per creare meglio l’atmosfera che permea tutti i cinquanta minuti abbondanti del disco qui recensito.
Dopo questa premessa qualcuno potrebbe storcere il naso, pensando che il cambio di genere possa essere stato un danno per la qualità di questo lavoro, ma questa affermazione non è del tutto vera. Se nel primo la priorità era indubbiamente la tecnica, l’utilizzo costante di scale, shredding, tapping e chi più ne ha ne metta, qui è cambiata profondamente l’idea di base. Intanto, uno dei tratti distintivi fin dalle prime note è sicuramente rappresentato dal pianoforte che conferisce quell’impronta jazz/fusion alla quale non eravamo abituati. Una vera e propria novità per il polistrumentista brasiliano che fino ad allora con i suoi brani da solista e la carriera con gli Angra non aveva mai approcciato questo genere molto diverso dalla sua passata produzione.
Addentrandoci nei contenuti del disco, sin dalla prima Feijão De Corda possiamo ritrovare tutti i concetti sopra elencati. La rivisitazione del jazz/fusion di Kiko Loureiro è del tutto personale, sebbene a tratti si possa cogliere qualche similitudine con i colleghi Joe Satriani ma ancor più Guthrie Govan. Nulla di troppo disturbante, anzi, solo qualche semplice similitudine. Lo spazio dedicato ai momenti che potremmo definire “jam session” è più di quello che ci saremmo aspettati e per vari minuti la chitarra elettrica esce di scena o accompagna l’operato dell’accoppiata pianoforte-batteria. Le soluzioni utilizzate per la stesura dei primi tre brani sono molto simili, mentre i connotati della quarta traccia Anastácia somigliano più a quelli di una docile ballad, che va a confluire poi nella lenta ed eclettica Monday Mourning. Per ritrovare qualche nota più elettrica e graffiante dobbiamo spostarci sui quattro minuti di Arcos Da Lapa ai quali però segue nuovamente una canzone più calma e introspettiva, cioè Samba Da Elisa. Il basso di Carlinhos Noronha si fa carico di introdurci a Camino A Casa per poi partecipare massivamente a metà brano in una lunga sezione condivisa con il pianista Yaniel Matos e il batterista Cuca Teixeira mentre la chitarra per qualche minuto si fa da parte. Il binomio conclusivo Realidade Paralela-Recuerdos può essere visto come una traccia unica e inscindibile di poco superiore ai dieci minuti di durata in cui la chitarra di Kiko Loureiro prende poco l’iniziativa, anzi, esce quasi di scena senza colpo ferire, in un finale che di scoppiettante non ha nulla.
Se volete prendervi una pausa dal progressive metal più arzigogolato del disco d’esordio oppure dal power metal che ha contraddistinto la ventennale carriera di Kiko Loureiro al servizio dei connazionali Angra allora questo album fa al caso vostro. Universo Inverso insomma è una maniera per mostrare un lato inedito del chitarrista brasiliano e non è in alcun modo da condannare questa scelta, il suo cambio di rotta è da intendersi come un variopinto modo di concepire la musica. È difficile imbrigliare l’estro e la creatività che lo contraddistinguomo, pertanto non c’è da stupirsi se con questo secondo full lenght Kiko abbia voluto visitare lidi ancora inesplorati e abbia scelto di attingere a piene mani dal suo cilindro multiforme pieno di risorse. Detto questo però, mi congedo dal fusion per tornare a riascoltare il nuovo Open Source, questi 53 minuti di pausa dal progressive metal bastano e avanzano.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
92.25 su 4 voti [ VOTA]
LAMBRUSCORE
Domenica 13 Settembre 2020, 20.58.11
3
Gran chitarrista ma io nei Megadeth preferirei un ritorno di Martino Freddamano....
Graziano
Sabato 12 Settembre 2020, 22.16.48
2
Uno dei miei dischi preferiti. In assoluto. Complimenti!!!
Dark_Nebula
Sabato 12 Settembre 2020, 20.47.15
1
Questa release di Loureiro la consiglio a tutti quelli che come me, oltre ai vari sottogeneri del metal, ascoltano anche jazz/fusion o vorrebbero comunque sperimentare altre sonorità. Fu una piacevole scoperta ascoltare Kiko su un lavoro completamente diverso da ciò che l'ha reso famoso ai più. Un album pieno di sentimento e ben riuscito, che comprai subito dopo averlo ascoltato su una piattaforma digitale e che conservo tra altri lavori di chick Corea, Pat metheny, Jhon Scofield, Mike Stern e gli Water Report per citare i primi che mi vengono in mente. Buon ascolto a tutti!
INFORMAZIONI
2006
Fuel Records
Prog Rock
Tracklist
1. Feijão De Corda
2. Ojos Verdes
3. Havana
4. Anastácia
5. Monday Mourning
6. Arcos Da Lapa
7. Samba Da Elisa
8. Camino A Casa
9. Realidade Paralela
10. Recuerdos
Line Up
Kiko Loureiro (Chitarra)

Musicisti ospiti

Yaniel Matos (Pianoforte)
Carlinhos Noronha (Basso)
Cuca Teixeira (Batteria)
 
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