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Blue Oyster Cult - The Symbol Remains
01/11/2020
( 2070 letture )
Cinquantatré anni di onorata carriera, tredici album in studio fra scioglimenti e illustri addii che hanno contribuito a rendere travagliata la storia della line up, cinque greatest hits e quattro album live, senza contare i numerosi omaggi ai loro brani più celebri con cover firmate da alcuni fra i più grandi nomi della scena heavy.
Snocciolare questi numeri da capogiro potrebbe fungere da invitante antipasto, a rigorosa base di ostrica blu, per iniziare al culto nuovi proseliti bramosi di conoscenza, chissà, o magari rinfrescare la memoria di chi i Blue Öyster Cult li conosce eccome e freme nell'attesa di ascoltare cosa avranno combinato i nostri alla vigilia della quattordicesima fatica, specie alla luce delle dichiarazioni di Eric Bloom che qualche anno fa aveva escluso categoricamente la possibilità di comporre nuovo materiale, lasciando intendere che gli sforzi della band si sarebbero orientati sull'esclusiva attività live. Nel 2019 l'inaspettato cambio di rotta dal sapore premonitore vista la pandemia e lo stop dei concerti: Bloom e Buck Dharma, i membri storici, iniziano a pensare seriamente di mettere nero su bianco alcune idee, firmano con la nostrana Frontiers e di fatto si rimettono in gioco con l'ambizione di regalare al pubblico un disco che ripercorresse idealmente la straordinaria carriera del Culto, mai improntata su un solo genere quanto piuttosto aperta verso l'assorbimento delle più svariate influenze, spaziando fra sperimentazioni di matrice prog, hard rock, heavy, persino pop.
Risiede proprio in tale anarchia stilistica, unita ad un songwriting di primissimo livello a privilegiare temi sci-fi e letterari piuttosto che le vicissitudini ''materiali'' sdoganate dai colleghi, il fascino deliziosamente ambiguo dietro la fama dei Blue Öyster Cult la quale, ancora oggi, non sembra avvertire il peso dell’età nell’ottica di una proposta quantomai rinvigorita da freschezza compositiva e purezza d’intenti.

La scelta di intitolare il disco The Symbol Remains non è affidata al caso e va intesa come rappresentativa dello stato attuale della band il cui interesse è quello di promuovere del buon sano e vecchio rock ‘n’ roll che suoni BÖC in tutto e per tutto.
L’alternanza al microfono di Bloom, Buck Dharma e del sorprendente Castellano, nel complesso, appare ben calibrata e gradevole, assicurando una certa imprevedibilità alle quattordici tracce che compongono l’album, e i tre musicisti, cantino da soli o in coro riproponendo l’oscuro intreccio vocale così denso dell’ombroso charme dei fasti a più riprese, non sfigurano, salvo qualche lieve e giustificato (dall'età, s'intenda) calo, garantendo una tenuta encomiabile per tutto il full length.
Vero è che a colmare le lacune degli acciacchi di un cantato non sempre brillante sopperisce la musica e quella è di qualità finissima, non potrebbe essere altrimenti visto che si iscrive a pieno diritto nelle coordinate collaudate dai BÖC nell’arco di un’intera carriera.
L’opener That Was Me trasuda dell’esperienza più heavy del quintetto e mette in risalto la cosiddetta influenza proto-metal degli albori, un vero e proprio marchio di fabbrica basato su due concetti semplici, in antitesi, vale a dire l’orecchiabilità e la durezza dei riff, coesistenti e in equilibrio: la sintesi vincente di questi due elementi plasma una traccia convincente e mestierante che può permettersi di concedersi addirittura un intermezzo vagamento reggae catalizzando immediatamente l’attenzione dell’ascoltatore facendolo ben sperare per il prosieguo.
La radiofonica Box In My Head sembra voler fare un passo indietro, rallentando i ritmi e proibendo evasioni in altri contesti, ma c'è da dire che Buck Dharma si rende protagonista di una discreta prova al microfono ben supportato dalla prestazione collettiva. Anche la successiva Tainted Blood, uno dei migliori pezzi del lotto cantato magistralmente stavolta da Richie Castellano (la cui ugola è forse quella in maggior spolvero), non si distacca dalla comfort zone di immediatezza ottenuta con la canzone precedente ma prefigura allo stesso tempo una progressione armonica diversa, attingendo dall’AOR solenne ed epico riscontrabile in band come i Magnum.
