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Reverend Bizarre - II: Crush the Insects
24/10/2020
( 492 letture )
La discografia dei Reverend Bizarre rappresenta una sorta di punto di non ritorno per il doom metal tradizionale. Si tratta senza dubbio di una delle band di maggior clamore e culto del genere, anche per l’attitudine puramente underground seguita fino alle estreme conseguenze, con il clamoroso split dopo appena tre album da studio pubblicati (pur considerando altri due EP che superano ciascuno i sessanta minuti di durata) per evitare che la band si snaturasse. I finlandesi si formano già nel 1995 e seguendo appunto una pura trafila underground scelgono un approccio che rimarrà inalterato, ovverosia quello dell’adesione ai canoni del doom più puro e ortodosso. Pur in anni caratterizzati da una certa sperimentazione nel settore, con l’arrivo delle correnti stoner, sludge, post metal, gothic, death, black e via discorrendo, che da un certo punto in poi finiranno per ibridarsi a vicenda, i tre finlandesi opteranno invece per un ritorno alle origini quasi fondamentalista, tanto sarà coerentemente perseguito, nel look quanto nella strumentazione e nelle scelte compositive. Un approccio questo che avrebbe potuto rivelarsi un totale fallimento, musicale e discografico e che invece, proprio per la credibilità, la coerenza e il carisma che la band saprà sprigionare e difendere, ne sarà la vera fortuna. Una fortuna che il gruppo, sempre in maniera coerente, deciderà di non cavalcare, preferendo sciogliersi proprio quando avrebbe potuto spiccare il volo verso un ancora maggiore esposizione. Probabilmente, con essa sarebbero anche arrivati quegli inevitabili compromessi che i tre non volevano assolutamente dover affrontare e tanto è sufficiente come motivazione. Il caso creato da In the Rectory of Reverend Bizarre d’altra parte fu sufficiente per capire quanto un disco sulla carta destinato ad una frangia minima ed estremista del genere, peraltro funestato sia dal budget ridicolo messo a disposizione, sia dalla chiusura della casa discografica appena l’album fu dato alle stampe, finisse invece per attirare l’attenzione di una larga fetta dell’underground e della Spinefarm Records, vera ancora di salvezza per i Reverend Bizarre. Fieri di questo appoggio, i finlandesi pubblicheranno prima Harbringer of Evil e poi Return to the Rectory, due EP contenenti anche qualche cover, che per lunghezza potrebbero tranquillamente essere considerati degli album veri e propri, proseguendo poi con la pubblicazione ad aprile 2005 del singolo Slave of Satan, contenente una sola canzone, in una versione di oltre venti minuti. Finalmente, a giugno di quello stesso anno, ecco arrivare il secondogenito, Crush the Insects.

Come per il primo album, anche in questo caso la copertina ha un ruolo importante nel calarci nelle atmosfere del disco e della band e se nel debutto era un sabba col Caprone in persona a dominare la scena, in questo secondo episodio ci spostiamo verso un’atmosfera sei/settecentesca con un individuo in manette portato via da un soldato o forse da questi scortato davanti al giudizio, all’interno di una scena piuttosto movimentata che evoca un processo per stregoneria. Un tema questo che ritroveremo anche tematicamente nel corso dell’album, collegato tanto al Puritanesimo, quanto alle oppressioni scatenate dal Lord Protettore Oliver Cromwell contro i cattolici. Un altro aspetto che caratterizza l’album è senz’altro la qualità della registrazione, superiore a quella del primo disco e, soprattutto, un’evidente satira, che attraversa Crush the Insects e che ne costituisce un ulteriore sfumatura. Doom tradizionale dicevamo, ma a emergere non è uno scontato riferimento ai Black Sabbath, con richiami evidenti a tutto lo scenario doom di prima generazione e Witchfinder General e Saint Vitus ad alzare i loro vessilli di influenza primari, quanto la peculiare personalità dei finlandesi. Crush the Insects viene infatti strutturato in modo particolare, con i primi tre brani tutti in up-tempo, devastanti e annichilenti, ma up-tempo e tutte le altre tracce che invece superano i dieci minuti di durata e sono caratterizzate da una lentezza asfissiante e annichilente, con poche eccezioni. Una scelta che la band rivendicherà a suo modo, proclamando attraverso degli sticker attaccati sulla prima stampa del disco di essere i più grandi svenduti della storia del doom metal. E’ ancora l’ironia, vicino al sarcasmo, che genera un brano come Doom Over the World, di fatto una parodia delle marce trionfali dei Manowar in salsa doom, con tanto di andamento eroico della batteria, ritornello anthem urlato a più voci, e finale allungato e strapieno di rullate e riff di chiusura trionfanti, con Albert Witchfinder a strillare in falsetto quale novello Eric Adams, mentre si odono ripetutamente veri e propri scrosci scomposti di risate. Più parodia di questa, è difficile immaginarla, per un brano che diventerà comunque un inno al doom per tutti quanti e che narra appunto di una sanguinosa battaglia al termine della quale i Puritani rimarranno gli unici in piedi. Seguendo così lo scorrere dei brani, sia The Devil Rides Out (racconto di un sabba) che la leggendaria Cromwell vanno a ribadire un andamento sostenuto e potentissimo, con tanto di perfetta citazione dei Black Sabbath nella prima e un'altra elevazione ad inno per la seconda. Da qui in avanti, lo scenario muta totalmente: Slave of Satan, qua presentata in una versione ridotta di appena tredici minuti, è l’emblema massimo della via al doom dei Reverend Bizarre; un doom opprimente, scarnificato al massimo tanto nelle strutture quanto nelle variazioni, praticamente assenti, centrato su un unico riff ripetuto mortalmente, sul quale anche il declamatorio cantato dell’ottimo Albert Witchfinder pochissimo offre in termini di salvezza melodica e ritmica. È una lenta celebrazione della morte e del putridume quella che i tre vanno creando a livello musicale, portando alle estreme conseguenze tutti i dettami del doom classico e, proprio per questo, risultando estremi come pochi altri gruppi sulla scena. Curiosamente, invece da un punto di vista lirico, il brano è un durissimo atto di accusa contro chi si professa satanista e gioca con riti che non conosce: un probabile riferimento alla scena black allora imperante, con tutto il codazzo di polemiche annesse. In ogni caso, la dominante e annichilente lentezza rimarrà tratto di quasi tutta questa seconda parte, con esclusione delle poche accelerazioni presenti sul finale di Council of Ten, se possibile ancora più oscura, incombente e maledetta della precedente, con Witchfinder a recitare salmodiando la parte dell’inquisitore e di Fucking Wizard, nella quale si fa apprezzare anche l’assolo dell’ospite Anton Q-Pias. Storia a sé fa By This Axe I Rule che dopo la consueta asfissiante apertura, lascia spazio ad una parte centrale più movimentata, con tanto di ritornello intellegibile e riuscito assolo, per poi concludersi con un ritorno all’opprimente lentezza e ad un lungo urlo dilaniato e disperato, un vero e straziante grido di dolore, che non può lasciare indifferenti. Appena meno mortifera e più evocativa appare Eternal Forest, inno al potere salvifico della Natura, comunque tutt’altro che elegiaca e anzi a malapena rischiarata dalla sovrapposizione della chitarra solista che scandisce pochissime note, come rintocchi su un mortale silenzio, salvo poi concedersi un quasi assolo, peraltro perfetto nella sua esaltante e semplice linearità.

