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The Ocean - Phanerozoic II - Mesozoic | Cenozoic
13/11/2020
( 2290 letture )
Appena qualche anno fa ci lasciavamo alle spalle il primo capitolo di Phanerozoic con diverse luci e qualche ombra diffusa qui e lì. Nonostante alcuni pezzi da novanta, la proposta molto omogenea del disco aveva lasciato la sensazione di un buon lavoro che tuttavia stentava a prendere il volo come altri lavori del combo tedesco. Ad oggi Robin Staps e colleghi sono riusciti in un'opera di perfezionamento encomiabile, prendendo il capitolo precedente ed eliminando le incertezze che lo permeavano. Come anche dichiarato dal chitarrista e leader della band in una recente intervista, siamo di fronte a un lavoro decisamente più sperimentale, ricco di influenze orientaleggianti, inserti elettronici e sinfonici, ma con un approccio dichiaratamente più progressive rispetto a qualche anno fa. L'omogeneità di fondo che contraddistingueva Phanerozoic I viene spazzata via da un platter ricco di brani relativamente corti e a fuoco (ad esclusione dei primi due) che emancipano delle idee non solo buone, ma sviluppate con maestria. I The Ocean, forti della formazione del disco precedente confermano l'integrazione di David Ramis Åhfeldt alle chitarre e ritorna -fra le varie collaborazioni- Jonas Renkse (Katatonia), al microfono durante Jurassic/Cretaceous.

MESOZOIC
Le atmosfere distese e di largo respiro che si possono ascoltare durante i primi accordi di Triassic dipingono la grande tela post era Permiana, in cui solo una minima parte degli organismi era sopravvissuta all'estinzione. Il brano è costruito su un progressivo crescendo in cui le poliritmie fra batteria, chitarra e percussioni creano un climax dal sapore orientaleggiante in cui tutti gli strumenti trovano una dimensione: il basso profondo e vagamente distorto, così come le chitarre dai fraseggi barocchi a metà pezzo, è tra gli elementi che spiccano in una canzone che -nonostante gli otto minuti di durata- risulta molto concisa e con una struttura funzionale.

"A dry wind blows
Across the barren plains
Dead trees in seas of sand
Stretching to the horizon
Black trees
Burnt monuments to compassion

You're wandering all by yourself (Yourself)
Across this arid land
You're wandering all by yourself (Yourself)
Dead trees in seas of sand"
(Triassic)


Il testo allude a una relazione caduta in disgrazia, dove gli alberi scuri sono monumenti bruciati. Il probabile interlocutore è la Terra nei confronti del genere umano, che ha tradito la relazione fra i due ed è reo di averne abusato. La diretta conseguenza è l'immagine dell'uomo che vaga abbandonato e solitario attraverso una landa arida. Il testo come in Pelagial (2013) -della quale abbiamo anche dei riferimenti musicali sul finale della canzone- ha una doppia valenza e può essere letto anche come la fine di una relazione fra due individui, dove gli alberi scuri sono quello che rimane del rapporto ormai bruciato definitivamente. Sulla chiusura affidata a delle primordiali percussioni entra con immensa cattiveria Jurassic/Cretaceous, il brano di punta dell'intero lavoro e probabilmente uno dei migliori in ambito metal di quest'anno. Nonostante la partenza sfrontata il sound epico e maestoso lascia presto la scena a un riff filtrato e dalla forte propulsione ritmica, che porta ad un'esplosione sonora meravigliosa, in cui Loïc Rossetti si posa in maniera a dir poco magistrale. L'intenzione vocale riesce a trasmettere un senso di potenza incredibile e anche il comparto musicale fra break e cambi d'umore crea una trama musicale d'altissima qualità.

"Out
Out of the cave
You can feel the weather change
Blazing ardour in the shade
[...]
We thought this would be never-ending
You bathed naked in the planet's glow
But now it's clear, collision is impending"
(Jurassic/Cretaceous)


L'inizio dell'era Giurassica segna il ritorno a delle condizioni atmosferiche che permisero agli organismi legati alla vita nelle caverne di tornare alle foreste e le pianure. Continuano poi i parallelismi fra l'antichità e i tempi moderni, in cui i dinosauri di prima sono le scimmie e gli uomini di oggi. L'essere umano pensa di essere in cima alla catena alimentare per sempre, proprio come un tempo lo erano i dinosauri. Tuttavia, la fine di questa “abitudine” è destinata ad arrivare come le collisioni che hanno portato alla conclusione dell'era dei dinosauri.

