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Deftones - Ohms
02/10/2020
( 2724 letture )
Sicuramente uno dei ritorni più attesi di questo 2020 quello dei Deftones, che a quattro anni di distanza dall’enigmatico e ancora poco compreso Gore, decidono di rilasciare un nuovo album denso di significati, anche e soprattutto legati all’anno in corso: difatti nel 2020 ricorrono ben tre diversi anniversari relativi alla discografia della band, ovvero il venticinquesimo anniversario dell’uscita di Adrenaline, il ventesimo di White Pony e il decimo di Diamond Eyes; tutti album fondamentali nella carriera e nella progressione artistica del combo di Sacramento, il quale da tempo meditava di comporre un disco che fosse allo stesso tempo un tributo a quelle opere appena citate e un nuovo tassello evolutivo capace di segnare un punto focale nell’anno in corso e nel cammino musicale dei californiani.

Per raggiungere un obiettivo di tal portata i Deftones hanno pensato bene di richiamare tra le loro fila, al banco del mixer, lo storico produttore Terry Date, già artefice del suono della band nei primi quattro album incisi fino al 2003 e poi coinvolto anche nelle sessioni di registrazione del mai pubblicato Eros, nel 2008. La presenza del produttore è stata anche in questo caso decisamente incisiva e influente nel portare le coordinate dei nuovi brani su binari ben precisi, ma lo vedremo tra poco.
Alla serie di notizie già succulente si è aggiunta poi la dichiarazione del chitarrista Stephen Carpenter – da sempre l’anima yin della band, cioè quella più tendente al metal, contrapposta a quella yang del cantante Chino Moreno, volta alla componente melodica – riguardo l’utilizzo di una chitarra a nove corde, che figura dunque per la prima volta in un album dei Deftones; ciò non si traduce comunque in una virata stilistica in campo djent, genere tra l’altro apprezzato dallo stesso Carpenter (si pensi a Doomed User, da Gore), ma in un utilizzo più trasversale, con l’intento di rendere ancora più denso l’amalgama strumentale del gruppo.
Ohms è il titolo scelto per il disco del 2020, che non è altro che la traduzione in parole del simbolo dell’unità di misura della resistenza elettrica nel Sistema Internazionale (Ω). Pure nel titolo si riflette, secondo Moreno, la continua alternanza tra yin e yang, convogliata nel perfetto equilibrio che sta alla base delle canzoni composte dalla band, da sempre in bilico tra suggestioni post rock, shoegaze ed ambient e al contempo fortemente ancorate ad una matrice metal che in questo album ritorna più potente che mai. Nel momento in cui si finisce di ascoltare Ohms infatti si pensa istantaneamente di aver ascoltato l’opera più vicina, come intenzioni e sonorità, a White Pony che i nostri abbiano mai composto dal 2000 ad oggi. Chiaramente questo paragone è da prendere con le pinze, ma la presenza di Date ha reso il suono dei californiani molto più tellurico e grave rispetto alle ultime prove in studio, come se ci si volesse quasi dimenticare di dischi come il già citato Gore, che spicca ancora oggi per la sua proposta sperimentale e coraggiosa, lontana per certi versi dall’estetica tradizionale del gruppo, ma anche la finezza e la levigatura proprie di un gioiello come Koy No Yokan, che con Ohms ha poco da spartire a conti fatti.
Sia chiaro che non parliamo di un vero e proprio passo indietro rispetto ai dischi appena citati, ma solamente di un atteggiamento meno sperimentale e per certi versi sicuro e consolidato, fatto che rende i brani di Ohms molto più immediati e fruibili, ma meno enigmatici e affascinanti: ascoltando una Headless, si può tornare indietro di vent’anni in un attimo, grazie ad una strofa carica di groove dal sapore inevitabilmente nu metal, tanto irresistibile quanto nostalgica. Certo, il ritornello dello stesso brano ci riporta più vicini alla modernità degli stessi Deftones, ma senza sorprendere e, peggio ancora, senza emozionare.

