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Atramentus - Stygian
06/10/2020
( 778 letture )
Ci sono album che una volta ascoltati, cambiano la percezione del genere a cui appartengono.
Ci sono album che una volta ascoltati lasciano il segno.
Ci sono album che una volta ascoltati ci obbligano a riascoltarli ancora e ancora.

Dalla superba copertina di Mariusz Lewandowsk (Bellwitch, Atlantean Kodex tra i tanti) a un libretto a colori che con immagini e parole narra gli antefatti di questa storia, Stygian è uno di quei rarissimi dischi che potrebbe venire annoverato tra i classici del genere negli anni a venire. Artefici di quest’opera d’arte sono i membri di altre band, dediti al metal estremo in tutte le sue forme, che hanno unito le forze in un progetto, Atramentus, in fase di concepimento già nel 2012. Eppure Stygian esce solo ora, nel 2020, ed è lecito chiedersi il perché. La causa è da imputarsi proprio nell’intento certosino del nume creatore del progetto, Pilippe Tougas, di pubblicare l’album solo ed esclusivamente con tutti i tasselli del mosaico pronti per comporre un’immagine indelebile: concept, copertina e i giusti compagni di viaggio. I musicisti reclutati provengono tutti dalla fervida scena estrema del Quebec: il chitarrista Claude Leduc e il bassista Antoine Daigneault sono compagni di Tougas nei Chthe’ilist, il tastierista François Bilodeau ha suonato in una miriade di progetti e infine Xavier Berthiaume è batterista anche nei Gevurah. Tutti quanti sono musicisti rodati che hanno fatto della ricerca, della sperimentazione il loro credo. Ingranaggi del caos che una volta uniti compongono la macchina perfetta.

Due macigni di funeral doom intervallati da un breve intermezzo ambient strumentale per 45 minuti di durata totale, Stygian si potrebbe banalmente riassumere così. Ma se si decide di intraprendere il viaggio e di varcare spiritualmente la soglia rappresentata dalla copertina (magnifico portale verso la storia narrata nel libretto, accompagnamento obbligatorio nell’ascolto) ed entrare nelle lande desolate di Stygian, allora la musica assume tutto un altro ruolo.
Riassumendo in poche righe gli antefatti dell’album, Stygian narra la storia di un cavaliere reso immortale grazie alla conquista di una spada portentosa (i richiami sono sia ad Excalibur, che a Stormbringer, la spada di Elric di Melniboné, antieroe creato dallo scrittore Michael Moorcock). Ma dietro alla sua realizzazione nel divenire un essere immortale si cela la congiura di dèi malvagi ed ingannevoli che bramano l’annientamento di tutto ciò che vive. In questo storia che inizia con tutti i crismi del Fantasy (a inizio libretto c’è pure una cartina del mondo di Tolkeniana fattura) non sono presenti però avventure epiche con draghi, nani ed elfi. Gli Atramentus scelgono invece un punto di vista innovativo anche all’interno di un genere inflazionato come il Fantasy. L’album nella prima suite narra della sciagura, l’Atramentus appunto, causata dalla conquista della spada, che si abbatte sul mondo, mentre nella seconda il fulcro è il racconto dell’eterno vagare per lande coperte dal ghiaccio del cavaliere innominato (la parte in prosa si riferisce a lui solamente come The Guardian of Atros Kairn) dopo che il sole è stato spento da un incantesimo che lo stesso guardiano ha inavvertitamente attivato nel ritrovare l’arma. Le creature viventi del pianeta si sono tutte estinte, o peggio ancora giacciono per sempre ibernate nelle profondità del ghiaccio. Il nostro protagonista non può che continuare ad attraversare lande congelate ricordando le persone amate e gli amici perduti, percependone a volte il muto grido di dolore e angoscia dalle profondità ghiacciate.
La musica ne costituisce una degna colonna sonora e riflette questo binomio dato dal freddo vagare e dai ricordi dolorosi di un’era svanita, defunta, inghiottita dal buio e dal gelo perenne.
Lancinante dolore del presente e la malinconia angosciosa del ricordo convivono per tutta la durata dell’album dove anche i singoli musicisti sembrano partecipare a questo dilaniante struggimento. Stygian I con i suoi 16 minuti afferra l’ascoltatore per trascinarlo nella nera disperazione e per fargli vivere l’agonia di un mondo che viene gradualmente annichilito dalla morte del sole. Il guardiano, alla ricerca di una spada che è al contempo prigione dell’anima di un dio e veicolo d’immortalità per chi la trova, scatena una maledizione sul mondo e sulle persone amate: l’oscurità inghiotte il sole e il freddo siderale annienta ogni forma di vita sulla terra. Philippe Tougas alterna tutte le forme possibile di cantato estremo, dai growl rabbiosi a gorgoglii cavernosi, la voce è un contrappunto doloroso alla pesantezza monolitica dei riffs che dipingono razze e fiere nazioni che inesorabilmente vengono congelate in una morte eterna, dove la luce viene per sempre bandita nell’oscurità totale. Le tastiere all’inizio del brano ricordano il riecheggiare dei rintocchi della campana funebre e per la prima parte del pezzo è proprio il suono di questa fantomatica campana (the bells of The Exxul nel libretto) a dettare il tempo. Solo verso il sesto minuto la chitarra solista e il cantato pulito permettono alla melodia, ai ricordi del passato, di alleggerire l’atmosfera greve. Soluzione cara anche ai Mournful Congregation e ai Bellwitch, band maestre nel saper dilatare i tempi alternando ritmi pachidermici a momenti più ariosi. Ma bastano pochi minuti di melodia che di nuovo ci si rituffa nel dolore, i riffs come un’onda distruttrice cancellano la melodia per far riemergere la disperazione e l’impotenza del guardiano. Stygian II posto tra i due brani più lunghi è un breve stacco strumentale dark synth dove le tastiere solitarie di Bilodeau concedono una tregua all’ascoltatore virando in territorio ambient. La narrazione accompagnatoria del libretto narra di un lungo periodo di sonno del guardiano, annientato da ciò che involontariamente ha causato, dove i sogni sono l’unica amara consolazione. Neanche il tempo di svegliarsi annaspando che Stygian III cala il sipario sulla speranza. Il guardiano si risveglia ed incomincia la sua lunga e futile odissea alla ricerca di qualche improbabile sopravvissuto. L’incedere della batteria ricorda il susseguirsi lento dei passi del cavaliere immortale che attraversa un mondo congelato, senza vita. La narrazione è affidata al cantato a volte pulito baritonale e a volte in growl di Tougas sorretto da una lungo spezzone di chitarra solista di Leduc per una prima parte della composizione molto più melodica ed evocativa. Le emozioni si susseguono, passato e presente si rincorrono per mescolarsi in un coacervo straziante. La chitarra, in un crescendo dove finalmente anche i ritmi funebri prendono improvvisamente vita in blast-beats furiosi di Berthiaume, ci conduce alla fine del brano dove il guardiano sfoga tutta la sua ira frustrata dinnanzi a silenzio impietoso del cosmo. Per chi ascolta si conclude la storia, per il protagonista maledetto no, il suo destino è quello di vagare per l’eternità fino a quando le stelle del firmamento non saranno scomparse, riscaldato solo da flebili ricordi di un’epoca che non potrà più tornare, dove la speranza è stata soffocata per sempre dal sole morto.
Ogni buona storia fantastica presenta per lo meno due piani di lettura. La letteratura fantastica si avvale di simboli e metafore per richiamare emozioni, ricordi e riflessioni in chi legge o ascolta. E così Stygian può essere riletto sotto a una luce diversa. Il cavaliere solitario assurge a simbolo dell’umanità di fronte alla morte, alla perdita dei cari, alla disperazione. Il nichilismo del messaggio è assoluto, non esiste la pace ultraterrena, una vita dopo la morte, ma solo l’eterno dolore e il senso di colpa di chi ricorda le persone amate ora perdute.