Il rockabilly di Nightmare Epiphany, seppur apprezzabile, appare leggermente fuori luogo nell’insieme e pecca di eccessiva leziosità (registriamo la medesima perplessità anche nella scelta di includere nella tracklist l'affine Train True), specie se a seguire vi sono altri due ottimi brani come Edge of The World e The Machine, il primo fulgido esempio della cosiddetta ambiguità stilistica di cui si è accennato ad inizio recensione, sostenuto com’è da vocals catchy al limite del pop nel ritornello pur mantenendo una coerenza strumentale hard ‘n’ heavy, mentre il secondo, con Castellano sugli scudi, è puro hard rock ottantiano che regge un testo interessante sulla schiavitù indotta dall’utilizzo smodato degli smartphone, tema d’urgente attualità che riflette sulla necessità di riappropriarsi di uno spazio umano in una quotidianità ingabbiata dalla tecnologia.
Con Return of St.Cecilia le sei corde dei protagonisti si inspessiscono, rispunta l’estro dei singoli nelle svisate chitarristiche che accompagnano la muscolosa sezione ritmica con accenni di galoppo che si rivelano entusiasmanti sulla lunga distanza.
Stand and Fight si apre con un giro di basso tenebroso scatenando riff che richiamano alla mente gli echi del Black Album dei Metallica, band peraltro ‘’amica’’ vista la splendida cover di Astronomy che i Four Horsemen inclusero in Garage Inc., evidenziando quanto tutt’oggi il sound dei BÖC non faccia nulla per nascondere un’innata propensione verso le sonorità più dure del rock.
Dopo qualche accenno di sbadiglio indotto dalla susseguente Florida Man, giungiamo al cospetto dell’unico vero masterpiece che è presente in The Symbol Remains: stiamo parlando della straordinaria The Alchemist, brano che entrerà di diritto nelle playlist dedicate ai Blue Öyster Cult negli anni a venire e che possiamo già, senza esagerare, annoverarlo fra i must listen della band.
Il merito, qui, va dato in gran parte ad Eric Bloom che sfodera un’interpretazione mostruosa ed evocativa tanto che il personaggio della novella di Lovecraft, a lungo assopito nella sua prigione di inchiostro, pare trascendere dalla dimensione letteraria per affacciarsi in quella musicale e quindi terrena, materializzandosi in carne ed ossa.
L’intera traccia, in perfetta simbiosi con il racconto, è una cupa suite di sei minuti di pregevole fattura che vede il Culto dapprima cesellare ogni strumento a sua disposizione, privilegiando la teatralità e l'interpretazione di Bloom, per poi, sul finire, porre l'accento su una vera e propria sfuriata apocalittica da mozzare il fiato e che andrebbe somministrata a manetta a chiunque si stesse approcciando per la prima volta all'ascolto della musica rock.
The Alchemist è, in una parola, sublime.
Ed è lo status irraggiungibile della sua eccezionalità a far impallidire le restanti tracce che, per carità, non hanno grossi mancanze o demeriti ma pagano il prezzo di trovarsi in coda dopo un tale capolavoro, pura estasi per l'apparato auditivo.

Tornare a riascoltare gli inediti di un gruppo leggendario come i Blue Öyster Cult, diciannove anni dopo l'ultima release, può corrispondere soltanto alla parola ''emozione'': impossibile prescinderle, al di là delle dovute valutazioni sull'effettiva riuscita o meno del disco.
Nel caso di The Symbol Remains possiamo ritenerci più che soddisfatti di quanto ascoltato, giacché si tratta di un lavoro che non nasconde la volontà palese di riproporre, con le dovute accortezze e avvalendosi di una produzione più che degna, alcuni degli stilemi emblematici della produzione dei BÖC.
