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Kraftwerk - Autobahn
14/09/2020
( 559 letture )
Il viaggio, da sempre, è una delle tematiche più care agli artisti di ogni epoca: che si parli di letteratura, pittura o musica, lo partenza da un luogo per recarsi verso un altro, noto o meno, per qualunque ragione venga affrontato, ha sempre catturato la mente ed il cuore dell'uomo in ogni epoca: erano un viaggio l'Odissea di Omero, l'Anabasi di Senofonte, l'Eneide di Virgilio, era un viaggio (ultraterreno, ma pur sempre un viaggio) la Divina Commedia, lo raccontava Il Milione di Marco Polo, ne incarnava l'essenza Il Giro del Mondo in 80 giorni di Verne.
In epoca più recente, un gruppo di eclettici artisti tedeschi hanno pensato bene di narrare un viaggio forse più prosaico e meno affascinante di quelli citati in precedenza, ma comunque emblematico dei tempi in cui vivevano ed ancora di più di quelli in cui viviamo oggi: un viaggio in autostrada.

E' quasi superfluo dire che parliamo dei Kraftwerk, unanimemente ritenuti fra i precursori della musica elettronica e non solo, autori di lavori seminali come Trans Europe Express (ancora un viaggio!), Radio-Activity e, per l'appunto, il qui presente Autobahn (“autostrada” in tedesco), risalente al 1974.
Simbolo stesso del disco è, naturalmente, proprio la title-track, posta in apertura e che dura quasi 23 minuti: una sorta di brano elettro-prog nel quale Ralf Hutter e soci, prendendo spunto da un breve viaggio realmente effettuato da Colonia a Bonn (che, pare, duri pressappoco quanto la canzone), immettono ogni oncia della loro abilità, tessendo un vero e proprio... viaggio musicale: a partire dai primi istanti, dove ascoltiamo la vettura mettersi in moto e suonare un clacson probabilmente indirizzato a qualche automobilista indisciplinato, veniamo infatti catapultati in una traccia folle, dove convivono indifferentemente sintetizzatori, flauto, violino elettrico, chitarra, percussioni elettroniche e pianoforte, oltre ovviamente alle voci di Hutter e Florian Schneider; immaginiamo così la nostra auto raggiungere l'ingresso della strada a rapido scorrimento, lasciandosi alle spalle il centro urbano per poi sfrecciare lungo le corsie, stando attenta alle vetture che incontra, ma godendosi anche il paesaggio che scorre rapidamente davanti agli occhi. Ciò che colpisce maggiormente di questa traccia è proprio il saper evocare con grande abilità le sensazioni, ma soprattutto i rumori di un viaggio in autostrada, benché non particolarmente lungo (chissà quanto sarebbe durato un album sulla Salerno-Reggio Calabria pre-completamento...).
Sarebbe tuttavia ingiusto lodare l'album per la sola -pur sublime- traccia di apertura: le due parti di Kometenmelodie, sono dedicate alla cometa Kohoutek, che illuminò il cielo proprio mentre i nostri scrivevano le canzoni per l'album, ispirandoli; la prima parte è più cupa e lenta ed immaginiamo rappresenti il lungo viaggio della cometa nello spazio, mentre la seconda, decisamente più movimentata ed allegra, raffigura il suo avvicinamento al Sole, con la formazione della splendida coda che caratterizza questi sfuggenti oggetti del firmamento. Mitternacht, dal canto suo, in ossequio al suo titolo (che significa “mezzanotte”) ci riporta su atmosfere cupe, sperimentali e claustrofobiche: immaginiamo qualcuno vagare solo, per le vie di una città deserta, accompagnato soltanto dal vento, dal fruscio delle foglie e dall'abbaiare dei cani randagi: tutti suoni che i nostri, ancora una volta, sanno evocare con inquietante abilità. A chiudere le danze provvede Morgenspaziergang, che rappresenta il contraltare della canzone precedente: tanto quella era cupa ed evocava una notte buia, tanto questa ci comunica una rilassata passeggiata mattutina, accompagnati dal canto degli uccelli e dal tepore della primavera.

Non c'è molto altro da aggiungere su quello che è il primo, grande capolavoro dei Kraftwerk: con espedienti musicali apparentemente semplici, i nostri amici tedeschi sanno evocare atmosfere variegate ed anche profondamente diverse fra loro con abilità che a tratti ha dello sconcertante.
Accendete quindi il motor... le casse e partite assieme a loro in questo bel viaggio.



VOTO RECENSORE
95
VOTO LETTORI
92 su 3 voti [ VOTA]
McCallon
Giovedì 17 Settembre 2020, 19.41.59
3
Sarò conciso: che figata di album.
Le Marquis de Fremont
Martedì 15 Settembre 2020, 13.49.37
2
Wow!!! Qui siamo nei miei ultimi anni a Parigi, prima di andare a Cambridge e nel periodo della Die Kosmische Kuriere e della OHR, con l'invasione Tedesca: Tangerine Dream, Schulze, Ash Ra Tempel, Popol Vuh e naturalmente i Kraftwerk. Non era il loro primo disco che sentivo. Avevo ascoltato Ralf & Florian del 1973 ma qui partono con la formazione a quattro che li renderà famosi. Inutile dire che il disco è un capolavoro e che lo ho letteralmente consumato in tutti i formati: LP, CD, Compact Cassette ed ho la mia versione su file. Bella la recensione ma qui va anche sottolineato il lavoro eccellente della ritmica, soprattutto su Autobahn e su Kometenmelodie 2 che loro hanno, di fatto, inventato. E c'era anche l'adesivo blu con il simbolo delle Autobahn Tedesche. "Wir fahren, fahren, fahren auf der Autobahn Wir fahren, fahren, fahren auf der Autobahn Vor uns liegt ein weites Tal Die Sonne scheint mit Glitzerstrahl Wir fahren, fahren, fahren auf der Autobahn Wir fahren, fahren, fahren auf der Autobahn Fahrbahn ist ein graues Band Weiße Streifen, grüner Rand" E si sono messi in tre per scriverlo... Traducetelo. Au revoir.
claudio
Lunedì 14 Settembre 2020, 21.13.41
1
ottima recensionee e ovviamente album capolavoro
INFORMAZIONI
1974
Philips/Vertigo
Elettronica
Tracklist
1. Autobahn
2. Kometenmelodie 1
3. Kometenmelodie 2
4. Mitternacht
5. Morgenspaziergang
Line Up
Ralf Hutter (Voce, Tastiere, Pianoforte, Sintetizzatore)
Florian Schneider (Voce, Vocoder, Flauto, Sintetizzatore)
Klaus Roeder (Chitarra, Violino Elettrico)
Wolfgang Flur (Percussioni Elettroniche)
 
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