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Asking Alexandria - Stand Up and Scream
17/10/2020
( 427 letture )
Gli Asking Alexandria sono stati tra i gruppi più noti nella scena del metal core mainstream per tutta la prima parte degli anni ’10 finché, nel gennaio 2015, il cantante Danny Worsnop annunciò la sua uscita per dedicarsi al nuovo progetto We Are Harlot e inevitabilmente il giocattolo si ruppe. Oggi però non parleremo di tutti i gossip e i problemi che nel tempo hanno travolto la band (i classici conflitti interni, le dipendenze da stupefacenti e i rehab del singer, la parentesi con Denis Shaforostov, il rientro di Worsnop e la svolta stilistica) ma ci focalizzeremo sul debutto, quando i cinque erano dei perfetti sconosciuti. Per questa ragione bisogna riavvolgere le lancette del tempo fino al 2009, ovvero il periodo in cui era in vigore la moda emo con i suoi jeans stretti, le t-shirt aderenti, le Converse o le Vans, le cinture borchiate/colorate e le immancabili frange piastrate mentre a livello di social network Facebook non aveva ancora il dominio totale in quanto una fetta consistente di utenti preferiva rimanere su Myspace, comprese moltissime band emergenti che caricavano sui loro profili varie demo amatoriali per guadagnare fan e per attirare l’attenzione delle case discografiche. Sul piano musicale andava fortissimo il melodic metal core, sottogenere che, attingendo a piene mani dal melodeath di scuola svedese (At the Gates, In Flames), aveva soppiantato il nu metal ai primi posti delle classifiche ed era rappresentato da Killswitch Engage, Parkway Drive, August Burns Red, Bring Me the Horizon, The Devil Wears Prada e un’infinità di altri nomi. Ad un certo punto, precisamente nel 2008, da un oscuro anfratto di Westerville (Ohio) emerse qualcosa di totalmente inaspettato chiamato Attack Attack!, sei ragazzi che sfruttarono le pionieristiche intuizioni degli Enter Shikari per creare una mostruosa ibridazione tra il metal core e l’elettronica digitale nota come electronicore, ben esemplificata dal singolo Stick Stickly e dal famoso video che ebbe “il merito” di inaugurare il crabcore, uno dei primi meme circolanti su internet. In questo punto della storia si inseriscono gli Asking Alexandria, complesso nato a Dubai responsabile fino ad allora solo di un EP e un album mescolanti in maniera confusa metal core, post-hardcore e screamo. Nel 2008 Ben Bruce tornò in Inghilterra e riformò la band con membri completamente diversi pubblicando un demo di sei tracce su Myspace, lavoro che fece loro ottenere la firma per la prestigiosa Sumerian Records. Stand Up and Scream, prodotto dal guru Joey Sturgis, è palesemente influenzato da quanto fatto l’anno precedente dagli Attack Attack! e dal coevo 3-D degli I See Stars e ne ripropone per filo e per segno tutte le caratteristiche salienti: alternanza dei tre stili vocali (clean, scream, growl), riff corazzati (qui in drop D), breakdown spaccaossa, batteria marziale e soprattutto un utilizzo sfacciato e preponderante di inserzioni elettroniche declinate nella variante più danzereccia quale è l’EDM.

Tutto ciò si ritrova sin dalla breve intro Alerion e in maniera ancora più marcata nel primo singolo The Final Episode (Let’s Change the Channel), diviso tra una prima parte tipicamente metal core infarcita di chitarre arroventate e tellurici breakdown e una seconda contaminata dall’allora new sensation garantita dalle texture digitali. La ricetta appena esposta, tramite un diverso dosaggio degli ingredienti di volta in volta, connota in pratica l’intero full-lenght anche se non mancano delle tracce che spiccano sulle altre come Hey There Mr. Brooks arricchita dalla presenza di Shawn Milke degli Alesana, autore di un ottimo chorus melodico che si amalgama bene con l’aggressività della voce death di Danny. Segue Hiatus, breve interludio strumentale devastato da un’elettronica perfetta per la dancefloor che imita pedissequamente l’esempio dei modelli discussi sopra (Interlude degli Attack Attack! e The Ocean degli I See Stars, egualmente collocati a metà tracklist). In A Single Moment of Sincerity e nella celebre Not The American Average (minata dal testo intriso di un viscido sessismo/maschilismo) si ritaglia uno spazio da protagonista il mastermind Ben Bruce, alle prese con delicate strofe che creano un indovinato contrasto con le urla ferine del main vocalist. Altro highlight del disco è sicuramente The Prophecy che, pur non variando il canovaccio stilistico, mostra un ottimo bilanciamento tra la ferocia della sezione strumentale, l’elettronica non invasiva in sottofondo ad impreziosire e non a deturpare, i breakdown sostenuti ma meno riottosi e la perfetta alternanza di registri di Danny, al top negli ariosi refrain dotati anche di una certa “epicità”. Si arriva alla conclusione scortati dalla contagiosa voglia di far festa di When Everyday’s The Weekend, di certo la traccia più discotecara in cui l’anima electronicore regna sovrana e il volume dei BPM si impenna andando a braccetto con scream sguaiati e breakdown arrogantissimi.