Probabilmente un minutaggio inferiore avrebbe giovato ad una quadratura più incisiva delle singole tracce, alcune delle quali rischiano di girare a vuoto distogliendo l'attenzione dal focus centrale dell'opera, comunque valente e dunque ampiamente promossa.
Se aggiungiamo che l'album vanta di un brano che da solo vale l'acquisto, non ci resta che esultare ed augurare lunga vita al Culto per ancora molti anni a venire!



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
91.72 su 25 voti [ VOTA]
OLDROCK61
Lunedì 4 Gennaio 2021, 18.55.26
37
BOC sempre grandi, oltre 50 anni di onorata carriera senza sentirla...... concordo pienamente con la recensione di Alessandro, in particolare per il sorprendente e ottimo Castellano. Dato che li seguo dall'inizio (ho i loro vinili) ragiono con il cuore e quindi per me voto 85.
Rob Fleming
Domenica 20 Dicembre 2020, 11.54.24
36
Veramente bellissimo, poco da fare. Per me c'è un capolavoro infinito che potrebbe stare tranquillamente su Fire of...; è Tainted Blood. Questo Castellano è un ottimo acquisto e ha composto e cantato un brano perfetto. Di The alchemist abbiamo tutti riconosciuto il suo valore. A me Train true mi sembra un brano eccezionale pur nella sua semplicità. E in ogni brano c'è la loro zampata. Secondo me perde nel finale; degli ultimi 5 pezzi, tolta ovviamente The Alchimist, da Florida man in poi, per intenderci, potevamo farne a meno. 83
Steelminded
Domenica 29 Novembre 2020, 21.38.10
35
Epperò---stikaxxi i BOC che disco che ti hanno tirato fuori... E chi se lo aspettava dopo tanti anni. Disco pazzesco dopo 53 anni di carriera. Chapeau! Grandissimi e dire poco. Evviva!
McCallon
Sabato 21 Novembre 2020, 12.13.31
34
Album che mi ha sorpreso sinceramente, non perchè dubitassi della qualità degli interpreti ma per il fatto che non mi aspettassi di trovarli in questo stato di forma a così tanti anni dall'ultimo "Curse of the Hidden Mirror". Mi trovo a sottoscrivere pienamente il passaggio della recensione che evidenzia come, nonostante i tanti anni di onorata carriera, quest'album suoni fresco e nuovo. Dissento con Altered per una minuzia: a me "NIghtmare Epiphany" è piaciuta proprio anche Florida Man l'ho trovata apprezzabile nel suo variare la proposta del disco. Di The Alchemist si è già detto in abbondanza. Voto tra il 75 e l'80 per me.
marmar
Lunedì 9 Novembre 2020, 22.12.29
33
Dove eravamo rimasti? Ah sì, giusto a 19 anni fa, con il più che onorevole "Curse...", che doveva essere il loro canto del cigno, con i fratelli Bouchard ormai lontani e tanti anni di carriera alle spalle. Ed invece eccoli ancora nel 2020, purtroppo senza l'indimenticato Lanier , che nel frattempo lo scorrere della vita si è portato via, ma con due vecchietti ultrasettantenni in splendida forma ed in ottima compagnia (Miranda e Castellano sono veramente bravi), per i quali il tempo sembra essersi fermato. Che dire di questo lavoro? Sorpresa assoluta, il vecchio Culto sfodera un lavoro di classe assoluta, dove emergono in maniera decisa tutti i pregi e l'assoluto mestiere di questa mitica band. Tutti i pezzi sono particolari, a volte ironici e scanzonati, a volte duri e diretti, a volte pomposi e magniloquenti, ma sempre ragionati e curati, diversi e variegati e con l'i co fondibile marchio BOC impresso, come solo loro sanno fare. Non c'è un pezzo che non mi piaccia, e poi sentire i due vecchietti cimentarsi in una "Train True" mi ha semplicemente commosso. Buck, Eric, siete semplicemente fantastici, la vostra è stata una magnifica sorpresa, della quale, da buon fedele del Culto da parecchi decenni a questa parte (il tempo passa per tutti...) non vi posso che sentitamente ringraziare. Ah, il disco per me un difetto ce l'ha: dura troppo poco...