"Radiant collapse
Planetary scale
Our indecent errors paved the way
Truth long known before our last deeds
And the world we know will go down in flames"
(Jurassic/Cretaceous)


A metà brano vi è una lenta e profonda transizione musicale verso l'era Cretacea, dove prende il microfono Jonas Renkse con la sua voce profonda e carezzevole. I riferimenti al problema del surriscaldamento globale dell'epoca moderna fanno da padroni in questa parte di testo, in cui la proposta musicale vira dall'ambience più elettronico a una sezione di estrema violenza prossima al black metal. Tra riferimenti al film Melancholia di Lars Von Trier's e un testo dai più significati i The Ocean riescono a trasmettere il messaggio della canzone con un impatto tellurico, aiutati anche da una produzione elegantissima in alcuni momenti di stacco fra un mood musicale e l'altro.

CENOZOIC
A partire dalla terza traccia inizia l'era Cenozoica, ultima delle tre ere Fanerozoiche e ancora in corso attualmente. Da questo punto in poi -come da etimologia greca del nome- parte letteralmente una nuova vita e la deriva dei continenti inizia a fare il suo corso fino allo stato odierno. Nonostante i propositi più che positivi la partenza di Paleocene è la più brutale dell'intero disco. L'ascolto a metà fra lo shock iniziale e la piacevole sensazione di essere tornati ai The Ocean di Fluxion (2004) passa in maniera scorrevole e galoppante.

"Broken bones, onward
The seed to be in defect
The unknown deliverance
Words unspoken be heard"
(Paleocene)


Il testo è stato scritto da Tomas Liljedahl (Breach), storico collaboratore del gruppo e voce di questo furente pezzo. Come la vita che ritorna lentamente alla normalità dopo l'estinzione, allo stesso modo la voce canta lo sforzo di tornare in piedi dopo una difficoltà personale. L'arpeggio e gli armonici di chitarra aprono Eocene, canzone dalle venature a metà fra lo sludge e il post metal tanto caro alla band. L'Eocene segna la crescita e la diffusione dei mammiferi e la creazione di molte catene montuose in seguito ai movimenti dei continenti e così continua il concept di una nuova vita.

"Charity is your demand, but you never showed me any lenience
Empathy and violence reconciled under your austere diligence
How can you see yourself as a proud child of disobedience
When you just said to me
You've always lived on the leash of my convenience? (You promised me)"
(Eocene)


Le liriche del disco continuano a posarsi su un territorio di confine fra i rapporti personali e un dialogo fra la Terra e la razza umana che chiede carità al proprio pianeta senza mai aver avuto un minimo di indulgenza per esso, così come un rapporto inevitabilmente deteriorato fra due individui. La voce di Rossetti si posa con eleganza e delicatezza su un brano ricco di pathos, che trova il suo proseguo naturale con Oligocene, strumentale dove alle venature post si aggiungono degli innesti elettronici che donano un grande momento di respiro. Così come l'era citata fu un periodo di transizione, anche il pezzo in questione ricopre lo stesso ruolo, ma in maniera prettamente musicale.

"Recurrence for the weak
Eternal spiral of self-defeat
Set out to find your niche
Relearn how to use your teeth

You are unique
But you will disappear
From this bleak
Celestial sphere"
(Miocene/Pliocene)


Il growl torna prepotente insieme a un impianto melodico ricercato e raffinato, narrando come l'evoluzione delle specie ha portato gli organismi a cacciare e ad adattarsi ai nuovi habitat. Ogni forma di vita è unica e speciale, ma la magia della vita è inevitabilmente collegata alla sua caducità.

"Time is not
A line to connect the dots
Cosmic wheel
Cyclic history, repeat, eternity"
(Miocene/Pliocene)


Il ritornello è forse uno dei migliori del disco e rimane in testa grazie alla sua cantabilità. Così come altri punti dei testi, questo è un riferimento al concetto dell'eterno ritorno teorizzato da Nietzsche tanto caro ai The Ocean. Il tempo non è una linea ma una ruota cosmica fatta di cicli storici destinati a ripetersi. Tra fraseggi di chitarra che decorano la parte e l'uso del delay sul finale la sensazione di ritorno e ciclicità viene emancipata ancora, esaltando il tema non solo tramite le parole, ma anche con delle idee di produzione. Con Pleistocene continuano gli inserti elettronici di synth, le alternanze fra clean e growl della voce e un mid-tempo che incede maestoso. Durante l'era di questa canzone, fra sezioni violente e profonde, inizia a svilupparsi lentamente l'uomo, mentre il pianeta viene invaso dalle grandi glaciazioni.

