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Solefald - Black for Death (An Icelandic Odissey Part II)
17/10/2020
( 464 letture )
Secondo capitolo della "Icelandic Odissey" iniziata l'anno precedente dai Solefald con Red for Fire, Black for Death ne è ovviamente la naturale successione, sia nelle tematiche, che riprendono la storia dell'«odissea», appunto, dello scaldo Bragi a causa del suo esilio dalla madre patria, sia nel sound che risponde all'intenzione palesata dal duo norvegese di tornare a uno stile più old-school, forse anche più del primo capitolo. In questa seconda parte infatti, pur rimanendo ben salde le sperimentazioni e il costante ricorso a soluzioni totalmente estranee al mondo metal, il che deve aver lasciato un po' confusi i fan che speravano in un lavoro propriamente "true black metal", vengono messe più in risalto, o forse proposte meglio le parti più strettamente metal, grazie al sapiente mix a cui i Solefald ci avevano abituato, ma con un riequilibrio verso il lato più black a tinte nordiche e vichinghe. Il risultato finale è ottimo, probabilmente migliore del suo predecessore, anche per una maggiore ispirazione delle singole composizioni.

Black for Death riesce infatti ad amalgamare in modo ottimale le stravaganze sonore tipiche del combo alle parti più intransigenti e soprattutto a stupire l'ascoltatore con canzoni in continua evoluzione, spesso dall'andamento non lineare e imprevedibile, grazie anche all'impiego di strumenti più inusuali per il genere come il sassofono e il violino, che la band aveva già sperimentato in dischi come In Harmonia Universali e Pills Against the Ageless Ills, nonché il violoncello, che in parte sostituiscono o affiancano le tastiere, indubbiamente meno protagoniste rispetto ai lavori precedenti. E sono proprio gli archi a introdurre in maniera ingannevolmente tranquilla l'opener Red for Fire, Black for Death, che si dimostra invece quasi subito aggressiva, pur con gli archi ad impreziosire ancora il tutto. Sicuramente un inizio molto più "in your face" rispetto alla Sun I Call che apriva il I capitolo, ma che non disdegna rallentamenti, e presenta anche un ritornello abbastanza azzeccato, elemento che ritroviamo peraltro anche nella successiva Queen in the Bay of Smoke, prima quasi sognante, con chitarre e voce in clean, che esplode poi inaspettatamente potente e carica di groove, con sapiente utilizzo di riff in tremolo e qualche dissonanza ben piazzata, e financo un'accelerazione con tanto di blast beat.
Il sax della breve e jazzistica Underworld va invece a separare due mid-tempo rocciosi come Silver Dwarf e Necrodyssey: la prima costruita interamente su un riff tanto semplice quanto efficace e soprattutto sull'alternanza tra le voci di Cornelius e Lazare, la seconda più variegata e dai toni più oscuri e maestosi. Già da queste prime canzoni, soprattutto per chi fosse completamente a digiuno di Solefald, si comprende come le due voci siano forse l'elemento più caratterizzante del sound della band. E sebbene le clean vocals di Lazare, che già avevano avuto largo spazio anche in altri progetti (Borknagar in primis, ma anche gli allora appena nati Age of Silence), saltino subito all'orecchio grazie anche al bell'effetto dato dalle sovraincisioni che creano il classico effetto coro, anche Cornelius fornisce una prova niente male grazie al variare del suo timbro da uno scream forte e acuto a un declamato più grave e solenne e in generale a un'interpretazione dai toni abbastanza drammatici.
Altri pezzi da novanta sono sicuramente Allfathers, epica elegia di Odino, interrotta ad un certo punto da un emozionantissimo intermezzo di archi che poi la sostiene per tutta la seconda parte, e la più melodica Loki Trickster God che si giova della bellissima voce di Krystoffer Rygg -che per l'occasione si riappropria di un suo vecchio nome d'arte, ovvero Trickster G.- e della soave voce femminile di Aggie "Frost" Peterson, nonché la bellissima ed irregolare strumentale Dark Waves Dying. Non male anche i due esperimenti scaldici della seconda e terza parte di Lokasenna, anche se a tal proposito va detto che per quanto l'atmosfera e la tematica nordica siano ben pensate e realizzate, i testi, che ne dovrebbero costituire una parte fondamentale, non sono esattamente irresistibili e mancano forse un po' di originalità, la quale per fortuna non manca affatto nella parte strettamente musicale.

Volendo quindi tirare le somme della sesta fatica del duo di Oslo, possiamo concludere che Black for Death è sicuramente un disco ben fatto, probabilmente leggermente superiore al suo "fratello maggiore" con cui sovviene un paragone immediato, pur non toccando i picchi di genio raggiunti con i primi dischi del gruppo, e che va apprezzato per il tentativo ben riuscito di proporre uno stile tipicamente black/viking con quella vena avanguardistica che da sempre ha contraddistinto i Solefald e che pure non rinuncia a melodie e soluzioni più melodiche e facilmente memorizzabili.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
79 su 3 voti [ VOTA]
Tevildo75
Giovedì 22 Ottobre 2020, 16.18.00
3
sicuramente è un buon album,come il precedente mi sembra un compromesso con ol tentativo di avere gli sprazzi geniali dei precedenti e la voglia di evolversi in altro
Macca
Domenica 18 Ottobre 2020, 19.57.08
2
Per me nettamente superiore a Red For Fire che, pur piacendomi, è quello che meno mi entusiasma dei Solefald. In generale l'album è composto da ottimi brani (l'opener, Silver Dwarf, Necrodyssey, Allfathers e Sagateller solo per citarne alcuni) e il suo punto di forza è una maggiore fruibilità rispetto alla già citata metà rossa, più intricata e difficile da assimilare. Inoltre qui ci sono sparsi quì e là alcuni tocchi di classe, oltre ad alcuni "germi" di quello che sarà poi Norron Livskunst, per me uno dei loro migliori lavori. Voto 84
Poss
Domenica 18 Ottobre 2020, 13.29.30
1
A me non ha esaltato tanto. L'ultimo grande disco dei Solefald rimane In Harmonia... IMO
INFORMAZIONI
2006
Season of Mist
Black
Tracklist
1. Red for Fire + Black for Death
2. Queen In the Bay of Smoke
3. Silver Dwarf
4. Underworld
5. Necrodyssey
6. Allfathers
7. Lokasenna Part II
8. Loki Trickster God
9. Spoken to the End of All (Poem)
10. Dark Waves Dying
11. Lokasenna Part III
12. Sagateller
Line Up
Cornelius (Voce, Chitarra, Basso, Campionamenti)
Lazare (Voce, Tastiera, Batteria)

Musicisti ospiti
Aggie "Frost" Peterson (Voce nella traccia 8)
Trickster G. (Voce nella traccia 8)
Sareeta (Violino)
L. J. Kostol (Violoncello)
Kjetil Selvik (Sassofono)
 
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