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Unleash the Archers - Abyss
25/09/2020
( 651 letture )
A tre anni di distanza da Apex, intervallati solo dell’EP di cover Explorers, gli Unleash the Archers tornano sotto i riflettori con un nuovo album intitolato Abyss. Tutto ciò dopo aver lasciato una ottima impressione con il disco citato in apertura. Un concept trascinato da un brano che aveva spopolato anche su YouTube come Awakening e posto all’attenzione di molti addetti ai lavori di estrazione lontana dal metal sia la band in generale, che la cantante Brittney Slayes. Quello che ci si attendeva ragionevolmente da un gruppo reduce peraltro da una solida gavetta era il passo definitivo verso la maturità. Così è stato, pur se non è tutto oro quello che luce.

Orfani del bassista Nikko Whitworth, sostituito dal turnista Ben Arscott, gli Unleash the Archers confezionano un prodotto più coeso del precedente, ma anche meno aggressivo e irruente a causa della maggiore presenza delle tastiere e di qualche soluzione più ammiccante, poggiandosi su un concept che è la continuazione del lavoro pregresso. La stessa Slayes lo descrive dicendo che "L'Immortale si risveglia su un'astronave nello spazio da solo, La Matriarca non si vede da nessuna parte. Presto scopre che il suo nuovo maestro è in realtà il nipote della Matriarca, un maestro gentile e benevolo, e insieme si uniscono per affrontarla e liberare l'universo dal suo male una volta per tutte". Per il resto solita prestazione ottima dei due chitarristi - qui alle prese per la prima volta con l’uso delle sette corde - Buchanan un po’ più "inquadrato" dietro le pelli e come tutti si attendevano una Slayes ottima in generale e particolarmente in The Wind That Shapes the Land, come sempre coadiuvata dal growl di Grant Truesdell. Adeguata la produzione affidata a Jacob Hansen, una garanzia assoluta di professionalità. Per quanto riguarda i brani presenti nell’album, a colpire maggiormente è la struttura complessa proprio di The Wind That Shapes the Land, ma pure la “presenza” di Abyss e Soulbound. Inoltre, le orchestrazioni di Afterlife concepite da un ospite d’eccezione come Francesco Ferrini dei Fleshgod Apocalypse, si notano bene. Interessanti le altre canzoni, ma poco convincente la patinata Carry the Flame, adatta anche alle radio FM nordamericane. Tornando brevemente al concept, c’è da indicare un sotto testo riguardante l’ossessione imperante per i social media e l’immagine di noi stessi che diamo durante il loro uso, sempre rivolta a creare un personaggio che non sempre ci rispecchia davvero.