"My whole life I've been searching
Digging deep
Turning over every stone
Questioning everything I know

Maybe there's no fire
Far behind these mountains
This light is something else
We are just atoms"
(Pleistocene)


La canzone nella sua pesantezza mastodontica si sofferma sulla ricerca del senso della vita di fronte ad eventi tanto violenti e inaffrontabili. Nonostante le tante teorie, alla fine probabilmente non vi è un vero senso della vita se non l'esperienza stessa e probabilmente non vi è nessun fuoco illuminante dietro le montagne (intese come i blocchi che non ci permettono di vedere il reale motivo della nostra esistenza) visto che alla fine, siamo solo atomi. Un synth spazioso e cupo apre la delicata melodia di Holocene, pezzo che segna la conclusione non solo del disco e del Mesozoico, ma di un'intera saga durata anni attraverso i dischi dei The Ocean.

"You feel so disconnected, and yes, I get it
But there is just no point in further confrontation
[...]
I'm floating high
Bird's eye perspective
Sets you free
Now let me take my distance"
(Holocene)

Il brano, sia per sound che per testi richiama fortemente Triassic, tuttavia il contesto è completamente nuovo, così come il punto di vista, ovvero quello dell'uomo. Il violoncello accompagna una base dal mood post rock e il cantato etereo e morbido di Rossetti, a sua volta coadiuvato da quello del batterista Paul Seidel. Il gruppo si congeda infine volando alto e prendendo le sue distanze, dopo aver coperto tutto il concept delle ere geologiche.

