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Thy Primordial - Where Only the Seasons Mark the Paths of Time
19/09/2020
( 331 letture )
Non possiamo definire i Thy Primordial come un gruppo noto e di peso della scena black svedese, ma non neghiamo il fatto che molto probabilmente, i più accaniti e i collezionisti del genere conosceranno senz'altro il gruppo di Mjölby. Gruppo nato in pieno fermento, nel 1993, dalle menti di musicisti che suonavano in Dawn, Retaliation e Niden Div. 187, esordiscono nel 1997 con Where Only the Seasons Mark the Paths of Time per la Pulverised Records

Con l'iniziale The Conquest si fanno notare le caratteristiche principali del gruppo; un legame al black di scuola anni novanta, atmosfere che spaziano tra l'oscuro e il gelido, riff carichi di melodia e tempi costantemente sostenuti. Se ad un primo approccio il gruppo può sembrare piuttosto “quadrato”, proseguendo l'ascolto emerge l'aspetto più creativo del gruppo, che in qualche modo tenta di dare più imprevedibilità ai brani con ripartenze e soprattutto usando più riff di quanto ci si aspetti. I nostri infatti restano raramente sullo stesso preferendo variazioni e arricchendo il tutto con leggeri cambi di tempo e qualche trovata più audace in termini di tecnica strumentale (compreso qualche arpeggio). Il tutto senza mai staccarsi da quell'approccio violento e che non concede respiro. Dall'inizio alla fine si è infatti costantemente su tempi sostenuti, guidati da blast beat e progressioni che non accennano mai a rallentare; ritmi di questo tipo, legati al lavoro delle chitarre, danno al disco un incedere se vogliamo “epico”; in svariati momenti infatti, i rimandi a Dawn o Dissection sono piuttosto marcati, fattore che rende ancora più evidente come, nonostante l'innegabile qualità del tutto e dei brani molto riusciti come Svart Gryning, gelida e a tratti disperata, la titletrack, strumentale che sembra arrivare da un altro disco, Hail unto Thee... Who Travels over the Heavens, la più varia e costruita, e la conclusiva Dödsskuggan, il gruppo sia arrivato in un momento in cui i grandi avevano già lasciato il segno e influenzato valanghe di gruppi. E non che questa sia una colpa, ma è per rendere chiaro che sì, è un buon disco, ma va sempre contestualizzato.

Where Only the Seasons Mark the Paths of Time è un disco che potremmo definire “classico” nel senso che ha tutti gli elementi tipici di un certo black metal. A partire dalla proposta passando per lo scream di Isidor (vero nome Andreas Karlsson), senza dimenticare la fantastica produzione, sempre in linea con quella del periodo e che ancora oggi è in grado di colpire e di mantenere vive le gelide atmosfere. E forse è questo uno dei motivi principali per cui valga la pena riscoprire album così.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
65 su 2 voti [ VOTA]
Kroky78
Mercoledì 23 Settembre 2020, 22.33.18
3
Bel gruppo, ho l'intera discografia, tutti dischi di buon livello
Poss
Lunedì 21 Settembre 2020, 20.15.31
2
che belle queste sonorita'
gianmarco
Sabato 19 Settembre 2020, 13.55.06
1
mi ricorda molto Nattens Madrigal .
INFORMAZIONI
1997
Pulverised Records
Black
Tracklist
1. The Conquest
2. Av ondskapens natur
3. Svart gryning
4. Forthcoming Centuries
5. Where Only the Seasons Mark the Paths of Time...
6. Enrapture Silence
7. Kristallklar vinternatt
8. Hail unto Thee... Who Travels over the Heavens
9. Tronad av natten
10. Dödsskuggan
Line Up
Isidor (Voce)
M. Andersson (Chitarra)
N. Nilsson (Chitarra)
J. Albrektsson (Basso)
Morth (Batteria)

Musicisti ospiti
Rolf Larsson (Chitarra acustica)
 
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