Musicalmente è un disco difficile, a volte ostico, che richiede il giusto tempo e la dedizione necessaria per approfondirlo. Ad ogni ascolto l’arazzo intessuto dagli Atramentus si colora di nuove sfumature, si arricchisce di immagini inedite ed è uno spunto riflessivo al contempo musicale, visivo nella splendida copertina e narrativo nel preambolo, nell’accompagnamento in prosa e nei testi dei brani stessi. L’esperienza è totale e talmente ricca ed evocativa che difficilmente ci si accorge di aver ascoltato composizioni di venti minuti.
E’ un possibile capolavoro del genere che alza l’asticella della qualità sicuramente verso l’alto. E’ raro incappare in un’opera prima di questo spessore, fermo restando che i musicisti coinvolti non sono certo di primo pelo. La sfida a fare di meglio è stata lanciata e duro sarà il compito di chi ne raccoglierà il guanto.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
86.4 su 5 voti [ VOTA]
duke
Mercoledì 14 Ottobre 2020, 20.40.52
4
...ci daro' un ascolto...mi ha incuriosito....
Le Marquis de Fremont
Mercoledì 14 Ottobre 2020, 18.20.10
3
Album evocativo, intenso e perfettamente adatto a queste prime brume autunnali. Assolutamente da ascoltare con un grande vino da meditazione. La lunghezza dei brani è un plus e si vive con profonde emozioni. Non lo trovo affatto ostico. Grandissimo album e una menzione particolare alla splendida copertina. Tra le migliori uscite del 2020. Au revoir.
Tyst
Mercoledì 7 Ottobre 2020, 8.26.13
2
Non sono un fan del funeral doom. L'unica band appartenente a questo genere che riesco ad apprezzare sono i belgi Slow, nemmeno i tanto acclamati Bellwitch riescono ad aggradarmi particolarmente. Eppure, questa recensione mi ha spinto ad ascoltare Stygian. Un'esperienza sonora indimenticabile. Raramente ho trovato dischi la cui musica mi ha spinto non solo a immaginare gli eventi narrati ma anche a immaginarne la regia. La musica degli Atramentus è estremamente cinematografica: non nel senso di "sembra una colonna sonora" ma di "è un film senza il senso della vista"
Stagger Lee
Martedì 6 Ottobre 2020, 21.13.08
1
Davvero bello, questa band per me è stata un'ottima scoperta!
INFORMAZIONI
2020
20 Buck Spin
Funeral Doom
Tracklist
1. Stygian I: From Tumultuous Heavens… (Descended Forth the Ceaseless Darkness) 2. Stygian II: In Ageless Slumber (As I Dream in the Doleful Embrace of the Howling Black Winds) 3. Stygian III: Perennial Voyage (Across the Perpetual Planes of Crying Frost & Steel-Eroding Blizzards)
Line Up
Philippe Tougas (Chitarra, voce)
Claude Leduc (Chitarra)
François Bilodeau (Tastiera)
Antoine Daigneault (Basso)
Xaavier Berthiaume (Batteria)
 
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