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Serpent Omega - II
15/10/2020
( 306 letture )
Sette anni intercorrono tra Serpent Omega e questo II. Un lasso di tempo insolitamente lungo per un ritorno, che sembra celare qualche grosso problema all’interno del gruppo o, perlomeno, una difficoltà nel dare un seguito alla opera prima. Gli svedesi comunque non sottolineano particolari sobbalzi e anche l’avvicendamento alla batteria che ha visto arrivare nelle loro fila il noto Peter Stjärnvind (Entombed, Nifelheim, Merciless, Unanimated, Murder Squad, VOJD) appare del tutto naturale e consequenziale, come se in questi anni la band semplicemente avesse suonato dal vivo e atteso il momento per tornare sulle scene con qualche nuovo inedito. Lasciati quindi da parte eventi di cui la band non sembra volerci rendere partecipi, non resta che registrare che il nuovo album, II, si compone di sei brani più una coda atmosferica, per un totale di meno di quaranta minuti di durata. Se non altro, la lunga assenza non li ha spinti a realizzare un doppio album e di questo possiamo rendere merito ai ragazzi di Stoccolma. Non perché manchi loro la qualità per reggere un impegno maggiore, ma perché, oggettivamente, le mazzate in bocca che questo II ha da offrire non necessitano davvero di un allungamento del brodo.

La particolarità compositiva dei Serpent Omega risiede in una volontà piuttosto chiara di ibridare vari generi e utilizzarli in maniera strumentale e assolutamente fluida, sfruttandone il potenziale distruttivo al massimo livello. II è un disco pesante, aggressivo, incazzatissimo, schiumoso e denso di liquami, sporco come una vecchia rimessa piena di polvere, catrame, ruggine e ragnatele. I brani sono mediamente piuttosto lunghi, ma la loro ferocia non consiste nell’ossessivo ripetersi dei riff, invero piuttosto movimentati, così come i tempi medi, quanto piuttosto nella scelta della band di alternare i diversi generi costitutivi, letteralmente come se passasse da un’arma di distruzione ad un’altra, in modo scientifico, non diremmo asettico, ma piuttosto calcolato. Parliamo quindi di una evidente matrice sludge, che quindi contiene tutti gli elementi caratteristici del genere, alla quale vengono aggiunti alla bisogna derive black, piuttosto che crust/punk, per finire con richiami post, death, doom e heavy classico. Il tutto servito con riff mastodontici e asfissianti ed esaltato dalla prestazione vocale di Urskogr. La cantante è senza dubbio la punta di diamante dei Serpent Omega e la sua capacità trasformistica di passare da scream black/hardcore a growl, senza rinunciare a qualche passaggio anche in pulito, risultando sempre convincente al massimo livello e dando veramente fondo alle proprie corde vocali, con una rabbia incontenibile, meritano un vero plauso. E’ lei a farsi carico della resa finale degli umori evocati dai compagni di band e la sua poliedricità contribuisce ad elevare il valore del disco, oltre a donare sfumature diverse e piacevolmente contrastanti ai singoli brani. Non parliamo naturalmente di una vera e proprio schizofrenia vocale: qua istinto e rabbia sono ancora padroni, a dispetto di eventuali virtuosismi o velleità avantgarde. Urskogr semplicemente riesce a utilizzare registri diversi, così come i compagni mischiano generi affini e meno affini, sempre con grande naturalezza. Il tutto, risultando pesantissimi, in maniera quasi asfissiante, anche grazie ad una produzione praticamente perfetta, eppure utilizzando a più riprese un gusto per la melodia piuttosto evidente. Terra di contrasti, insomma, che però si rivolgono tutti verso il risultato di avere sette brani piuttosto differenti l’uno dall’altro, per niente difficili come strutture, eppure cangianti e carichi di suggestioni e atmosfere diversi, come diverse sono le ispirazioni di base. E’ così quindi che la opener Orog Nuur ci carica a testa bassa con tutta l’aggressività dello sludge più violento, pur con qualche screziatura post e heavy, con Urskogr che vomita fin dall’inizio il proprio screaming forsennato e senza requie, che però non riesce a non creare una melodia più che piacevole, con tanto di ritornello identificabile e quasi anthemico, con un’ottima prestazione di Stjärnvind e un primo accenno centrale a quelle sonorità black che sfoceranno apertamente nella seguente Land of Darkness. Colpisce fin da subito il diversissimo tono dello screaming scelto dalla cantante, ancora più sepolcrale, che però per contrasto poi apre al cantato pulito e a un evocativo bridge, quasi folk/epico, salvo poi tornare allo screaming, adattandosi al mutare delle atmosfere del brano, notturno e scandito ancora una volta dal guerreggiante ed epico marciare della batteria. Altro brano, altro cambio di suggestioni: Rivers of Reversed è la traccia più lunga del disco e ci cala in un doom epico ed eroico che non fosse per la voce di Urskogr ci aspetteremmo da tutt’altra band, salvo poi liberare nuovamente le influenze black, che in questo caso amplificano l’atmosfera guerresca ed evocativa della canzone, mentre la parte centrale del brano è di nuovo appannaggio della voce pulita che va crescendo di intensità fino alla doppiatura con lo screaming, per poi lasciare campo esclusivo ad esso. Ma i Serpent Omega non hanno finito di stupirci e con Through the Gates sono invece le influenze punk/hardcore a mischiarsi a quelle sludge e black, offrendoci un riff palesemente hardcore e un refrain urlato a pieni polmoni che spazza via tutto. Chthonic è forse l’unico brano apparentemente sottotono del disco, non perché di qualità inferiore agli altri, ma perché ripercorre quanto già fatto con Rivers of Reversed senza aggiungere granché al disco, pur senza demeritare di per sé, a parte un eccesso di lunghezza, già ravvisabile nella comunque migliore traccia precedente. A rialzare l’attenzione ci pensa At the Mountains Edge che mette in campo una bella e sostenuta velocità martellante e delle sottese influenze heavy che sfociano anche nel primo vero assolo del disco. Come anticipato, Av Aska è invece una sorta di coda atmosferica, sulla quale la cantante recita una inquietante litania accompagnata stavolta da una voce maschile. Niente di fondamentale, comunque.

