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Ulcerate - Stare Into Death And Be Still
09/10/2020
( 1714 letture )
Quali sono i confini del death metal? Negli anni '90 band come Gorguts e Death avevano iniziato ad esplorarne i limiti e le possibilità, cercando sonorità che superassero quelle classiche, tessendo trame più complesse, costruendo strutture più poderose e raffinate nella loro veemenza distruttiva. Sembrano passati secoli da quel The Coming of Genocide del 2008, che segnò l'esordio degli Ulcerate, disco perfettamente inserito in quella frattura del death metal chiamata tech death. Sembrano passati secoli anche dall'ormai penultimo lavoro della band neozelandese, l'ottimo Shrine of Paralysis. Con il recente Stare Into Death and Be Still, primogenito in seno alla quasi infallibile etichetta d'Oltralpe Debemur Morti Productions (dimora di alcune delle migliori manifestazioni distorte e malsane del metal estremo, tra le quali è impossibile non citare Blut Aus Nord, Aoratos, White Ward e molte altre), il terzetto di Auckland porta a compimento quel tentativo di forzare i summenzionati e fumosi confini del death metal, proseguendo nel percorso di deriva/evoluzione del sound novantiano plasmato dalle intricate note di quella schiera di degenerati e deformi -in senso squisitamente positivo- figli dei Voivod che ha contribuito a spingere il death metal oltre sé stesso.

I cinquantotto minuti di Stare Into Death and Be Still sono un amalgama deviato e logorante di sonorità apocalittiche e distruttive. La copertina del disco, dominata, come ormai tipico della band, da pochissime tonalità di un malato grigio/seppia (simili a quelle che si trovano nell'artwork di Vermis), aiuta l'ascoltatore ad entrare preventivamente in uno stato d'animo appassito e proiettato verso un futuro inesistente ed un presente di morte e desolazione. È difficile descrivere questo disco, come d'altronde lo è farlo per quasi ogni pubblicazione firmata Ulcerate. Forse, leggere ciò che scrive band può essere d'aiuto. In Exhale the Ash udiamo le seguenti parole:

Retreat from sanctity
Possessors not of time nor hope
Confront extinction
To repent, but not endure


Ritiratevi dalla santità
Non siete possessori del tempo né della speranza
Affrontate l'estinzione
Per pentirvi, ma non per resistere


L'oscurità cantata dal terzetto neozelandese è onnipervasiva. Tuttavia gli Ulcerate usano principalmente la seconda persona, come ponendosi in una condizione di osservatori super partes, profeti di una fine imminente, se non addirittura già avviata e prossima al proprio capitolo conclusivo, come possiamo dedurre dalle parole di Drawn Into the Next Void:

Bow before your doubt
Within the prison of a frail shell
Embrace the condition of hopelessness
From eminence that will never be


Chinatevi al cospetto del dubbio
Entro la prigione di un fragile guscio
Accogliete lo stato d'animo privo di speranza
Dall'eminenza che mai giungerà


Quella degli Ulcerate è musica per un tempo dopo ogni tempo, per un'umanità dopo l'umanità. In Stare Into Death and Be Still il capolinea è raggiunto, il sole è estinto, l'esistenza un ricordo sbiadito. Il tasso tecnico della band si pronuncia principalmente nella sovrumana furia e precisione del batterista Jamie Saint Merat, un mostro che divora lo spazio ed il tempo con le proprie bacchette, generando un turbine sonoro che disorienta, ammalia, annichilisce con una velocità a metà strada tra il divino e l'infernale. Al suo fianco, i discorsi di chitarra e basso, affidati rispettivamente a Michael Hoggard e a Paul Kelland, annunciano la fine e l'abbandono a quella «condition of hopelessness», non seguendo la strada della velocità battuta dal batterista ma quella della stratificazione e dell'addensamento.

