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Yobrepus - Mycelium Days
12/10/2020
( 199 letture )
Gli Yobrepus (Superboy al contrario) sono un progetto nato dalla mente di Mats Jørgen Sivertsen, visual artist con l’hobby della musica che ha fondato il suddetto gruppo nel 2006 seppure Blakc Mold, l’album d’esordio, sia uscito solamente undici anni dopo. Lo stile adottato in tale disco può essere fatto rientrare nel filone dell’indie/alternative rock con influenze elettroniche (anche se gli interessati preferiscono la definizione più blasonata di art rock) e grazie ad esso i norvegesi sono riusciti ad ottenere un contratto con l’Apollon Records, etichetta specializzata nel lanciare band emergenti dedite ad un moderno rock progressivo.

Con Emil Nikolaisen alla produzione e Nick Terry al missaggio, il nuovo lavoro Mycelium Days rispetto al predecessore effettivamente si avventura in territorio prog, almeno per quanto concerne la prima traccia omonima. Questa, dall’alto del suo minutaggio a dir poco elevato (22 minuti), si pone sulla scia delle lunghe suite del passato e costituisce un implicito omaggio ai mostri sacri del genere come Pink Floyd (Echoes) o King Crimson (Lark’s Tongues in Aspic). Musicalmente parlando il brano non registra veri e propri cambi di tempo, bensì può essere visto come un lento fluire di ampie sezioni strumentali dove si amalgamano morbidi synth, parentesi sinfoniche “campionate” con il mellotron e segmenti ottenuti con i tradizionali strumenti rock. La voce del singer in questo caso funge più da complemento che da protagonista e si mantiene costantemente placida, calda e suadente assecondando in tal modo la gravitas e la patina di malinconia che emergono a più riprese. Ma allora come mai non definire apertamente questo disco come prog rock? Semplice, perché dalla seconda traccia riaffiora con forza l’anima indie del debutto e delle sperimentazioni progressive dell’opener se ne rimangono alcune tracce, esse sono solo un paravento. L’aura indie/alternative a tinte elettroniche pervade infatti tanto l’irrequieta What If… quanto Down, quest’ultima contraddistinta da una ringkomposition che si basa principalmente sul binomio chitarra (semi acustica in apertura e in chiusura) e voce, con particolare enfasi nei ritornelli dolci e mesti allo stesso tempo. La canzone più intrigante del lotto risulta essere Step Up in virtù della sua fosca atmosfera notturna, dispensata dalle ombrose vibrazioni dei sintetizzatori e soprattutto dalle inaspettate reminiscenze trip hop (Massive Attack e Portishead), udibili nei beats e nel campionamento di voci filtrate e “robotiche” che trasmettono un angosciante senso di estraniazione. Wangari ripropone le stesse coordinate stilistiche ma nel complesso si fa ricordare di meno, ad eccezione degli inquietanti cori che colorano la notte appena descritta di un nero ancora più intenso e per questo ancora più minaccioso. La conclusiva Piao infine riverbera le sensazioni già affrontate nel corso delle precedenti tracce ma stavolta sono le delicate note del piano a far emozionare e a formare l’ideale tappeto sonoro per la voce melodica e riflessiva di Sivertsen che potrebbe anche far scendere qualche lacrima all’ascoltatore più sentimentale.

Mycelium Days non è un album di facile presa, non solo per la durata monstre del primo brano ma anche perché, pur dopo ripetuti ascolti, l’impressione è che manchi una direzione precisa: si parte con una intensa traccia prog per poi far ricomparire l’inclinazione indie e contaminarla con inserzioni ora elettroniche, ora sinfoniche ora debitori del Bristol sound di novantiana memoria, come se venissero aperte tante porte senza mai davvero oltrepassarne nessuna. Anche il timbro vocale, impostato sempre su tonalità calme, appare troppo statico e monocorde facendo sembrare il disco come un’unica lunga traccia senza rilevanti picchi di pathos a parte l’ultima in scaletta.
Per chiudere, il disco è sicuramente sufficiente ma è probabile che la band abbia bisogno ancora di tempo per esprimersi al meglio e mettere a fuoco la propria idea di musica; fatto questo, sarà lecito aspettarsi di più dai lavori futuri visto che le basi e la voglia di stupire certo non mancano.



VOTO RECENSORE
64
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2020
Apollon Records
Alternative Rock
Tracklist
Mats Jørgen Sivertsen (voce, chitarra)
Vegard Weyergang Vartdal (basso)
Øyvind Rognerund (tastiere)
Paal Urdal (batteria)
Line Up
1. Mycelium Days
2. What If…
3. Down
4. Step Up
5. Wangari
6. Piao
 
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