L’album si può idealmente dividere in tre parti, con la sezione centrale che supera nettamente le altre due; la partenza affidata al singolo Genesis sorprende in positivo grazie ad una carica strumentale travolgente e ad un Chino Moreno rabbioso come non si sentiva da tempo. Grande spazio è riservato alla chitarra, che si prende la scena sul finale con un riff che purtroppo dura poco, ma lascia il segno. Ceremony e Urantia scorrono via senza troppi sussulti, con la seconda che si presenta meglio grazie a partiture chitarristiche ancora una volta cariche di groove nel bridge che precede i ritornelli. Error si apre con una bella sferzata noise che lascia spazio ad un brano maggiormente melodico e che a tratti lascia emergere influenze à la Smashing Pumpkins dei bei tempi andati.
Il meglio arriva però in corrispondenza dei seguenti due brani, The Spell Of Mathematics e Pompeji: nella prima si apprezza la coda strumentale a cavallo tra l’ambient e il post rock, con il basso di Sergio Vega che troneggia tra riverberi esagerati e schiocchi di dita ingigantiti in fase di missaggio; uno dei pochi momenti che riporta con la mente a Gore e riesce a fare breccia nel cuore dell’ascoltatore. La seconda invece si classifica come la canzone meglio composta dell’album, in perfetto equilibrio tra pesantezza e melodia e con il marchio indelebile dei Deftones marchiato addosso. È ancora una coda strumentale, stavolta puramente ambient e con tanto di versi di gabbiano campionati, a chiudere il brano e il lavoro compiuto da Frank Delgado è qui di livello eccelso.
La parte finale dell’album presenta i brani più vicini al passato della band, dove l’elettronica viene quasi del tutto accantonata a favore di sonorità più heavy e dirette. Dopo This Link Is Dead, che picchia non tanto l’ascoltatore quanto un bersaglio immaginario, arriva il basso pulsante e il riff cattivissimo di Radiant City, altro highlight dell’album grazie ad un bel ritornello sospeso tra atmosfere tanto oniriche quanto terrene, che completa il solito quadretto di yin e yang in perfetta armonia tra le parti.
Chiude infine Ohms, primo singolo estratto dall’album, che si mantiene in bilico tra momenti soffusi e melodici per tutto il suo svolgimento, regalando quello che risulta il miglior ritornello tra tutti i brani del disco e lasciando solamente sul finale un momento chitarristico più incisivo, con lo stesso schema compositivo dell’iniziale Genesis. Un cerchio che si chiude in maniera esatta.
Tirare le somme di un album dei Deftones, dopo relativamente poco tempo dall’uscita, è sempre complesso: i dischi della band di Sacramento hanno sempre richiesto un periodo di comprensione piuttosto ampio, perlomeno dall’uscita di Saturday Night Wrist in poi, poiché rivelano col tempo una profondità non immediata da cogliere coi primi ascolti, oppure perché la musica della band è decisamente “umorale” e risulta adatta in certi momenti piuttosto che in altri ed ecco che proprio in quei momenti rivela la sua intima essenza. Ma questi sono fattori soggettivi e non attendibili, che devono prescindere dall’analisi dell’opera; nonostante questo non sono comunque da ignorare però.
La premessa serviva per dire che in Ohms questo percorso introspettivo non si è mai palesato, dopo più di un mese di ascolti intensi: i brani dell’album vivono e muoiono nel momento stesso in cui iniziano e si concludono e terminato l’ascolto lasciano poco del loro passaggio nelle orecchie e nell’animo dell’ascoltatore. Sono brani che non possono classificarsi come semplici o facili, ma che alla fine risultano tali nell’assimilazione complessiva dell’album. Questo non è necessariamente un male, sia chiaro, la musica non è bella solo quando è complessa e non è questo il punto, ma Ohms sembra un disco composto con l’intento di essere fin da subito diretto e conciso, senza lasciare nulla al caso. Terry Date ha sicuramente impattato molto su questo aspetto e tutto l’album è qui per testimoniarlo, con i suoi richiami al passato e il suono meno spaziale ed etereo rispetto a Gore, album che senza ombra di dubbio rimane al confronto più audace e coraggioso e ancora capace di rivelare ombre nascoste ad ogni ascolto.
I Deftones del 2020 si sono trovati a comporre un disco con il problema che hanno avuto tanti altri artisti in questo periodo di pandemia, ovvero il non poterlo fare in presenza, ma solamente scambiandosi file da casa, per poi lasciare assemblare il tutto a Date. La maggior parte del disco è stato composto in questo modo, con solamente certe parti vocali e di batteria registrate prima del lockdown in studio con la band presente. Si può pensare che anche questo fattore abbia inciso in qualche modo sulla stesura del disco, sebbene i brani fossero già conclusi prima delle registrazioni.

