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Stone Rebel - Spirits on the Sky
30/09/2020
( 284 letture )
Una volta che si iniziano ad effettuare ricerche sulla compagine francese che fa capo al nome di Stone Rebel non si può non rimanere spiazzati da due particolarità: non si trovano informazioni sui componenti del gruppo e le pagine social dello stesso sono quanto di meno dettagliato possa esistere in circolazione; in secondo luogo ci si accorge che questa misteriosa entità musicale è considerata quasi leggendaria nei circuiti underground vicini allo stoner e al rock psichedelico e questo perché i francesi in meno di due anni hanno pubblicato qualcosa come diciotto album! Se stringiamo il campo al solo 2020 il disco di cui andiamo ad occuparci oggi è l’ottavo che il gruppo ha rilasciato durante l’anno: ciò significa sette album di inediti e una raccolta a inizio anno. Ogni disco viene pubblicato a distanza di un paio di mesi dal precedente, talvolta anche con meno distacco. È una prolificità impressionante quella dei francesi, la quale ha dato adito a più di un’insinuazione sul loro conto, da chi pensa che dietro al monicker utilizzato si nascondano in realtà musicisti sempre diversi a chi è convinto che la musica degli Stone Rebel sia tutta frutto di computer e programmazioni elettroniche, senza minimamente scomodare dei veri musicisti.
Quello che va sicuramente riconosciuto ai francesi è una certa etica puramente underground, fatta di continue autoproduzioni che rinunciano al formato fisico – e qui il ragionamento è piuttosto ovvio – e passaggi attraverso gli ormai noti circuiti di YouTube e Bandcamp, i quali hanno contribuito alla fama sotterranea della band.

In tutto questo però come si delinea la musica contenuta nei dischi dei ribelli spaziali? La risposta è semplice, ma non banale: i nostri partono da una solida base di soffice rock psichedelico interamente strumentale, che guarda con convinzione ai maestri Grateful Dead e alle leggende dell’acid rock americano degli anni ’60 e ’70, ma rinunciando quasi totalmente ai fuzz e alle distorsioni, preferendo invece tonalità puramente clean fatte di ampi riverberi e delay insistenti e dilatati. Un approccio simile a quello impiegato dagli Yawning Man, ma che vira decisamente su altri lidi. Forte è anche l’influenza del blues più classicamente inteso, che fa sì che molti brani abbiano un solo e unico giro armonico, sviluppato poi in intensità e dinamica piuttosto che variato nelle sue fondamenta. Ne consegue che una proposta di questo genere venga apprezzata molto all’interno della scena stoner, sebbene ne condivida pochi punti in comune; l’aspetto fondamentale rimane però quello più iconico: la musica degli Stone Rebel si presta benissimo ad accompagnare lunghi trip lisergici grazie alla sua placida morbidezza che incanta e astrae l’ascoltatore in pochi secondi.
Questo vale per tutti gli album dei francesi, senza eccezioni, e perciò anche per Spirits on the Sky, ultima pubblicazione della band in ordine cronologico (ma per quanto ne sappiamo potrebbe essere stato rilasciato un nuovo album in questo istante), che si presenta con una copertina scontata, ma ben realizzata, che setta fin da subito le coordinate descritte al meglio dai sette brani in scaletta.
Il disco è probabilmente il più influenzato dallo space rock nella carriera degli Stone Rebel, che sembra che in questo caso abbiano ascoltato per giornate intere il capolavoro Flying degli UFO, datato 1971, per trovare la giusta ispirazione per i brani, i quali difatti si configurano come un flusso continuo di arpeggi e brevi frasi melodiche affidate alla chitarra, mentre la sezione ritmica si staglia sullo sfondo, ma rimane soffusa e mai invadente nella propria imperturbabile monotonia.
C’è da dire che i francesi azzeccano tutto in questo album, a partire dalla durata inferiore ai cinquanta minuti fino ad arrivare ai suoni degli strumenti, senza dubbio la parte più interessante dell’intero lavoro: protagonista indiscussa è la chitarra, che si esibisce in fraseggi di ottimo gusto accompagnata solamente da un bilanciatissimo suono pulito sempre condito da riverberi e delay in quantità; la produzione curata e nitida non fa altro che esaltare ancora di più il sound dello strumento, che risalta fin da subito su un basso e una batteria che vengono lasciati coscienziosamente indietro nel mix, probabilmente per dare all’insieme un mood più rilassato e confortevole e contemporaneamente sprigionare tutte le potenzialità psichedeliche della musica degli Stone Rebel.
Diventa inutile a questo punto parlare dei singoli brani poiché tutti seguono queste identiche linee guida, con impercettibili variazioni relative più ai suoni che alla struttura, come nella chitarra leggermente più graffiante di Sky Diving o nel basso maggiormente presente in Shine. L’album è da prendere come un tutt’uno da godere in un’unica sessione d’ascolto, senza pause e cullati solo dal potere mistico della musica.

Chiaramente questo aspetto costituisce insieme sia il punto di forza che quello di debolezza della band, soprattutto alla luce di una discografia così vasta e così simile nei suoi vari episodi. L’amante di queste sonorità avrà di che godere grazie a Spirits on the Sky e, a ritroso, con gli altri album del gruppo, ma l’ascolto è caldamente consigliato anche a chi non si diletta con il rock psichedelico, proprio perché con gli Stone Rebel si può godere di ottime sonorità che sono un piacere per l’orecchio e in seguito per i sensi.
Forse non sbroglieremo mai la matassa che circonda il mistero di questa curiosa entità francese, ma finché potremo continuare ad ascoltare dischi come Spirits on the Sky non ci sarà problema nel sapere che vi è dietro la composizione di questa musica, noi continueremo a ringraziare e a viaggiare con la mente negli spazi siderali più arcani.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2020
Autoprodotto
Psychedelic Rock
Tracklist
1. A Highway in the Universe
2. Spirits on the Sky
3. Rebel
4. Sky Diving
5. The Watcher
6. Shine
7. Sinner
Line Up
Sconosciuta
 
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