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Devo - Q: Are We Not Men? A: We Are Devo!
22/09/2020
( 765 letture )
Pur essendosi formati nel 1972 i Devo daranno alle stampe il loro primo LP soltanto nel 1978, il rivoluzionario Q: Are We Not Men? A: We Are Devo!. La formazione messa in piedi dagli ex studenti d’arte della Kent State University, ovverosia Mark Mothersbaugh, Gerald Casale e Bob Lewis si stabilizzerà difatti soltanto nel 1976 dopo l’uscita di Lewis dalla band, gli ingressi di Bob Mothersbaugh e Bob Casale (entrambi fratelli dei fondatori) e del batterista Alan Myers. L’abilità di polistrumentisti e performer dei due leader unita all’ironia dei live show ed alla commistione fra la neonata corrente new wave e l’elettronica dei Kraftwerk (nonché le acquisite sembianze robotiche dei tedeschi), porteranno alla band dell’Ohio diversi estimatori altisonanti ancor prima del loro esordio discografico. Fra questi artisti del calibro di Brian Eno, Iggy Pop, Robert Fripp e David Bowie; proprio quest’ultimo nel 1977 dopo aver assistito al loro concerto d’esordio al Max's Kansas City di New York dirà: Questo è il gruppo del futuro, quest'inverno produrrò il loro album a Tokio. In realtà le cose non andranno proprio così, infatti il Duca Bianco pur riuscendo a mixare gran parte delle registrazioni finali dovrà lasciare la produzione vera e propria nelle sapienti mani del visionario Eno, il quale registrerà assieme ai Devo fra i Conny Plank’s Studio di Colonia e i Different Fur di San Francisco. Di fatto però le uniche tracks dove verranno apportate le modifiche volute dal producer britannico, con l’aggiunta consistente di sintetizzatori, saranno Space Junk e Shrivel Up, poiché i Devo risulteranno poco inclini a variazioni. Che la band avesse le idee piuttosto chiare sul cosa voler proporre lo si intuisce dalle tracce: totalmente destabilizzanti sia per l’innovazione musicale presente, sia per i testi irriverenti e deliranti rappresentanti la “de-evolution” della società americana, in un drammatico procedimento inverso della teoria darwiniana. L’esecuzione canora sui generis del duo Mark/Gerald -autori d’interpretazioni affascinanti e schizoidi- l’uso massiccio di effetti, una sezione ritmica meccanica ma parallelamente ricca d’inventiva dà corpo ad un sound dalle tinte aliene impossibile da replicare per altri gruppi negli anni a venire.

Qualsiasi canzone risulta degna di nota ed avveniristica di per sé, ma Jocko Homo è esemplificativa del mondo Devo: una title track mancata dato che possiede l’assurdo infinito botta e risposta fra singer e band: Are We Not Men?/ We Are Devo!. La concentrazione di follia è talmente elevata che il bridge posto centralmente pare poter spezzare tale status invece non fa altro che aprire ad un finale ancor più stravagante con Mark che sembra esibirsi dal vivo cantando in diverse tonalità in modo da ricevere risposte confortanti dal “gregge”. Non che il resto sia meno unico e bizzarro: l’opener Uncontrollable Urge ha un titolo perfettamente in linea con l’esuberanza della proposta, arricchita in tal senso dagli Yeah urlati a ripetizione spasmodicamente. Pur possedendo chitarre dai chiari influssi post-punk britannici si differenzia per gli “impulsi” elettronici e i continui giochi di voci. Il colpo grosso i nostri lo compiono con l’impensabile cover della sensualissima (I Can’t Get No) Satisfaction dei The Rolling Stones. La versione strampalata di Mark Mothersbaugh risulta euforica: tra il disperato ed il rassegnato ma col solito tono canzonatorio che lo contraddistingue, egli condanna il triste consumismo della civiltà occidentale. Il minimalismo degli strumenti a supporto del singer non fa altro che accrescere un inspiegabile senso d’inquietudine pur risultando il pezzo globalmente divertente. Praying Hands prosegue il viaggio sonoro spaziale tra synth, refrain di basso ipnotici e un nemmeno tanto nascosto incitamento alla ribellione che ci rammenta la scena punk londinese, mentre Space Junk dopo un avvio simile preferisce defluire lentamente in un turbinio di emozioni rock donateci dalla chitarra solista. Mongoloid ribadisce l’involuzione collettiva del genere umano; rapisce per il lavoro esemplare di Alan Myers, la ripetitività dall’effetto “stupefacente” del ritornello e il minimoog ad aprire e chiudere il pezzo. Il Lato B si apre insensatamente con i due minuti allucinanti di Too Much Paranoias: post-punk malato frenato di tanto in tanto da inspiegabili vagiti di strumenti, ma è la spettacolare combo Gut Feeling/(Slap Your Mammy) ad innalzare prepotentemente il voltaggio. Dopo una prima fase strumentale in un crescendo memorabile di fusione melodica ove s’impongono le tastiere si staglia finalmente la consueta voce arrembante di Mark, il brano s’infuoca nelle fasi conclusive per poi sfociare nel punk frastornante della seconda parte. È l’apoteosi del delirio prima di Come Back Jonee la quale rientra parzialmente nei ranghi (si fa per dire) tramite una cavalcata rock’n’roll che di tradizionale ha però veramente poco: ad ogni strofa sembra velocizzarsi, subentrano elementi nuovi in un tornado di rumori trascinanti verso l’usuale finale incendiario, complice la scatenata chitarra solista di Bob Mothersbaugh ed un coro di voci femminili dal sapore rockabilly. Che la sezione ritmica sia un valore aggiunto di questa formazione lo si evince sulle pressoché perfette scariche adrenaliniche di Sloppy (I Saw My Baby Gettin’). Shrivel Up è l’oscura inaspettata genialata posta a sancire i titoli di coda: il finto gocciolio d’acqua apre la strada ad un brano dark dalle basse tonalità sul quale il frontman concede la migliore prova canora del lotto. La frase Livin' right isn't fun racchiude la filosofia del primo lavoro dei Devo.

