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Lake of Tears - The Neonai
07/11/2020
( 536 letture )
Li avevamo lasciati davanti a un crepitante focolare autunnale, il rumore della pioggia battente fuori e tutta la poesia e il raccoglimento più intenso che con la loro musica sono riusciti ad esprimere. I Lake of Tears nel 1999 scrivevano il loro capolavoro intriso di malinconia, dolcezza, intimità domestica autunnale Forever Autumn, prima di affrontare un periodo di scioglimento. Tre anni dopo, sono ritornati sulle scene con un album piuttosto insolito: colori decisamente settantiani e riferimenti progressivi, psichedelici, che ricordano in qualche modo alcune famose copertine della fine degli anni 60 e lo stile dei Gong, riempiono l'artwork della copertina disegnata dal famoso Necrolord. L'artista e musicista svedese il cui vero nome è Kristian Wåhlin ha disegnato molte copertine di artisti metal come Bathory, Dissection, Ensiferum e tanti altri.

L' album si apre con uno strumentale elettronico in cui il sintetizzatore presenta i temi che verranno sviluppati nel pezzo successivo Return of Ravens, brano dal groove accattivante e ballabile a dispetto del testo che parla del ritorno dei corvi, della pioggia e dei bui giorni autunnali. The Shadowshires descrive un'atmosfera extraurbana e un protagonista che viaggia in solitudine su strada e le sensazioni che prova durante questo viaggio:

Riding on my own I speed, riding on a road of fire
Staring at the autumn leaves, left is for the neon isles
Waiting on the road a torment, waiting on the road the doormen
Riding on my own I speed, right is for the shadowshires

See how the neon lights are faltering
The sea on the left is carved in stone
See all the million lights are flickering
The right of the road becomes my own

Guidando da solo accelero, guidando su una strada di fuoco
Fissando le foglie d'autunno, la sinistra è per le isole che brillano di neon
Aspettando sulla strada un tormento, aspettando sulla strada i portieri
Guidando da solo accelero, alla destra le contee d'ombra

Guarda come vacillano le luci al neon
il mare alla sinistra è scolpito nella pietra
Guarda tutte le migliaia di luci che tremolano
La legge della strada diventa mia


Solitude si apre con un sintetizzatore che simula quello che sembra essere il suono di un lontano e malinconico richiamo portuale e fin dalle prime parole del testo ci immergiamo in uno scorcio cittadino con il protagonista alle prese con uno stato d'animo davvero suggestivo:

Let me walk a while down gallows alley
Mesmerized, alone, behold a sader me
I am the voices lost, I am the voices passed
I am the king down gallows alley

Lasciami camminare un po’ per il vicolo del patibolo
Ipnotizzato, solo, guardando un me più triste
Sono le voci perdute, sono le voci trascorse.
Sono il re attraverso il vicolo del patibolo


Seguono due canzoni d'amore con la partecipazione della bellissima e suadente voce di Jennie Tebler, moglie dell'ahimè, scomparso monumento del Black/Viking Metal Quorthon . Sorceres ha una melodia melliflua, magica, avvolgente, calda, nostalgica e malinconica allo stesso tempo, la voce di Annie Tebler è stupenda e la canzone d'amore risulta essere fra i momenti più belli e riusciti dell'album. La seconda parte dell'album si apre con un pezzo ballabile che riprende il discorso interrotto da Return of Ravens, Can die no more simpatico sì, quasi allegro, con un bel gioco di chitarre, ma un po’ spiazzante effettivamente e se non si fosse a conoscenza di stare ascoltando un album dei Lake of Tears potrebbe essere facilmente attribuibile a un'altra band. Dal pezzo successivo Nathalie and the Fireflies> un sound di sintetizzatore tipico degli anni ottanta più scanzonati si insinua nelle orecchie e non ci lascerà fino a che un po’ di doom non si insinuerà negli ultimi pezzi Let Us Go As They Do e Down the Nile. Davvero suggestivo e vagamente horror l'Outro che pare un riassunto di tutte le sensazioni di quest'album e del precedente Forever Autumn. Il sound in generale potrà risultare un po' pomposo e artefatto rispetto ai classici Lake of Tears a cui siamo abituati, sicuramente la band di Daniel Brennare avrà voluto cimentarsi con sperimentazioni, ma tutto sommato non è da condannare completamente, anzi in alcuni frangenti risulta coinvolgente e ben curato e bilancia la ballabilità con la profondità dei testi che è da sottolineare, non viene mai meno. Vero è che è presente un groove decisamente ottantiano, in alcuni brani quasi fastidioso, con una drum machine ossessiva e ripetitiva, ma tutto sommato la personalità decadente e malinconica dei Lake of Tears non è minimamente nascosta o messa da parte. Il maggior difetto è piuttosto che pare un album confuso nelle idee e nelle tematiche. Se Forever Autumn era un lavoro compatto musicalmente e che si legava a meraviglia nei pezzi, questo sembra un puzzle in cui ci sono dei pezzi sbagliati che non combaciano.

Ci sono molti elementi che stridono fra loro come la copertina così colorata che vorrebbe risultare psichedelica, ma alla fine dei conti di psichedelico nella musica c'è ben poco, a differenza di quanto conteneva l'ottimo A Crimson Cosmos del 1997. L'artwork sembrerebbe essere una rappresentazione dell'ultimo brano Down the Nile, ma i brani sono diversi fra di loro, alcuni davvero ben riusciti, romantici, decadenti, altri che sembrano ficcati dentro quasi a forza senza un filo conduttore. Dalla seconda parte dell'album da Can die no more in poi i pezzi calano di qualità e profondità e c'è una minor cura dal punto di vista musicale eccetto il particolare Outro. Peccato, peccato davvero perché gemme come The Shadowshires e Solitude valgono l'acquisto del disco stesso.



VOTO RECENSORE
69
VOTO LETTORI
82.28 su 7 voti [ VOTA]
Mr.Darcy
Venerdì 13 Novembre 2020, 7.50.22
3
Pezzi ottimi per un album comunque sopra la media. Voto 80
Korgull
Giovedì 12 Novembre 2020, 17.10.20
2
Non so perchė...ma down the Nile mi ha dato sempre l'idea di essere una canzone dei Death SS mancata
InvictuSteele
Domenica 8 Novembre 2020, 3.06.05
1
Un disco particolare nella carriera dei Lot, un omaggio alla dark wave anni 80, con tanto di batteria elettronica. La classe della band però resta e i pezzi sono molti buoni, un paio eccezionali. Voto 70
INFORMAZIONI
2002
Black Mark Production
Gothic
Tracklist
1. Intro
2. Return of Ravens
3. The Shadowshires
4. Solitude
5. Leave a Room
6. Sorcerers
7. Can Die No More
8. Nathalie and the Fireflies
9. Let Us Go as They Do
10. Down the Nile
11. Outro
Line Up
Daniel Brennare (Voce, Chitarre)
Mikael Larsson (Basso)
Johan Oudhuis (Batteria)

Musicisti ospiti
Jennie Tebler (Voce femminile sulle tracce 5,6)
Ulf Wahlberg (Tastiere)
Magnus Sahlgren (Chitarre)
 
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