Dopo una lunga attesa, insomma, questa promettente band svedese torna a farsi sentire e lo fa sicuramente con un disco di qualità, in tutte le sue parti. Come detto, l’album si regge su una costante ibridazione di generi all’interno della cornice dello sludge, che comunque raramente diventa preponderante. Il risultato è interessante e per molti versi davvero ben calibrato e riuscito. Ottima la prova deli strumentisti e ancor di più della cantante, capace di prendersi la scena con autorevolezza e carisma. Piacciono in particolare le venature epiche, esaltate dalla componente black, come anche la ruvidezza con la quale si innestano le mai tradite radici punk/hardcore. Manca se vogliamo qualcosa che faccia davvero saltare sulla sedia, in particolare dopo le prime tre ottime tracce, di qualità sicuramente superiore alle restanti. Si ha come l’impressione che non tutto sia andato per il meglio: date le ottime premesse era lecito attendersi qualcosa di più nel proseguo, che invece non arriva. Resta per i Serpent Omega un disco che è una vera martellata sui denti, ma che di questa potenza e violenza fa un uso intelligente e non fine a se stesso, alla ricerca di un risultato complessivo che sia di livello superiore. Plausibile ritenere che, senza forzare, il terzo disco possa essere quello del salto definitivo. Intanto, questo II merita senz’altro più di un ascolto, per essere apprezzato fino in fondo.



VOTO RECENSORE
76
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2020
Icons Creating Evil Art
Doom/Sludge
Tracklist
1. Orog Nuur
2. Land of Darkness
3. Rivers of Reversed
4. Through the Gates
5. Chthonic
6. At the Mountains Edge
7. Av Aska
Line Up
Urskogr (Voce)
Jonsson (Chitarra)
Brief (Basso)
Peter Stjärnvind (Batteria)
 
RECENSIONI
78
 
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