Zess
Lunedì 9 Novembre 2020, 19.19.47
32
@Mic: esattamente. Questo fa capire tutto.
Mic
Lunedì 9 Novembre 2020, 15.34.04
31
l'acclamata the Alchemist però l'ha scritta il nuovo arrivato Castellano
Mariner
Giovedì 5 Novembre 2020, 19.04.59
30
Buon ritorno dei grandi BOC contraddistinto dalla consueta immensa classe... Anche per me the alchemist da sola vale l'acquisto.,così come shooting shark e perfect water rispettivamente su revolution by night e club ninja, altri 2 classici minori... Voto 80
Zess
Mercoledì 4 Novembre 2020, 23.07.37
29
Vado controcorrente, disco molto deludente. Del loro tocco c'è solo traccia qui e là, e i pezzi più light praticamente sono AOR di bassa lega (influenza Frontiers?). D'altronde pure l'album precedente non è che fosse questo capolavoro però, dopo 19 anni, mi aspettavo decisamente di più.
Peterhead
Mercoledì 4 Novembre 2020, 1.34.44
28
Dopo più di cinquanta anni di carriera tirano fuori dal cilindro un pezzo fantastico: The Alchemist. Mi inchino .
Voivod
Martedì 3 Novembre 2020, 23.58.30
27
Lo sto consumando...album validissimo per uno dei migliori gruppi rock al mondo!
InvictuSteele
Martedì 3 Novembre 2020, 19.00.40
26
Capolavoro magari no, ma CLUB Ninja per me è fantastico lo stesso.
Sandro70
Martedì 3 Novembre 2020, 11.14.32
25
No dai, club ninja non è un capolavoro. Ha qualche buon pezzo sicuramente, ma è un album solo discreto. Imaginos è un ottimo album.
Max1
Martedì 3 Novembre 2020, 9.37.44
24
Vai tranquillo..a colpo sicuro!
Danimanzo
Lunedì 2 Novembre 2020, 23.10.40
23
Grazie ragazzi, in pratica mi avete consigliato di averli tutti.. bene!
David D.
Lunedì 2 Novembre 2020, 18.08.49
22
I singoli non mi avevano entusiasmato, sentirò il disco per intero comunque.
Luci Di Ferro
Lunedì 2 Novembre 2020, 16.20.03
21
@InvictuSteele, non se il solo a pensarlo ''The Revölution by Night'' - ''Club Ninja'' - ''Imaginos'' sono dei veri capolavori di fine anni '80.
InvictuSteele
Lunedì 2 Novembre 2020, 13.42.34
20
Io consiglio anche i bistrattati Club Ninja e Revolution by night, che mi fanno impazzire.
Shock
Lunedì 2 Novembre 2020, 8.47.52
19
Imaginos, produzione indegna a parte, è un disco fenomenale.
Max1
Lunedì 2 Novembre 2020, 8.17.29
18
Se il "difetto" maggiormente riscontrato è la presenza di qualche pezzo "evitabile"..diciamo che si fa allora fatica a trovare veri punti di caduta! A mio avviso bellissimo, con un continuo saliscendi tra pezzi graffianti e brani più easy , che a volte mi ricordano molto la produzione pubblicata, non molto vasta a dir la verità, di Buck Dharma
Danimanzo
Lunedì 2 Novembre 2020, 8.10.35
17
Ciao Rob Fleming, grazie mille per i consigli.. recupererò! Imaginos è un collage di idee e composizioni maturate in diversi anni, ma il risultato è clamoroso. Un album potente, epico e grandioso.
Rob Fleming
Domenica 1 Novembre 2020, 22.34.09
16
@Danimanzo: per quanto mi riguarda posso dire che Heaven forbid e Curse of Hidden Mirror sono bellissimi. Per contro non ho mai ascoltato Imaginos - per pur caso lo sto facendo ora in rete. Com'è?