In definitiva Ohms è un disco che sicuramente piacerà a molti, probabilmente a tutti (tranne ad Anthony Fantano, ne sono sicuro) e il perché è presto spiegato: le dieci canzoni dell’album sono ben composte e godono di suoni diretti e prettamente metal, con pochi ottimi momenti elettronici relegati in coda ad alcuni brani, ma in generale tutti gli episodi sono compatti e di immediata comprensione ed impatto. Quel che manca, e si sente tanto, è la volontà di spingersi oltre e di sperimentare con le strutture dei brani e con i suoni utilizzati, in favore di un atteggiamento più nostalgico e povero di sentimenti: se gli album dei Deftones si sono sempre fatti notare per l’immensa carica emotiva, ecco che Ohms risulta sprovvisto proprio da questo punto di vista nella maggior parte del proprio minutaggio. Di conseguenza anche la longevità dei singoli brani ne risulta presumibilmente compromessa, ma di questo è difficile parlare ora.
È sicuro che Ohms finirà ai primi posti della maggior parte delle classifiche di fine anno e non siamo qui a dire che ciò sia immeritato, anzi. I Deftones giocano da sempre un campionato tutto loro, che non li ha mai resi catalogabili e inquadrati in un genere o in una categoria precisa, sempre a cavallo tra il metal e tutto ciò che è definibile “post”, ma proprio nel momento in cui la proposta si fa meno sfuggevole e più classificabile in certi canoni ecco che la magia e la genialità svaniscono parzialmente, lasciando il posto a qualcosa di sì bello, ma molto meno intrigante e imprevedibile. Questo è il difetto di Ohms, che si lascia definire solamente come “un altro album dei Deftones” e nulla di più.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
81.84 su 64 voti [ VOTA]
Dani77
Mercoledì 18 Novembre 2020, 19.02.32
40
Ballavo questa roba, vent'anni fa al mitico Vinile di Rosá (VI) . Pensavo fosse un genere morto e dimenticato da tempo.
All I Was
Martedì 20 Ottobre 2020, 0.36.17
39
Disco che ricalca a pieno il nuovo stile "ambientale" dei precedenti due album. Lontano ANNI LUCE dalla ruvidezza dei primi 4 lavori della band o dai riff MASSICI di Diamond Eyes, questo Ohms è MOLTO MENO sperimentale di Gore e quindi è più facile da apprezzare nell'immediato. Nonostante ciò rivela sempre qualche bella sorpresa (i due singoli usciti che sono quasi "opposti", l'intro di basso molto riconoscibile in Radiant City, la "classicità Deftoneiana" di Urantia...). Un disco compatto, corto ed omogeneo ma che a mio avviso NON giustifica un'attesa di oltre 4 anni per un album del genere. In effetti di roba veramente NUOVA (e neanche tanto poi) c'è SOLO la title track che ha una vena MOLTO ROCK e poco dark e che si discosta dallo stile "depresso e malinconico" dei classici Deftones. Per me il concept di Ohms ha davvero molto potenziale, ma evidentemente 4 anni NON sono bastati alla band per tirare fuori qualcosa di più di un semplice rimando a capolavori come Koi No Yokan o a lavori sperimentali come Gore. Qui manca proprio un lavoro di coltello da parte di Stef per i riff di chitarra (visibile SOLO nella title track) e manca una struttura melodica più curata che NON sia solo un flebile accenno di sussurri di Chino pieni zeppi di riverbero cattedrale o di classici urli strabordanti di distorsione. Disco che consiglio SOLO a chi ama i Deftones moderni (tipo me😊
Giaxomo
Venerdì 16 Ottobre 2020, 16.04.49
38
@Skull: delinquente, SPERO di averti risposto alla mail, dammi conferma please. Scusa OT Alex.
