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Celestial Season - The Secret Teachings
25/10/2020
( 531 letture )
Che si stesse muovendo qualcosa in casa Celestial Season lo si era intuito grazie alle fresche ristampe in vinile dei due primi ottimi lavori, Forever Scarlet Passion (1993) e Solar Lovers (1995) da parte della Burning World Records, di cui non possiamo non segnalare il bellissimo lavoro grafico. Ha fatto quindi molto piacere vedere che le ristampe siano state accompagnate dall’annuncio di un nuovo album (e anche di una raccolta contenete i primi demo intitolata The Merciful) che mancava da vent’anni. Uno sproposito. Dopo così tanto tempo rivediamo anche la formazione originale a cui si aggiunge la violoncellista Elianne Anemaat, musicista che ha suonato per Delain, Officium Triste, Mayan e altri.

L’ultimo album degli olandesi è stato quel Lunchbox Dialogues (2000), disco che andava a chiudere una fase di carriera in cui i nostri mischiavano stoner e grunge vicino agli Alice In Chains ma che non è mai riuscita a regalare chissà quali perle, se non Orange, pubblicato nel 1997 e considerabile come il più valido dei tre. E non è quindi un caso che ad essere ristampati siano solo i primi due album e le vecchie demo. Le basi per un ritorno ai vecchi fasti ci sono tutte, ed è effettivamente così, perché The Secret Teachings riporta il gruppo su lidi sonori a loro più consoni e su cui sanno decisamente muoversi al meglio. Uno di quei casi in cui la copertina sembra quasi preannunciare le atmosfere del lavoro, quasi auree, a tratti verrebbe da accostarle a paesaggi tra il sacro e il decadente. L’iniziale violoncello della prima traccia ci porta infatti in contesti malinconici, con un pianoforte che va ad arricchire una melodia sentita e che ci ricorda chi erano davvero gli olandesi e cosa erano in grado di fare; arriva poi una chitarra, sempre velata di malinconia e che permette al cavernoso growl di Stefan Ruiters di irrompere così sulla scena. Non sarà solo growl e non si spingerà mai in troppo così in basso dall’essere incomprensibile, perché ad un ascolto più attento è possibile sentire una voce pulita e profonda che va così a dare ancora più intensità alle basse frequenze, molto presenti grazie ad un basso ben mixato. In otto minuti, gli olandesi mettono subito in chiaro che si tratterà di un album tutto da sentire e che non deluderà. Il lavoro delle due voci diventa più evidente con la successiva For Twisted Loveless, questo sì definibile come “pezzo d’annata”, con un incedere e degli assoli che riportano ai primi due album del gruppo. Non passano assolutamente inosservate le parti di violino e violoncello, non solo in questo brano ma in tutto il lavoro; a rendere così avvolgente la proposta degli olandesi è sempre stata la capacità di rendere questi strumenti parte integrante dei brani, con le loro lunghe partiture fatte di assoli, introduzioni (The Ourobouros, fate attenzione a come viene “sostenuto” il riff principale, a quanto sia importante il basso e alla struttura circolare del brano) e un lavoro di supporto generale alla melodia. Chi conosce il gruppo però, saprà benissimo che pur arrivando a toccare i confini del funeral doom, gli olandesi hanno sempre accennato a delle piccole accelerazioni di scuola stoner/rock; è il caso di Long Forlon Tears, un pezzo che verso la metà mostra dei riff più sostenuti che spezzano un po’ l’andamento generalmente lento e monolitico. Stesso discorso per They Saw It Come from the Sky, che però parte da subito con un bel duello tra chitarre e una batteria con dei pattern del tutto inaspettati. Trattandosi di un album lungo un’ora e diviso in due parti, il gruppo ha ben pensato di inserire altre soluzioni che vanno proprio in quella direzione. Niente cose insensate, quanto più soluzioni che arricchiscono il tutto; oltre a degli intermezzi strumentali (Dolores, White Lotus Day, Beneath the Temple Mount) abbiamo anche la marimba in Amor Fati, un campanaccio, del parlato, vari effetti sulle chitarre, sulla voce e arrangiamenti ad opera di Jason Köhnen che dimostrano come il suo lavoro extra-metal (è attivo anche in ambito breakcore e simili) sia tornato utile alla causa. Si è quindi capito che pur trattandosi dei Celestial Season conosciuti negli anni novanta, gli olandesi non si siano limitati a riproporre quanto fatto in passato ma ci abbiano lavorato su a dovere registrando un’ora intensa, ricca di spunti ed emozioni e che sì, richiede uno sforzo, ma che non lascia indifferenti. I brani citati lo confermano, e a farlo c’è anche la penultima traccia, A Veil of Silence, dove le chitarre di Pim van Zanen e Olly Smit sembrano lanciarsi in una lunga improvvisazione accompagnata da basso e batteria. Che dire poi della conclusiva Red Waters? I nostri chiudono il lavoro con quello che sembra un epilogo “doom in chiave (vecchi) Cranberries” a cui partecipa anche la cantante Kitty Staunton dei Nova Crow.

Difficile non restare colpiti da un’ora ricca di emozioni, melodie che riportano ad atmosfere in continuo movimento ma senza mai eccedere o cadere in soluzioni fuori luogo. Se è vero che qualcosa lo si poteva intuire dalle ristampe, è vero che il ritorno dei Celestial Season lascia stupiti. Riprendendo quello che sapevano fare meglio, il gruppo registra quella che a tratti sembra un lavoro d’orchestra, curato nei dettagli, con strumenti ben amalgamati tra loro, una chitarra che a tratti diventa un secondo violino/violoncello e prodotto come si deve. Siamo convinti non solo del fatto che questo possa essere un nuovo punto di partenza, ma che questo The Secret Teachings sia il vero successore di Solar Lovers.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Diego75
Domenica 25 Ottobre 2020, 23.35.45
1
Li conosco dagli esordi...dai primissimi anni 90...hanno fatto delle cose molto interessanti...sicuramente il cd lo compro...ho ascoltato qualche cosa di questa uscita sul tubo e concordo con il voto del recensore...anche per il fatto che questa band sperimenta sempre qualche cosa di nuovo in tutte le loro uscite...non sono mai stati banali...ben tornati!
INFORMAZIONI
2020
Burning World Records
Doom
Tracklist
1. The Secret Teachings of All Ages
2. For Twisted Loveless
3. The Ourobouros
4. Dolores
5. Long Forlorn Tears
6. Amor Fati
7. White Lotus Day
8. Salt of the Earth
9. They Saw It Come from the Sky
10. Lunar Child
11. Beneath the Temple Mount
12. A Veil of Silence
13. Red Water
Line Up
Stefan Ruiters (Voce)
Pim van Zanen (Chitarra)
Olly Smit (Chitarra, Basso)
Lucas van Slegtenhorst (Basso)
Jason Köhnen (Batteria, Percussioni, Varie)
Jiska ter Bals (Violino)
Elianne Anemaat (Violoncello)

Musicisti ospiti:
Kitty Staunton (Voce sulla traccia 13)
 
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