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Jefferson Starship - Mother of the Sun
12/09/2020
( 201 letture )
Jefferson Starship, un nome altisonante che ha con alterne fortune attraversato cinquant’anni di storia americana. Una famiglia allargata di musicisti protagonisti di un’epopea che potrebbe tranquillamente essere la sceneggiatura di un colossal cinematografico a stelle e strisce.
Il retaggio culturale di questi artisti ha radici nella band madre, i Jefferson Airplane, leggendari protagonisti della controcultura americana degli anni sessanta e settanta, alfieri della scena rock psichedelica del periodo, nonché headliner del festival di Woodstock (dove dovevano suonare al sabato sera e si trovarono ad esibirsi alla domenica mattina). Due compagini che bene o male hanno visto avvicendamenti di lineup continui, con passaggi di testimone, ripensamenti repentini, comeback, reunion e battaglie legali per l’utilizzo di quel nome, Jefferson, che per ogni amante del rock made in U.S.A. rimanda a classici intramontabili.

I Jefferson Starship del 2020 purtroppo non hanno più tra le fila nemmeno un membro della formazione storica dell’aeroplano e il solo David Freiberg (fresco ottantaduenne) come trait d’union con i primi storici album targati Jefferson Starship. Gli ex Jefferson Airplane, Grace Slick e Marty Balin (scomparso nel 2018), hanno partecipato alla stesura rispettivamente della canzone d’apertura It’s About Time e della nostalgica chiusura Don’t Be Sad Anymore. Manca invece all’appello un nome storico, Paul Kantner, anima e mente creativa dei progetti targati Jefferson, purtroppo morto nel 2016. Lo stesso Kantner poco prima di lasciarci aveva conferito la sua investitura alla formazione attuale, benedicendola e autorizzandola a proseguire sotto il nome Jefferson Starship anche senza di lui. Un momento funesto che però come spesso accade è stato il catalizzatore per la rinascita della band. E così è stato con la pubblicazione in questo travagliato 2020 della loro nuova opera Mother of the Sun.
L’EP, non lo si può chiamare album, di fatto propone 5 canzoni inedite, con l’aggiunta di What Are We Waiting For? in versione estesa e la storica Embryonic Journey dal vivo. Immutata la filosofia del gruppo che alterna cantato femminile appannaggio della splendida e grintosa Cathy Richardson e maschile con la vissuta ugola di David Freiberg protagonista in due tracce.
It’s About Time (primo singolo selezionato dalla band), canzone briosa con il suo refrain orecchiabile, apre le danze. La mano di Grace Slick si nota sia per la capacità di comporre linee melodiche d’impatto che per il testo impegnato, un vero inno e un invito alle donne a riprendere in mano le redini del mondo, dopo che gli uomini hanno clamorosamente fallito. Analogo discorso per What Are We Waiting For? (secondo singolo dell’EP), una canzone molto vicina all’AOR degli Starship, band spin-off degli stessi Jefferson Starship, dove il ritmo più lento del brano accompagna e rincalza le tematiche sociali dell’opener, ribadendo l’urgenza di agire per ribaltare l’ordine sociale costituito. Setting Sun vede alla voce David Freiberg con una sentita interpretazione e parla di come i peccati del passato prima o poi vengono a presentare il conto, ficcante la metafora del cowboy braccato dalla giustizia nel testo. La canzone adotta in pieno gli stilemi del country blues, intro di slide guitar e lungo assolo come da tradizione. Runaway Again (il titolo richiama un loro classico, Runaway, del 1978) è una soffusa ballad che con la sua melodia preponderante parla del desiderio di fuga, di evasione, di libertà dai vincoli che la vita ci impone. Cathy Richardson è impeccabile nell’interpretazione e non stupisce che la cantante sia stata scelta personalmente dallo stesso Kantner dodici anni or sono per condurre l’astronave nel suo nuovo viaggio. Embryonic Journey dal vivo ha sempre il suo effetto, il brano strumentale è un classico dei Jefferson Airplane, ma nel complesso è un’inclusione inutile. Gold è un signor chitarrista e non sarebbe stato male sentirlo in una composizione tutta sua.
Don’t Be Sad Anymore con il suo accompagnamento pianistico è l’ultimo inedito dell’EP e si riallaccia al passato di crooner di Balin. Siamo infatti su territori molto più vicini a Frank Sinatra e alla lounge music. La scelta di includere il pezzo è riconducibile alla recente dipartita dello storico cantante e non stona nell’insieme: un dolce commiato con le sue parole d’amore e di fiducia cantate con evidente trasporto da Freiberg.

Nel complesso Mother of the Sun convince, con una proposta eterogenea che pesca un po’ in tutte le decadi della illustre storia dei Jefferson Starship. Rimane un retrogusto amaro perché dopo dodici lunghi anni di silenzio discografico ci si poteva aspettare qualche brano in più, un album vero e proprio piuttosto che cinque sole canzoni, anche se quasi tutte d’indubbia qualità, è bene ribadirlo. L’impressione è che questo EP sia un tentativo di sondare le acque dopo la scomparsa di alcuni dei più carismatici padri fondatori. Freiberg si è circondato di musicisti abili e rodati e Cathy Richardson è riuscita a calarsi nei panni della sua illustre antesignana, Grace Slick, senza venirne schiacciata psicologicamente. Una cosa è certa, questo EP è destinato a dividere l’opinione dei fan. Si potrà dibattere a lungo che questi non siano i veri Jefferson Starship e che non ha più senso proseguire nel viaggio e che questi musicisti non siano più in grado di uscire dalla loro personal comfort zone. Un primo verdetto. però, almeno per ora dimostra parzialmente il contrario e cinque canzoni, quasi tutte di buonissimo livello, sono un solido punto di partenza per questa vecchia giovane band. Un vero e proprio giudizio saremo in grado di emetterlo solo alla presenza di un lavoro più corposo e ci auguriamo un filo più complesso, magari senza attendere altri dodici anni.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2020
Golden Robot Records
Rock
Tracklist
1. It's About Time
2. What Are We Waiting For?
3. Setting Sun
4. Runaway Again
5. Embryonic Journey
6. Don't Be Sad Anymore
7. What Are We Waiting For? (Extended version)
Line Up
David Freiberg (Voce, Chitarra acustica)
Cathy Richardson (Voce, Chitarra ritmica)
Jude Gold (Chitarra solista)
Chris Smith (Tastiera, Basso synth)
Donny Baldwin (Batteria, Percussioni)
 
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