SkullBeneathTheSkin
Venerdì 16 Ottobre 2020, 14.21.44
37
Infine, ho dovuto ascoltare... solo perchè volevo tirargli la sassata... ma bisogna essere onesti, malvagio non è. Secondo me può valere un 67, una bella sufficienza tonda e abbondante, non direi di più. Mi sono piaciute Urantia, The Link Is Dead e Radiant City... che in qualche modo chiudono il cerchio verso le schitarrate serrate degli esordi. Cantato di Chino più sopportabile del solito, forse perchè l'album è breve... non mi stupirei se i Deftones finissero qui, c'è un non-so-che di quasi antologico che si muove fra le tracce del disco: vedremo cosa riserva il futuro. @Giaxomo: brutto cialtrone, ti ho visto là in fondo, come te la passi?
Salvo
Giovedì 15 Ottobre 2020, 7.14.41
36
@Matematico: se a questo diamo 80, ad Around The Fur diamo 800.
Matematico
Sabato 10 Ottobre 2020, 16.39.35
35
Cosa vi aspettate da un disco dei Deftones nel 2020? Lo chiedo perchè forse non capisco una fava ma io mi aspettavo esattamente quello che è stato "Ohms"; un disco prodotto ottimamente, senza punti di stanca evidenti(anche se ci sono anche pochi picchi evidenti, su tutti The Spell of Mathematics che mi ha fatto impazzire) e che riprende le sonorità dei Deftones dei loro ultimi 20 anni di carriera. Non grido al miracolo ma secondo me un 80 lo merita tranquillamente.
matt.sarti
Giovedì 8 Ottobre 2020, 21.08.35
34
Disco che se fosse uscito 15 anni fa sarebbe stato un capolavoro!!!
Salvo
Mercoledì 7 Ottobre 2020, 21.31.22
33
Due palle che non vi dico...
GT_Oro
Mercoledì 7 Ottobre 2020, 8.27.20
32
Dopo ripetuti ascolti confermo che il disco cresce. E faccio fatica a trovare brani mediocri o riempitivi. Giusto Ceremony non è all'altezza del resto. Ma Urantia, Error, e soprattutto Radiant City hanno un tiro micidiale e per me centrano il punto dove invece Gore risultava spesso dispersivo e poco a fuoco.
Miccchele
Martedì 6 Ottobre 2020, 20.04.59
31
A me personalmente ha fatto impazzire
SpiritCrusher13
Martedì 6 Ottobre 2020, 11.31.22
30
Disco eccezionale, mi è piaciuto un sacco.
Ratto
Martedì 6 Ottobre 2020, 8.50.55
29
Ennesima conferma di una parabola discendente che va avanti almeno da 15 anni a questa parte. Per me questo disco strappa forse solo una risicata sufficienza. Davvero inutile.
GT_Oro
Lunedì 5 Ottobre 2020, 23.21.59
28
Al contrario di Gore, fin troppo ostico per i miei gusti, questo l'ho trovato più immediato e "musicale" (scusare il termine non centrato). Alcuni momenti sono davvero molto potenti, forse l'unica pecca l'ho trovata nella riproposizione dello stesso schema nei brani in molti frangenti (attacco tellurico, strofa arrabbiata e ritornello melodico con musica più aperta), che rende il platter fin troppo omogeneo. Poi per forza Pompeji che si distacca un po' dal resto risalta come una perla. Comunque un 80 sicuro per me.
Alex Heavysound
Lunedì 5 Ottobre 2020, 16.53.06
27
Buon album, sicuramente una delle uscite migliori del periodo. Secondo me anche meglio di Gore. Voto 85.
TheBroken
Domenica 4 Ottobre 2020, 1.31.38
26
@MetalHeart ma datti fuoco!😂 Sei ridicolo, torna a sentire il metal anni 80, vestito con la giacca di pelle munita di spalline e il mullet. Poveraccio
Dave
Domenica 4 Ottobre 2020, 1.26.21
25
Sinceramente non sono per niente d'accordo con la recensione. Trovo questo disco un ritorno, in un certo senso, dei veri Deftones. Un ritorno alle sonorità di Around the fur e White Pony. Personalmente trovo Ohms uno dei migliori dischi del decennio. Bello, intenso, testi molto profondi e una band in perfetta forma che fino ad adesso non ha ancora sbagliato un colpo. voto 88
xxx
Domenica 4 Ottobre 2020, 1.25.51
24
Un capolavoro.
gianmarco
Domenica 4 Ottobre 2020, 0.12.05
23
piaciuto . Uno dei migliori album dell'anno .
