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Seether - Si Vis Pacem, Para Bellum
12/09/2020
( 699 letture )
Partiti come Saron Gas nel 1999, i sudafricani Seether rappresentano da più di vent’anni uno dei nomi di punta del cosiddetto post grunge, movimento iniziato nella seconda metà degli anni ’90 rifacentesi in toto agli stilemi sonori e ai testi elaborati dai maestri del Seattle Sound. Per quanto concerne la band qui in esame, i numi tutelari sono da sempre due: gli Alice in Chains, con le loro atmosfere tossiche ed incupite, e i Nirvana, veri idoli e prima fonte di ispirazione per Shaun Morgan e soci, soliti tra l’altro proporre live numerose cover del trio di Aberdeen. Protetti dallo spettro emaciato di Kurt Cobain, i nostri hanno ottenuto da subito il posto fisso nel mainstream americano con Disclaimer II (ri-registrazione del debutto del 2002), perfetta testimonianza del Seether style coniugante veemenza alternative metal negli arrangiamenti e un timbro vocale chiaramente debitore dell’icona grunge per eccellenza (clamorose in questo senso Gasoline e Fine Again). Sperimentata tale formula con successo, il gruppo non se ne è mai davvero discostato e nel corso degli anni ha continuato a proporla con esiti discontinui, finendo con l’ammorbidire eccessivamente il sound da Finding Beauty In Negative Spaces (2007) fino a Isolate and Medicate (2014), album che hanno segnato uno sbilanciamento verso un tipo di alternative rock cucito su misura per la promozione radiofonica (cito a titolo di esempi No Resolution, Here and Now e Same Damn Life). In quest’ottica, Poison the Parish (2017) ha rappresentato la “rinascita” della band e il ritorno allo stile più irruente degli esordi, con le chitarre tornate finalmente in primo piano e con Shaun Morgan capace di reintrodurre sprazzi in scream e profanità nei testi accanto alle immarcescibili parti melodiche.

Questa lunga introduzione si è resa necessaria per inquadrare al meglio l’ottava fatica discografica dei sudafricani, intitolata Si Vis Pacem, Para Bellum, espressione resa celebre dallo scrittore latino Vegezio nell’Epitoma Rei Militaris (IV-V secolo d.C.). “Se vuoi la pace, preparati alla guerra”, binomio antitetico e ossimorico (ripreso nel mondo del metal anche dai Metallica del Black Album in Don’t Tread On Me) il cui significato sembra essere quello che solo chi ha davvero combattuto e ha rischiato la vita nel farlo può apprezzare concretamente e senza retorica il concetto di pace.
Accolto nella line up il chitarrista Corey Lowery, veterano della scena alternative/nu metal (Stuck Mojo, Stereomud, Dark New Day), il gruppo mantiene il fil rouge con il disco precedente e mostra subito i muscoli nell’opener Dead and Done, dove sono proprio i robusti riff del nuovo arrivato a dar fuoco alle polveri, e in Bruised and Bloodied, abbellita da seducenti ed ipnotiche linee di basso. L’aura malinconica di marca grunge si ripresenta prepotentemente nella coppia Wasteland e Buried in the Sand, semi-ballad tristi e dolorosamente emotive, mentre il primo singolo Dangerous è il giusto compromesso tra potenza e melodia grazie a dei riff velenosi ma dannatamente catchy e a un cantato che mischia rabbia e frustrazione. Introdotta da un dolce arpeggio e caratterizzata da ritmi più distesi e dilatati, Liar vede Shaun Morgan offrire una grande performance capace di trascinare l’ascoltatore in un orizzonte di fitte tenebre fortunatamente squarciate da rasserenanti bagliori di luce. Un’atmosfera straniante si coglie anche nella successiva Can’t Go Wrong, animata da alterni momenti di quiete nelle strofe e maggior visceralità nei refrain. Pregna di rimpianti ed autocommiserazione è Failure, accorato “diario degli errori” commessi dal frontman durante la sua non facile vita segnata da lutti familiari (il suicidio del fratello, la morte del padre), relazioni andate a picco e la caduta nelle dipendenze (la famosa canzone degli Evanescence Call Me When You’re Sober è dedicata proprio a lui). La voglia di scrollarsi di dosso un passato così ingombrante è però tangibile e Beg ne è un ottimo esempio, con i suoi riff serrati e dei ritornelli in cui Shaun sfoga tutta la sua rabbia repressa lasciandosi andare anche a degli scream ruvidi e liberatori. Il trittico finale non rimescola le carte in gioco ma dispensa comunque emozioni sincere nella mesta semi-ballad Drift Away, rafforzata dagli indovinati cori della seconda voce di Lowery, mentre la più incattivita Pride Before the Fall si fa ricordare per le chitarre sporche e per il cantato energico e ruvido arricchito da intermezzi urlati molto vividi. Il disco termina sulle note uggiose di Written in Stone, dove il frontman si congeda regalando l’ennesima prova sentita permeata sì dal classico mood (post) grunge, ma rielaborato in maniera del tutto personale con diverse punte di affranto lirismo.

Si Vis Pacem, Para Bellum conferma il momento positivo dei Seether e, pur non introducendo particolari innovazioni, si configura come uno degli album più riusciti della band in virtù del suo calibrato mix di aggressività (alternative) metal, struggenti melodie ed atmosfere trasudanti la Seattle dei primi anni ’90. Il tutto viene poi sublimato dalle liriche di Shaun Morgan, mai così a nudo nell’esporre le sue fragilità e i suoi demoni interiori per mezzo di una musica che in questo caso non è semplice intrattenimento bensì assume la funzione di una vera e propria catarsi dell’animo.
In definitiva, l’album non avrà problemi ad entrare nel cuore dei fan storici e di coloro che da sempre apprezzano queste sonorità, mentre chi ne è sempre stato distaccato o sospettoso, grazie alla sincerità e alla schiettezza della proposta, avrà sicuramente una buona occasione per iniziare a rivalutare un genere che ha sempre dato per scontato.



VOTO RECENSORE
76
VOTO LETTORI
68.36 su 11 voti [ VOTA]
Daniele
Mercoledì 16 Settembre 2020, 19.23.43
2
per gli amanti come me di queste sonorità è un disco imperdibile
Altered
Sabato 12 Settembre 2020, 17.59.46
1
Un disco che ho davvero consumato e che mi ha trasmesso tutta la profonda introspezione che Shaun Morgan ha messo nei singoli pezzi. Un lavoro vero, sentito, senza fronzoli, ti trasmette il disagio, la sofferenza dalla prima all'ultima nota.
INFORMAZIONI
2020
Fantasy Records
Post Grunge
Tracklist
1. Dead and Done
2. Bruised and Bloodied
3. Wasteland
4. Dangerous
5. Liar
6. Can’t Go Wrong
7. Buried in the Sand
8. Let it Go
9. Failure
10. Beg
11. Drift Away
12. Pride Before the Fall
13. Written in Stone
Line Up
Shaun Morgan (Voce, Chitarra)
Corey Lowery (Chitarra)
Dale Stewart (Basso)
John Humphrey (Batteria)
 
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