Abyss è certamente un buon disco e gli Unleash the Archers una band più che meritevole di raccogliere un po’ di gloria dopo tanto lavoro. Tuttavia, rispetto al precedente manca un pezzo avvincente come Awakening capace di convincere sostenitori dell’heavy, del power, dello speed e della tecnica, pur restando selvaggio. Inoltre, a prevalere sono adesso la parte power e la maggiore pianificazione di ogni aspetto della produzione. Fatti che hanno portato tutto su un livello meno “frettoloso” e ancor più professionale, ma necessariamente meno immediato. Tirando le somme e bilanciando tutte le considerazioni possibili circa Abyss, non si può che considerarlo un passo in avanti nel quadro della carriera dei canadesi. Eppure, chi si aspetta un lavoro comprendente alcune asprezze più rapportabili a un heavy d’antan che erano state loro marchio di fabbrica fino al 2017, potrebbe risultarne parzialmente deluso se non dovesse concedere al CD un numero sufficiente di ascolti prima di un giudizio definitivo.
In ogni caso un fatto è certo: l’abisso cui appartengono gli Unleash the Archers non è certo quello della mediocrità.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
89 su 4 voti [ VOTA]
Ezio
Martedì 29 Settembre 2020, 15.34.15
5
lo ascolterò di sicuro
Shock
Domenica 27 Settembre 2020, 17.49.49
4
@Radamanthis: sempre un piacere poter condividere segnalazioni su ottimi gruppi e dischi😉
Radamanthis
Domenica 27 Settembre 2020, 17.32.05
3
Shock mi hai incuriosito più tu di Raven...Gli sto dando un ascolto proprio ora, sul Tubo si trova l'album da ascoltare per intero. Da quel che sto ascoltando direi che tu ed il tuo amico avete ragione...sembra proprio un grande disco!
Shock
Sabato 26 Settembre 2020, 1.16.54
2
Conosciuti grazie ad un loro grande fan (grazie Baker!) gli UTA sono quanto di meglio oggi la scena power, ma non solo, sappia offrire. Già il precedente era un buon disco, ma questo lo straccia di brutto, soprattutto dopo vari ascolti quando lo metabolizzi e non ti esce più. Prima di tutto lei: Brittney, una tra le migliori se non la migliore cantante nel metal oggi, capace di dare la paga a tanti uomini. Poi le canzoni: 1) WAKING DREAM: intro cantata molto bella che predispone nel migliore dei modi all'ascolto 2) ABYSS: sì, la conosciamo, è un bel pezzo, ci sono i synth ma il brano funziona bene e come opener è azzeccato 3) THROUGH STARS: il brano hard rock melodico anni '80 che non ti aspetti, il loro modo di tributare quegli anni, ma non siamo su coordinate "easy" alla HEAT o TNFO, la drammaticità non manca e nemmeno la grinta 4) LEGACY: uno dei capisaldi dell'album, tra sfuriate black metal, space rock e armonie che non è azzardato associare a gruppi rock anni '90 come i The Corrs. 5) RETURN TO ME: il giro di synth iniziale non deve trarre in inganno, è un brano in stile Apex, con un chorus che esplode in tutta la sua potenza e bellezza. 6) SOULBOUND: forse il brano più "facile", quello per acchiappare un po' di audience moderna e giovanile, ma non per questo meno trascinante e avvolgente; la classe non è acqua, pure quando si scende a compromessi con le esigenze commerciali 7) FASTER THAN LIGHT: ecco, adesso vi voglio attenti e voglio che mi diciate se ne avete sentiti brani speed metal così nell'ultimo decennio (o ventennio); non siate in malafede; questi sono maestri in ogni cosa che toccano; Brittney nel refrain sembra quasi una Faith Hill che ha deciso di cantare metal (e non scherzo); MOSTRUOSI. 8) THE WIND THAT SHAPES THE LAND: gli 8 minuti e mezzo fanno capire in anticipo che tipo di brano è e infatti è artisticamente il miglior brano del lotto, un brano che potremmo definire prog ma non lo è, continue variazioni armoniche con una fluidità disarmante; mi piace definirla una versione più potente ed epica dei Dream Troll, brano sublime. 9) CARRY THE FLAME: ma sono i Winger? No, ma il secondo tributo agli anni '80 è S-U-P-E-R-L-A-T-I-V-O. Da menzionare Andrew Kingsley alle vocals (non ricordo chi è) 10) AFTERLIFE: lo spettro (pauroso) dei Nightwish rurali si affaccia nell'intro, poi si torna a martellare, con più growls del solito ma con un altro coro maestoso. Decimo centro su dieci pezzi. Parole del buon Baker (che mi scuserà per l'utilizzo) che meglio non descrivono questo disco. Una BOMBA!!
Altered
Venerdì 25 Settembre 2020, 22.48.40
1
Band che tengo d'occhio da un po', il disco mi ha quasi del tutto convinto, di certo non è un ascolto immediatissimo specie dopo il primo imprinting ma meritano assolutamente!
INFORMAZIONI
2020
Napalm Records
Heavy/Power
Tracklist
1. Waking Dream
2. Abyss
3. Through Stars
4. Legacy
5. Return to Me
6. Soulbound
7. Faster Than Light
8. The Wind That Shapes the Land
9. Carry the Flame
10. Afterlife
Line Up
Brittney Slayes (Voce)
Grant Truesdell (Chitarra, Screams)
Andrew Kingsley (Chitarra, cori, synth)
Scott Buchanan (Batteria)

Musicisti ospiti:
Francesco Ferrini (Orchestrazioni traccia 10)
Ben Arscott (Basso)
 
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