ERA CONTEMPORANEA
Sviluppare un concept del genere è stata un'impresa titanica durata anni, eppure i The Ocean sono riusciti in una missione che molti di noi avrebbero definito suicida. L'opera nella sua interezza risulta in alcuni punti pretenziosa, ma allo stesso modo brillante e di gran lunga oltre le capacità medie dello scenario dell'ultima decade. Così come la Pelagic Records è un riferimento per la produzione e la pubblicazione di lavori del genere, allo stesso modo Phanerozoic II -essendo prodotto dallo stesso Robin Staps- è un lavoro che non presenta sbavature, sfoggiando una cura maniacale e un ottimo gusto sonoro. Miglior disco metal dell'anno nel genere? Probabilmente, ma se così non fosse per qualche improvviso colpo di coda di fine anno, potremo comunque essere certi che i The Ocean hanno messo a segno ancora una volta un disco secondo a pochissimi in questo 2020. Tuttavia non è questa la domanda di maggiore spessore alla fine di questa disamina, ma al più rimane la curiosità di sapere verso quali lidi -da un punto di vista concettuale- si sposterà la band tedesca. Intanto possiamo gioire di un lavoro eccezionale, che mette da parte tutti i difetti del suo predecessore, mantenendo una compattezza e una proposta a dir poco uniche nel filone metal moderno.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
80.97 su 44 voti [ VOTA]
Pippa pig
Giovedì 26 Novembre 2020, 11.35.37
13
90 davvero eccessivo come voto. L' album é composto essenzialmente da soli 3 capolavori: "Triassico", "Jurassic/cretaceous" e "Pleistocene". Il resto é composto solo da riempitivi che inspiegabilmente sono rimasti incompiuti. Inoltre, il fatto che il platter abbia a disposizione solo otto cartucce da sparare, mi ha lasciato ancora più allibito. Molto meglio l' album precedente che é stato votato 73... Non contiene punte di diamante come le 3 sopracitate, ma nel complesso risulta più compatto e equilibrato. Personalmente per me é stata una mezza delusione, credo che il voto 90 possa meglio rappresentare la summa di tutto il progetto The Ocean, che ci ha raccontato la storia degli Eoni in maniera originale e a tratti geniale. Il voto di questo lavoro a mio avviso non può superare il 78.
duke
Lunedì 23 Novembre 2020, 21.45.44
12
...niente male...belle canzoni….da approfondire...cerchero' gli altri dischi….
Danimazo
Mercoledì 18 Novembre 2020, 12.41.26
11
Collettivo prima, gruppo ora. Comune denominatore Robin Staps e la sua mente musicale eccelsa. Risultato; gruppo stratosferico e dischi sempre migliori. Finita ormai l'epoca dei maestri Neurosis e dei figliol prodighi Isis oggi i migliori, e di gran lunga, sono loro e gli svedesi Cult of Luna.
DEEP BLUE
Mercoledì 18 Novembre 2020, 8.47.56
10
Personalmente distinguo tra " orthodox prog metal" (formalmente sempre lo stesso ) e il "True prog metal" ( in continua evoluzione progressiva). Questa è una GRANDE band prog, una delle poche, oggi, accostabile alle grandi band del passato . Non siamo ai livelli dei migliori Yes, Genesis, King Crimson, Gente Giant ecc ecc ma ci stiamo avvicinando.
lisablack
Martedì 17 Novembre 2020, 11.25.48
9
Capolavoro.. Si può dire? 😁Be' l'ho detto.. Colpevole di non aver mai approfondito questa band, io come tutti sanno sono devota al death e al black, ma difronte ad una gemma di questo tipo.. Chapeau! L' ho ascoltato attratta dalla mie passione per le ere geologiche e cavolo.. Album superlativo 90 e non di meno
Davide
Lunedì 16 Novembre 2020, 11.06.51
8
Questi non sbagliano un colpo. Apprezzo che abbiano levigato un bel po' il suono dopo Precambrian.
Pacino
Lunedì 16 Novembre 2020, 5.57.05
7
Altro centro. La loro splendida discografia aggiunge un'altra perla. Non sono un amante del Prog Metal, ma qui c'è tanta ciccia, di quella buona. Voto 87.
Michele "Axoras"
Sabato 14 Novembre 2020, 13.41.55
6
Ciao Ragazzi, grazie per le parole spese ! Volevo segnalarvi una piccola curiosità che in fase di review mi era sfuggita. Avete fatto caso che l'intro di Holocene è vistosamente ispirato a Obscured By Clouds (l'omonima traccia) dei Pink Floyd ?
gamba.
Sabato 14 Novembre 2020, 8.43.34
5
Oh, prima di tutto mi complimento per la recensione, molto curata e soprattutto che si prende il tempo e la pazienza di soffermarsi sui singoli brani, contestualizzandoli e fornendo una analisi del testo che purtroppo non è scontato che venga fatta, ma che ritengo fondamentale in buona parte dei casi. Condivido anche l'opinione sul fatto che questo lavoro abbia una migliore messa a fuoco del precedente (per fortuna il recensore è lo stesso), in quel caso l'impressione era di avere un lavoro decisamente buono tra le mani, ma nel quale gli spunti brillanti della band erano concentrati su, secondo me, al massimo due brani (tra cui la bellissima the great dying) e la voglia di sperimentare era risultata più contenuta che in passato.
Vortex surfer
Venerdì 13 Novembre 2020, 20.14.49
4
Jurassic|Cretaceous canzone più bella di questo 2020. Album bellissimo,forse anche secondo me leggermente inferiore al precedente. Ma è incredibile come negli ultimi quattro-cinque album non abbiano sbagliato un colpo. Ah,chi è che diceva che la vena creativa di un gruppo si esaurisce nei primi due-tre album? Band immensa.
Io
Venerdì 13 Novembre 2020, 20.08.35
3
Disco favoloso, a mio parere il migliore dell'anno. Molto progressivo, mi ha ricordato in certi frangenti i Tool; sorprendente inoltre la parte black e stupenda la collaborazione col cantante dei Katatonia in Jurassic/Cretaceous, forse il brano migliore.
Trollhammaren
Venerdì 13 Novembre 2020, 19.18.34
2
Bellissimo album (come tutta la loro discografia), ma a mio parere è leggermente inferiore al precedente lavoro. Comunque grandissima band!
Candal
Venerdì 13 Novembre 2020, 19.00.51
1
Stavo aspettando la recensione solo per scontata conferma. Bellissimo album
INFORMAZIONI
2020
Metal Blade Records / Pelagic Records
Prog Metal
Tracklist
1. Triassic
2. Jurassic/Cretaceous
3. Palaeocene
4. Eocene
5. Oligocene
6. Miocene/Pliocene
7. Pleistocene
8. Holocene
Line Up
Loïc Rossetti (Voce)
Robin Staps (Chitarra, Basso e Percussioni)
David Ramis Åhfeldt (Chitarra)
Peter Voigtmann (Sintetizzatori e Tastiere)
Mattias Hägerstrand (Basso)
Paul Seidel (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Jonas Renkse (Voce nella traccia 2)
Tomas Liljedahl (Voce nella traccia 3)
Vincent Membrez (Pianoforte nelle tracce 2 e 7)
Dalai Theofilopoulou (Violoncello nelle tracce 7 e 8)
Fritz Mooshammer (Tromba e Corno nella traccia 2)
Andrej Ugolijew (Trombone nella traccia 2)
Hayk Karoyi Karapetyan (Duduk e Pahu nella traccia 1)
 
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