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Kairon; IRSE! - Polysomn
07/11/2020
( 523 letture )
"Con Polysomn enfatizziamo il caos psichedelico. Ogni canzone crea la propria realtà, piena di visioni surreali e paesaggi sonori eterei."

Con questa dichiarazione il quartetto finlandese dei Kairon; IRSE! accoglie i propri ascoltatori e li invita all’ascolto del terzo album in studio intitolato Polysomn.
In effetti nelle parole del gruppo vi è contenuta tutta l’essenza della propria musica, che si muove in mezzo a quella selva di influenze novantiane riconducibili allo shoegaze e alla neopsichedelia, senza tralasciare abbondanti dosi di dream pop, space rock e alcune tentazioni prog, il tutto interpretato alla luce di un approccio "post" che talvolta strizza l’occhio a sonorità lievemente più pesanti. Tanta carne al fuoco dunque? Decisamente sì: è eclettismo la parola chiave di Polysomn e ciò fa sì che l’ascolto non sia dei più semplici, anche se gli eccentrici finlandesi riescono, nel corso dei nove brani e nei quasi cinquanta minuti di durata dell’album, a mantenere un’omogeneità invidiabile, allo stesso tempo pregio e difetto del proprio stile.
Ma andiamo con ordine: i Kairon; IRSE! nascono nel 2009 a Seinäjoki, in Finlandia, e fin da subito si fanno notare per la loro proposta decisamente freak la quale si riverbera, oltre che nell’estetica della band e nei videoclip, anche nei concerti, che diventano esplosioni di colori e scintillii. Il primo album Ujubasajuba diventa un piccolo cult su Bandcamp e il bizzarro nome dei finlandesi inizia a circolare nell’underground.
È solo nel 2017 però, con il secondo album Ruination, che i quattro musicisti si avviano a calcare le scene alternative più importanti d’Europa, arrivando nel 2018 sul palco del Roadburn Festival. Tutti i magazine che parlano dei Kairon; IRSE! faticano ad inserirli in un filone musicale ben preciso, prendendo in ballo di volta in volta nomi come My Bloody Valentine, Dungen e Radiohead, ma basta ascoltare un singolo brano del gruppo per capire il perché.

Sebbene Ruination però settasse le coordinate della proposta dei finlandesi verso un sofisticato e psichedelico prog rock, con Polysomn i nostri alzano vertiginosamente l’asticella per creare un complesso affresco musicale che riesce ad essere allo stesso tempo estremamente impalpabile e tellurico. Per comprendere concretamente su che basi regga l’ossimoro appena espresso è sufficiente ascoltare un brano come Welcome Blue Valkyrie, dove l’anima rutilante degli Slowdive flirta con chitarre dai fuzz acidissimi su una base space rock eterea, ma retta da un basso al limite dello sludge. Una dimensione sonora dai toni sognanti, ma sempre ben legata alla realtà terrena.
In generale la scaletta dell’album si può dividere sommariamente in due parti, la prima maggiormente dedicata al lato elettrico del gruppo e la seconda invece prettamente elettronica: Psionic Static apre il disco con un mood indie rock che ben presto muta forma in una nebulosa space-ambient à la Tangerine Dream, ma quando entrano le chitarre ecco che lo scenario cambia radicalmente e la batteria impetuosa ci porta in territori più metallici; in tutto questo bisogna menzionare l’incredibile prova vocale di Dmitry Melet, il quale ha dalla sua un timbro androgino davvero inconcepibile che in sede live ammalia e stupisce. A meno che non lo si sappia prima è impossibile non credere di stare ascoltando una voce femminile e al di là dei trucchi da studio la voce di Melet possiede realmente un qualcosa di affascinante.
Ogni brano ha una sua precisa identità anche se. come detto in precedenza, la patina space rock e fortemente ambientale è sempre presente e avvolge strumenti e voci in un tripudio di riverberi e delay; questo da una parte contribuisce a donare al disco una produzione particolare e unitaria, ma allo stesso modo essa potrebbe risultare indigesta proprio perché mira sempre a mantenere la musica ad uno stadio etereo ed evanescente. Per questo motivo brani come An Bat None e Mir Inoi rappresentano le due facce della stessa medaglia: il primo è un esempio di shoegaze per certi versi canonico, ma indovinato sotto tutti i punti di vista, il secondo è un brano minimale basato su un loop di synth ipnotico che risulta fin troppo prolisso anche a causa della stessa produzione.
Nella seconda metà della scaletta spicca White Flies, simile nelle intenzioni a Welcome Blue Valkyrie, ma maggiormente cadenzata e dalle lievi coloriture industrial; ma lo scettro di miglior brano di Polysomn lo vince Altaïr Descends, un mix perfetto e personalissimo che frulla insieme i Flaming Lips di The Terror, i Radiohead di In Rainbows e i Porcupine Tree di Voyage 34 con il solito approccio post rock e dream pop che trova qui un equilibrio delicatissimo, fino a disgregarsi in un finale noise catastrofico e melodioso.

Un album come questo insomma poteva uscire solamente per un’etichetta borderline come Svart Records, che ultimamente sforna ottimi dischi e sfiziose chicche dal folto sottobosco nordeuropeo e specificamente finlandese; i Kairon; IRSE! con Polysomn hanno toccato il loro vertice più ambizioso e qualitativamente elevato e la curiosità per ciò che potranno fare in futuro questi quattro musicisti è altissima. Come già evidenziato nel corso della recensione questo tipo di proposta ha numerosi pro e contro e per un ascoltatore che potrà rimanerne estasiato un altro potrà annoiarsi dopo pochi minuti; ma complessivamente la musica che offre Polysomn è ottimamente composta ed ispirata e per questo motivo merita di essere assolutamente scoperta.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
88 su 1 voti [ VOTA]
james50
Martedì 26 Gennaio 2021, 17.31.11
1
musica dentro e fuori ogni luogo.grazie
INFORMAZIONI
2020
Svart Records
Post Rock
Tracklist
1. Psionic Static
2. Retrograde
3. Welcome Blue Valkyrie
4. An Bat None
5. Mir Inoi
6. Altaïr Descends
7. Hypnogram
8. White Flies
9. Polysomn
Line Up
Dmitry Melet (Voce, Chitarra, Basso)
Niko Lehdontie (Voce, Chitarra, Synth)
Lasse Luhta (Chitarra, Basso)
Johannes Kohal (Batteria)
 
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