Proprio per questa caratteristica delle sei corde, le cui note si accatastano su sé stesse in un muro sonoro di proporzioni gargantuesche, è facile immaginare la quantità di lavoro che si cela dietro un disco così complesso. Ogni passaggio presenta almeno due o tre strati di chitarra, che rendono la musica un fluido denso e viscoso dal quale è difficile riemergere una volta affondati. Non bisogna, però, pensare questa stratificazione come un affiancamento di chitarra solista e chitarra ritmica, come avviene nella stragrande maggioranza dei casi, ma come una vera e propria fusione di melodie dissonanti diverse. Il parallelismo più facile per comprendere questa peculiarità dell’album è sicuramente la canzone Heroes di David Bowie: qui, come spiegato dal geniale producer Tony Visconti in questo estratto da un programma della BBC, troviamo che la principale linea melodica che accompagna il ritornello è composta da tre differenti strati dissonanti della chitarra di Robert Fripp, impossibili da percepire singolarmente. Pensiamo alla già citata Exhale the Ash: essa presenta una sezione, ripetuta un paio di volte, nella quale sul precisissimo blast beat di Sain Merat il chitarrista Hoggard costruisce una complicata struttura composta da un tappeto quasi drone fatto di (almeno) due fili che si incrociano ed intessono uno sfondo nero come la pece sul quale vengono gettati schizzi di chitarra che, unico elemento intelligibile insieme alla batteria, traghettano, come novelli Caronte, verso la successiva, violentissima sezione.
Tutto il disco è un perpetuo alternarsi di violenza sonora ad altra violenza sonora. È, questo, un alternarsi sincopato, dettato da frequenti cambi di tempo, in un atteggiamento progressive che porta la band a colpire l’ascoltatore con sempre nuovi pugni. Pensiamo alla eccellente title track, un susseguirsi di riff che marchiano a fuoco il cervello dell’ascoltatore e che si evolvono costantemente: la durezza del brano non è di quelle monolitiche e granitiche che, se estese per gli otto minuti di durata del brano in questione, genererebbero solo stordimento e noia, ma è composita, un mosaico di violenza e perversione sonica che, nel suo frequente modificarsi, offre sempre nuovo cibo marcescente all’ascoltatore.
Stare Into Death and Be Still, ad ogni modo, non è solo durezza schietta e diretta. La sua pesantezza non si manifesta solo attraverso micidiali distorsioni e blast beat angoscianti ma, anzitutto, lo fa attraverso la creazione di atmosfere ambigue, sulfuree e soffocanti. Uno dei migliori esempi è quello di Visceral Ends, i cui primi due minuti sono un climax orrorifico che, partendo da una quiete ambient, monta sino a modellarsi in un mid tempo -con un occhio rivolto ai lidi slow tempo ed eccessi high tempo- variegato che non disdegna nemmeno momenti emotivi. In questa direzione si muove anche la conclusiva Dissolved Orders, singolo del disco la cui uscita è stata accompagnata anche da un pregevole video e le cui battute iniziali celano, dietro la corazza della distorsione, un delicato animo blues che si sposa alla perfezione con il successivo svolgimento da tritasassi. Degna di menzione è anche la prestazione canora di Kelland, che per tutto il disco si fa abissale cantore di quest’apocalisse, con un growl profondissimo, roco e ricco. Il frontman degli Ulcerate regala all’ascoltatore la miglior performance della propria carriera, la sua voce è giunta a completa maturazione.