Difficile immaginare qualcosa di più estremo di Crush the Insects, a prescindere dal genere e difficile immaginare di poter andare oltre i Reverend Bizarre in ambito doom. Come detto all’inizio, qua ci troviamo di fronte un punto di non ritorno perseguito con chiara determinazione e volontà di portare l’asticella dove mai nessuno aveva osato fare, denudando il genere di qualunque spiraglio e riducendolo ai minimi termini, per poi esasperarlo oltre ogni limite. Un approccio che non può non dividere, in ogni caso: al di là dell’attenzione attirata e delle sperticate manifestazioni di lode, che elevano Crush the Insects, i Reverend Bizarre e la loro intera discografia a band trionfante del primo decennio del Ventunesimo secolo in ambito doom, è chiaro che un disco del genere non può essere per tutti. Giustamente venerato da chi ne apprezza l’indomito e puro spirito estremista, difficilmente potrà essere materia di ascolto per chi invece non riuscisse a penetrarne la coltre di opprimente caligine e ad apprezzarne lo spirito di fondo. È questo d’altra parte il limite e la massima gloria dei Reverend Bizarre, che sciogliendosi non hanno permesso a sé stessi e agli ascoltatori di evolvere, rimanendo puri e ancorati agli assunti di base. Protagonisti fino in fondo di sé stessi e padroni della propria essenza, come della propria esistenza. Non vorremmo esserlo tutti?



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
76.66 su 3 voti [ VOTA]
No Fun
Sabato 24 Ottobre 2020, 14.07.30
4
@Lizard, lo farò sicuramente. È uno dei motivi per cui ancora compro musica "fisica" 👍
Lizard
Sabato 24 Ottobre 2020, 13.54.28
3
@No Fun: se ti capita dai un'occhiata ai testi. Bellissimo il tuo richiamo a Woody Allen 🤣
No Fun
Sabato 24 Ottobre 2020, 13.26.33
2
Altro che rispolverata, qui si lucidano gli stivali di pelle, si affilano le spade, si ferrano i cavalli e si parte alla grande! Sabbatiani tanto da travestirsi come loro nel primo album, attitudine scarna e forte come un macigno levigato tanto che Dayal Patterson in uno dei suoi libri sulle band black metal ci ha messo pure una loro intervista. L'accoppiata Cromwell e Slave of Satan quando vado in macchina è perfetta per scapocciare e poi lasciarsi trasportare dai riff rotolanti. Riprendendo Woody Allen su Wagner mi vien da dire che quando li ascolto mi viene da invadere l'Irlanda. Non avevo invece mai colto il lato ironico della proposta che Lizard sottolinea. Al prossimo ascolto ci starò attento.
Kriegsphilosophie
Sabato 24 Ottobre 2020, 11.22.06
1
Quanto li amo! Fatico a trovare qualcuno che possa anche solo eguagliarli. Canzoni che prendono, riffoni memorabili, voce perfetta, belli anche nelle cover presenti su "Death Is Glory... Now". Tre album, tre dischi assurdi.
INFORMAZIONI
2005
Spinefarm Records
Doom
Tracklist
1. Doom Over the World
2. The Devil Rides Out
3. Cromwell
4. Slave of Satan
5. Council of Ten
6. By This Axe I Rule!
7. Eternal Forest
8. Fucking Wizard
Line Up
Albert Witchfinder (Voce, Basso, Cori)
Peter Vicar (Chitarra, Cori)
Earl of Void (Batteria, Cori)

Musicisti ospiti
Anton Q-Pias (Chitarra solista su tracce 6,8)
Daniel Nyman (Cori su traccia 1)
 
RECENSIONI
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