LUCIO 77
Sabato 3 Ottobre 2020, 19.04.59
22
E comunque: Prima di usare certi termini pensiamoci Mille volte... Scripta manent..
L'ImBONItore
Sabato 3 Ottobre 2020, 18.44.49
21
Non Laura ma Lau. Maledetta tastiegha creata da voi giovinastri!
L'ImBONItore
Sabato 3 Ottobre 2020, 18.43.59
20
@ Skull e NMH Esattamente! E poi Laura mi permetta ma menomati sono cologho che non sono stati capasci di valutare un fondamentale e giusto Piero Dorazio , menomati sono stati cologho che non premiarono i Big Star di Alex Chilton negli anni 70 relegandoli nell'anonimato per descenni, menomati eeeeee sono stati coloro che non premiarono Johnny Thunders relegandolo ai margini degli artisti di culto premiando invesce uno showman come David Johansen. Eeee la lista continuerebbe all'infinito. E ripeto questo è un album dei Deftones più diretto e meno scelebrale degli ultimi anni. Caghi saluti
SkullBeneathTheSkin
Sabato 3 Ottobre 2020, 17.43.52
19
@NMH: questo permette di datare la nascita dell'imbonitore come precedente al 1975...
I Deftones non sono mai stati NM
Sabato 3 Ottobre 2020, 17.37.51
18
sono sempre io, NM Head in incognito... @lau: lo abbiamo già spiegato un po' di tempo fa, il personaggio non se l'è inventato, e non è un menomato mentale, parla come Francesco Boni, storico dell'arte che faceva le televendite su Telemarket... ma ancora meglio l'esilarante parodia di Corrado Guzzanti... "eeeeeee Biondic, eeeeeeee voglio venivti incontvo, eeeeeeee un'offevta stvaovdinavia!"
SkullBeneathTheSkin
Sabato 3 Ottobre 2020, 16.55.39
17
@Davide/indigo/imbonitore: wow, un pool di consulenti grazie, ho capito... quasi quasi lo ascolto per tirargli una scassata anche io. Ah ah ah
Lau
Sabato 3 Ottobre 2020, 16.44.41
16
Possibile che per scrivere un commento bisogna inventarsi un personaggio che si esprime come un menomato mentale? Mi riferisco ovviamente al commento qua sotto
L'ImBONItore
Sabato 3 Ottobre 2020, 14.12.10
15
Sicughamente eeee piu' diretto e meno incline a speghimentazioni. Neeeee carne neeeeee pesce, ma ha esperienza e classe. Si seeeeente che non sono nati ieri !
Hellion
Sabato 3 Ottobre 2020, 14.04.00
14
Non sono riuscito ad ascoltarlo per due volte di fila. Noia mortale.
Davide
Sabato 3 Ottobre 2020, 12.50.34
13
Skull, è sicuramente il disco più prettamente metal da Around The Fur. Il che non significa che suoni come i primi due che già fra di loro erano un po' diversi. Diciamo che è un disco che può piacere al metallaro puro sicuramente più degli ultimi lavori.