Stand Up and Scream è un disco certamente post-adolescenziale, derivativo e con un’eccessiva somiglianza tra una canzone e l’altra eppure i pregi non sono certo meno dei difetti: grazie anche al lavoro in cabina di regia di Sturgis, la band ha infatti confezionato un mix equlibrato tra gli assalti frontali tipici del metal core e le tamarre inserzioni elettroniche che di lì a poco sarebbero diventate di tendenza. Inoltre, a differenza degli altri gruppi della nuova ondata, gli Asking Alexandria non fanno uso dell’Auto-Tune e preferiscono affidarsi alla voce “naturale” di Danny Worsnop, cantante pienamente a suo agio negli switch fra scream/growl e le clean vocals senza mai risultare affettato o forzato.

In sintesi, questo esordio si configura come un episodio riuscito nell’allora appena nata corrente del metal core elettronico e, seppur non assistito da buoni numeri nelle vendite, ha il merito di aver aiutato il gruppo a farsi un nome e a cimentarsi con i primi tour costituendo il preludio alla fama che arriverà appena due anni dopo con l’uscita del secondo disco Reckless & Relentless.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
76.75 su 4 voti [ VOTA]
Pippa pig
Venerdì 23 Ottobre 2020, 21.45.26
5
Penso sia il peggior gruppo sulla faccia della terra.
Indigo
Giovedì 22 Ottobre 2020, 17.50.24
4
Si gli attack attack sono molto borderline ma se vuoi mettere in pausa in cervello e goderti una perla di rara ignoranza allora possono avere senso Sugli Enter Shikari seguirò il tuo consiglio (ho visto che in db c'è la tua rece del loro ultimo lavoro che ho già letto e ora devo procedere all'ascolto). Sugli AA espongo velocemente il mio pensiero: questo esordio lo adoro ma è davvero una copia carbone dei "maestri", il secondo è un passo avanti nel songwriting, l'elettronica radicale è molto meno presente ma le canzoni risultano un po' "asettiche", fredde e con poco cuore ecco. Il terzo è per me il vero salto di qualità, dove il metal core subisce l'influsso di una certa componente (hard) rock e a mio avviso Moving On ne è una perfetta testimonianza. The Black da fan è il mio preferito perchè il 2015 per me è stato un anno durissimo e quest'album è stata una vera e propria ancora di salvezza, in primis I won't give in. Il self titled salvo qualcosa e l'ultimo è francamente quasi inascoltabile. Riguardo i BMTH sottoscrivo in pieno tutto quello che hai detto: Amo è un gran disco e lo metto sotto solo a That's The Spirit, il disco con cui li ho conosciuti e a cui sono molto affezionato. Bello discutere di musica in questo modo, con un confronto pacato dove ognuno dice la sua rispettando comunque i gusti degli altri. Alla prossima
Black Me Out
Giovedì 22 Ottobre 2020, 15.56.20
3
@Indigo ti rispondo solo ora scusami! No, il mio "brrr" era dedicato solo agli Attack Attack: a me piace la roba tamarra eh, ma loro vanno davvero oltre con la zuccherosità e l'approccio adatto a ragazzine dodicenni anni 2000 (quelle che magari compravano le riviste coi brillantini e Zac Efron in copertina alle scuole medie) e mi fanno venire l'orticaria... Infatti i loro discendenti Beartooth vanno un po' meglio per i miei gusti. Con gli Enter Shikari invece non posso che consigliarti caldamente di ascoltare cronologicamente la loro discografia: per me loro sono seriamente uno dei gruppi - a tutto tondo - che rappresentano meglio la musica del millennio che stiamo vivendo. Obiettivamente poi sugli AA hai ragione: il secondo disco e se non ricordo male anche il terzo superano compositivamente questo esordio, che ha dalla sua la carica giovanile e la tamarraggine imperante che lo rendono godibile ancora oggi, anche se si sente che è musica (o meglio, un trend) vecchia di dieci anni; "The Black" come ti ho detto è piaciuto molto anche a me all'epoca, ma ho smesso di ascoltarlo dopo meno di un anno dall'uscita, causa anche gusti che sono cambiati, ma Denis Stoff mi piaceva davvero molto come cantante. Con gli ultimi dischi il mio disinteresse è divenuto totale e approfitto di questo spazio per ribadire una mia personale opinione: i Bring Me The Horizon sono stati dei visionari all'epoca e ora i loro "figliocci" sono sempre più numerosi (vedi anche il singolo degli Archtiects uscito ieri o l'altro ieri), ma Oli e Fish restano su lidi che la concorrenza può solo vedere da lontano, per me. Non parliamo di metal, non parliamo nemmeno di musica, ma proprio di globalità della proposta. Ma anche qui sono di parte, per me "amo" è davvero un disco pop indovinatissimo e surclassa per inventiva e capacità compositive tutti i dischi della fase deathcore/metalcore della band senza alcun dubbio. Opinione personale, impopolare probabilmente, ma ritengo sempre più difficile fare un ottimo disco pop rispetto a un disco metal o rock.
