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The Obsessed - Live at Big Dipper
27/09/2020
( 483 letture )
La storia dei The Obsessed si lega inevitabilmente a quella del leader Scott “Wino” Weinrich. Il musicista è infatti senza dubbio una delle figure più affascinanti dell’underground metal e anche uno dei più rispettati, sia per qualità evidentemente fuori dalla media, sia per l’approccio puro e fuori da ogni compromesso, lontano da logiche di mercato quanto centrato unicamente sulla propria musica, che sia in uno dei suoi molteplici progetti o nei Saint Vitus. Qualche problemino la sua condotta l’ha portato, a lui in primis, ma questo fa parte del fascino del rock e tra l’altro la vicenda con i Saint Vitus e la sua brusca conclusione ricordano e non poco la sorte toccata quarant’anni prima al suo idolo Lemmy, cacciato dagli Hawkwind per essere stato fermato dalla polizia canadese per possesso di stupefacenti. E’ alla luce di queste considerazioni che ci troviamo oggi di fronte una uscita che definiremmo inspiegabile, ovverosia questo Live at Big Dipper. Primo live pubblicato dalla band, dopo il relativamente recente ritorno da studio con Sacred nel 2017, che fa seguito ad un silenzio discografico durato ventitre anni. Pubblicato da Blues Funeral Recordings questo nuovo arrivato in casa The Obsessed è destinato a far parlare e non necessariamente in positivo.

Come i fan del gruppo sapranno, la storia dei The Obsessed è sempre stata piuttosto travagliata. Formati a Potomac, nel Maryland, patria peraltro di un’enormità di band doom del tutto peculiari, come lo sono stati anche i nostri protagonisti, col nome Warhorse già nel 1976, attraversano i primi anni Ottanta con una formazione che vede Wino affiancato da Dave Flood e Marc Laue. Sono anni formativi questi, quelli in cui sia il leader che la band sono in cerca di una propria precisa identità e di una formula di songwriting vincente e distintiva: è in quest’ottica che nasce un curioso quanto personale coacervo di heavy metal grezzo e primitivo, doom metal, proto-stoner e influenze punk, che ne faranno una sorta di unicum nel panorama dell’epoca e non solo. Realizzato qualche demo e tenuti numerosi live, i nostri incontrano però una potente battuta d’arresto nel momento in cui a Wino venne offerto un posto proprio nei Saint Vitus, lasciandosi alle spalle un EP, Sodden Jackal e una canzone, Concrete Cancer nella compilation Metal Massacre VI, che avrebbe dovuto essere anticipatrice di un album inciso per la Metal Blade nel 1985 e che invece non vedrà mai la luce. L’interesse per i The Obsessed viene rispolverato dalla Hellhound Records che nel 1990 pubblicherà The Obsessed, dando una scusa a Wino per riformare la band, lasciando i Saint Vitus. Live at Big Dipper si colloca invece temporalmente nella prima fase della carriera della band, nei primi anni Ottanta e ci consente quindi di fare un salto indietro notevole, riportandoci ad anni eroici, nei quali il gruppo del Maryland cercava di farsi strada e ottenere un sospirato contratto, dando però nel frattempo vita a concerti intensi ed infuocati, nei quali prendevano forma l’identità e il repertorio che diventerà poi la base per gli album ufficiali, pubblicati in realtà quasi dieci anni dopo. Da questo punto di vista, si tratterebbe di un documento interessante e, per i fan più sfegatati, imperdibile, se consideriamo che alle nove tracce dal vivo si aggiungono quattro brani presi dai demo originali. Una fotografia se vogliamo affascinante e che per molti potrebbe essere motivo sufficiente per aprire il portafoglio e portarsi a casa un pezzo di storia di una grande e ancora oggi sottovalutata band.
C’è però un “ma” e questo ma è grande come una casa. Le registrazioni live non sono infatti delle registrazioni professionali e non sono neanche delle registrazioni ufficiali. Sono registrazioni che un fan ha realizzato attraverso un walkman tenuto nella tasca dei pantaloni, mentre era in prima fila durante i concerti che il gruppo ha tenuto al Big Dipper il 29 e 30 aprile, come testimoniato dalla locandina originale che fa da copertina all’album. E’ facile immaginare la qualità che può essere venuta fuori da una registrazione del genere: assolutamente inaccettabile. Non c’è modo di dirlo in altra maniera. Qua siamo ben al di sotto della qualità di un demo: questo è un pessimo bootleg, né più ne meno. Gli strumenti sono a malapena udibili, con basso e batteria che in pratica sono quasi un unico suono che satura tutto e la chitarra impastata a sua volta che riesce ad emergere appena, mentre l’unica cosa che si sente decentemente è la voce. In particolare, sulla prima traccia Lifer City è praticamente impossibile riconoscere alcunché, se non durante l’assolo. Poi qualcosa migliora e si cominciano a isolare gli strumenti e capire appena chi fa cosa, ma anche per un amante del lo fi è difficile credere che questo sia un disco ufficiale. La cosa dà veramente fastidio, perché anche con le migliori intenzioni e di fronte ad un repertorio fantastico, che coglie appunto la primavera del gruppo, ma ne mostra già l’ottimo livello sia esecutivo (per quanto valutabile) sia compositivo, con molte canzoni che andranno poi nei dischi ufficiali, a conferma del fatto che già allora i The Obsessed erano pronti al salto nei professionisti, siamo di fronte ad un prodotto inaccettabile. Inutile insomma insistere sulla qualità dei brani, quella la conosciamo ed emerge comunque, ma non c’era certo bisogno di questo bootleg per ricordare che Endless Circles, Freedom, Decimation o Field of Hours sono canzoni di livello assoluto, perle indimenticabili che chiunque dovrebbe conoscere e adorare. Appena meglio i quattro brani tratti dai demo, che ci mostrano un gruppo in bilico tra punk e doom psichedelico, nervoso e anticipatore dello stoner che ben conosciamo, come perfettamente esemplificato da A World Apart e Neatz Brigade, canzoni che saranno pubblicate su The Church Within e che restano appunto a metà tra i due mondi. Pur anche questi con una qualità sonora decisamente scadente, in questo caso vale davvero la pena di parlare di documento storico.

