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Hell in the Club - Hell of Fame
05/10/2020
( 627 letture )
È con gioia e con fierezza che i connazionali Hell in the Club s’insidiano da quasi dieci anni nel panorama hard rock dominato dalla Scandinavia presentando prodotti di qualità che nulla hanno da invidiare alle compagini svedesi. Hell of Fame conferma tale trend proponendoci il consueto “coccolante” hard rock di matrice ottantiana con le varie sfumature esercitate dai piemontesi, i quali rimarcano la propria provenienza metal pur concedendo piacevoli spunti AOR. Parlare ancora di progetto per i membri degli Hell in the Club appare riduttivo poiché con cinque album all’attivo siamo sulla stessa lunghezza d’onda dell’ultimo decennio di pubblicazioni dei gruppi madre, peraltro il cambio dietro alle pelli con Marco Lazzarini dei Secret Sphere che va a sostituire Marco Lanciotti degli Elvenking prosegue questa sorta di collaborazione fra i due gruppi dal sapore casereccio. Occhio al lavoro in fase di produzione di Simone Mularoni dei DGM: gli innesti elettronici ma anche le più classiche tastiere sono perfettamente calibrate donando quel qualcosa in più ai brani più significativi del lotto.

La cover infernale riprende temi cari ai nostri mentre l’approccio alla musica affidato a We’ll Never Leave the Castle, primo singolo estratto, ci consegna una track divertente dal sapore “vanhaleniano” con diverse aperture melodiche ma anche linee di chitarra speranzose e nostalgiche, la solita voce perfetta di Davide e cori all’unisono sul finale persino troppo enfatici. Monta l’adrenalina con l’avvio raggiante (alla H.E.A.T...) di Worst Case Scenario, la quale colpisce immediatamente con l’esaltante coro che fa da apripista al forte e sintetico ritornello. Here Today, Gone Tomorrow è un arrembante melodic hard rock esaltato da strofe brillanti, un chorus bellissimo dove Dave veste i panni di Damna smorzando la voce e realizzando così momenti toccanti che ricordano un po’ gli spunti degli Elvenking. Bridge e conseguente assolo mantengono gli standard di ogni brano di rock duro che si rispetti, dopodiché arriva la chiosa con l’ultimo ritornello. Se la catchy Joker si fa notare più che altro per le solite indovinate armonie e per l’hammond conclusivo, Last of an Undying Kind è invece una bordata adrenalinica di portata internazionale, che livella gli Hell in the Club alle compagini hard rock nordiche. Nostalgia è l’altro pezzo forte del lotto, dedicato ai grandi film degli anni 80 si concede infatti un avvio dalle atmosfere horror alla Stranger Things per poi roboare su una sezione ritmica heavy d’annata, effetti sonori che non sfigurerebbero in qualche composizione power ed un chorus epico. Detto ciò il brano è una bomba: veloce, robusto e sognante; azzeccatissimo anche il videoclip “spaziale”. Lullaby for an Angel è la prima ed ultima ballad del disco ove sale in cattedra il singer, in evidente stato di grazia mentre si diletta sulle note basse del proprio registro e formidabile per capacità interpretativa. Si entra così in un finale scorrevole ma non troppo esaltante, pur perdendo d’intensità le tracks mantengono comunque alta la godibilità. Mr Grouch è una sporca canzone sleaze che ricorda She’s Drugs dei Danko Jones anche se l’arrangiamento è più elaborato e la carica meno dirompente; sta di fatto che lo spettacolare assolo centrale è tutta farina del sacco di Picco. No Room in Hell è il classico pezzo eighties hard’n’heavy che possiede il suo climax nell’ormai abituale ottimo ritornello, mentre l’orecchiabile Tokyo Lights è probabilmente l’unico filler presente nell’album. Chiude le danze l’incantevole Lucifer’s Magic: un brano tosto dalla ritmica heavy dove i quattro ragazzi raggiungono la perfezione. Il chorus esalta la vocalità di Dave ed i cori ricordano ancora una volta gli “elfi” di Pordenone.