Indigo
Domenica 18 Ottobre 2020, 17.54.09
2
@BlackMeOut, ma il "brrr" del tuo commento è riferito a tutti i gruppi da te menzionati o solo agli attack attack? Per fare questa recensione ho ascoltato il loro disco d'esordio Someday Came Suddendly (chiederò di farlo nei futuri rispolverati...) e provo pareri contrastanti: o sono stati dei geni a fare quella roba o al contrario degli autentici folli (non in senso positivo). Sinceramente, superato lo shock del primo ascolto, sai che non è male? Certo solo come guilty pleasure ovvio. Sugli Enter Shikari so che ti piacciono moltissimo, io invece per ora sono fermo al primo disco dove viene proposto un electronicore "primordiale" e non mi dispiace affatto. Invece mi tocca dissentire sulla carriera degli AA: a me piace tutto fino a The Black compreso (disco ingiustamente massacrato) poi con il rientro di Danny hanno iniziato a scimmiottare il cambiamento stilistico dei Bring Me the Horizon e fatico a digerire le loro ultime uscite. Chiudo sul voto: ho messo un sette pieno e non di più per la forte somiglianza con i lavori appunto di attack attack e i see stars. Dal secondo in poi se ne sono in parte smarcati e ci hanno messo più del loro. Questo è il mio punto di vista da fan e basta eh, nessuna pretesa di oggettività.
Black Me Out
Sabato 17 Ottobre 2020, 11.01.56
1
Obiettivamente la recensione di Jacopo è più che corretta, ma all'epoca dell'esplosione dell'electronicore questo album lo amavo alla follia! Certo, da quella schiera di gruppi - Eskimo Callboy, I See Stars, Asking Alexandria, Crossfaith, Attack Attack (brrrr) - l'unica band uscita a testa alta rimangono gli Enter Shikari, che rispetto a questi nomi appena citati si trovano intere rampe di scale più in alto per qualità e tutto il resto, ma sono largamente di parte. Però sì, qualche volta Stand Up And Scream me lo riascolto e mi fomento ancora, anche se meno rispetto a dieci anni. Personalmente poi dico che questo album rimane l'unico davvero interessante della discografia degli AA, anche se credo che in molti non la pensino così. Io stesso infatti possiedo in formato fisico solamente The Black, perché all'epoca il nuovo cantante mi piaceva molto, ma anche quel disco è invecchiato abbastanza in fretta alla fine. Vabbè, storie di innamoramenti giovanili a parte, al disco darei un 75 proprio per i ricordi che mi suscita, ma condivido in buona parte le parole di Jacopo.
INFORMAZIONI
2009
Sumerian Records
Metal Core
Tracklist
1. Alerion
2. The Final Episode (Let’s Change the Channel)
3. A Candlelit Dinner with Inamorta
4. Nobody Don’t Dance No More
5. Hey There Mr. Brooks
6. Hiatus
7. If You Can’t Ride Two Horses at Once…You Should Get Out of the Circus
8. A Single Moment of Sincerity
9. Not the American Average
10. I Used to Have a Best Friend (But Then He Gave Me an STD)
11. A Prophecy
12. I Was Once, Possibly, Maybe, Perhaps a Cowboy King
13. When Everyday’s the Weekend
Line Up
Danny Worsnop (voce, tastiere, programming)
Ben Bruce (chitarra, voce su tracce 8-9, cori, tastiere, programming)
Cameron Liddell (chitarra, cori)
Sam Bettley (basso)
James Cassells (batteria)

Musicisti ospiti
Shawn Milke (voce, traccia 5)

 
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