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Joe Buchard - Strange Legends
08/10/2020
( 322 letture )
Anche se il nome a prima vista potrebbe risultare sconosciuto ai più, mr. Joe Bouchard non è esattamente un novellino, né tantomeno un personaggio di secondo piano nel firmamento rock. Il settantaduenne bassista (e polistrumentista) ha infatti legato la sua storia personale e musicale a quella particolarissima “entità” rock che risponde al nome di Blue Oyster Cult. Sin dalle origini del gruppo statunitense Joe, coadiuvato e affiancato dal fratello Albert alla batteria, ne è stato il cuore ritmico con le sue linee di basso potenti ed ispirate; e ne ha condiviso praticamente tutta la storia, dagli esordi alla fine degli anni ’60, per andare al successo commerciale di metà anni ’70, sino al declino (artistico e commerciale) dei primi ’80 con inevitabile scioglimento temporaneo.
Da qui in avanti, le strade si sono divise: né Joe né il fratello faranno più parte delle varie formazioni dei BOC che si sono susseguite, senza troppa fortuna, dalla fine degli anni ’80 ad oggi. Ma Joe Bouchard non è rimasto con le mani in mano: ha sempre continuato a suonare, a comporre e a muoversi nel mondo rock, sino alla qui presente release.
Chi fa da sé fa per tre, si dice; il nostro deve essere un seguace di questo assioma, dato che per Strange Legends ha deciso di comporre, suonare e cantare, nonché produrre, tutto in perfetta solitudine; solamente per le parti di batteria ha deciso di farsi affiancare da un’altra “vecchia volpe” dell’universo rock, quel Micky Curry, validissimo drummer, noto probabilmente ai più per essere, sin dai primi ’80, il batterista principale della band di Bryan Adams.
Cosa troviamo in Strange Legends? Rock, tanto buon rock; né più né meno.

Il disco è composto da 11 brani, tutti prossimi ai canonici 3 minuti e mezzo di durata, all’interno dei quali Joe Bouchard ci mostra tutto il suo miglior repertorio di conoscenza ed esperienza della materia. Si parte con African Queen, roccioso mid-tempo terzinato, cupo e potente ma dotato di un ritornello riuscito e facile da memorizzare. Più veloce e ritmata Forget About Love, vicina a certi pezzi di Bryan Adams; inizia invece con un riff quasi funky Walk Of Fame, pezzo dove anche le tastiere assumono importanza e dove il ritornello potente e trascinante riesce a convincere.
Hit and Run è un altro brano dove i ritmi si alzano e la sezione ritmica diventa incalzante mentre la chitarra sforna riff a ripetizione; peccato per un ritornello un po’ piatto e banale. Racing Thru the Desert si rivela un’interessante strumentale dove emerge anche una sorprendente sezione fiati. Il mid-tempo She’s A Legend riprende i toni cupi dell’inizio, e gioca su un’interessante duetto fra chitarre e tastiere, sino al ritornello in crescendo ben valorizzato dalla calda voce di Joe.
La cover All Day and All of the Night, originariamente dei Kinks, viene rivista in modo che non stoni con il mood generale del resto dell’album , intingendola quindi in quel tono malinconico che è sempre stato caratteristico dei BOC, e che permea l’intero album.
Once Upon The Time at The Border è un bellissimo mid-tempo, dove ancora una volta la particolare voce del nostro si sposa perfettamente con il mood intenso e malinconico delle musiche; i ritmi tornano più incisivi con Bottom for the Bottomless, caratterizzata dal riff di basso che sostiene l’intero brano. Ci si avvia alla conclusione con la ballata acustica, dai toni quasi celtici, Strangely in Love, prima del congedo con Winter, brano particolare dalle sonorità insolite eppure decisamente convincenti.

Arrivati alla fine del viaggio musicale, appare indubbio che si tratta di un disco valido e convincente; soprattutto, si tratta di un album scritto e realizzato da un musicista che conosce a menadito la propria materia, e che utilizza la sua tecnica, la sua esperienza e il suo estro compositivo al servizio dei brani, non solo per puro autocompiacimento personale. Non è un disco fondamentale e imprescindibile; eppure, si tratta di un album che molti giovani musicisti dovrebbero ascoltare e fare proprio, per capire come non servano canzoni da 10 minuti o ripetuti cambi di tempo, né assoli torrenziali, per rendere interessante una canzone. Servono classe, esperienza e capacità; e qui ce ne sono in abbondanza.
Nota a margine: Joe Bouchard e la sua casa discografica devono credere molto in questo disco, dato che hanno realizzato un video praticamente per ogni pezzo; visti i risultati, c’è da augurarsi che i loro sforzi possano adeguatamente essere premiati dal pubblico.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
50 su 1 voti [ VOTA]
Flean
Giovedì 8 Ottobre 2020, 15.14.37
1
Vabbè, ma i video sono fotostatici.
INFORMAZIONI
2020
Deko Entertainment
Rock
Tracklist
1. The African Queen
2. Forget About Love
3. Walk of Fame
4. Hit and Run
5. Racin’ Thru the Desert
6. She’s a Legend
7. All Day and all of the Night
8. Once Upon a Time at the Border
9. Bottom for the Bottomless
10. Strangely in Love
11. Winter
Line Up
Joe Bouchard (Voce, Chitarra, Basso, Tastiere)
Micky Curry (Batteria, Cori)
 
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