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Mörk Gryning - Hinsides Vrede
29/10/2020
( 665 letture )
L’ultimo lavoro firmato Mörk Gryning risaliva al 2005, anno nel quale Goth Gorgon e compagni rilasciarono un album eponimo che ben poco aveva da aggiungere a quanto fatto in precedenza. Come lettera d'addio, insomma, Mörk Gryning non era stata particolarmente entusiasmante: certo scritta con una bella calligrafia ma dal contenuto che guardava più al passato remoto della band, non eguagliando la qualità dell’ottimo Tusen År Har Gått o del suo più che degno successore Return Fire, quasi rinnegando le sperimentazioni che la band aveva condotto con un disco tanto bizzarro quanto affascinante come Pieces of Primal Expressionism. Ora, a quindici anni dalla pubblicazione di quel passo mezzo-falso (la cui pecca principale risiedeva in una mancanza di coraggio o, meglio, in una ruffianeria nei confronti del proprio pubblico, il cui volere ha prevalso sulle scelte del gruppo), i Nostri tornano a frequentare il mercato discografico accasandosi presso la Season of Mist, la quale ha profuso un grande impegno in un battage pubblicitario su social network e varie testate di settore di proporzioni sostanziose. L’etichetta francese ha così allestito un ritorno in pompa magna per una delle band black metal più importanti della Svezia. Qual è il risultato?

Il risultato è Hinsides Vrede, un disco che è figlio della storia artistica dei propri creatori e, in primo luogo, del leader Goth Gorgon. Pur essendo, ovviamente, un album di metal estremo e dalle sonorità assai dure e graffianti, esso non si adagia sulle solide fondamenta del black metal scandinavo ma le mette sotto pressione, iniettando in esse una spiccata sensibilità melodica che, sì, ne addolcisce (si prenda questo termine con le pinze) il suono ma non lo snatura. In numerosi passaggi del disco, come in A Glimpse of the Sky, è possibile ravvisare quel piglio bonaccione proprio dell’hard ‘n’ heavy che Goth Gorgon aveva esplorato nell’unica prova in studio del suo progetto hard rock Port of Saints, No Sleep Forever (2009, Blue Topaz Recordings). Le astrusità elettroniche del già citato Pieces of Primal Expressionism sono ancora tenute da parte, come uno scatolone in cantina: forse torneranno in futuro però, come puntualmente rimproverava il professor Oak in diversi titoli del brand Pokémon, «c’è un tempo e luogo per ogni cosa, ma non ora». Il punto di partenza di questo full lenght è il medesimo del self titled: quel black metal schietto e diretto proveniente dalle fredde lande scandinave che la band ha contribuito a rendere grandioso, quantomeno nella sua variante svedese. Fältenherren, seconda traccia in scaletta che fa seguito alla breve intro atmosferica The Depths of Cinnereth, è una carica distruttiva che guarda al passato con l’occhio furbo della modernità. Ma, come accennato poco sopra, il metallo nero viene contaminato con gli ammiccamenti marpioni dell’hard rock e dell’heavy metal radiofonici degli anni Ottanta: il risultato di questa commistione è la divertente e coinvolgente Sleeping in the Embers, la quale si regge su un ritornello assai orecchiabile, senza rinunciare però alla qualità della scrittura della musica, che gode di passaggi sublimi, come il finale da pelle d’oca. “Marpione”, nel vocabolario dei Mörk Gryning, non è sinonimo “banale” ma di “efficace, incisivo, ammaliante”.

La breve durata del disco, trentacinque minuti scarsi, agevola una fruizione rapida e, insieme con la lunghezza molto contenuta delle singole tracce (la più lunga delle quali, Black Spirit, è di quattro minuti e trentasei secondi esatti), permette di imprimersi, come un marchio a fuoco, nelle orecchie e nel cervello dell’ascoltatore. Ci ritroviamo così intrappolati in una morsa che non vuole lasciarci andare, una gabbia le cui sbarre sono brani potenti e memorabili in cui catchiness ed epicità si uniscono, tinte che si mescolano per restituire un colore oscuro e denso dal quale, tuttavia, è difficile distogliere l’attenzione.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
72.8 su 5 voti [ VOTA]
d00m
Sabato 7 Novembre 2020, 10.51.31
5
Gran bel ritorno. Suono bilanciato tra più moderno, ma allo stesso tempo "freddo". La vecchia scuola svedese non muore mai. Voto che ci sta', ma alzare quello dell'ultimo Necrophobic please.
Max
Giovedì 5 Novembre 2020, 11.57.30
4
Grande ritorno. Purtroppo sono sempre stati disontinui, dopo un debut clamoroso e il grandisismo Maelstrom... questo riporta la band a un livello molto alto.
Bloob
Venerdì 30 Ottobre 2020, 9.01.51
3
Un gradito ritorno alle sonorità del primo insuperabile Tusen ar Har Gatt.
Luca
Giovedì 29 Ottobre 2020, 13.08.17
2
Un altro capolavoro dopo necrophobic.. ora aspettiamo gli unanimated
mardonziak
Giovedì 29 Ottobre 2020, 10.08.11
1
Li ho scoperti ai tempi del terzo disco "maelstrom chaos" ( il loro album "sinfonico" ) e mai più mollati. Questo è un graditissimo ritorno su sonorità dove riescono ad esprimersi al meglio! Confermo voto e disamina fatta dal recensore.
INFORMAZIONI
2020
Season of Mist
Black
Tracklist
1. The Depths of Cinnereth
2. Fältenherren
3. Existence in a Dream
4. Infernal
5. A Glimpse in a Sky
6. Hinsides
7. The Night
8. Sleeping in the Embers
9. For Those Departed
10. Without Crown
11. Black Spirit
12. On the Elysian Field
Line Up
Draakh Kimera (Voce, Cori, Chitarra, Tastiere, Batteria)
Avatar (Chitarra)
Goth Gorgon (Voce nella traccia 11, Cori, Chitarra, Basso, Tastiere)

Musicisti Ospiti:
Aeon (Cori, Pianoforte nelle tracce 9 e 12)
CG (Batteria nelle tracce 2 e 11)
 
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