Indigo
Sabato 3 Ottobre 2020, 12.50.20
12
Ah scusa non avevo capito: no no stile adrenaline non trovi niente da elite in white pony, ormai vent'anni fa. Per me questo è un bel disco ma senza sorprese. In pratica le sperimentazioni post metal di koi no yokan e gore sono state abolite (a parte pompeji) e sono tornati ad un alternative metal più lineare, compatto e "canonico ". Un mix di potenza e melodia suonato bene ma che ti fa dire: ok, tutto qui? Ti faccio un esempio un po' esagerato: hai presente fear inoculum dei tool? Tecnicamente ineccepibile, sono assolutamente loro ma la sensazione è che non hanno aggiunto niente di nuovo alla loro discografia e hanno semplicemente ribadito concetti e sonorità già note. Ecco questo ohms mi ha trasmesso un mood simile
Davide
Sabato 3 Ottobre 2020, 12.45.01
11
Ottima recensione con la quale parzialmente dissento sul giudizio numerico. Dopo due dozzine di ascolti mi rendo conto che l'approccio così diretto colpisce subito ma arranca un po' alla lunga distanza. Proprio in antitesi con "Gore", strano e discontinuo ma molto più interessante a livello musicale. "Ohms", la somma, ha un valore maggiore degli addendi e come album è concepito in maniera perfetta. Vogliamo parlare di quello stacco ambient in mezzo al disco in coda a Pompeji? Meraviglioso, nonostante il brano in sé non mi abbia detto praticamente nulla. E' un po' come se avessero voluto rifarsi all'assalto sonoro del debut "Adrenaline" ma filtrato da 25 anni di esperienza. Il mio voto è 81, il capolavoro è "Spell Of Mathematics" con altre tracce egregie come "The Link Is Dead" e "Headless". Dovrò riascoltare SNW e l'omonimo, gli altri voti sono Adrenaline 83, Around The Fur 88, White Pony 95, Diamond Eyes 89, Koi No Yokan 92, Gore 79
SkullBeneathTheSkin
Sabato 3 Ottobre 2020, 12.34.28
10
@Indigo: intendevo roba alla Engine Nr9, Bored, etc... lo stile del debut, mai più ripreso. Non che ci sperassi, leggo che comunque il disco è scarso. Solo che ormai parlo di Deftones solo coi fan di una certa era dark, amanti appunto dei Depeche... e mi trovo a ripeterli che son bravi, ma li ho abbandonati perché non mi piace ciò che fanno adesso.
Claudio
Sabato 3 Ottobre 2020, 12.19.33
9
Disco stupendo anche per suoni, 73 troppo poco, almeno 80 per ora
Indigo
Sabato 3 Ottobre 2020, 12.17.32
8
Certo non agli ultimi due, forse dei più recenti ricorda la potenza di diamond eyes
SkullBeneathTheSkin
Sabato 3 Ottobre 2020, 11.41.01
7
@BlackMeOut: potrei ascoltarlo, logico. Ma preferisco chiedere... "suoni prettamente metal", al di là del valore dei brani, a quale dei loro album si avvicina?
giulio70
Sabato 3 Ottobre 2020, 11.19.36
6
@metalheart.Questione di gusti.Per me assolutamente no,a mio parere la palma di gruppo (di merda) più soppravvalutato va ai Manowar
Indigo
Venerdì 2 Ottobre 2020, 21.05.21
5
Alex, ne abbiamo già discusso su FB e quindi sai già come la penso. Comunque ho notato che la tua presentazione generale del disco e la mia descrizione di ohms nel fatal portrait hanno molti punti di contatto! Anche io ho detto dello yin e yang e del campionamento dei gabbiani La migliore per me è ohms e pompeji è l'unica che starebbe bene anche in gore
MetalHeart
Venerdì 2 Ottobre 2020, 20.47.34
4
Il gruppo (di merda) più sopravvalutato della storia...
L.p. Gruto
Venerdì 2 Ottobre 2020, 20.46.29
3
Bella recensione, con la quale concordo in pieno. Per il momento, eccetto un paio di brani, dopo l'ascolto non mi rimane molto impresso nella mente. Magari con qualche ascolto in più le cose miglioreranno, o forse no...
Giaxomo
Venerdì 2 Ottobre 2020, 18.02.42
2
Bravissimo Alex, bravo bravo e ancora bravo. Arrotondo a 70, ma son dettagli. L'importante è non leggere, come ahimè sto notando sempre più in questi giorni man mano che escono le recensioni, le parole "capolavoro" o "discone" accostate a "Ohms". I brividi mi vengono.
Havismat
Venerdì 2 Ottobre 2020, 16.40.26
1
Complimenti per la recensione che condivido completamente. Disco di mestiere, suonato bene, ma povero di emozioni. Mi dà l’impressione del classico “compitìno” svolto dallo studente modello. Non mi fa venire la voglia di riascoltarlo.
INFORMAZIONI
2020
Reprise Records
Alternative Metal
Tracklist
1. Genesis
2. Ceremony
3. Urantia
4. Error
5. The Spell of Mathematics
6. Pompeji
7. This Link Is Dead
8. Radiant City
9. Headless
10. Ohms
Line Up
Chino Moreno (Voce, Chitarra)
Stephen Carpenter (Chitarra)
Sergio Vega (Basso)
Frank Delgado (Tastiere, Samples)
Abe Cunningham (Batteria)
 
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