Per il pubblico di fine anni 70 ma persino per qualche ascoltatore odierno Q: Are We Not Men? A: We Are Devo! rappresenta un qualcosa di mai sentito prima. Sarà fonte d’ispirazione per parecchie band non solo in ambito new wave, bensì anche nel synth pop, nel rock elettronico, persino nell’indie rock (i californiani Claw Hammer coverizzeranno per intero il disco). L’originalità del prodotto è palese, l’alchimia esistente tra i vari musicisti è sorprendente (non dimentichiamoci che siamo di fronte ad un debut album) ma a stupire maggiormente è l’intelligenza artistica dei cinque elementi, anche individualmente in grado di esibire il proprio estro in ogni singolo episodio. Se persino un luminare come Brian Eno, nonostante l’indubbio fondamentale apporto alla release ad un certo punto si sia dovuto arrendere alle volontà dei Devo di presentare tale sound innovativo alle loro condizioni, ebbene qualcosa vorrà pur dire!



VOTO RECENSORE
93
VOTO LETTORI
85.8 su 5 voti [ VOTA]
Awake
Martedì 29 Settembre 2020, 16.01.44
8
Masterpiece...
Galilee
Martedì 29 Settembre 2020, 15.53.37
7
Disco davvero assurdo per i tempi. Purtroppo mi manca.
Vulgar Puppet
Martedì 29 Settembre 2020, 14.06.37
6
Album spettacolare, con dentro la cover più bella della storia della musica.
Voivod
Lunedì 28 Settembre 2020, 10.42.15
5
Album fantastico e avanti anni luce!
L'ImBONItore
Mercoledì 23 Settembre 2020, 9.10.30
4
Sceghto che Brian Eno era davvero il re mida della musica alternativa di quei tempi. Che artista
GorgoRock
Mercoledì 23 Settembre 2020, 0.38.51
3
Fenomenale!!!
Warrior63
Martedì 22 Settembre 2020, 19.31.18
2
Capolavoro assoluto.
Zess
Martedì 22 Settembre 2020, 16.29.54
1
Fondamentale.
INFORMAZIONI
1978
Warner Bros/Virgin
Post Punk
Tracklist
1. Uncontrollable Urge
2. (I Can’t Get No) Satisfaction
3. Praying Hands
4. Space Junk
5. Mongoloid
6. Jocko Homo
7. Too Much Paranoias
8. Gut Feeling/ (Slap Your Mammy)
9. Come Back Jonee
10. Sloppy (I Saw My Baby Gettin’)
11. Shrivel-Up
Line Up
Mark Mothersbaugh (Voce principale, chitarra, tastiere, cori)
Gerald Casale (Voce principale, tastiere, basso, cori)
Bob Mothersbaugh (Chitarra solista, cori)
Bob Casale (Chitarra ritmica, tastiere, cori)
Alan Myers (Batteria)

Musicisti ospiti
Brian Eno (sintetizzatore addizionale nelle tracce 4, 11; voce distorta nella traccia 4)
 
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