Impossibile individuare fragilità in un lavoro solido e compatto come Stare Into Death and Be Still, coronamento di una carriera ancora relativamente giovane (17 anni passati dal primo demo, 13 dal primo LP) ma già ricca di gioielli neri come l'abisso ed affascinanti come diamanti. Tra gli album di spicco dell’anno (chi scrive non esiterebbe un istante a collocarlo tra le primissime posizioni di un’ipotetica classifica), questo è il lavoro della definitiva consacrazione: gli Ulcerate hanno infine varcato i cancelli dell'Olimpo e si sono appropriati del trono che spetta loro.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
88.47 su 36 voti [ VOTA]
Luigi
Mercoledì 21 Ottobre 2020, 17.43.04
25
@ remedy: con "primo disco" intendevi dire primo capitolo?! Comunque, grazie, inizierò con quello!
LUCIO 77
Mercoledì 21 Ottobre 2020, 16.57.24
24
Ho deciso di ordinare il Penultimo degli Havukruunu... E' valido come l'ultimo Album?
Remedy
Mercoledì 21 Ottobre 2020, 16.47.21
23
@Luigi: anche il primo disco dei Panzerfaust è un ottimo disco, più o meno sullo stesso livello del secondo.
Luigi
Domenica 18 Ottobre 2020, 16.13.02
22
@ remedy: il nuovo disco dei Panzerafust rientra nell’elenco degli albums che vorrei ascoltare, però siccome ho letto che fa parte di una tetralogia allora sarei più propenso a partire con il primo capitolo (“The Suns of Perdition - Chapter I: War, Horrid War”). Tu per caso lo hai ascoltato?
Remedy
Venerdì 16 Ottobre 2020, 17.44.32
21
Oltre agli Havukruunu ci sarebbe da ascoltare anche il disco dei Panzerfaust uscito quest'anno.
LUCIO 77
Giovedì 15 Ottobre 2020, 21.46.54
20
Per Remedy.... Non conoscevo il Gruppo in questione... Li ho ascoltati... Bell'Album.. Incontra il mio gradimento..
Remedy
Martedì 13 Ottobre 2020, 11.50.10
19
Secondo solo al disco degli Havukruunu
LUCIO 77
Lunedì 12 Ottobre 2020, 22.49.15
18
Ho ritentato, leggendo di provare ad ascoltarlo più volte.. Niente.. 60 minuti di angoscia.. Anche la Voce per Me è "Scolastica".. Visto, come avevo scritto, che questa Proposta la ritengo Impeccabile. Il Cantato dovrebbe essere più Personale.. Questo Io non lo ho percepito... Fondamentalmente la penso come Sergio... Alla fine non mi rimane nulla impresso...
Sergio
Lunedì 12 Ottobre 2020, 11.44.40
17
boh sta' roba proprio non mi cala...troppo contorta non ti rimane niente in mente..torno ad ascoltarmi i vecchi dischi death
TeoTheRipper
Lunedì 12 Ottobre 2020, 11.34.55
16
Per quanto mi riguarda ad oggi una delle migliori uscite del 2020, se la gioca solo con Tome II dei Grave Circles (Staff di Metallized recensite stò disco, è una bomba atomica). Certe atmosfere mi ricordano i Suplhur Aeon ed altre i Neurosis di Through Silver In Blood quindi cosa posso volere di più! Voto 90 secco secco.
Tatore
Lunedì 12 Ottobre 2020, 9.29.00
15
Uno dei migliori dischi dell'anno
duke
Domenica 11 Ottobre 2020, 11.01.16
14
...davvero interessanti....
lisablack
Domenica 11 Ottobre 2020, 9.44.17
13
Capolavoro..ci vogliono molti ascolti e ne esce fuori tutta la sua bellezza. 90.
LUCIO 77
Sabato 10 Ottobre 2020, 21.47.57
12
Impeccabili però per i Miei gusti stancano subito.. Come gli Agalloch... Troppo ridondanti..
Mauroe20
Venerdì 9 Ottobre 2020, 22.46.56
11
Occorrono numerosi ascolti per assimilarlo, tra le migliori uscite dell’anno.
Korgull
Venerdì 9 Ottobre 2020, 19.34.59
10
Complimenti al recensore....mi farai fare l'acquisto (quasi) a scatola chiusa!
Tyst
Venerdì 9 Ottobre 2020, 16.58.28
9
@dnl.es nonostante il mio amore quasi infinito per Alphaville, per me tra la crème de la crème di quest'anno, il mio cuore mi dice di chiedere la mano a Stare Into Death and Be Still
dnl.es
Venerdì 9 Ottobre 2020, 16.47.34
8
se non fosse per alphaville degli imperial triumphant questo Stare Into Death And Be Still sarebbe il mio album dell'anno!
Giaxomo
Venerdì 9 Ottobre 2020, 16.42.23
7
Eh già, quoto @L.p. Gruto: non so se è il disco metal dell'anno, ma sicuramente rientrerà fra i primi tre. Lavoro da lacrime: grandissimi esecutori ed enormi compositori. Finalmente, aggiungerei.
Black Me Out
Venerdì 9 Ottobre 2020, 16.31.31
6
Sono lontano da queste sonorità, ma questo è un disco che lo ascolti e ti accorgi che è davvero più grande di te, un qualcosa di enorme che ti assale e se non lo sai accogliere rischia di travolgerti. Con me è successo esattamente questo. Perciò non posso dargli una valutazione in quanto amante del gruppo o della proposta, ma riconosco che se un album provoca sensazioni tali a quelle descritte da me e dalla sempre ottima recensione di Federico, allora si parla di qualcosa di "vivo" e tremendamente meritevole d'essere vissuto.
Tyst
Venerdì 9 Ottobre 2020, 15.38.32
5
@Macca probabilmente hai ragione dicendo che la consacrazione fosse già giunta, a livello di pubblico e critica. Però ritengo che è con quest'ultimo disco che gli Ulcerate hanno ottenuto la possibilità, nel corso dei successivi anni, lasciare un segno definitivo sulla storia del genere. Sebbene gli elementi qui presenti non sono una novità nella musica della band, è qui che vengono raffinati e totalmente "interiorizzati"
Macca
Venerdì 9 Ottobre 2020, 15.16.26
4
Disco enorme per una band enorme, sullo stesso livello del precedente. Prestazione mostruosa di tutti i musicisti, un continuo rincorrersi di dissonanze, sonorità telluriche e atmosfere angoscianti e claustrofobiche senza cali di tensione né punti deboli. Concordo in toto con la recensione, anche se la consacrazione a mio avviso c'era già stata con TDOA: questa loro ultima fatica è l'ennesima conferma qualora ce ne fosse bisogno che gli Ulcerate in questo tipo di sonorità sono maestri indiscussi. Voto 88
L.p. Gruto
Venerdì 9 Ottobre 2020, 14.02.04
3
Attualmente per me è il disco metal dell'anno
L.p. Gruto
Venerdì 9 Ottobre 2020, 14.02.03
2
Attualmente per me è il disco metal dell'anno
Graziano
Venerdì 9 Ottobre 2020, 13.53.33
1
Concordo in toto. Disco perfetto.
INFORMAZIONI
2020
Debemur Morti Productions
Technical Death Metal
Tracklist
1. The Lifeless Advance
2. Exhale the Ash
3. Stare Into Death and Be Still
4. There Is No Horizon
5. Inversion
6. Visceral Ends
7. Drawn Into the Next Void
8. Dissolved Orders
Line Up
Paul Kelland (Voce, Basso)
Michael Hoggard (Chitarra)
Jamie Saint Merat (Batteria)
 
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