Danimanzo
Domenica 1 Novembre 2020, 22.30.57
15
Che fantastico ritorno.. preso ad occhi chiusi e contentissimo della scelta. Gruppo unico ed inimitabile. Chiedo un consiglio; conosco i BOC da 20 anni ( in pratica meno tempo dalla pubblicazione del penultimo album in studio ) e in questi anni ho recuperato la discografia completa fino a "Fire of Unknown Origin", live compresi. L'unica eccezione è stata "Imaginos", un album incredibile. La domanda è: quanti e quali altri album sono assolutamente meritevoli di acquisto?
Danimanzo
Domenica 1 Novembre 2020, 22.30.50
14
Che fantastico ritorno.. preso ad occhi chiusi e contentissimo della scelta. Gruppo unico ed inimitabile. Chiedo un consiglio; conosco i BOC da 20 anni ( in pratica meno tempo dalla pubblicazione del penultimo album in studio ) e in questi anni ho recuperato la discografia completa fino a "Fire of Unknown Origin", live compresi. L'unica eccezione è stata "Imaginos", un album incredibile. La domanda è: quanti e quali altri album sono assolutamente meritevoli di acquisto?
Shock
Domenica 1 Novembre 2020, 19.44.54
13
@Dariomet: inutile, ragioniamo proprio agli antipodi. Ad ognuno il suo.
dariomet
Domenica 1 Novembre 2020, 17.40.33
12
schock i dhimav li ho citati come esempio di grande band moderna e a te fanno venire il mal di testa.. ma ecco sono fortissimi. I ghost non c entrano nulla con i cult, al massimo i night, che qualitativamente sono nettamente inferiori agli hallas( ( si il cantante non è chissà cosa ma le melodie che escono dalle chitarre sono eteree) Sugli altri gruppi ,ti dico che gli heat mischiano dokken e leppard mentre gli hitc sono un rock abbastanza moscio con ritornelli ripresi dagli utimi edguy o avantasia. Tornando all'album in questione ,ripeto che è bello con una nightmare epiphany sugli scudi ma inferiore per me all'ultimo dei purple e infinitmente inferiore all ultimo sottovalutatissimo coat of arms dei whisbone ash
HIRAX
Domenica 1 Novembre 2020, 17.02.56
11
A parte un paio di pezzi troppo soft per me rimane un album fantastico
HIRAX
Domenica 1 Novembre 2020, 16.58.08
10
Album FANTASTICO. Stiamo parlando di mostri sacri. The alchemist un capolavoro. Consiglio a tutti di ascoltrare.
Shock
Domenica 1 Novembre 2020, 16.34.25
9
OT: gli Hallas hanno un cantante insopportabile, e di gruppi eredi dei BOC ve ne sono tanti, primi fra tutti i Ghost. I Dhimav, che non c'entrano col Culto, ti fanno venire mal di testa. Cosa hanno di clone gli HITC, H.E.A.T. (probabilmente la miglior band hard rock/A.O.R. oggi in circolazione) o i NightFlight è un bel mistero. Richiamare col sound gruppi del passato non vuol dire essere cloni, quello lo erano i Kingdome Come del primo disco quando clonavano in tutto e per tutto gli Zep.
Buried Alive
Domenica 1 Novembre 2020, 14.28.02
8
Volo su YT ad ascoltarlo: l'hanno pubblicato tutto sul loro canale ufficiale, quindi non si ruba nulla
Aceshigh
Domenica 1 Novembre 2020, 14.24.29
7
Ritorno molto atteso che non delude le aspettative. Come scritto anche nei commenti precedenti, con qualche pezzo in meno sarebbe risultato ancora più bello. Va rilevato comunque che lungo tutta l’ora di durata è veramente difficile annoiarsi, poiché viene messa in campo una varietà stilistica sorprendente, azzardo che possono permettersi solo bands con una storia e una classe ‘superiori’: veramente ogni pezzo è diverso dal precedente. Il taglio di 3/4 pezzi è da intendersi pertanto solo per un incremento della qualità finale. Che anche così rimane comunque alta. The Alchemist e Tainted Blood sono due pezzi stratosferici che giustificherebbero già da soli l’acquisto, ma non sono assolutamente gli unici lampi, vedasi per esempio The Return of St.Cecilia o l’irresistibile Nightmare Epiphany. Nel complesso per me ci sta un 80 netto.