Dispiace dirlo, ma per operazioni del genere c’è una sola definizione: raschiare il fondo del barile. Perché qualunque band e qualunque casa discografica ha registrazioni del genere in un cassetto e se non vengono pubblicate è perché non meritano di esserlo. Questo non è fare un regalo ai fan, ma prenderli in giro con un prodotto che non è accettabile. Poi che sia un documento di un’epoca, che non ci sia altro che testimoni quegli anni, che per un vero fan comunque possa valere la pena collezionistica di avere questo Live at Big Dipper, è possibile anche arrivare a crederlo. Ma come bonus disk ad un’uscita di altro livello e ben più degna del nome in copertina, oppure appunto come bootleg a prezzo speciale, ma certo non come disco ufficiale. Un’operazione del genere è stata fatta anche coi Pentagram di A Keg Full of Dynamite e il livello è più o meno quello. Quello di un disco che, pagato a prezzo pieno, è assolutamente inaccettabile e finisce inevitabilmente per prendere posto e polvere su uno scaffale. Proprio alla luce di quanto di buono fatto dai The Obsessed finora e dello spirito che ha sempre contraddistinto loro e Wino, questa uscita risulta incomprensibile ed è forse giusto concedere il beneficio del dubbio, sperando che questa pubblicazione voglia davvero essere un omaggio per i fan; ma tutto, è bene ribadirlo, fa pensare decisamente il contrario e anche solo questo sospetto, visto il nome, dà fastidio.



VOTO RECENSORE
45
VOTO LETTORI
30 su 2 voti [ VOTA]
duke
Domenica 27 Settembre 2020, 21.38.01
2
....grande band......ma questo cd e' un furto legalizzato....e pensare che ci sono band come i darkthrone che hanno realizzato dischi rovinati apposta.....come si fa?
Korgull
Domenica 27 Settembre 2020, 10.34.22
1
Severo ma giusto
INFORMAZIONI
2020
Blues Funeral Recordings
Doom
Tracklist
1. Lifer City
2. Fields of Hours
3. Iron and Stone
4. Endless Circles
5. Leather Nuns
6. Decimation
7. Freedom
8. Mental Kingdom
9. Failsafe
10. Kill Ugly Naked (Demo)
11. A World Apart (Demo)
12. Higher Power (Demo)
13. Neatz Brigade (Demo)
Line Up
Scott "Wino" Weinrich (Voce, Chitarra)
Dave "The Slave" Flood (Basso)
Mark "Professor Dark" Laue (Batteria)
 
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