Da segnalare come Mark si sia calato perfettamente nella realtà Hell in the Club cimentandosi in una prova cospicua ma per nulla invadente, mantenendo intatti i suoni dei tom e dei piatti in modo da garantire il classico sound eighties del gruppo. In coppia con Andy ed i suoi rintocchi di basso scuola heavy metal formano la sezione ritmica dei Secret Sphere ed una base veramente possente che porta la band a realizzare tracks toste ma allo stesso tempo abbastanza assimilabili. Insomma cosa chiedere di meglio? Ennesima conferma se mai ce ne fosse stato il bisogno.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
81.83 su 6 voti [ VOTA]
Giulio
Domenica 11 Ottobre 2020, 12.18.24
4
bella recensione, concordo in tutto tranne che su "TOKYO LIGHTS", a mio avviso, la canzone con u ritornello semplicemente favoloso. Non è un filler.
Poss
Giovedì 8 Ottobre 2020, 19.41.30
3
bravi bravi.
fasanez
Mercoledì 7 Ottobre 2020, 9.49.16
2
Altro gruppo da ascoltare con molta attenzione e con una grandissima imho soddisfazione. Questo lavoro è veramente ben fatto, ispirato, una delle uscite top dell'anno. Nostalgia è un capolavoro, ma gli altri pezzi, come ben descritto da Shock, non sono da meno.
Shock
Lunedì 5 Ottobre 2020, 19.20.54
1
Aspettavo con ansia questo disco, ma all'inizio mi aveva un po' deluso, ma già al secondo disco mi ha conquistato ed al terzo esaltato. Iniziare un disco con una chitarra acustica ti sorprende, poi entra un riff che più classico non si può e da lì in poi è pura goduria, We'll Never Leave the Castle dimostra quando sia cresciuto il gruppo negli anni. Worst cast scenario aumenta i giri, poi Here Today, Gone Tomorrow ti prende con un riff viscidamente sleaze e non ti molla più con un ritmo scatenato. Last of an Undying Kind, altro top, coro che ti si conficca nel cervello non ti esce piu. Poi arriva il top: Nostalgia, un mix tra pop A.O.R. ed hard rock con un giro di tastiere indovinatssimo, uno dei più bei cori dell'anno, per una delle più belle canzoni dell'anno!!! Dopo la ballad di turno, buona, il disco procede con altri pezzi indovinare fino alla conclusiva Lucifer's Magic, altro brano top del disco. Probabilmente il miglior disco del gruppo, che ha affinato le sue qualità in un disco top. Lo dico? Sì, e non me ne frega delle reazioni: ci sono migliaia di persone che continuano ad esaltare gruppi morti artisticamente da anni, tipo Crue o Guns, in nome di un glorioso passato ma di un presente trascurabile, solo per nostalgia e per esaltare i miti, imbolsiti del passato, come Axl o Neil, mentre oggi, da anni, ci sono gruppi artisticamente di gran lunga superiori che nessuno caga. Gli Hell in the club sono uno di questi, pure italiani, che hanno sfornato un disco che, OGGI, gruppi sopracitati si sognano e non sarebbero più in grado di scrivere, ma a chi interessa?? F.......o!!!!
INFORMAZIONI
2020
Frontiers Records
Hard Rock
Tracklist
1. We'll Never Leave the Castle
2. Worst Case Scenario
3. Here Today, Gone Tomorrow
4. Joker
5. Last of an Undying Kind
6. Nostalgia
7. Lullaby for an Angel
8. Mr. Grouch
9. No Room in Hell
10. Tokyo Lights
11. Lucifer's Magic
Line Up
Dave (Voce)
Picco (Chitarra)
Andy (Basso)
Mark (Batteria)
 
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