Epic
Domenica 1 Novembre 2020, 14.10.43
6
Un buonissimo album, pieno di colpi di classe. 14 pezzi sono troppi, di cui 3 o 4 sono piatti, perciò sarebbe stato meglio non inserirli e fare un disco di 10 canzoni. I pezzi che io avrei cancellato sono quelli cantati dal bassista, che sono fuori contesto sia musicalmente che vocalmente.
dariomet
Domenica 1 Novembre 2020, 12.34.11
5
Gli eredi dei Blue Oyster cult esistono e sono gli hallas di excerpt from a future past ( e lo dice uno che detesta le band clone tipo heat hell in the club havok ironfire blazon Stone i night Flight asmovel ecc)insieme ai dhimav ,due album all altezza dei grandi classici. L album in questione invece è molto carino ma quando provano a fare metal non si possono sentire..vedi alchemist e stand so an fight.il voto della recensione mi sembra più che giusto
Micologo
Domenica 1 Novembre 2020, 10.57.07
4
Scusate il fuori tema. Domanda per la redazione: ma Panther dei Pain of Salvation lo avete proprio schifato o vi state concedendo tempo per stendere una recensione adeguata? Grazie.
Rob Fleming
Domenica 1 Novembre 2020, 10.41.07
3
In attesa che mi arrivi fisicamente lo ascolto spesso in rete. Un album veramente bello. Al momento Tainted Blood e The Alchemist mi sembra che si staglino sul resto. Anche per me un cd di oltre un'ora oggi mi sembra eccessivo, però c'è talmente tanta classe in queste tracce...Quando pensi di aver capito il brano che stai ascoltando, loro piazzano il bridge o l'assolo che solo apparentemente sembra avulso dal contesto del pezzo. E invece è la differenza che corre tra i fuoriclasse e gli altri.
Mic
Domenica 1 Novembre 2020, 8.11.57
2
80 ci sta tutti. Se vi sembra troppo lungo ascoltate un giorno 7 brani e il seguente gli altri 7. La goduria raddoppia. E hanno ristampato anche il precedente con Mussolini in copertina
Shock
Domenica 1 Novembre 2020, 5.50.52
1
Dunque, per me di gran lunga il miglior disco del gruppo da Imaginos, e di gran lunga. Parto con gli aspetti negativi: come presumevo 14 brani sono troppi, tre o quattro in meno e sarebbe stato un super disco. Quelli che potevano tagliare sono quelli centrali, discreti ma inferiori al resto. Aspetti positivi: tutto il resto. Il disco parte bene con due pezzi hard rock, ma decolla con TAINTED BLOOD, brano su cui rivive il Culto anni 70, un brano stupendo, bissato da NIGHTMARE EPIPHANY, con i suoi solo jazzati. Poi come ho detto il disco cala un po', ma la parte finale è altrettanto ottima: THE ALCHEMIST, altro pezzo da novanta, il brano più lungo del disco e quello dalle atmosfere più oniriche/mistiche/oscure tipiche del Culto, bellissima. STAND AND FIGHT, molto dura, SECRET ROAD, THERE'S A CRIME, FIGHT, altri pezzi da novanta. Insomma, col cuore dico anche 8,5, considerando la storia e la parte centrale meno bella, vado di 75
INFORMAZIONI
2020
Frontiers Records
Hard Rock
Tracklist
1. That Was Me
2. Box In My Head
3. Tainted Blood
4. Nightmare Epiphany
5. Edge Of The World
6. The Machine
7. Train True (Lennie’s Song)
8. The Return Of St. Cecilia
9. Stand And Fight
10. Florida Man
11. The Alchemist
12. Secret Road
13. There’s A Crime
14. Fight
Line Up
Eric Bloom (voce, chitarra, tastiere)
Donald “Buck Dharma” Roeser (chitarra, voce)
Richie Castellano (chitarra, tastiere, voce)
Danny Miranda (basso, voce)
Jules Radino (batteria)
 
RECENSIONI
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