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Kraken Duumvirate - The Stars Below, The Seas Above
03/11/2020
( 572 letture )
Sembrano giungere dagli abissi, i Kraken Duumvirate, duo finlandese che esordisce in modo quasi anonimo, senza grossi annunci. Per trovare qualcosa bisogna andare a due EP rimasti nell’underground più oscuro, e parliamo di lavori usciti nel 2008, From the Dying Soil to the Eternal Sea, e nel 2011 con The Astroglyphs of the Ritual of Deluge. Per il resto sappiamo molto poco se non i moniker dei due, decisamente particolari e in linea con le tematiche e con l’immaginario che caratterizza la proposta.

Chiunque ascolti doom, più in particolare la sponda funeral, non potrà negare che il due primi lavori degli Ahab abbiano lasciato un segno enorme nella scena diventando così dei passaggi obbligatori. Il peso di quelle uscite stava non solo nella capacità – aggiungiamo: tutt’oggi non facilmente raggiungibile – di unire perfettamente tematiche, suoni, produzione e stile, ma anche dal fatto che effettivamente suonavano come qualcosa di fresco, particolare e che sarebbero diventati fonte d’ispirazione per i gruppi arrivati dopo. A darci conferma di questo ci sono appunto i finlandesi con un esordio che pare registrato sui fondali degli abissi, dove a regnare non sono soltanto bestie marine, ma anche divinità che hanno a che fare con “l’orrore cosmico”. The Stars Below, The Seas Above è infatti un suggestivo mix di questi scenari, ma non parliamo di qualcosa che si ferma all’immagine (molto evocativa e riuscita) e ai testi. Ed è qualcosa che si percepisce da subito, con l’iniziale Star-Spawn si viene infatti a contatto con una proposta che punta tutto su atmosfere abissali e molto coinvolgenti; non sfugge innanzitutto la voce, che a differenza di quanto ci si possa aspettare non è un growl, ma sembra più un sussurro modificato con un effetto particolare. Una scelta curiosa ma che all’interno dei brani ha un suo perché ben preciso, senza dimenticare che il gruppo ha una tendenza allo sperimentare fin dagli esordi. C’è poi il modo in cui i due compongono brani; abituati a pensare che il riff sia l’elemento che crea accompagnamento e quindi la struttura della canzone, colpisce notare come a fare i brani siano gli arpeggi. Le chitarre sono infatti messe sullo sfondo andando a fare un lavoro praticamente molto simile a quello della batteria, diventando così uno strumento che oltre ad accompagnare dona più spessore ai pezzi. Gli arpeggi sono quindi i grandi protagonisti, sempre melodici e seppur non variando tantissimo sono comunque in grado di dare un senso di continuità grazie sia ad un intelligente utilizzo degli effetti che ad altri arrangiamenti; ogni tanto ci si imbatte infatti in momenti dove i tempi rallentano ulteriormente dando quasi un senso di sospensione. Ma non solo arpeggi, perché nel caso della splendida The Temple, sono delle singole note a guidare il tutto legandosi tra di loro con continui slide da cui escono fuori melodie che riportano a contesti stellari e cupi in linea con le “Lovecraftiane” divinità. A dare ritmo abbiamo tastiere, batteria e solo verso la fine un’altra chitarra che si limita a tenere il tempo. Con la titletrack è invece il basso ad essere protagonista, con un suono che riempie le casse e nel suo avanzare privo di variazione mantiene alto il climax del pezzo; anche in questo caso abbiamo il solito bel lavoro delle chitarre e degli effetti che rispecchiano perfettamente il titolo del lavoro. Il brano posto in chiusura, Queen Arise, può essere invece visto come una lunga outro in cui stelle e mare compiono questo scambio di posizione. Qui sì, abbiamo a che fare con un pezzo più canonico in cui la chitarra si affida ad un riff pachidermico più strutturato che si sovrappone sempre ad effetti e altri inserimenti chitarristici suggestivi; colpisce poi il fatto che la voce ripeta sempre le stesse parole trasformando il pezzo in quella che sembra una preghiera, se non un rituale per una qualche regina degli abissi. The Stars Below, The Seas Above è un esordio che stupisce per il suo essere particolare ma che richiederà qualche ascolto per essere compreso appieno. È una proposta che punta tantissimo sull’atmosfera, tanto che i brani in numeri romani sono degli intermezzi strumentali in cui effetti sonori e tastiere si mescolano tra di loro facendo da ponte tra un brano e l’altro. Un po’ troppo? Per qualcuno sì, perché pur essendo un lavoro che trascina negli abissi, non sempre, la morsa del leviatano-mostro riesce a intrappolare.

Seguendo la grandiosa tradizione funeral della Finlandia, i Kraken Duumvirate compiono un’evoluzione a dir poco eccellente, mostrando come una proposta generalmente poco incline al rinnovarsi sappia comunque presentarsi in modo diverso e tutt’altro che scontato. Non sorprende quindi che i due si considerino “experimental funeral doom”. Chi non è abituato a sonorità simili potrebbe fare un po’ fatica a godersi l’ora (e due minuti) di musica, complice l’ossessione che i nostri hanno per l’atmosfera e che inevitabilmente porta a dei cali d’intensità. Ma ne vale la pena, proprio come lo è stato per gli Ahab citati in apertura. A fine disco viene da chiedersi: cosa sarebbe venuto fuori se Lovecraft e Melville avessero scritto insieme Moby Dick (pensate al capitolo 42, The Whiteness of the Whale)? Non stupitevi se la risposta è qualcosa di simile a The Stars Below, The Seas Above.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
62 su 2 voti [ VOTA]
Graziano
Martedì 10 Novembre 2020, 14.58.33
4
Mi è arrivato ieri il cd, preso invogliato dalla recensione. Per ora non delude, anche se necessità di molti ascolti davvero...
Lackster
Lunedì 9 Novembre 2020, 23.22.36
3
Good
Marcio
Mercoledì 4 Novembre 2020, 19.40.25
2
Ascoltato varie volte in questi giorni. Mi sono venuti in mente i Dolorian de disco omonimo e i Tyranny di tides of awakening. Ottimo disco comunque.
d.r.i.
Martedì 3 Novembre 2020, 21.45.18
1
Devo riascoltarlo perché ho avuto sensazioni contrastanti: appena partito ero entusiasta ma alla lunga mi ha stancato. Darò un giudizio in futuro però consiglio a tutti un ascolto
INFORMAZIONI
2020
Silent Future Recordings
Funeral Doom
Tracklist
1. Star-Spawn
2. II
3. The Temple
4. IV
5. The Stars Below, The Seas Above
6. VI
7. Queen, Arise
Line Up
Magus Polypus Apollyon XIII (Sconosciuto)
Grand Architeuthis S. Dux (Sconosciuto)
 
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